Lettori amici, voi che il libro a legger v’apprestate,
Liberatevi d’ogni passione
E, leggendo, non vi scandalizzate,
Ché non contiene male né infezione.
È anche vero che poca perfezione
apprenderete, se non sia nel ridere:
Altra cosa il mio cuore non può esprimere
Vedendo il dolore che vi mina e vi consuma:
Meglio è di riso che di pianto scrivere,
Ché ridere soprattutto è cosa umana.
(…)
Per conoscere la genealogia e antichità dalla quale è disceso Gargantua, io vi rimando alla grande Cronaca Pantagruelina. Da quella apprenderete per disteso come i giganti nacquero in questo mondo e come per linea diretta da loro discese Gargantua, padre di Pantagruele (…).
Piacesse a Dio che ciascuno conoscesse con certezza la propria genealogia dall’arca di Noè fino ai giorni nostri! Io penso che vi siano oggi parecchi imperatori, re, duchi, principi e papi su questa terra, i quali discendono da questuanti e da facchini. Come per converso molti sono accattoni, meschini e miserabili, i quali discendono da sangue o lignaggio reale e imperiale, considerate le straordinarie trasmissioni di regni ed imperi dagli Assiri ai Medi, dai Medi ai Persiani, dai Persiani ai Macedoni, dai Macedoni ai Romani, dai Romani ai Bizantini e dai Bizantini ai Francesi.
E tanto per dirvi di me che vi parlo, credo d’essere disceso da qualche ricco re o principe del tempo andato. Infatti mai non vedeste uomo più inclinato e più disposto di me a esser re e ricco, per poter sempre far festa, star senza lavorare, senza preoccupazioni e arricchire i miei amici e tutte le persone sapienti e dabbene. Ma mi consolo pensando che lo sarò nell’altro mondo e anche più di quanto ora non osi sperare. Con tale o migliore pensiero, consolatevi anche voi nelle vostre disgrazie e bevete fresco, se potete.
François Rabelais (Chinon, 1483 o 1494? – Parigi, 1553), dal Libro I, Dedica ai lettori e Capitolo I del Gargantua e Pantagruel (edizione definitiva del 1542, Lione, presso François Juste).


Scrivi da Dio.Lode a te grande critico may
Ti ringrazio! In realtà qui il merito è solo del genio di Rabelais. Io mi sono limitato a porlo in evidenza nella rubrica “Voci dal Rinascimento”, che circa un anno fa ho deciso di inaugurare in risposta allo squallore nichilista del nostro tempo: non che il XV e il XVI in particolare non fossero secoli difficili e tormentati, anzi, ma come vuole testimoniare questa mia antologia, si credeva ancora nell’uomo, nonostante tutto, nelle possibilità positive di mente cuore mani e, perché no, anima.
eh si, che bello sarebbe poter sempre far festa…in alternativa è bene trovare il proprio giardino segreto in cui rifugiarsi!