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Archive for settembre 2011

Attilio Bertolucci, San Lazzaro, Parma 1911 - Roma 2000

SETTEMBRE

Chiaro cielo di settembre

Illuminato e paziente

Sugli alberi frondosi

Sulle tegole rosse

Fresca erba

Su cui volano farfalle

Come i pensieri d’amore

Nei tuoi occhi

Giorno che scorri

Senza nostalgie

Canoro giorno di settembre

Che ti specchi nel mio calmo cuore.

Attilio Bertolucci, da Sirio, 1929

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MATTINO D’AUTUNNO

Un pallido sole che scotta

Come se avesse la febbre

E fa sternutire quando

La gioia d’esser giovani

E di passeggiare di mattina

Per i viali quasi deserti

È al colmo, illumina l’erba

Bagnata e la facciata rosa

Di un palazzo. Tutto è gioviale

Buongiorno e sereno, raffreddore

E mezza stagione. E Goethe

In mezzo alla piazza sorride.

Attilio Bertolucci, da Sirio, 1929

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AT HOME

Il sole lentamente si sposta

sulla nostra vita, sulla paziente

storia dei giorni che un mite

calore accende, d’affetti e di memorie.

A quest’ora meridiana

lo spaniel invecchia sul mattone

tiepido, il tuo cappello di paglia

s’allontana nell’ombra della casa.

Attilio Bertolucci, da Lettere da casa, 1951

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GLI ANNI

Le mattine dei nostri anni perduti,

i tavolini nell’ombra soleggiata dell’autunno,

i compagni che andavano e tornavano, i compagni

che non tornano più, ho pensato ad essi lietamente.

Perché questo giorno di settembre splende

così incantevole nelle vetrine in ore

simili a quelle d’allora, quelle d’allora

scorrono ormai in un pacifico tempo,

la folla è uguale sui marciapiedi dorati,

solo il grigio e il lilla

si mutano in verde e rosso per la moda,

il passo è quello lento e gaio della provincia.

Attilio Bertolucci, da Lettere da casa, 1951

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Ps. Questa pagina è dedicata a Olivia e Antonio Sellerio, per la voce e le immagini.

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Questo il titolo di una delle pubblicazioni più importanti degli ultimi anni su Caravaggio, uscita nel gennaio 2011, per De Luca Editori d’Arte  come catalogo dell’omonima mostra conclusasi a Roma lo scorso 15 maggio.

Di cosa si tratta? Di una serie di incontri giusti fra persone giuste, un giornalista e alcuni benemeriti funzionari pubblici, al posto e al momento giusto, che hanno salvato con una spesa minima ma mirata e intelligente e grazie ai contributi di sponsor privati, una serie di documenti fondamentali, alcuni dei quali riportati nella pubblicazione in oggetto, grazie ai quali poter fare ricerca vera sul Merisi, riaprendo quesiti e datazioni tutt’altro che definitive da ora in poi.

Non se n’è tanto sentito parlare perché i media preferiscono i grandi eventi come quelli strombazzati lo scorso anno, quarto centenario della morte del gran lombardo, intasato da un’orgia vacua di libercoli e mostriciattole culminate con la grande scoperta: le ossa del disgraziato nella fossa comune di Porto Ercole, poi poste sotto teca. Non voglio neanche sapere quanti uomini, quali mezzi e quali costi abbia comportato questa ascientifica e insensata operazione alla Dan Brown, che non poteva approdare a nulla poiché partiva senza testa e non solo perché tali amabili-miserabili resti pare siano all’80% sicuri, ma lo fossero anche al 200%, il valore culturale di tutto ciò dal punto di vista storico, artistico, antropologico è e resta zero.

Non pago, Silvano Vinceti, responsabile dell’impresa suddetta e del sedicente “Comitato nazionale per la valorizzazione dei beni storici culturali e ambientali”, ha annunciato il prossimo (o forse già avvenuto, non importa) ritrovamento delle ossa di Monna Lisa… altro non aggiungo poiché penso si commenti da sé, solo una preghiera: che qualcuno li fermi, tagliate i fondi, staccate la spina!

Invece, tornando a Caravaggio a Roma, una vita dal vero, vale la pena di citare nome per nome i magistri boni capaci di tanto merito: Eugenio Lo Sardo, direttore dell’Archivio di Stato romano con sede nel capolavoro borrominiano di Sant’Ivo alla Sapienza, i suoi collaboratori e curatori di mostra Michele Di Sivo e Orietta Verdi, e Marco Carminati, giornalista e critico d’arte dell’inserto domenicale del Sole 24 Ore, oltre che uomo chiave di questa storia a lieto fine. Accanto ad essi numerosi privati, società, fondazioni e cittadini singoli, che hanno versato quote per il restauro delle carte antiche.

A proposito, è andata così: casualmente Lo Sardo sente Carminati ad una trasmissione radiofonica di Radio 24 parlare dell’importanza dei nuovi documenti emersi su Caravaggio proprio negli ultimi dieci anni. Lo stesso Carminati qualche anno fa, nel 2007, era stato il primo ad annunciare un’importante scoperta fatta ad opera di Vincenzo Pirami, un pensionato con la passione per l’archivistica, che aveva trovato presso l’archivio Diocesano di Milano l’atto di battesimo di Michelangelo Merisi, avvenuto il 30 settembre 1571 presso la chiesa di Santo Stefano in Brolo a Milano, città dov’era nato il giorno precedente, dunque il 29 settembre, giorno di San Michele Arcangelo, da cui il suo nome.

Lo Sardo contatta Carminati e lo mette a parte di alcuni faldoni cinque-secenteschi riguardanti il periodo romano del Caravaggio: si tratta soprattutto di atti giudiziari, denunce, interrogatori, scambi di battute, elenchi di beni da lui posseduti e indicazioni sulle case-studio da lui affittate, tutte testimonianze preziose e dirette del turbolento e geniale pittore. Almeno una decina i libroni importanti che rischiavano seriamente di essere distrutti dal tempo e dagli acidi degli inchiostri stessi con cui erano stati scritti. Costo per salvarli? Circa 2.500 euro a volume, un’inezia se si pensa al loro valore insostituibile e se lo si confronta con altre malnate e dispendiose operazioni di cui s’è parlato poc’anzi, fatte sfruttando il nome magico di Caravaggio, nella migliore delle ipotesi per avere il consueto quarto d’ora di notorietà.

Carminati pubblica un pezzo e un appello al riguardo e, come detto, la civiltà e l’amore ritrovato degli italiani per la propria storia non sono certo mancati.

Anonimo, Ritratto del Caravaggio, 1617 ca., Accademia Nazionale di San Luca, Roma

Non solo: ristudiano le carte appena restaurate sono emerse testimonianze importanti sinora ignote o trascurate, come quella di Pietropaolo Pellegrini, garzone del barbiere di Sant’Agostino, anch’egli d’origine milanese, che in un interrogatorio riguardante una rissa del 1597 presso il carcere di Curia Savelli, dà notizie circa le prime frequentazioni romane del Caravaggio (in particolare coll’amico siciliano e pittore “mastro Lorenzo” Carli), ce ne lascia una descrizione fisica vivida (“Michelangelo pittore è di età di 28 anni incirca di giusta statura più presto grande che altrimente grassotto, non molto biancho in faccia ne anco bruno, et ha un poca di barba negra ma poca, et veste di negro di mezza rascia negra non troppo bene in ordine et alle volte va bene in ordine et alle volte no et porta in testa un cappello di feltro negro. (…) Questo pittore (…) tengo sia milanese (…) mettete lombardo per che lui parla alla lombarda.”), oltre a far “intendere che l’artista giunse a Roma nel corso del 1595 e l’ultimo documento milanese, datato primo luglio 1592 conferma la sua presenza nel capoluogo lombardo almeno fino a quell’anno. Dove si recò quindi il giovane Michelangelo finito il periodo di apprendistato nella bottega di Simone Peterzano? Andò a Venezia, viaggiò nelle Fiandre, venne a contatto con pittori fiamminghi? Sono domande a cui solo nuove scoperte possono offrire una risposta certa.” (Eugenio Lo Sardo, dalla Prefazione al catalogo).

Se ciò fosse confermato da altre prove, avrebbe del clamoroso, poiché significherebbe spostare in avanti l’intero corpus romano del Caravaggio, per cui non si possono che auspicare indagini e ricerche future potenzialmente cariche di nuovi frutti.

Infine merito aggiunto della mostra è stato accompagnare l’esposizione dei libri salvati ad un nucleo selezionato di opere di artisti più o meno gravitanti attorno al Merisi, fra cui quelle di alcuni suoi nemici come Tommaso Salini o il povero Giovanni Baglione – “Gian Coglione”, oltre al ritratto di Paolo V Borghese dall’attribuzione discussa ma oggi ricondotta alla mano dello stesso Caravaggio, facente parte della collezione privata di Palazzo Borghese, e non più esposto al pubblico dopo la mostra ideata ben cento anni fa da Ojetti sul ritratto italiano, in occasione del cinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia: gli occhi potenti e furbi che ci spiano dalla copertina del catalogo di mostra appartengono proprio a questo personaggio emblematico della storia della Chiesa e della fine del maudit Merisi.

Caravaggio, Ritratto di Paolo V Borghese, 1605, coll. privata di Palazzo Borghese, Roma

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Da  qualche anno le edicole sono una sorta di bazar e, in quanto tali, ci si possono trovare carte usa e getta, gadget di ogni tipo, ma anche cataloghi d’arte e fotografici altrimenti costosi e autentiche introvabili perle musicali e cinematografiche, spesso edite dalla benemerita Ermitage.

Fra le buone nuove del 2011 si colloca la rinascita del mensile Symphonia – tesori musicali (edizioni Ermitage, appunto), cui, se esistesse, bisognerebbe assegnare il premio qualità dell’anno: elegante anche per formato e grafica, con copertina incorniciata da grottesche manieriste, ogni numero, erudito senza essere semplicisticamente aneddotico o pedante, anzi a tutti accessibile, anche a chi come il sottoscritto ama la musica ma non sa leggerla, e per tutti fonte di notizie, curiosità e guida alla conoscenza degli autori e delle loro opere, presenta un saggio del grande Piero Rattalino, direttore generale dell’opera, uno scritto di Simone Ciolfi, curatore anche della sezione discografica finale, e uno o più interventi di altri musicologi ed esperti, tutti accomunati dal merito di scrivere articoli brevi e di pregio, precisi e intesi ad approfondire un argomento per volta (un compositore, un interprete storico), riuscendo ogni volta ad inverare la dedica di Catullo circa il suo “lepidum novum libellum/ arida modo pumice expolitum.”

Tutt’al contrario delle numerose altre riviste di cultura musicale, in genere appesantite da mille articoli su altrettanti argomenti, di cui pochi, inevitabilmente, indagati a fondo.

Dunque complimenti alla redazione tutta, anche per l’umiltà con cui accettano eventuali suggerimenti e correzioni da parte dei loro affezionati lettori, che auguro loro aumentino sempre più.

Ps. Quasi scordavo: perla nella perla, ogni numero di Symphonia al costo totale di € 9,90 è accompagnato da un cd di assolute rarità, con registrazioni anche di inizio ‘900 davvero eccezionali.

Symphoniaonline.it

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Giorgio Vasari (1511-1574), Autoritratto, Galleria degli Uffizi, Firenze

… conoscendo non solo con l’esempio degli antichi ma de’ moderni ancora che i nomi di moltissimi vecchi e moderni architetti, scultori e pittori, insieme con infinite bellissime opere loro in diverse parti d’Italia si vanno dimenticando e consumando a poco a poco, e di una maniera, per il vero, che ei non se ne può giudicare altro che una certa morte molto vicina, per difenderli il più che io posso da questa seconda morte, e mantenergli più lungamente che sia possibile nelle memorie de’ vivi, avendo speso moltissimo tempo in cercar quelle, usato diligenzia grandissima in ritrovare la patria, l’origine, e le azzioni degli artefici, e con fatica grande ritrattole dalle relazioni di molti uomini vecchi, e da diversi ricordi e scritti lasciati dagli eredi di quelli in preda della polvere e cibo de’ tarli, e ricevutone finalmente et utile e piacere; ho giudicato conveniente, anzi debito mio, farne quella memoria che il mio debole ingegno et il poco giudizio potrà fare.

A onore, dunque, di coloro che già sono morti, e benefizio di tutti gli studiosi principalmente di queste tre arti eccellentissime Architettura, Scultura e Pittura, scriverò le vite delli artefici di ciascuna, secondo i tempi che ei sono stati, di mano in mano da Cimabue insino a oggi; non toccando altro degli antichi, se non quanto facesse al proposito nostro, per non se ne poter dire più che se ne abbino detto quei tanti scrittori che sono pervenuti alla età nostra.

Giorgio Vasari (Arezzo, 1511 – Firenze, 1574), dal Proemio a Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti, seconda edizione accresciuta, Giunti, Firenze, 1568.

Ps. Ricordo che in occasione del cinquecentenario della nascita di Vasari sono state inaugurate due mostre ad Arezzo per dare conto della sua grandezza d’artista (fu architetto, pittore e vero e proprio regista della vita di corte di Cosimo I Medici) e di storico e scrittore d’arte: “Giorgio Vasari Disegnatore e pittore 1511-2011” e “Il primato dei Toscani nelle Vite di Vasari”, aperte sino all’11 dicembre 2011.

Infine, un appello al ministro Galan che rispetto al terribile nulla del suo inutile quando non dannoso predecessore si sta dimostrando sensibile ai tanti problemi del suo Ministero, primo fra tutti l’endemica mancanza di fondi: sarebbe davvero enorme se l’Italia si lasciasse sfuggire l’acquisto dell’archivio vasariano messo in vendita già qualche anno fa dagli eredi, un patrimonio di importanza capitale per la storia e per l’arte, poiché non solo raccoglie i manoscritti ma anche numerosi disegni dell’autore e di alcuni sommi protagonisti da lui raccontati. Collezionisti russi lo hanno già da tempo puntato: riusciremo a non perdere anche questo pezzo così importante del nostro Paese?

Ministro intervenga, faccia il possibile e l’impossibile!

Info mostra Giorgio Vasari ad Arezzo

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Giorni di cinema questi a Venezia e… in casa mia.

In un paio di mesi ho rimesso insieme i primi sette volumetti della Cineteca Domus: non che siano rari o particolarmente costosi (circa venti o trenta euro al massimo cadauno), solo non è semplicissimo trovarli tutti assieme e in tempi brevi. Di cosa si tratta?

La Cineteca in questione, pubblicata dall’Editoriale Domus quella mitica di Gianni Mazzocchi, lo stesso editore di Gio Ponti, Quattroruote, del primo L’Europeo di Arrigo Benedetti e di Il Mondo di Mario Pannunzio, è una raccolta nata per far conoscere piccoli classici o film minori in particolare dell’epoca del muto, che rischiavano già nel ’45 di scomparire anche per l’usura delle pellicole: sono quasi tutti francesi, dal momento che a quella data la Francia era ancora ritenuta la vera detentrice della cultura, cinema incluso.

A proposito, mi commuove la cura con cui vennero stampati e rilegati in edizione numerata questi libretti, in cartone rigido con sovraccoperta e foto interne su carta lucida, specie se si pensa al periodo di pubblicazione, dal febbraio all’ottobre del ’45: in un’Italia che più devastata non si poteva, c’era gente che con amore infinito, in altro modo non so definirlo, si dedicava al proprio lavoro contribuendo in qualche modo alla rinascita del Paese. Altro spirito, altri tempi: loro ci credevano davvero.

Fotogramma da "Ridolini e la collana della suocera" di Larry Semon, Cineteca Domus volume 4, Milano 1945

Ogni volume si presenta con una breve quanto attenta introduzione (le migliori a mio avviso restano quelle del genio Aldo Buzzi, uno dei superassi della nostra letteratura del ‘900 ancora poco o nulla cognito: la sua freschezza di scrittura si riflette anche nella scelta inconsueta per il tempo di autori comici, da Ridolini a Max Linder, senza contare, a proposito di cinema, il suo imperdibile Taccuino dell’aiuto-regista del ’44 per Hoepli con impaginazione di Munari, recentemente ripubblicato da Ponte alle Grazie nel 2007), cui segue il film in circa 120 fotogrammi, un vero e proprio modernissimo racconto per immagini, con le didascalie e filmografia finale del regista in appendice.

Questi i titoli:

1)      La kermesse eroica di Jacques Feyder, a cura di Aldo Buzzi (Milano, 15 febbraio 1945)

2)      La passione di Giovanna d’Arco di Carl Theodor Dreyer, a cura di Guido Guerrasio (Milano, 15 febbraio 1945)

3)      Alba tragica di Marcel Carné, a cura di Glauco Viazzi (Milano, 15 maggio 1945)

4)      Ridolini e la collana della suocera; Ridolini esploratore di Larry Semon, a cura di Aldo Buzzi (Milano, 15 maggio 1945)

5)      Il bandito della Casbah di Julien Duvivier, a cura di Glauco Viazzi (Milano, 20 giugno 1945)

6)      Il milione di René Clair a cura di Bianca Lattuada – sorella del regista Alberto e compagna dello stesso Aldo Buzzi, già aiuto regista del fratello – (Milano, 15 luglio 1945)

7)      Sette anni di guai di Max Linder, a cura di Aldo Buzzi (Milano, 31 ottobre 1945)

Infine, vengono dichiarati in preparazione La Maternelle di Jean Benoit-Lévy e Marie Epstein, a cura di Franco Berutti, e L’angelo del male di Jean Renoir, a cura di Giuseppe De Santis, ma di questi due volumetti non ho trovato alcuna traccia, né so se siano mai stati effettivamente pubblicati.

Ci sono poi i valori aggiunti di questi come dei libri che in generale hanno una certa età (per non dire di quelli antichi, ovviamente): alcuni angoli smangiucchiati, alcune pagine ingiallite, certe sottolineature dei precedenti proprietari e loro commenti che amo particolarmente leggere, talvolta decifrare, per stabilire un dialogo in apparenza muto con questi uomini del passato per il tramite vivo dell’oggetto libro. In questo caso nel volume tre, l’Alba tragica di Carné, il suo antico possessore ha schizzato un albero e un uomo seduto dietro una sorta di vetrina da bar sulla sinistra della terza pagina, mentre sulla destra appare una specie di muro su cui è scritto “out of bounds”: il disegno è firmato “Luciano Bastiani 1946 Bologna”.

Nella pagina accanto, inquietante, la silhouette mi pare presa dal vero di una piccola pistola: l’avrà usata? E chi era costui? Un partigiano o chi altri? O forse è solo un disegno ispirato alla trama del film? Nell’ultima pagina del libretto appare un ritratto d’uomo in pastello viola, un po’ sfumato, un po’ cancellato: un autoritratto fantasma? Volendo, la storia potrebbe continuare. Ed è subito cinema.

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