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Archive for dicembre 2013

 Álvaro Mutis (1923 – 2013)

Álvaro Mutis (1923 – 2013)

Conobbi anni fa l’opera di Álvaro Mutis (Bogotà 1923 – Città del Messico 2013), in particolare la Summa di Maqroll il Gabbiere grazie a Smisurata preghiera di De André, perla fra le perle assolute di Anime salve (1996), dichiaratamente ispirata ai versi del poeta colombiano scomparso lo scorso settembre.

Ed è con una sua immagine piccola e sorridente, lo sguardo aperto davanti a noi e le finestre non chiuse alle spalle (in fondo futuro e passato sono lo stesso flusso: siamo noi), insieme alle sue parole che saluto lettori e affezionati, augurando a tutti buone feste e che l’anno nuovo vi porti una “goccia di splendore”.

Un abbraccio, a gennaio 2014,

Luca

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I viaggi

È doveroso lanciarsi alla scoperta di nuove città. Ci attendono razze generose. I pigmei meticolosi. I grassocci e imberbi indiani della selva, asessuati e bianchi come i serpenti delle paludi. Gli abitanti delle piane più alte del mondo, stupiti dinanzi al fremito della neve. I deboli abitanti delle distese ghiacciate. Le guide delle greggi. Coloro che vivono in mezzo al mare da tanti secoli e che nessuno conosce perché viaggiano sempre in direzione contraria alla nostra. Da loro dipende l’ultima goccia di splendore.

Restano ancora da scoprire luoghi importanti della Terra: i grandi condotti da cui respira l’oceano, le spiagge dove muoiono i fiumi che non vanno da nessuna parte, i boschi dove nasce il legno di cui è fatta la gola dei grilli, il posto dove vanno a morire le farfalle scure dalle grandi ali lanute con il colore acre dell’erba secca del peccato.

Bisogna cercare e inventare di nuovo. Resta ancora tempo. Ben poco, è vero, ma è doveroso approfittarne.

Álvaro Mutis, da Prime poesie in Summa di Maqroll il Gabbiere, Torino 1993

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Giorgia Severi, Rajasthan - You should just fly , tela e corteccia d'albero del deserto, 50x140x3cm, 2013

Giorgia Severi, Rajasthan – You should just fly , tela e corteccia d’albero del deserto, 50x140x3cm, 2013

Giorgia Severi (Ravenna, 1984): per cominciare ti chiedo di parlare della tua formazione artistica e del perché, in particolare, hai scelto la via del mosaico ravennate.

Credo di aver intrapreso questa strada quando ero bambina; creare cose e stare a contatto con la natura mi ha salvata. Perchè il mosaico? Beh, a quell’età non avevo una lucidità consapevole da poter capire perfettamente perchè avessi scelto restauro del mosaico piuttosto che scenografia, o non so cos’altro. Posso dire che sicuramente rappresentava per me l’unione tra diverse componenti fondamentali che mi interessavano molto, ossia i materiali, la natura e l’arte/cultura. La pietra e il linguaggio artistico correvano insieme. Penso sia stato questo ad attrarmi.

Giorgia Severi, To Everyone, pietra dolomia, 150x150x150 cm, 2012

Giorgia Severi, To Everyone, pietra dolomia, 150x150x150 cm, 2012

Giorgia Severi, To Everyone (particolare), 2012

Giorgia Severi, To Everyone (particolare), 2012

Col tempo hai interiorizzato il concetto di mosaico dedicandoti ad altro, fra cui, assai potente, il messaggio di connessione che lega tutti i viventi alla Terra, intesa come elemento (dovrei dire “l’elemento”) e come pianeta. Da queste riflessioni nascono le tue installazioni, video, performances, sculture e, saltuariamente, qualche ritorno all’uso del mosaico come idea-frammento del tuo vissuto più che come tecnica tradizionale. Potresti dunque parlare della tua poetica in senso lato e di cosa significa per te usare anche il mosaico?

Credo profondamente in un linguaggio universale dell’arte e non solo dell’arte. Cerco di utilizzarla, di passare attraverso di essa, per parlare del pianeta su cui viviamo. Siamo terra, albero, nuvole, acqua, roccia. Questo è quello da cui veniamo, quello che siamo. E facciamo parte di un grande disegno, quello del meraviglioso pianeta Terra, che include noi, ossia un’infinitesima parte, e tantissimo altro.

Ho deciso di “battermi” per la Terra su cui vivo, parlando alle persone attraverso il linguaggio artistico.

Intendo la ricerca artistica alla pari di quella scientifica e di quella spirituale, poichè sperimentano su livelli diversi, ma cercano la stessa cosa.

Riguardo al mosaico, lo vedo come una “giustapposizione di elementi” ovvero un insieme di elementi anche molto diversi tra loro, che vengono portati in un luogo comune. Forse è rimasto dentro di me il concetto più profondo, quello del mosaico come società. Questo lavora sicuramente in me come idea di aggregazione di elementi e/o persone, come una sorta di comunione.

Giorgia Severi, Operazione Campo Base, performance, 2013

Giorgia Severi, Operazione Campo Base, performance, 2013

Giorgia Severi, Operazione Campo Base, performance, 2013

Giorgia Severi, Operazione Campo Base, performance, 2013

Giorgia Severi, Operazione Campo Base, performance, 2013

Giorgia Severi, Operazione Campo Base, performance, 2013 

In genere concludo chiedendo quali progetti futuri aspettino l’intervistato. Recentemente, a questo proposito, Gianluca Costantini mi ha risposto dicendo che più che progetti futuri ha progetti continui. Credo si possa dire anche di te. Ad esempio, so che a breve partirai per molti mesi per l’Australia…

Prima di tutto credo si debba parlare di un importante progetto dal titolo Restoring the World, Cura, dedicato a una foresta incendiata in Italia nel 2012. Iniziato lo stesso anno, il progetto, una volta giunto al suo termine, andrà in mostra nel 2014 in diverse sedi in Italia.

Potete intanto seguirlo qui: www.giorgiaseveri.com/works/cura

A questo progetto hanno collaborato e lavorato diverse persone, dal Corpo Forestale dello Stato e Protezione Civile ad artisti come Daniele Pezzi, Emiliano Biondelli e Giovanni Lami. Ci tengo a dire che Restoring the World, Cura si rivolge alle persone, non solo agli addetti ai lavori. Poichè si deve parlare di emergenze, ci si deve rivolgere a tutti, con un linguaggio che sia il più fruibile possibile. Si è lavorato realmente con e vicino alle persone,  come nella performance Operazione Campo Base, dove venivano consegnati a ognuno i semi della stessa foresta incendiata, in un rito per il bosco dentro a una tenda della Protezione Civile, che simboleggiava appunto l’emergenza.

Giorgia Severi, Cura, parti di alberi restaurate provenienti da un incendio, 2013

Giorgia Severi, Cura, parti di alberi restaurate provenienti da un incendio, 2013

Un lavoro formato da diversi elementi, come appunto un mosaico: un’installazione Cura, il restauro di una parte degli alberi andati a fuoco nell’incendio doloso, Ho restaurato il paesaggio, la performance Operazione Campo Base sopra citata, il video Arsa girato in collaborazione con Daniele Pezzi e Tedde, la documentazione fotografica, il rapporto di collaborazione con gli Enti e i Corpi che hanno permesso che questo progetto avesse vita.

Poi, sì, a gennaio partirò per un progetto in Australia, ma di questo ne parlerò al ritorno… 

www.giorgiaseveri.com

Giorgia Severi, Adoring the World, materiali vari, 2012-2013

Giorgia Severi, Adoring the World, materiali vari, 2012-2013

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Nelson Rolihlahla Mandela (1918-2013)

Nelson Rolihlahla Mandela (1918-2013)

“It matters not how strait the gate,/ How charged with punishments the scroll, / I am the master of my fate:/ I am the captain of my soul.” William Ernest Henley, da Invictus

Miei concittadini sudafricani, popolo del Sudafrica: questa è veramente una notte di gioia. (…)

Desidero ringraziare e rendere onore a tutti coloro dell’African National Congress e del movimento democratico che hanno lavorato così duramente in questi ultimi giorni e in questi ultimi decenni.

Al popolo del Sudafrica e al mondo che ci sta guardando desidero dire: questa è una notte di gioia per lo spirito umano. È anche una vostra vittoria. Avete contribuito a mettere fine all’apartheid, siete stati con noi durante la transizione.

Ho osservato, insieme a voi, la nostra gente, decine di migliaia di persone, stare pazientemente in fila per molte ore. Alcuni hanno dormito all’aperto per tutta la notte in attesa di dare quest’importante voto. Gli eroi del Sudafrica sono leggende che si tramandano da una generazione all’altra, ma siete voi, il popolo, i nostri veri eroi.

Questo è uno dei momenti più importanti della storia del nostro Paese. Sono davanti a voi traboccante di gioia e di orgoglio. Sono fiero dei comuni e modesti cittadini di questa nazione… Adesso possiamo gridare a gran voce la nostra gioia dall’alto dei tetti delle nostre case: siamo finalmente liberi!

Sono qui davanti a voi ammirato dal vostro coraggio, con il cuore colmo d’amore per tutti voi. (…)

Domani io e tutta la direzione dell’ANC saremo di nuovo al lavoro. Ci rimbocchiamo le maniche e iniziamo subito a intervenire sui problemi che la nostra nazione si trova ad affrontare. Vi chiediamo di unirvi a noi, tornate al vostro lavoro domattina. Facciamo lavorare il Sudafrica. Insieme, e senza indugio, dobbiamo iniziare a costruire una vita migliore per tutti i sudafricani. Ciò significa creare posti di lavoro, costruire case, fornire educazione e portare pace e sicurezza per tutti.

L’atmosfera di calma e tolleranza che ha prevalso durante le elezioni prefigura il tipo di Paese che possiamo costruire e pone le basi per il futuro. Pur nella diversità, siamo un unico popolo con un destino comune nella nostra ricca varietà di culture, razze e tradizioni.

Il popolo ha votato per il partito di sua scelta e noi rispettiamo la sua decisione. Questa è democrazia. Tendo la mano in segno di amicizia ai leader di tutti i partiti e ai loro membri, e chiedo a tutti loro di unirsi a noi e lavorare insieme per risolvere i problemi che noi, in quanto nazione, ci troviamo di fronte. Il governo dell’ANC sarà al servizio di tutto il popolo del Sudafrica, non solo dei suoi membri ed elettori. (…)

È arrivato ora il momento di festeggiare, i sudafricani si uniscano insieme per celebrare la nascita della democrazia. Brindo a tutti voi che avete lavorato così duramente per conseguire quello che può essere chiamato solo un piccolo miracolo. Lasciamo che i nostri festeggiamenti siano in linea con il clima instaurato durante le elezioni, ovvero all’insegna della pace, del rispetto e della disciplina, per dimostrare che siamo un popolo pronto ad assumersi le responsabilità di governo.

Prometto che farò del mio meglio per essere degno della fiducia e della stima che avete riposto in me e nella mia organizzazione, l’African National Congress. Costruiamo il futuro insieme, brindiamo a una vita migliore per tutti i sudafricani. 

Nelson Mandela, dal Discorso dopo la vittoria elettorale del dell’ANC, 2 maggio 1994 (tratto da I discorsi che hanno cambiato il mondo, Vercelli 2012)

 

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Antonio Cederna (1921-1996)

Antonio Cederna (1921-1996)

È stato uno dei padri dell’ambientalismo, della salvaguardia e tutela dei cosiddetti beni culturali e paesaggistici italiani Antonio Cederna (Milano, 1921 – Sondrio, 1996), sia come giornalista polemista sia come parlamentare che come fondatore, fra gli altri, di Italia Nostra.

Ha amato e ha dedicato la vita intera all’Italia dell’articolo 9 della nostra Costituzione, unica al mondo ad avere fra i suoi fondamentali un articolo che recita testualmente: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.”

Se oggi abbiamo ancora l’Appia Antica, divenuta dall’1988 Parco regionale, è merito suo.

Nel ’56 usciva per Laterza la raccolta dei suoi articoli di denuncia (prima pubblicati sul Mondo di Pannunzio) con un titolo assai significativo: I vandali in casa. Cinquant’anni dopo, nel 2006, lo stesso editore ne ha ripubblicato una selezione consistente col medesimo titolo in un libro rivelatosi ancor più drammaticamente attuale vista la follia cementifera ininterrotta dell’età repubblicana[1] e le ultime proposte governative di privatizzazione selvaggia addirittura delle coste: un testo dunque importante, da avere, leggere, consultare, a cui ispirarsi anche per passione civile e intellettuale.

Altri hanno provato e tuttora continuano a demolirla, sia fisicamente che istituzionalmente, ma l’Italia è stata fatta da uomini come Cederna, non scordiamolo mai.

“I vandali, argomento del presente volume, non hanno niente a che fare con i Vandali: questi, come tutti i cosiddetti barbari che percorsero l’Italia dopo il disfacimento dell’Impero romano, sono innocenti della distruzione dei monumenti antichi. Gli storici concordano nel dimostrarlo: demolire una basilica o un tempio, allora tanto ben conservati, sarebbe stato uno spreco di tempo ed energie affatto assurdo, dati gli scopi per cui erano venuti nel nostro Paese. Chiediamo quindi perdono alla memoria dei Vandali, per l’opinione comune che li calunnia: Roma e l’Italia sono state distrutte dai romani e dagli italiani. I vandali che ci interessano sono quei nostri contemporanei, divenuti legione dopo l’ultima guerra, i quali, per turpe avidità di denaro, per ignoranza, volgarità d’animo o semplice bestialità, vanno riducendo in polvere le testimonianze del nostro passato: proprietari e mercanti di terreni, speculatori di aree fabbricabili, imprese edilizie, società immobiliari industriali commerciali, privati affaristi chierici e laici, architetti e ingegneri senza dignità professionale, urbanisti sventratori, autorità statali e comunali impotenti o vendute, aristocratici decaduti, villani rifatti e plebei, scrittori e giornalisti confusionari o prezzolati, retrogradi profeti del motore a scoppio, retori ignorantissimi del progresso in iscatola. Le meraviglie artistiche e naturali del “Paese dell’arte” e del “giardino d’Europa” gemono sotto le zanne di questi ossessi: indegni dilapidatori di un patrimonio insigne, stiamo dando spettacolo al mondo.”

Antonio Cederna, dall’Introduzione a I vandali in casa, Bari 2006.

Archivio Antonio Cederna


[1] Oggi “non è sostanzialmente possibile in Italia tracciare un cerchio di 10 km di diametro senza intercettare un nucleo urbano, con tutto ciò che ne consegue in ragione della diffusione dei disturbi a carico della biodiversità…”, B. Romano, Una proliferazione urbana senza fine, in AA.VV., Terra rubata. Viaggio nell’Italia che scompare. Le analisi e le proposte di FAI e WWF sul consumo del suolo, dossier del 31 gennaio 2012, p. 9; si veda inoltre A. Garibaldi, A. Massari, M. Preve, G. Salvaggiulo, F. Sansa, La colata. Il partito del cemento che sta cancellando l’Italia e il suo futuro, Milano, 2010.

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