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Archive for novembre 2011

Andrea Zanzotto (Pieve di Soligo, 1921 - Conegliano, 2011)

Monti mirabili, quali perdite

in voi celate, quali depredamenti

abissali?

E quanto d’essi, per inattese

folgorazioni voi ci rendete, o improvvisi mancamenti,

moltiplicato nell’infinito

così come infinite

sono le ombre e le luci che vi reggono

che vi tessono?

Anche le nostre ombre

o le nostre labili radianze

da voi ci vengono, e gl’instabili moti,

e gl’impulsi fedeli

verso il dire o l’estendere

e il graffire o il ridare in colori,

con nostri infantili strumenti,

paci o battaglie di forme…

E guarderemo e custodiremo

l’assenza dei monti

e ciò che è stato nostro in rutilanti

o povere carte: lieti di capire o fors’anche

di stravedere, ma con intatto semplice, ansioso, tic

di connivente amore

di sacre omertà.

Andrea Zanzotto, 1993, da Ascoltando dal prato – Divagazioni e ricordi – a cura di Giovanna Ioli, Interlinea Edizioni, Novara, 2011.

Ps. Per quale motivo ho scelto proprio questi versi fra i tanti stupendi lasciati dal grandissimo Andrea Zanzotto (Pieve di Soligo, 1921 – Conegliano, 2011), a mio avviso il più importante poeta del secondo ‘900 italiano?

Tre settimane fa ho conosciuto a Sesto San Giovanni uno dei protagonisti della fotografia italiana contemporanea, Luca Andreoni, che, oltre ad essere l’eccezionale artista che è, si è dimostrato persona a dir poco squisita, riconfermando una volta di più una regola non scritta ma che dovrebbe essere matematizzata tanto si rivela esatta ogni volta: chi davvero è grande non si dà arie, non ne ha certo bisogno. Sono gli altri, i minuscoli, a farla cadere dall’alto. E ciò vale in ogni ambito, ve lo garantisco.

Conversando, Andreoni mi ha mostrato alcuni suoi inediti strepitosi sui boschi appenninici fra Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia e Toscana.

Sul treno del ritorno decido di cominciare Ascoltando dal prato, un libretto su Andrea Zanzotto comperato il giorno prima. Facendo mia una battuta dell’Amleto, nel caso, come nella follia, c’è del metodo: così la pagina s’apre, per caso ma forse non a caso, sui versi sopra riportati: miglior commento alle immagini di Andreoni non avrei saputo trovare e l’omaggio al poeta è venuto da sé.

Grazie maestro Zanzotto.

Andrea Zanzotto – Rai Educational

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Andrea Sala, Inconscio collettivo, 2011

Andrea Sala (Angera, Varese, 1986): ti sei formato diplomandoti presso la Nuova Accademia di Belle Arti “N.A.B.A.” di Milano, in particolare nel corso di Graphic Design & Art Director, sei dunque un esperto di grafica digitale con tutto ciò che questo comporta in termini di velocità e virtualità. Poi hai deciso di cambiare rotta e ti sei iscritto all’Accademia di Belle Arti di Ravenna, corso di Mosaico, arte che richiede silenzio, tempi lunghi, manualità, materia: cosa volevi scoprire con essa? Hai trovato punti di incontro con la tua precedente esperienza?

Proprio così: ho trascorso quattro anni intensi e stimolanti a Milano, a studiare il mondo della grafica e della comunicazione in un ambiente frenetico e competitivo, troppo poco sensibile e poetico per la mia emotività. Appena terminati gli studi del corso triennale, ho dovuto fare una pausa e scollegarmi da tutto ciò che mi circondava per riprendere contatto con me stesso.

Così nell’estate del 2009 misono trasferito per un mese in un piccolo ecovillaggio a 1400 metri sui monti della Val Leventina in Svizzera. Un luogo meraviglioso raggiungibile solo dopo un ora e mezza di cammino. Qui ero lontano da tutto ciò che era urbano; ho accantonato il mio portatile e ho ri-iniziato a usare le mie mani per lavorare nell’orto, tagliare la legna e in tutto ciò che consiste una vita semplice e dura. Giorno dopo giorno sentivo che una parte di me si stava riscoprendo e stava trovando il suo equilibrio attraverso il silenzio, i ritmi lentissimi e il lavoro fisico. È stato come compensare tutto ciò che in quattro anni la città di Milano non mi aveva dato.

Poi è arrivato settembre e una volta sceso dai monti ho dovuto rimettere in discussione la mia vita. Volevo continuare a studiare nel campo dell’arte e ho scoperto per caso il corso di Mosaico presso l’Accademia di Ravenna, così sono andato subito a visitarla e ho trovato un luogo affascinante nel quale ho potuto ritrovare un ritmo coinvolgente, stimolante e dove finalmente ho avuto l’opportunità di esprimere me stesso e tutto il caos che avevo dentro attraverso una ricerca materica. I processi creativi erano simili a quelli che avevo già affrontato negli studi della grafica pubblicitaria, ma il tutto animato da libertà e ricerca interiore e personale. Questa volta non dovevo più pensare a come pubblicizzare un determinato prodotto, ma semplicemente ho iniziato a dare forma e immagine al mio modo di sentire l’esterno. Ho capito che il mio unico vero futuro era ri-imparare da capo.

Andrea Sala, Inconscio collettivo (particolare), 2011

Ho visto alcuni tuoi lavori lo scorso ottobre nella mostra Frammentamenti e ultimamente ai Chiostri francescani, sempre a Ravenna, nella saletta dedicata alla collettiva dell’Accademia Avvistamenti, fra i percorsi del festival biennale internazionale RavennaMosaico, ho trovato notevole il tuo Inconscio collettivo, lavoro povero, in quanto a materiali, e complesso a un tempo, in cui ciascuna delle 683 tessere sospese in un reticolo ha valore di 100.000 persone (benché ormai siamo diventati 7 miliardi su questo pianeta) e, a seconda dei continenti, alcune erano più grezze, corrispondenti ai paesi più poveri, altre più lavorate e definite, corrispondenti al nostro occidente, con l’unica eccezione della tessera nera con inserto d’oro, ovvero Israele (che a me ha ricordato la Gerusalemme un po’ mitica delle mappe medievali). 

Altri artisti mosaicisti come Valérie Colombel lavorano sulla sospensione degli elementi, sebbene per ottenere forme precise, mentre queste tue opere mi hanno fatto pensare a un’eco dell’aritmismo di Nittolo ma in terza dimensione, con le tessere finalmente libere nell’aria, e si potrebbero citare numerosi altri casi di artisti che giocano “sul filo” delle cose.

Cosa ti ha spinto verso queste soluzioni? E più in generale ti chiedo di parlare della tua poetica.

La mia ricerca artistica relativa ai lavori dove utilizzo delle tessere legate tra di loro è nata dalla necessità di esplorare le infinite relazioni e legami tra le persone.

Legando insieme tessere attraverso l’uso di fili o spaghi nel vuoto, i singoli elementi osservati, mentre fluttuano nell’aria, acquistano maggiore importanza e diventano immagini concettuali che vogliono invitarci a osservare i nostri rapporti sociali come “una rete di tessere legata tra di noi” con schemi visivi diversi ogni volta.

Ho da sempre osservato con grande attenzione e curiosità le relazioni umane tra le persone che mi circondano e quelle del mondo intero. Ho potuto così percepire certi aspetti di questi legami apparentemente invisibili.

Ciò che ho voluto rappresentare attraverso l’opera Inconscio collettivo è stato un immensa rete composta di svariate forme e colori di tessere che si sorreggono a vicenda, anche se a volte ci sono delle mancanze che causano poca forza e instabilità.

Trovo che sia una metafora perfetta della nostra umanità ora che, per la crisi economica mondiale, ci stiamo accorgendo di come siamo davvero tutti collegati, che ogni nostra singola azione e acquisto ha un effetto globale, e che a sua volta si riproduce in scala locale; quindi ben venga se vogliamo parlare di globalizzazione ma nel modo etico ed equo, perché siamo davvero tutti collegati più di quanto siamo abituati a crederlo, non solo dall’economia ma anche da fattori psichici come quelli analizzati da Carl Gustav Jung nelle sue affascinanti teorie, ad esempio riguardo questa parte della psiche che è comune all’intera umanità, denominata appunto “inconscio collettivo”.

Recentemente con questa stessa tecnica ho realizzato una serie di opere intitolate Relazioni Urbane, Relazioni Rurali, Relazioni virtuali e Relazioni clandestine, dove ho cercato di trasformare in immagini diversi tipi di relazioni sociali a seconda del luogo in cui si abita, attraverso differenti schemi compositivi.

Di indispensabile aiuto per questa ricerca è stata la possibilità che ho avuto di vivere per brevi periodi in luoghi differenti tra loro, dove ho avuto modo di sperimentare su me stesso diversi tipi di legami sociali: ogni luogo racchiude in sé determinate caratteristiche, simili tra loro e al tempo stesso distinte per peculiarità e ritmo; ogni luogo può arricchirci se ce ne lasciamo coinvolgere e contaminare, sia per comprendere meglio le caratteristiche delle nostre origini, sia per metterle in discussione.

Andrea Sala, Relazioni, 2011

So che presto sarai a Parigi: sperimentare nuovi luoghi è parte preziosa della vita, come ricorda lo stesso Kavafis nella bellissima Itaca. Nella tua esperienza poi è parte integrante del processo analitico e creativo. Non posso che concludere domandandoti se hai progetti futuri a breve o lungo termine e quali sono le tue aspettative da questo viaggio?

Sì, sono in partenza per Parigi alla ricerca di nuove collaborazioni artistiche: ciò che mi aspetto da questa città è il lasciarmi coinvolgere fino in fondo e trarre spunti per nuove ricerche come faccio ogni volta che ho la possibilità di viaggiare.

Progetti per il futuro? Le mie opere, in particolare quelle sulle relazioni sociali, sono una serie di analisi con l’obiettivo di inventare e di promuovere un nuovo luogo (possibilmente un villaggio abbandonato, visto che in Italia ne abbiamo tantissimi), dove si possano stabilire dei legami alternativi tra le persone per dare vita ad un progetto artistico, culturale e comunitario, che possa essere sostenibile e da modello per le generazioni future, che sono sempre più instabili e disorganizzate a rispondere ai nuovi problemi che il mondo sta ponendo: dalla crisi economica, alla gestione delle risorse, sino agli effetti culturali e sociali della globalizzazione.

Tutto quello che mi spinge a cercare una soluzione di vita sostenibile e circondata dall’arte è una nostalgica avanguardia.

Sarai il benvenuto ovviamente e grazie per l’intervista.

Info e contatti: www.andreasala.tk ; arend1986@gmail.com

Andrea Sala davanti all'opera Relazioni urbane, 2011

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MARTE Associazione Culturale

Domenica 20 novembre chiude  O(Ax) = dO(Am) Equazione Impossibile, prima mostra dell’Associazione Culturale Marte, con una performance musicale di Enrico Malatesta all’interno del Battistero degli Ariani a Ravenna, ore 16.30.

Chiunque voglia partecipare si ritenga invitato!

È forse ancora presto per tirare somme e bilanci di un’operazione complessa com’è stata questa esposizione itinerante inserita all’interno di RavennaMosaico 2011 e che ha tenuto impegnato per un intero anno il gruppo di lavoro di cui faccio parte e sono socio fondatore insieme a Luca Barberini, Giuseppe Donnaloia, Âniko Ferreira da Silva, Arianna Gallo, Takako Hirai, Pavlos Mavromatidis, Flavia Pelosi e  Daniele Torcellini, primo ideatore del progetto.

Ricordo per sommi capi che si è trattato di un ribaltamento del tradizionale ruolo di mero esecutore assegnato al mosaico, infatti il senso del titolo è tutto qui: O(Ax) = dO(Am), ovvero l’opera di un artista x è uguale alla derivazione dell’opera di un artista mosaicista.

I 10 mosaici scelti quali bozzetti, in realtà opere finite esse stesse, sono stati tradotti, ovvero metabolizzati e traditi, in forma di pittura, performance, video arte, installazioni plastiche, fotografiche, etc., da altrettanti artisti di varie provenienze (il decimo è Malatesta, che si ispira a un lavoro dei CaCO3 come già gli Orthographe, nel suo caso per metterlo in musica) selezionati durante numerosi incontri, talvolta scontri dialettici, per cercare di far emergere chiara e potente l’idea che marte ha del mosaico: un’arte, o meglio un linguaggio al pari degli altri artistici, tanto che da esso può derivare altra arte, a sua volta indipendente e potenzialmente traducibile con altri mezzi, in una derivazione-generazione (o degenerazione creativa) infinita.

Ciò che talvolta non è possibile dimostrare con la bellezza delle leggi matematiche, può riuscire, e carico di futuro, in arte.

O(Ax) = dO(Am) Equazione Impossibile – Il blog della mostra

Marte Associazione Culturale – Pagina Facebook

marteassociation@gmail.com

Video Intervista rilasciata a Ravenna Web TV il 4 novembre 2011

Opere:

Luca Barberini, Folla (particolare), 2009

janesfonda, afterfolla, 2011 (After Luca Barberini)

Jo Braun, Mosaic Plastered Over (MoPO), 2010

Filippo Farneti, Deleting memory (particolare), 2011 (After Jo Braun)

CaCO3, Immersione (progetto site-specific), 2011

Enrico Malatesta, After CaCO3, 2011

CaCO3, Organismo n.19, 2011

Orthographe, senza titolo, 2011 (After CaCO3)

Arianna Gallo, Lens, 2009

David Loom, Revolve, 2011 (After Arianna Gallo)

Takako Hirai, Istinto, 2011

Giorgia Severi, Juniperus Chinensis Stricta, 2011 (After Takako Hirai)

Andrej Koruza, Tessera e Fuga #6 (particolare), 2008

Filippo Pirini, pǝɟɹɐƃ, 2011 (After Andrej Koruza)

Julian Modica, Surface sensible, 2006

NASTYNASTY©, Ario’s Bubbles Vision (QR), 2010 (After Julian Modica )

NASTYNASTY©, Ario’s Bubbles Vision, 2010 (After Julian Modica)

Atsuo Suzumura, Battaglia di Okehazama, 2002

Serena Nostini, Naginata 2.0, 2011 (After Atsuo Suzumura)

Matylda Tracewska, Black Square II, 2011

Takahiro Watanabe, Una sedia (particolare), 2011 (After Matylda Tracewska)

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Raffaello Sanzio, Leone X con i cardinali Giulio de' Medici e Luigi de' Rossi, 1518 ca., Galleria degli Uffizi, Firenze

VI. È grande errore parlare delle cose del mondo indistintamente e assolutamente e, per dire così, per regola; perché quasi tutte hanno distinzione e eccezione per la varietà delle circunstanze, le quali non si possono fermare con una medesima misura: e queste distinzione e eccezione non si truovano scritte in su’ libri, ma bisogna le insegni la discrezione.

XXVIII. Io non so a chi dispiaccia più che a me la ambizione, la avarizia e le mollizie de’ preti: sì perché ognuno di questi vizi in sé è odioso, sì perché ciascuno e tutti insieme si convengono poco a chi fa professione di vita dependente da Dio, e ancora perché sono vizi sì contrari che non possono stare insieme se non in uno subietto molto strano. Nondimeno el grado che ho avuto con piú pontefici, m’ha necessitato a amare per el particulare mio la grandezza loro; e se non fussi questo rispetto, arei amato Martino Luther quanto me medesimo, non per liberarmi dalle legge indotte dalla religione cristiana nel modo che è interpretata e intesa communemente, ma per vedere ridurre questa caterva di scelerati a’ termini debiti, cioè a restare o sanza vizi o sanza autorità.

CLXIV. La buona fortuna degli uomini è spesso el maggiore inimico che abbino, perché gli fa diventare spesso cattivi, leggieri, insolenti; però è maggiore paragone di uno uomo el resistere a questa che alle avversità.

Francesco Guicciardini (Firenze, 1483 – Arcetri, 1540), dai Ricordi, 1512-1530.

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Silvia Naddeo, Byron's delight, 2011

Silvia Naddeo: da Roma, dove sei nata nel 1984 e cresciuta a Ravenna, dove hai studiato e ti sei formata professionalmente (110/110 e lode all’Accademia di Belle Arti proprio quest’anno) all’arte del mosaico: a questo proposito, potresti raccontare in poche parole il tuo percorso e il tuo progressivo avvicinamento all’antica arte delle tessere? Ovvero, il mosaico oggi: perché?

Penso sia nato tutto un po’ per caso, come spesso succede, certo qualche sintomo si doveva intuire già da bambina vista la grande passione per le costruzioni, i famosi mattoncini colorati, nei quali letteralmente mi immergevo per ore, o per il gusto  indescrivibile nel mettere l’ultimo tassello del puzzle regalatomi per Natale. Chissà. Di certo il mio primo vero approccio con il mondo musivo l’ho avuto tra i banchi di scuola e, più specificatamente, presso l’ISA Roma 2 dove mi sono diplomata in Discipline Pittoriche, corso nel quale vi era per l’appunto l’insegnamento del mosaico. Da qui il passo è stato breve, mi sono trasferita a Ravenna dove ho frequentato il triennio all’Accademia di Belle Arti per poi continuare con il biennio di specializzazione, ovviamente in mosaico.

Perché il mosaico oggi? Nell’immediatezza mi verrebbe da rispondere con un : perché no?

Certo i tempi di realizzazione sono lunghi e forse possono sembrare contrastanti con l’attuale società del tutto e subito e stridere con le nuove tecnologie sempre più presenti nel mondo dell’arte contemporanea, ma ciò non vuol dire che non possano coesistere e volendo anche interagire. C’è da dire che molti artisti dei nostri giorni utilizzano il mosaico in maniera inconsapevole, argomento di cui si è parlato alla conferenza “I Mosaicisti incontrano gli Architetti” svoltasi qualche giorno fa al Mar ma che andrebbe di sicuro approfondito. Gli esempi sono molteplici, uno su tutti il caso di Vik Muniz, artista eclettico che realizza, tra le altre, enormi e suggestive installazioni assemblando materiali di differente origine e natura. A questo punto la domanda su cui dovremmo indagare è un’altra. Cos’è il mosaico oggi?

 

Silvia Naddeo, Eat Meet, 2009

La tua poetica: iperreale e culinaria soprattutto, per quanto oltre ai tuoi biscotti, dolcetti e verdure hai fatto anche altri oggetti e totem, ma quella del cibo pare sia una tua via privilegiata: c’è gioco, ironia, passione? Ne puoi parlare liberamente.

So che all’apparenza possa sembrare strano, ma trovo che il mosaico come la cucina abbiano molti punti di contatto e similitudini rispetto al processo creativo. Un mosaicista, come del resto un cuoco, sceglie accuratamente le materie prime che utilizzerà per creare ed esaltare la propria opera.

Il taglio delle tessere non si discosta poi tanto dalla preparazione dei singoli alimenti, come poi  l’interazione che avviene tra di essi, l’attesa del risultato che si compone lentamente (e che a volte può richiedere l’aggiunta di un po’ più di condimento), fino al risultato finale che sfocia in un’esperienza di condivisione e nutrimento per i sensi.

Il rapporto tra mosaico e cibo si ritrova già in tempi remoti, basti pensare ai tanto ammirati asarotos oikos, ovvero i mosaici pavimentali impiegati nella decorazione dei triclini nei quali, attraverso una raffinata tecnica di illusione ottica, di richiamo al trompe d’œil, venivano rappresentati, in maniera elaborata, gli avanzi di un banchetto.

Ciò che più mi affascina,  per quanto riguarda la tematica del cibo, è tutto quello che si nasconde dietro ad un alimento o pietanza che sia, gli aspetti socio culturali a cui è legato e che lo contraddistinguono.

 

Silvia Naddeo, Eg(g)0, 2009

Mi fai venire in mente i bei libri di Massimo Montanari sulla storia del cibo…tornando a noi, fioccano i premi e i riconoscimenti dal MAXXI di Roma al più recente R.A.M. di Ravenna ad altri che forse hai già ricevuto o che verranno e meritatamente: sai che sono un tuo fan.

Ora, com’è cambiato il rapporto col tuo lavoro dopo questi successi? E infine ti chiedo quali sono a breve scadenza i tuoi progetti futuri.

 

È sempre piacevole ricevere dei riconoscimenti, se non altro sono un ulteriore input per continuare il proprio percorso, ma non sento di aver cambiato approccio con il mio lavoro che ad ogni modo è legato ad una  ricerca che va sempre più intensificandosi.

Per il momento gli impegni sono tanti ed alcuni sono già inseriti nel programma Ravenna Mosaico 2011, tra cui l’esperienza di Bibliomosaico, visibile dall’8 ottobre al 20 novembre 2011 presso le Edizioni del Girasole, in cui mi sono confrontata con l’idea del libro d’artista.

Il 5 novembre verrà invece presentato presso la Sala d’Attorre il mosaico del codice QR realizzato in collaborazione con la società Vista Tecnologie, che ne ha elaborato il progetto grafico,  per conto del Comune di Ravenna per promuovere la candidatura di Ravenna a Capitale Europea della Cultura, un interessante incontro tra tecnologia e mosaico.

Info e contatti: silvia.naddeo@gmail.com

Silvia Naddeo, Sweet Things (particolare_01), 2010

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MARTE Associazione Culturale

Premessa: inaugura oggi alle 18.00 in piazzetta Ariani a Ravenna la prima mostra dell’Associazione Culturale Marte, nata nel maggio 2011 e della quale sono socio fondatore insieme ad altri critici e artisti.

Si tratta di un progetto di “contro mosaico”  in esposizione presso più sedi pubbliche e private, del quale rendo noto comunicato stampa e info.

Mostra: O(Ax) = dO(Am)Equazione Impossibile
Da un’idea di: Daniele Torcellini
Cura e organizzazione: Marte Associazione Culturale
Sedi : Mar – Museo d’Arte della Città di Ravenna, Battistero degli Ariani, Longo Souvenir, Ostello Galletti Abbiosi
Periodo: Ravenna, 5 – 20 novembre 2011 nell’ambito della seconda edizione del Festival Internazionale di Mosaico Contemporaneo Ravenna Mosaico
Inaugurazione: venerdì 4 novembre 2011 ore18.00 a partire da Via degli Ariani 18, Longo Souvenir;ore 19.00 performance di Filippo Pirini, Via Diaz 34-66
Finissage: domenica 20 novembre 2011 ore 16.30 performance di Enrico Malatesta, Battistero degli Ariani
Con la collaborazione di:  Comune di Ravenna, Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Ravenna, Ferrara, Forlì-Cesena e Rimini, CIDM, Mar – Museo d’Arte della Città,Ravenna Teatro – Teatro Rasi, Ostello Galletti Abbiosi, Longo Souvenir
Con il sostegno di: Comune di Ravenna
Ingresso: Gratuito

Il progetto di mostra O(Ax) = dO(Am) Equazione Impossibile, nato da un’idea di Daniele Torcellini e curato dall’Associazione Culturale Marte è in programma a Ravenna dal 4 al 20 Novembre 2011, nell’ambito del Festival Internazionale RavennaMosaico, presso il Mar – Museo d’Arte della Città, il Battistero degli Ariani, Longo Souvenir e Ostello Galletti Abbiosi. Il progetto intende indagare i concetti di originalità e derivazione nell’arte, attraverso una riconsiderazione del ruolo, del valore e dell’utilizzo della tecnica del mosaico in rapporto ad altre tecniche d’arte. Il progetto intende capovolgere una delle caratteristiche tradizionalmente associate al mosaico, ovvero quella di essere esclusivamente uno strumento di traduzione di idee originali, come bozzetti pittorici di artista o progetti di design.

Le opere esposte nell’ambito della mostra O(Ax) = dO(Am) Equazione impossibile testimoniano un rovesciamento dei tradizionali ruoli di ideatore ed esecutore, originale e derivazione. Ora sono le opere a mosaico a fare da bozzetto e ad essere oggetto di traduzione, ma anche appropriazione, interpretazione, ispirazione e mistificazione attraverso altri linguaggi artistici: pittura, fotografia, scultura-installazione, musica, video-arte, performance, etc.

L’esposizione prevede che le opere a mosaico non siano esposte, incluse solo fotograficamente nel catalogo di mostra. Ad essere esposte sono esclusivamente le traduzioni, in quanto opere dalla piena autonomia espressiva. In questo modo s’intende sia porre al centro della scena, sia escludere il mosaico – e con esso il concetto di originalità – dall’operazione artistica, in quella progressiva catena di creazione che vede l’arte nascere dall’arte.

Artisti Mosaicisti: Luca Barberini, Jo Braun, CaCO3, Arianna Gallo, Takako Hirai, Andrej Koruza, Julian Modica, Atsuo Suzumura, Matylda Tracewska.

Artisti Traduttori: Filippo Farneti, janesfonda, David Loom, Enrico Malatesta, NASTYNASTY©, Serena Nostini, Orthographe, Filippo Pirini, Giorgia Severi, Takahiro Watanabe.

O(Ax) = dO(Am) Equazione Impossibile – Il blog della mostra

Marte Associazione Culturale – Pagina Facebook

marteassociation@gmail.com

+39 329 8194477

Intervista sul settimanale Ravenna & Dintorni

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