Caro m’è ’l sonno e più l’esser di sasso,
mentre che ’l danno e la vergogna dura.
Non veder, non sentir m’è gran ventura;
però non mi destar, deh, parla basso.
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O notte, o dolce tempo, benché nero,
con pace ogn’opra sempr’al fin assalta.
Ben ved’e ben intende chi t’esalta,
e chi t’onor’ha l’intellett’intero.
Tu mozzi e tronchi ogni stanco pensiero,
che l’umid’ombra ogni quiet’appalta,
e dall’infima parte alla più alta
in sogno spesso porti ov’ire spero.
O ombra del morir, per cui si ferma
ogni miseria, a l’alma, al cor nemica,
l’ultimo delli afflitti e buon rimedio,
tu rendi sana nostra carn’inferma,
rasciugh’i pianti e posi ogni fatica
e furi a chi ben vive ogn’ire e tedio.
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Non ha l’ottimo artista alcun concetto
ch’un marmo solo in sé non circonscriva
col suo soverchio, e solo a quello arriva
la man che ubbidisce all’intelletto.
Il mal ch’io fuggo e ’l ben ch’io mi prometto,
in te, Donna leggiadra, altera e diva,
tal si nasconde, e, perch’io più non viva,
contraria ho l’arte al disïato effetto.
Amor dunque non ha né tua beltate
o durezza o fortuna o gran disdegno,
del mio mal colpa o mio destino o sorte,
se dentro del tuo cor morte e pietate
porti in un tempo, e che ’l mio basso ingegno
non sappia ardendo, trarne altro che morte.
Michelangelo Buonarroti (Caprese, Arezzo, 1475 – Roma, 1564), dalle Rime (Bari, 1967).




Caro m’è ’l sonno e più l’esser di sasso…..dormire, dolce dormire! Anche a Michelangelo piaceva! C’è chi non dorme per gli esami, chi per le preoccupazioni, chi per il pianto di un bebé
un bacione!