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Archive for aprile 2015

Salvo Ligama, Lo scherzo di Giotto, 2014

Salvo Ligama, Lo scherzo di Giotto, 2014

Domani, martedì 28 aprile alle ore 18.00, la galleria PORTANOVA 12 di Bologna, specializzata in street art e illustrazione, aprirà la mostra 8bit_un mondo a pixel di Salvo Ligama, prima personale dell’artista siciliano, a cura di Antonio Storelli, con un testo critico di Emanuela Zanon.

Salvo Ligama, Adamo, 2014

Salvo Ligama, Adamo, 2014

Salvo Ligama,Eva, 2014

Salvo Ligama,Eva, 2014

Salvo Ligama, Martirio a colazione (Uova liberamente tratte da un’opera di Marcello Berenghi), 2014

Salvo Ligama, Martirio a colazione (Uova liberamente tratte da un’opera di Marcello Berenghi), 2014

Con 8bit_un mondo a pixel, Ligama porta il pubblico in un mondo che, come fa intuire il titolo, riproduce i meccanismi di scomposizione e dissoluzione dell’immagine in pixel tipici del virtuale digitale, ma con la maestria di chi conosce e sa usare i colori e la pittura. Lungo un percorso espositivo di circa 20 opere di medio formato, lo spettatore si imbatterà in ritratti, scene di personaggi umani e animali “pixelati” con acrilico, resine e tempera su cartone, che intuirà guardandoli a distanza, fino a riconoscerli interponendo un obiettivo digitale, lo schermo di uno smartphone, ritrovando con la ricomposizione retinica soggetti della grande tradizione pittorica, da Venerdì Santo e Adamo ed Eva, a Eucarestia, fino a  riferimenti estremamente contemporanei come Siamo a sud di Roma e Martirio a colazione (Uova liberamente tratte da un’opera di Marcello Berenghi) o riferimenti non privi di una certa ironia come Lo scherzo di Giotto o Biancaneve è in pericolo.

Salvo Ligama,Eucarestia, 2014

Salvo Ligama,Eucarestia, 2014

Salvo Ligama,Eucarestia (particolare), 2014

Salvo Ligama,Eucarestia (particolare), 2014

Salvo Ligama,Inri, 2015

Salvo Ligama,Inri, 2015

Salvo Ligama,Inri (particolare), 2015

Salvo Ligama,Inri (particolare), 2015

Con composizioni di bilanciata nitidezza, che rompono in realtà la riproducibilità del digitale, e l’inserimento di alcuni elementi dipinti con l’espediente pittorico del trompe l’oeil, Ligama riesce a manifestare una riflessione sui nuovi canoni suggeriti dalle tecnologie odierne senza abbandonare la sua vocazione originaria: la riflessione sull’uomo e sulla sua storia, interrogativi universali e delicate suggestioni emotive.

Salvo Ligama, Il desiderio di Apollo, 2014

Salvo Ligama, Il desiderio di Apollo, 2014

Salvo Ligama, America, 2015

Salvo Ligama, America, 2015

Salvo Ligama, America (particolare), 2015

Salvo Ligama, America (particolare), 2015

L’indagine dell’artista prende dunque spunto da quesiti che diventano cruciali nella contemporanea virtualità delle immagini e di cui ci suggerisce possibili risposte coinvolgendoci attivamente. Lo esplicita bene il testo critico di Emanuela Zanon: come conciliare i tempi lunghi della pittura e la soggettività con il “voluttuoso regno digitale” in cui siamo immersi? A chi si rivolge la pittura e quali codici linguistici deve usare per leggere “l’inestricabile intreccio di illusorietà e pragmatismo che caratterizza le nostre nuove abitudini percettive e comunicative”?

Salvo Ligama, Siamo a sud di Roma, 2015

Salvo Ligama, Siamo a sud di Roma, 2015

Salvo Ligama, Siamo a sud di Roma (particolare), 2015

Salvo Ligama, Siamo a sud di Roma (particolare), 2015

Se l’accesso alle cose è ormai raramente diretto e la digitalizzazione pare averci regalato il prodigio della “presenza nell’assenza”, Salvo Ligama si avvicina alla resa del visibile riproducendo con la manualità degli strumenti pittorici proprio quella scomposizione cromatica in pixel che palesa la non corrispondenza dell’immagine virtuale al vero. I pixel sono per l’artista gli atomi di una nuova materia telematica e inconsistente, sono i pigmenti di una pittura che si sforza di essere contemporanea, sono un modo per avvicinarsi alle cose e per avvicinarsi alla storia. Allo stesso tempo costruire le cose “pezzo per pezzo” gli permette di analizzarne da vicino la materia, l’epidermide dell’immagine in una storia di adattamento dei pacati intermezzi della pittura alla frenesia e al frastorno della nostra era.

Salvo Ligama, La resa dei conti, 2015

Salvo Ligama, La resa dei conti, 2015

8bit_un mondo a pixel, personale di Salvo Ligama

A cura di Antonio Storelli

Testo critico Emanuela Zanon

Vernice: Martedì 28 aprile ore 18.00

Periodo di apertura: 28 aprile – 23 maggio 2015

Sede espositiva: Galleria Portanova 12, Via Porta Nova 12, Bologna

Orari: tutti i giorni feriali 16.30-19.30

www.salvoligama.jimdo.com

Facebook Portanova 12 – Galleria d’arte: www.facebook.com/12portanova

Press Culturalia di Norma Waltmann

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Premessa: sono particolarmente contento di presentare attraverso le sue stesse parole questo progetto originale di Silvia Naddeo, una giovane artista che merita incoraggiamento, stima e ogni successo. Cara Silvia, continua così!

Silvia Naddeo, Day by Day, 015

Silvia Naddeo, Day by Day, 015 

Ispirazione quotidiana, mosaico destrutturato e digitale

Day by Day è un progetto artistico di Silvia Naddeo.

Un percorso lungo un anno: 365 giorni e altrettante piccole tessere andranno a raccogliere, documentare, mostrare un intero anno di ispirazioni quotidiane.

Il gesto rituale, lo sviluppo di un’abitudine, il mood che accompagna chi vive l’arte giorno per giorno: ognuno di questi elementi si inserisce nel processo creativo, fondendosi con il quotidiano, il materiale, il digitale.

Silvia Naddeo sceglie quotidianamente la tessera che rappresenterà la sua giornata, l’emblema di un’ispirazione istintiva. Sul biglietto da visita con la tessera, l’artista aggiunge data e firma: un preciso momento di vita – fotografato con un comune smartphone – è ora impresso sul cartoncino e condiviso con il resto del mondo attraverso i canali social.

Ogni nuovo giorno è una potenziale opera d’arte e, attraverso questo gesto rituale, l’artista interpreta il rapporto con la quotidianità. Il biglietto da visita rappresenta il ritrovarsi, il riconoscersi e la resa dei conti che, ogni giorno, affrontiamo con il nostro io.

Il risultato di questo percorso sarà una raccolta di 365 biglietti, simbolo di un intero anno di vita fatto di attimi e sensazioni, arte e quotidianità.

Tumblr: day by day – silvia naddeo.tumblr.com

Facebook: www.facebook.com/page/Day by Day

Silvia Naddeo, Day by Day, 002

Silvia Naddeo, Day by Day, 002

Daily inspiration, destructured digital mosaic

Day by Day is a project by italian artist Silvia Naddeo.

A year-long journey: 365 days and as many little tesseras will collect, document and represent an entire year of daily inspirations.

The ritual, the development of an habit, the mood of who lives art day by day: each one of these elements takes part in the creative process, joining the daily routine in a digital way.

Silvia Naddeo chooses the tessera that represents her day, symbol of an instinctive inspiration. Attached the tessera, she completes the card with date and signature: a definite life moment – photographed using a common smartphone – is now captured and impressed on the card and then shared through social networks.

Each day is a potential work of art and this ritual represents the artist’s interpretation of the daily routine. The business card represents a reckoning, the way we recognize and meet ourselves every day.

This journey will result in a collection of 365 cards symbolizing a slice of life made of moments and emotions, art and routine.

Tumblr: day by day – silvia naddeo.tumblr.com

Facebook: www.facebook.com/page/Day by Day

Silvia Naddeo, Day by Day, 081

Silvia Naddeo, Day by Day, 081

 

 

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Trobla by Tok Tok - personal furniture

Trobla by Tok Tok – personal furniture

Da tempo conosco e stimo l’attività artistica e di designer di Andrej Koruza, sloveno di nascita, che col gruppo Tok Tok – personal furniture, realizza mobili e oggetti eco-compatibili oltre che di elegante semplicità.

L’ultimo prodotto pensato in un paio d’anni di ricerca da questo ensemble così creativo è Trobla, un innovativo altoparlante fatto interamente di legno e adatto per iPhone e altri smarthphone. L’obiettivo dichiarato è “proporre più ecologia nel mondo dell’elettronica e dell’intrattenimento, che ogni giorno producono enormi quantità di e-rifiuti”, oltre ad essere una bella occasione lavorativa che questo team decisamente si merita.

Trobla by Tok Tok - personal furniture (illustrazione di Nina Mršnik)

Trobla by Tok Tok – personal furniture (illustrazione di Nina Mršnik)

Per realizzare questo progetto necessitano fondi (basterebbe raggiungere la quota di 10.700 $): ecco perché questi ragazzi hanno lanciato una campagna di raccolta finanziamenti col sempre più diffuso metodo del crowdfunding, in questo caso sulla piattaforma Kickstarter.

Personalmente ho già contribuito e invito tutti, lettori di passaggio o affezionati followers a donare un contributo, anche minimo, e soprattutto a spargere in fretta la voce su qualsiasi social (Facebook, Twitter, Instagram), oppure via e-mail o attraverso il classico vecchio passaparola: la campagna dura sino a maggio!

Qui di seguito le indicazioni (in inglese) per procedere: coraggio, non fate mancare il vostro aiuto e un grande in bocca al lupo ad Andrej e a tutta la squadra Tok Tok!

Tok Tok – personal furniture

Facebook: Tok Tok – personal furniture

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Premessa: come ogni anno tengo a festeggiare la ricorrenza del “pesce d’aprile” (ecco perché, come consuetudine, non ho pubblicato questo lunedì). Quest’anno lascio la parola all’intelligenza ironica, intellettuale, dissacrante, paradossale del grande Duchamp che, passata la Pasqua, terrà compagnia ai miei lettori sino a lunedì 13 aprile. Buone festività.

Marcel Duchamp, Roue de bicyclette, 1913

Marcel Duchamp, Roue de bicyclette, 1913 

Nel 1913 ebbi la felice idea di fissare una ruota di bicicletta su uno sgabello da cucina e di guardarla girare.

Qualche mese dopo comprai una riproduzione a buon mercato di un paesaggio invernale, di sera, che chiamai Farmacia dopo avervi aggiunto due piccoli tocchi, uno rosso e l’altro gallo, sull’orizzonte.

A New York nel 1915 comprai in un emporio una pala da neve su cui scrissi: “In advance of the broken arm” (Anticipo per il braccio rotto).

È più o meno in quel periodo che mi venne in mente il termine readymade per indicare questa forma di manifestazione.

C’è un punto che voglio definire molto chiaramente: la scelta di questi readymade non mi fu mai dettata da un qualche diletto estetico. La scelta era fondata su una reazione d’indifferenza visiva, unita a una totale assenza di buono o cattivo gusto… dunque un’anestesia completa.

Una caratteristica importante: la breve frase che scrivevo sul readymade.

Questa frase non descriveva l’oggetto come avrebbe potuto fare un titolo, ma era destinata a condurre la mente dello spettatore verso altre regioni più verbali. Talvolta vi aggiungevo un particolare grafico di presentazione; in tal caso, per soddisfare la mia simpatia per le allitterazioni, lo chiamavo ready-made aided (readymade aiutato).

Marcel Duchamp, Égouttoir, 1964 (originale perduto del 1914)

Marcel Duchamp, Égouttoir, 1964 (originale perduto del 1914)

Un’altra volta volendo sottolineare l’antinomia fondamentale tra l’arte e i readymade, immaginai un readymade reciproco (reciprocal ready-made): servirsi di un Rembrandt come tavolo da stiro!

Ben presto mi resi conto del danno che poteva procurare l’offerta indiscriminata di questa forma di espressione, e decisi così di limitare la produzione dei readymade a un piccolo numero ogni anno. Mi accorsi allora che per lo spettatore, più ancora che per l’artista, l’arte è una droga ad assuefazione e io volevo proteggere i miei readymade da una simile contaminazione.

Un altro esempio del readymade è che non ha niente di unico… la replica di un readymade trasmette lo stesso messaggio; infatti quasi tutti i readymade esistenti oggi non sono degli originali nel senso proprio del termine.

Un’ultima osservazione per concludere questo discorso da egomaniaco: come i tubetti di pittura utilizzati dall’artista sono prodotti di manifattura e già pronti, dobbiamo concludere che tutte le tele del mondo sono dei readymade aiutati e dei lavori di assemblaggio.

Marcel Duchamp (1887-1968) A proposito dei ready-made, in Art and Artist, London, luglio 1966, p.47 (Marcel Duchamp, Scritti, Milano 2005, pp.165-166).

Marcel Duchamp, Fountain, 1917 (fotografata da Alfred Stieglitz)

Marcel Duchamp, Fountain, 1917 (fotografata da Alfred Stieglitz)

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