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Archive for febbraio 2015

Acropoli di Atene, V sec. a.C.

Acropoli di Atene, V sec. a.C.

Trovarsi sull’Acropoli a dire “bello” a qualcosa sarebbe come mettere l’aceto sulle tagliatelle. Questo cimitero vivo guarda con tutta la modernità dei suoi pensieri alla macchia chiara di Atene che sta ai suoi piedi come se fosse un cumulo di mondezza. Mi sono trovato tra queste colonne dove ho raccolto col cucchiaio gli occhi di Socrate e camminavo sulla crosta di pietre lucide che affioravano come teste calve dalla bava di cemento granuloso.

Eretteo con la loggia delle Cariatidi, Acropoli di Atene, V sec. a.C.

Eretteo con la loggia delle Cariatidi, Acropoli di Atene, V sec. a.C.

I giovani hanno punti neri nelle orecchie per ascoltare musica e non sentire le parole antiche ancora sospese nell’aria. Verrà un giorno che i frammenti di questi corpi scolpiti in modo inimitabile e le teste dei cavali e dei grandi leoni; grideranno ancora più forte su questa valle di mondezza per affermare che il bello deve risorgere per creare un grande sogno collettivo. La casa di Fivi e Angelopoulos al mare ha un odore di pini. L’acqua è poco lontana e lecca sponde rossastre di strati alti di un materiale roccioso. Anche qui c’è quell’odore di erba secca che ha l’antichità. Nel cortile della casa dove parlavamo dell’ultimo film; scendeva su di me un fiore bianco di gelsomino.

Tholos di Atena Pronaia, Delfi, IV sec. a.C.

Tholos di Atena Pronaia, Delfi, IV sec. a.C.

Le pietre di Delphi tengono i piedi nei boschi di ulivi che arrivano al mare. Bisogna sedere sui frammenti di colonne di marmo e ascoltare la loro tristezza. I popoli venivano a chiedere la luce sul loro futuro di guerre e cataclismi. Io sono qui piegato sulle mie riflessioni senza la voglia di rispondere alle domande che mi sto facendo. Un bambino di Milano ha scritto “le domande sono risposte” ringrazio la bravissima insegnante Manuela Cuoghi che mi ha passato questa frase piena di oscura chiarezza. La mia domanda-risposta è questa: è soltanto il buio del mistero che ci illumina? Vi prego; ogni tanto riempitevi di squallore; fermatevi in uno di quei localetti che hanno fuori tre o quattro sedie di plastica  per guardare strade dove passano side-car e cani randagi.

Teatro di Epidauro, IV sec. a. C.

Teatro di Epidauro, IV sec. a. C.

Ero fuori di una taverna appena costruita a 12 chilometri dalla grandiosa conchiglia di marmo del teatro di Epidauro; il più perfetto per acustica di tutta la Grecia e forse del mondo; se consideriamo i teatri all’aperto. L’ho visto nel primo pomeriggio. Mia moglie era seduta sul bordo alto e io mi muovevo in basso nello spazio degli attori. Ho acceso un fiammifero e il rumore si è sentito chiarissimo nella grande conca. Ho lasciato cadere una moneta e il tintinnio è arrivato fino a mia moglie che mi confermava i risultati con un segno di mano. Quando ci siamo riuniti; lei mi ha ringraziato per il messaggio che le avevo inviato. Strano che le fossero arrivate le mie parole d’affetto. Non sapevo che l’acustica del teatro fosse così perfetta da trasmettere anche i pensieri.

Tonino Guerra (Santarcangelo di Romagna, FC, 1920-2012), In Grecia le domande sono risposte, QN-Il Resto del Carlino, 27 ottobre 2002.

 

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mosaique magazine

Premessa: questo articolo è apparso su Mosaïque Magazine n.9 – Gennaio 2015, pp.63-69.

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“Libertà e perline colorate, ecco quello che io ti darò.” Paolo Conte da Gelato al limon 

Quei tre di strada ne hanno fatta e ne hanno fatta fare al mosaico, il loro “gioco” preferito da trenta o quarant’anni a questa parte: tre vite, tre vie. Le loro.

Sto parlando di Marco Bravura, Marco De Luca e Verdiano Marzi, le cui differenti prospettive sono state finalmente ben illustrate nella recente Retrospettiva 1965-2014, curata da Anna Mapolis per la Ismail Akhmetov Foundation e inaugurata lo scorso 17 settembre sino al 12 ottobre presso la Sala Raffaello del Museo dell’Accademia Russa delle Arti di San Pietroburgo.

Marco Bravura, Architettura primordiale (installazione), 2010

Marco Bravura, Architettura primordiale (installazione), 2010

La mostra, visitata da migliaia di persone, è stata un autentico successo sin dal primo giorno con personalità del mondo culturale russo e italiano[1] che hanno partecipato ad un’inaugurazione già splendida come spazio espositivo, ma impreziosita anche da Rituel, concerto per piano preparato e mosaico à la Cage, composto e interpretato per l’occasione da Matteo Ramon Arevalos, virtuoso del pianoforte d’avanguardia.

Marco Bravura, Sectio Aurea, 2014

Marco Bravura, Sectio Aurea, 2014

A ben vedere i tre protagonisti, oltre all’anno di nascita (sono ragazzi del ’49) hanno in comune la radice ravennate della loro formazione presso l’Istituto Statale d’Arte per il Mosaico dove si sono conosciuti, seme fondamentale che sarebbe poi sbocciato in anni successivi, prima per Marzi, sin dagli anni’70 nella Parigi del maestro Riccardo Licata, e poi, verso gli anni ’80, per De Luca e Bravura, peraltro in controtendenza totale riguardo a materiali, tempi e risultati rispetto a quanto si poteva vedere nel mondo artistico di allora. Era dunque un’esigenza che nasceva nel profondo del loro essere.

Marco De Luca, Salina (Le Gemelle), 2005

Marco De Luca, Salina (Le Gemelle), 2005

Assai indicativo delle loro personalità è stato il loro rapporto con le Accademie frequentate in anni caldi come il ’68-‘69: per Bravura l’Accademia di Venezia fu un momento di contestazione pura; per De Luca quella di Bologna fu un momento di meditazione e confronto con i nuovi linguaggi minimalisti del tempo; per Marzi quella di Ravenna fu una frattura e una fuga verso Parigi.

Marco De Luca, Di Sole e di Luna, 2010

Marco De Luca, Di Sole e di Luna, 2010

Marco De Luca, Di Sole e di Luna (retro), 2010

Marco De Luca, Di Sole e di Luna (retro), 2010

Certo, oggi le cose sono differenti come ricorda Maria Rita Bentini in catalogo: “Ora infatti, dopo gli anni della contestazione e del rifiuto critico di ogni eredità, appare evidente come non soltanto in Italia ma in tutto il mondo le Accademie siano tornate ad essere un luogo, un prezioso e insostituibile spazio di tramando, una fucina vitale, un passaggio decisivo per la formazione dei giovani artisti.”[2]

Marco De Luca, Nicchia, 2009

Marco De Luca, Nicchia, 2009

Ma all’epoca la contestazione di Bravura si è poi coerentemente tradotta in un’ansia nomade che lo ha portato alla scelta di soggetti sempre nuovi e soprattutto mobili, in costante movimento di senso e d’occhio in cui lasciare traccia calligrafica (ovvero dichiaratamente e programmaticamente bella) di sé, dagli Arazzi al Mandala, dai Nidi d’uccello alle RotoB, dalle varie forme date ai Vortici allo Scudo invisibile, sino alla durezza monocromatica di Lampedusa, in un susseguirsi musicale sospeso fra ritmi etnico-tribali e raffinatezze del jazz più contemporaneo.

Marco De Luca, La luna nel pozzo, 2011

Marco De Luca, La luna nel pozzo, 2011

Mentre l’indole meditativa (quasi morandiana) di De Luca, il suo confrontarsi sorvegliato col circostante artistico, ovvero come ama dire lui stesso il suo “conoscere per disconoscere”, lo ha condotto a riassumere e annullare millenni di tradizione bizantina ben appresa da ragazzo approdando a un astrattismo puro in cui le figure sono finalmente sciolte nella luce e nell’incanto dei colori e non fosse per i titoli scelti dall’autore (Salina, La sposa, Il vello d’oro, Manta, Di sole e di luna, Cipresso, La luna nel pozzo, ecc.) non avremmo più alcun ricordo dei soggetti spesso naturali di partenza, ragion per cui musicalmente può ricordare il classicismo innovativo di The Köln Concert di Keith Jarrett.

Verdiano Marzi, Vittoria alata, 2014

Verdiano Marzi, Vittoria alata, 2014

Infine la fuga (ovvero la frattura) di Marzi da Ravenna verso Parigi trova riflesso nelle decine di spaccature volute (sebbene ricomposte nel disegno d’insieme) delle sue opere telluriche, terrestri ma di una crosta terrestre vista appena dopo un fenomeno sismico, oltre che nella sua necessità di usare i marmi colorati con le loro incredibili vene naturali sottolineate dall’artista in un dialogo più che mai costante con i materiali scelti per comporre liricamente le Stagioni, i voli di Dedalo e Icaro o i tanti suoi ritratti che rimandano direttamente all’espressionismo musicale dodecafonico, anzitutto al Pierrot lunaire di Schönberg.

Verdiano Marzi, L'autunno (dittico da Le quattro stagioni), 2008-2009

Verdiano Marzi, L’autunno (dittico da Le quattro stagioni), 2008-2009

Di tutto questo si trova testimonianza nelle immagini del bel catalogo della mostra, Retrospettiva 1965-2014 (Angelo Longo Editore, Ravenna 2014), progettato graficamente da Emilio Macchia e coordinato con l’usuale precisione e cura da Daniela Bravura: esso si pone dunque come uno strumento fondamentale per approfondire la conoscenza di questi tre artisti.

Da sinistra Marco Bravura, Verdiano Marzi e Marco De Luca il 17 settembre 2014 all'inaugurazione di Retrospettiva al Museo dell’Accademia Russa delle Arti di San Pietroburgo

Da sinistra Marco Bravura, Verdiano Marzi e Marco De Luca il 17 settembre 2014 all’inaugurazione di Retrospettiva al Museo dell’Accademia Russa delle Arti di San Pietroburgo

[1] All’inaugurazione, fra gli altri, erano presenti: Leonardo Bencini, console generale d’Italia a San Pietroburgo; Redenta Maffettone, direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura a San Pietroburgo; Semyon Mikailovsky, rettore dell’Accademia Repin, storico dell’arte e commissario del padiglione russo alla Biennale di Architettura di Venezia; Evgeni Grigorev, capo del Comitato delle Relazioni Internazionali del Governatorato di San Pietroburgo. Inoltre all’evento hanno dedicato rispettivamente un servizio la TV Nazionale Channel 1 e un articolo importante il Giornale dell’Arte (edito in Russia da Allemandi).

[2] M.R.Bentini, Accademie e dintorni, in Retrospettiva 1965-2014, Angelo Longo Editore, Ravenna 2014.

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Paolo Gotti, Lev Tolstoj da Anna Karenina (1877)

Paolo Gotti, Lev Tolstoj da Anna Karenina (1877)

Lo scorso 16 dicembre, nel foyer del Teatro Duse di Bologna, è stata inaugurata la mostra STORIES. Un viaggio tra fotografia e letteratura del fotografo Paolo Gotti.

La serie fotografica, aperta sino al 19 febbraio, prende ispirazione dalle trame avvincenti di alcuni tra i più celebri romanzi di tutti i tempi. Ma se i romanzi sono il riflesso della realtà, è altrettanto vero che la realtà trova spesso ispirazione nelle loro trame.

Con la serie fotografica STORIES il fotografo bolognese Paolo Gotti conduce un’indagine diametralmente opposta rispetto a quella dell’editore alla ricerca della copertina di un libro. Gotti è partito, infatti, dalle immagini fotografiche che ha scattato personalmente nei suoi innumerevoli viaggi intorno al mondo per ritrovare poi le storie a cui potrebbero essere idealmente collegate. Ad ogni immagine è associata una citazione tratta, di volta in volta, da libri diversissimi tra di loro: grandi classici e romanzi contemporanei, raccolte di racconti o narrazioni storiche.

Paolo Gotti, Daniel Defoe da Robinson Crusoe (1719)

Paolo Gotti, Daniel Defoe da Robinson Crusoe (1719)

Ed ecco dunque che si susseguono una dopo l’altra le interpretazioni visive di Robinson Crusoe (1719) di Daniel Defoe, Cime tempestose (1847) di Emily Brontë, Anna Karenina (1877) di Lev Tolstoj, L’isola del tesoro (1883) di Robert Louis Stevenson, Racconti dei mari del sud (1921) di William Somerset Maugham, Sulla strada (1957) di Jack Keruac, Cent’anni di solitudine (1967) di Gabriel García Márquez, Il nome della rosa (1980) di Umberto Eco, La polvere del Messico (1992) di Pino Cacucci, Oceano Mare (1993) di Alessandro Baricco, Vergogna (1999) di John Maxwell Coetzee, per finire con La strada (2006) di Cormac Mc Carthy.

Tredici immagini per dodici romanzi di autori differenti che Paolo Gotti ha amato e che hanno scandito la sua storia personale fatta di fotografie e viaggi che il fotografo compie ormai da quarant’anni attraversando tutto il pianeta.

Paolo Gotti, John Maxwell Coetzee da Vergogna (1999)

Paolo Gotti, John Maxwell Coetzee da Vergogna (1999)

Il monumentale repertorio fotografico di Gotti conta infatti oltre 10.000 fotografie scattate in oltre 70 paesi nei cinque continenti (fra gli altri in Niger, Cina, Haiti, Brasile, Messico, Guatemala, Nepal, Ceylon, Maldive, Indonesia, USA, Canada, Thailandia, Caraibi, Malesia, Yemen, Venezuela, Filippine, Cuba, India, Cile, Bolivia, Islanda, Australia, Colombia).

L’unico romanzo che è citato in due immagini differenti è Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez, in omaggio alla recente scomparsa del grande scrittore.

Paolo Gotti, Gabriel García Márquez da Cent’anni di solitudine (1967)

Paolo Gotti, Gabriel García Márquez da Cent’anni di solitudine (1967)

Paolo Gotti nasce a Bologna e si laurea in architettura a Firenze, dove frequenta il Centro di studi tecnico cinematografici conseguendo nel 1971 un attestato di idoneità alla professione di fotografo. Nel 1974 sceglie l’Africa come meta del suo primo vero viaggio, quello in cui, come dice l’artista, “si sa quando si parte, ma non si sa quando si torna”. Con la sua vecchia Land Rover attraversa il Sahara fino al Golfo di Guinea in Costa d’Avorio per poi fare ritorno in Italia dopo quasi cinque mesi a bordo di un cargo merci. In seguito a questa avventura che lo segna profondamente, intraprende a tempo pieno l’attività di architetto, grafico e fotografo. Dopo varie esperienze nel campo della pubblicità, si dedica sempre più al reportage. Gira il mondo con la sua Nikon per immortalare persone, paesaggi e situazioni che archivia accuratamente in un gigantesco atlante visivo, da cui nascono i calendari tematici che realizza da circa vent’anni.

PAOLO GOTTI

S T O R I E S. Un viaggio tra fotografia e letteratura
16 dicembre 2014 – 19 febbraio 2015

Foyer Teatro Duse

Via Cartoleria 42, Bologna

Informazioni per orari di apertura: + 39 051 231836

Press: Irene Guzman

paologotti.press@gmail.com

www.paologotti.com

Paolo Gotti, Umberto Eco da  Il nome della rosa (1980)

Paolo Gotti, Umberto Eco da Il nome della rosa (1980)

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rise up

Rise Up! La città che non dorme è un’iniziativa che consiste in una mostra, alcuni laboratori creativi e un’asta di beneficenza finale in collaborazione con Christie’s, organizzata dal Gruppo di Milano del CISOM, organismo dedicato alla Protezione Civile, al soccorso sanitario e all’assistenza dei più bisognosi, facente capo al Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta.

OZMO, Holy Mother and Child with upside down heads, Ancona, 2008

OZMO, Holy Mother and Child with upside down heads, Ancona, 2008

La mostra interattiva si terrà al MUBA – Museo dei Bambini di Milanoi dal 20 gennaio al 5 febbraio, e si basa sulla forte analogia tra Street Art e volontariato notturno per prestare assistenza ai senza fissa dimora per le strade della città di Milano, mentre l’asta benefica si terrà il 5 febbraio alle ore 20.00.

OZMO, Lady Liberty and David from Michelangelo sharing the same pedestal, Miami, 2014

OZMO, Lady Liberty and David from Michelangelo sharing the same pedestal, Miami, 2014

Nel progetto sono coinvolti anche gli street artists FLYCAT e OZMO. Quest’ultimo, in particolare, eseguirà eccezionalmente un live painting il 5 febbraio alle 18.00, realizzando dal vivo un grande dipinto dedicato alla figura della Carità che sarà battuto all’incanto la sera stessa. Il pubblico potrà assistere in diretta all’evento, osservando dal vivo l’artista mentre realizza l’opera.

OZMO, Lady Liberty and David from Michelangelo sharing the same pedestal, Miami, 2014

OZMO, Lady Liberty and David from Michelangelo sharing the same pedestal, Miami, 2014

Rise Up! La città che non dorme è ideata e organizzata da due giovani volontarie del CISOM, Giorgia Baruffaldi Preis e Giulia Solaro del Borgo, dal 2013 attive nell’associazione con attività socio assistenziale per i senza fissa dimora e le emergenze idrogeologiche e ambientali.

www.riseup-cisom.com

OZMO, Big fish eats small fish, London, 2011

OZMO, Big fish eats small fish, London, 2011

Press

Sara Zolla

Ufficio stampa

Nicoletta Rusconi Art Projects

sarazolla@gmail.com

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