
Billy Collins
Lost
There was no art in losing that coin
you gave me for luck, the one with the profile
of an emperor on one side and a palm on the other.
It rode for days in a pocket
of my black pants, the paint-speckled ones,
Past storefronts, gas stations and playgrounds,
and then it was gone, as lost as the lost
theorems of Pythagoras, or the Medea by Ovid,
which also slipped through the bars of time,
and as ungraspable as the sin that landed him –
forever out of favour with Augustus –
on a cold rock on theBlack Sea,
where eventually he died, but not before
writing a poem about the fish of those waters,
into which, as we know, he was never transformed,
nor into a flower, a tree, or a stream,
nor into a star like Julius Caesar,
not even into a small bird that could wing it back to Rome.
Billy Collins (New York, 1941), from Ballistics (2008)
Ps. Per chi volesse, ecco una mia libera traduzione del testo:
“Perduta[1]: Nessuna abilità nel perdere la moneta/ che mi avevi dato come portafortuna, quella col profilo/ di un imperatore da una parte e una palma dall’altra.// Per giorni aveva vagato in una tasca/ dei miei pantaloni neri, quelli macchiati di pittura,/ passando davanti a vetrine, benzinai e parchi giochi,// e poi se n’era andata, perduta come i perduti/ teoremi di Pitagora, o la Medea di Ovidio,/ che pure sfuggì fra le sbarre del tempo,// e inafferrabile come il peccato che lo esiliò – / per sempre lontano dalla grazia di Augusto, – / su una fredda roccia della costa del Mar Nero,// dove alla fine egli morì, ma non prima/ di aver scritto una poesia sul pesce di quelle acque,/ nel quale, come sappiamo, non fu mai trasformato,// né in un fiore, in un albero, o in un ruscello,/ né in una stella come Giulio Cesare,/ e nemmeno in un uccellino che avrebbe potuto volare indietro fino a Roma[2].”
Billy Collins (New York, 1941), da Ballistics (2008)
[1] Il titolo si riferisce alla moneta che apre la poesia, dunque in italiano è traducibile al femminile, ma ho avuto la tentazione di volgerlo al maschile: come sono perduti “i teoremi di Pitagora, o la Medea di Ovidio”, così lo è il povero autore latino, dimenticato, abbandonato e, appunto, perduto sulle sponde del Mar Nero, come lui stesso si definisce nei Tristia (II, 207-208) a causa di alcuni suoi versi e di un misterioso, mai specificato, “errore”: “Perdiderint cum me duo crimina, carmen et error,/ alterius facti culpa silenda mihi.” (Due i motivi che mi persero, una poesia e un errore,/ e di questo in particolare io debbo tacere).
[2] Del resto, Ovidio, come ogni scrittore, come ogni artista, è “trasformato” nella sua opera, che può così volare in senso spaziale fino alla Roma imperiale di allora, altrimenti interdetta al suo autore (cfr Tristia, I, 1, 1-2), e in senso metatemporale sino a noi oggi e oltre noi, nel domani.

molto interessante, non lo conoscevo, un bacio grande