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Archive for maggio 2015

Benjamin Murphy, Earthly Powers

Benjamin Murphy, Earthly Powers

È ancora aperta sino al 30 maggio presso la Galleria Mirada di Ravenna la personale del giovane e talentuoso artista britannico Benjamin Murphy Deaths and Entrances – Morti e Ingressi, curata con la consueta dovizia e originalità da Antonella Perazza.

Sono pertanto lieto di ospitarne il testo critico, rinnovando i complimenti a lei, all’artista e alla Galleria Mirada. 

Benjamin Murphy, Futility

Benjamin Murphy, Futility

Benjamin Murphy – Deaths and Entrances

di Antonella Perazza

Il mondo che conosci attraverso i sensi, in particolare i tuoi occhi, è a colori. La tua esperienza visiva di tutti i giorni è filtrata attraverso lo spettro della luce, ma Benjamin ti vuole accompagnare in un posto altro, lontano da qui. Ed è così lontano e diverso dalla normale percezione, da essere in bianco e nero. Lo spazio della Galleria Mirada, che hai avuto modo di guardare in altre occasioni, è conquistato e rivoluzionato dall’artista, venato di scotch isolante dal segno lirico e persuasivo per renderlo intimo, empatico. La tua capacità di memorizzare gli spazi è stata annullata.

Se hai creduto di riconoscerti in uno dei suoi ritratti, non è un abbaglio o un’allucinazione. I volti dei suoi personaggi sono basati sulle foto che la gente gli spedisce, e questa familiarità è importante, ti introduce nel suo immaginario. Non preoccuparti però se gli occhi sono bianchi e senza pupille, è solo un modo per tagliare i ponti con la realtà. Gli occhi sono lo specchio dell’anima e senza questo specchio, sarai obbligato a non farti ingannare dal tuo stesso riflesso e dovrai gettare le tue emozioni dentro il quadro.

Benjamin Murphy, Skull Hugger

Benjamin Murphy, Skull Hugger

Nei frames intravedi l’interno di una stanza, alcuni mobili o altri oggetti ma non lasciarti distrarre: è sul personaggio che devi concentrarti. Di solito è una donna, idea perfetta nella carne della vita, ed è nuda perché tu non possa distrarti pensandola vestita con gli abiti di un’epoca in particolare. Il tempo si è fermato, fermati anche tu.

Ma questo è solo l’inizio di Deaths and Entrances, perché qui nulla finisce. Benjamin Murphy vuole mostrarti un racconto che tu stesso puoi continuare a costruire stanotte, rientrando a casa e prendendo in mano la raccolta di poesie di Dylan Thomas. C’è un’affinità particolare, infatti, tra il poeta e l’artista che non si limita alla loro provenienza. Dice Thomas a proposito dei defunti:

benché impazziscano saranno sani di mente,

benché sprofondino in mare risaliranno a galla,

benché gli amanti si perdano l’amore sarà salvo

E la morte non avrà più dominio.

Amore, fragilità e innocenza, oscenità e bellezza, vizio, caos e vanità. Strumenti di tortura, armi, chiavi, ossa, uccelli intagliati minuziosamente in pezzetti di nastro adesivo. Nelle sue opere anche la vita e la morte convivono in pace senza antagonismi e in un dolce abbandono, manifestazioni differenti della stessa forza universale. Silenziose, come entrate e uscite di scena.

www.mirada.it

www.benjaminmurphy.info

Benjamin Murphy, Deaths and Entrances, Galleria Mirada, Ravenna maggio 2015

Benjamin Murphy, Deaths and Entrances, Galleria Mirada, Ravenna maggio 2015

Benjamin Murphy, Deaths and Entrances, Galleria Mirada, Ravenna maggio 2015

Benjamin Murphy, Deaths and Entrances, Galleria Mirada, Ravenna maggio 2015

Benjamin Murphy, Deaths and Entrances, Galleria Mirada, Ravenna maggio 2015

Benjamin Murphy, Deaths and Entrances, Galleria Mirada, Ravenna maggio 2015

Benjamin Murphy, Deaths and Entrances, Galleria Mirada, Ravenna maggio 2015

Benjamin Murphy, Deaths and Entrances, Galleria Mirada, Ravenna maggio 2015

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Mattia Bosco, Fiori violenti, 2015 (foto di Luca Peruzzi)

Mattia Bosco, Fiori violenti, 2015 (foto di Luca Peruzzi)

Mattia Bosco, la cui attività artistica è caratterizzata dall’utilizzo di materiali nobili, si cimenta qui con i grandi temi della forma e della materia in un’avvolgente installazione site-specific in cui il materiale principe è il legno e l’interezza di tronchi provenienti da un’operazione di recupero di alberi abbattuti all’interno del territorio del Comune di Arzignano (VI), già sostenitore di Atipografia.

Mattia Bosco, Fiori violenti, 2015 (foto di Luca Peruzzi)

Mattia Bosco, Fiori violenti, 2015 (foto di Luca Peruzzi)

Mattia Bosco, Fiori violenti, 2015 (foto di Luca Peruzzi)

Mattia Bosco, Fiori violenti, 2015 (foto di Luca Peruzzi)

Mattia Bosco, Fiori violenti, 2015 (foto di Luca Peruzzi)

Mattia Bosco, Fiori violenti, 2015 (foto di Luca Peruzzi)

Mattia Bosco, Fiori violenti, 2015 (foto di Luca Peruzzi)

Mattia Bosco, Fiori violenti, 2015 (foto di Luca Peruzzi)

Una foresta di tronchi e fusti, che paiono quasi resti di un colonnato greco come evocato da Disordine Corinzio, una delle opere del percorso, va a ricreare all’interno delle antiche sale della tipografia una cattedrale di ossa vegetali, così come le intende Mattia Bosco, “ultimi fiori” che si dischiudono con un gesto violento, quello dello spezzare, mostrando tutto il proprio intimo mistero fatto di luce accumulata da queste travi nel corso degli anni. Le linee spezzate e chiuse formano dei triangoli, un simbolo sacro nato da un atto di forza compiuto dall’artista sul legno stesso, liberando la luminosità in esso contenuta e svelando così il “non visibile”, la vita che si cela all’interno degli alberi, bilanciando i rami che cercano la luce con quelli che sono nel buio della terra, come ricorda l’artista stesso.

Mattia Bosco, Fiori violenti, 2015 (foto di Luca Peruzzi)

Mattia Bosco, Fiori violenti, 2015 (foto di Luca Peruzzi)

Mattia Bosco, Fiori violenti, 2015 (foto di Luca Peruzzi)

Mattia Bosco, Fiori violenti, 2015 (foto di Luca Peruzzi)

Mattia Bosco, Fiori violenti, 2015 (foto di Luca Peruzzi)

Mattia Bosco, Fiori violenti, 2015 (foto di Luca Peruzzi)

Questo fenomeno è scientificamente descritto come “fototropismo” e, parafrasando Charles Sanders Peirce, si può poeticamente riassumere come “un istinto innato dunque, che coinvolge anche la natura umana”. Infatti è intento dell’artista cercare e tendere al riscontro di una continuità o di un contrasto fra la tangibilità delle cose e la nostra stessa corporeità.

Mattia Bosco, Fiori violenti, 2015 (foto di Luca Peruzzi)

Mattia Bosco, Fiori violenti, 2015 (foto di Luca Peruzzi)

Mattia Bosco, Fiori violenti, 2015 (foto di Luca Peruzzi)

Mattia Bosco, Fiori violenti, 2015 (foto di Luca Peruzzi)

Mattia Bosco, Fiori violenti, 2015 (foto di Luca Peruzzi)

Mattia Bosco, Fiori violenti, 2015 (foto di Luca Peruzzi)

Mattia Bosco: Fiori violenti – Fototropismo verso la forma

A cura di Elena Dal Molin

Dal 21.03 al 23.05 presso Atipografia Associazione Culturale

Arzignano (VI), Piazza Campo Marzio, 26

Info e contatti:

www.atipografia.it

facebook: Atipografia

info@atipografia.it

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Roberto Paolini (1934-2012), Riquadro III

Roberto Paolini (1934-2012), Riquadro III

In occasione di EXPO 2015, domani, 12 maggio alle ore 19.00, si inaugura presso i prestigiosi spazi della Galleria Bianconi di Milano la mostra Omaggio a Roberto Paolini, dedicata alla figura poliedrica dell’artista e chef Roberto Paolini.

Nell’immaginario collettivo internazionale l’Italia e la sua identità sono da sempre associate alla cultura del “fare” e alla ricerca del “bello”, quella cultura, quella tradizione che vide nel Rinascimento le botteghe dei grandi maestri affrontare con lo stesso impegno e la medesima ideazione artistica sia gli affreschi delle grandi volte delle cattedrali sia le decorazioni degli splendidi cassoni nuziali destinati a principi e rampolli nobiliari o i volti di quest’ultimi ritratti sulla superficie di fragili e preziose maioliche.

È questa la tradizione classica, trasfigurata nella contemporaneità, che, in un momento dialettico così importante fra l’Italia e la costellazione delle diverse culture internazionali, si intende celebrare con questa esposizione.

Come scrive Adriana Polveroni nel testo di presentazione della mostra: “Roberto Paolini è stato un “artista del fare”, che con le mani creava autentici capolavori. Che fossero piatti ingegnosi, quando ancora non si parlava di “food”, ma il cibo poteva essere comunque un gesto inventivo (…). E sia che fossero gioielli, più simili a sculture da indossare. Elaborate, imprevedibili, preziose. Opere uniche. (…) Ecco, i materiali per Roberto Paolini erano importanti, andavano rispettati ma soprattutto esplorati, fino a tirarne fuori le potenzialità, le soluzioni meno ovvie che trattenevano al loro interno.”

Roberto Paolini (1934-2012), Carta lignea

Roberto Paolini (1934-2012), Carta lignea

È cosi che nelle opere esposte in mostra la materia, sia essa ferro, vetro o pigmento, riassume in sé  una sapienza antica che, riletta attraverso quelle domande di senso sulla luce, il colore, la forma o lo spazio, proprie della lezione di artisti come Lucio Fontana, Sol LeWitt e molti altri, diviene icona archetipica di un’identità, di un’appartenenza culturale.

Negli spazi della Galleria Bianconi, oltre alle opere esposte per gentile concessione dell’Archivio Paolini, grazie alla cui collaborazione la mostra è stata realizzata, sarà presentata al pubblico per la prima volta l’installazione di inedite sculture in edizione limitata, realizzate per volontà, disegno e secondo le precise istruzioni del maestro Roberto Paolini. In queste sculture la forma perfetta dell’uovo primigenio, modellato come un golem dalla terra, diviene, per mezzo di uno squarcio netto eseguito dalla mano dell’uomo, ritratto, volto dell’artista e di ciascuno di noi nella nostra individualità e moltitudine ad un tempo.

A conclusione del vernissage, nelle suggestive stanze del Palazzo Segreti, seguirà una performance, su invito, della stella emergente della cucina internazionale Roberto Valbuzzi, con la riproduzione di un’opera fedelmente tradotta in creazione culinaria e con la reinterpretazione di selezionati piatti dell’artista e chef  Roberto Paolini. Un viaggio attraverso le possibili connessioni tra arte e cucina, discipline molto diverse ma straordinariamente capaci di attingere alle medesime forme e agli stessi linguaggi espressivi.

Creazione dello chef Roberto Valbuzzi ispirata ad un'opera di Roberto Paolini

Creazione dello chef Roberto Valbuzzi ispirata ad un’opera di Roberto Paolini

Omaggio a Roberto Paolini
Testo di Adriana Polveroni
In collaborazione con Archivio Paolini

13 maggio -16 giugno 2015
Lun-Ven 10.30-13.00, 14.30-19.00 (Sabato su appuntamento)

Presso Galleria Bianconi
via Lecco 20, 20124 Milano

Tel +39 02 22228336
info@galleriabianconi.com
www.galleriabianconi.com

Archivio Paolini
via Cesare Battisti 2, 40123 Bologna
Tel. +39 051 266167
ufficiostampa@archiviopaolini.it
www.archiviopaolini.it

Archivio Paolini Press

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Claudio Borghi, Fiori alti, 2010, acciaio verniciato, 209 × 84 × 28 - 51 × 66 × 35 cm, Fondazione Leonesia Puegnago (BS)

Claudio Borghi, Fiori alti, 2010, acciaio verniciato, 209 × 84 × 28 – 51 × 66 × 35 cm, Fondazione Leonesia Puegnago (BS)

Claudio Borghi (1954) ha recentemente ha realizzato la grande scultura Teatrino del tempo leggero per la piazza Cavour del Comune della sua Barlassina.

Per l’occasione è stato pubblicato il bel volume …dalle cinque alle sette (Silvana Editoriale 2014), da cui è tratto il seguente commento di Maddalena Mazzocut-Mis che apre il primo dei tre saggi in catalogo:

“Credo che ti possa piacere questo inizio: “la pensiamo allo stesso modo”. E allora ci vorrebbe un bel punto e basta. Lasciamo che l’opera parli; che parli il suo respiro e, più ancora, che la sua forma ci colga impreparati, quando all’improvviso, volgendo lo sguardo, ci cattura negli spazi trasparenti che disegna. Se è così, facciamo in modo che la nostra timidezza faccia avanzare la protagonista e che lasci nell’ombra due persone che mangiano una buona pizza sotto un grande albero, un mezzogiorno di primavera. No, tu preferiresti un buon gelato, tra le cinque e le sette, dopo una giornata di lavoro: due chiacchiere e quel tempo che scorre calmo, perché tutto segue, almeno in quelle due ore, un suo ordine…”

Claudio Borghi, Interno, 2013, acciaio verniciato, 115 × 13 × 15 - 146 × 35 × 11 cm

Claudio Borghi, Interno, 2013, acciaio verniciato, 115 × 13 × 15 – 146 × 35 × 11 cm

Così Anna Comino li chiude:

“…Qui Claudio Borghi esprime in pieno la sua spiritualità plastica: tra le pieghe dell’acciaio trovano posto i suoi pensieri, le sue letture, le sue meditazioni. Appunti che spesso raccoglie in brevi testi e che traduce in forme scultoree che quasi gli sfuggono dalle mani. E in questa atmosfera rarefatta la magia del bosco ritorna suono. Ma questa volta è respiro.”

Claudio Borghi, Teatrino del tempo leggero, 2013, ferro, 50 x 15 x 33 cm

Claudio Borghi, Teatrino del tempo leggero, 2013, ferro, 50 x 15 x 33 cm

 

Claudio Borghi – Dalle Cinque alle Sette

2 – 23 maggio 2015

niArt, via Anastagi 4a/6 Ravenna

martedì e mercoledì 11-12,30, giovedì e venerdì 17-19, sabato 11-12,30/17-19

www.niart.it  ; www.niart.eu  ; artgallery@alice.it

Ingresso libero

 

Claudio Borghi, Teatrino del tempo leggero (particolare), 2014, acciaio corten, 290 x 605 x 200 cm, Piazza Cavour, Barlassina (MB)

Claudio Borghi, Teatrino del tempo leggero (particolare), 2014, acciaio corten, 290 x 605 x 200 cm, Piazza Cavour, Barlassina (MB)

 

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