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Archive for settembre 2016

Il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto all'Ashram Joytinat, settembre 2016, foto di Cristina Panicali

Il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto all’Ashram Joytinat, settembre 2016, foto di Cristina Panicali

Armonizzare le differenze

Testo e performance a cura di Fulvio Chimento e Raffaele Quattrone  con il patrocinio di Regione Marche

La performance Terzo Paradiso/Rebirth Day presso l’Ashram Joytinat di Corinaldo (AN) fa parte di una serie articolata di eventi e momenti espositivi organizzati in tutto il mondo: una delle più articolate operazioni artistiche pensate collettivamente negli ultimi anni. Grazie alla curatela di Fulvio Chimento e Raffaele Quattrone il Terzo Paradiso è stato ospitato per la prima volta in un Ashram (in sanscrito “via delle difficoltà”, ma può essere tradotto in italiano come “luogo di ritiro”), un luogo che accoglie persone di differente provenienza sociale, senza distinzione di genere, religione e nazionalità, in cui la “regola” fondante è quella del Karma Yoga (dove Karma significa “azione” e Yoga “unione”). L’Ashram Joytinat è una comunità vedica fondata dal Maestro indiano Swami Joythimayananda, in cui le attività quotidiane vengono svolte con l’attitudine mentale di offrire Seva (“servizio”), eseguendo il proprio lavoro senza aspettative. Tali concetti di provenienza orientale si sposano con la poetica di Michelangelo Pistoletto, che è incentrata sulla “demoprassia”, ovvero il “mettere in atto pratiche vive di impegno civile creativo”, e sulla convinzione olografica che “ogni frammento di specchio è parte del Grande Specchio in quanto ne conserva tutte le caratteristiche e qualità”.

Il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto all'A, settembre 2016, foto di Cristina Panicali

Il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto all’A, settembre 2016, foto di Cristina Panicali

Il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto all'Ashram Joytinat, settembre 2016, foto di Cristina Panicali

Il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto all’Ashram Joytinat, settembre 2016, foto di Cristina Panicali

Il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto all'Ashram Joytinat, settembre 2016, foto di Cristina Panicali

Il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto all’Ashram Joytinat, settembre 2016, foto di Cristina Panicali

Tra i vari contesti espositivi che hanno ospitato il Terzo Paradiso ricordiamo il Musée du Louvre di Parigi (2013) e la Biennale di Venezia (2005), oltre a luoghi pubblici di inestimabile valore storico-artistico, come le Terme di Caracalla a Roma (2015 e 2016), Piazza Duomo a Milano (2015) e il Mercato Centrale di Firenze (2015). Ma il progetto con cui il Terzo Paradiso realizzato in Ashram trova maggiore affinità, anche in relazione al valore spirituale del luogo, è il Bosco Sacro di San Francesco ad Assisi. Qui, nel 2010, l’artista piemontese ha inscritto il simbolo del Terzo Paradiso solcando il terreno del bosco con l’aratro e piantando 150 alberi di ulivo che, crescendo, hanno dato forma a un’opera ancora oggi in divenire. Nel caso specifico dell’Ashram, i curatori hanno deciso di utilizzare materiali reperiti esclusivamente in loco, con un chiaro riferimento alla “povertà” e alla naturalità degli elementi: balle di fieno, legno e sassi; nel cerchio centrale hanno scelto di lasciare in evidenza come simbolo di rinascita il verde del prato, ricco di erbe e fiori di campo, e inserito un grande fuoco con una pira di legname contorniata da calce bianca. In occasione dell’inaugurazione, il Maestro Joythimayananda ha affermato la necessità impellente per la società attuale di superare gli “egoismi” e i “dualismi”. In questo senso i due cerchi esterni del simbolo del Terzo Paradiso rappresentano altrettante entità separate, “io” e “tu”, mentre il cerchio centrale evidenzia il superamento tangibile di questo dualismo: il “noi”, il germe della nuova umanità basata sull’armonizzazione delle differenze, siano queste di tipo politico, religioso o culturale. La stessa concezione del progetto Terzo Paradiso/Rebirth Day è in quest’ottica un progetto de-soggettivizzato, in quanto, pur essendo stato ideato da un artista, è diventato a tutti gli effetti un progetto collettivo.

Il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto all'Ashram Joytinat, settembre 2016, foto di Cristina Panicali

Il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto all’Ashram Joytinat, settembre 2016, foto di Cristina Panicali

Il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto all'Ashram Joytinat, settembre 2016, foto di Cristina Panicali

Il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto all’Ashram Joytinat, settembre 2016, foto di Cristina Panicali

Il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto all'Ashram Joytinat, settembre 2016, foto di Cristina Panicali

Il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto all’Ashram Joytinat, settembre 2016, foto di Cristina Panicali

Il simbolo del Terzo Paradiso è stato realizzato presso l’Ashram Joytinat con balle di fieno in un campo coltivato, per evocare un rimando concreto al lavoro, all’impegno, al “fare”. Il 4 settembre 2016 alle ore 18 è stato acceso al centro del simbolo un grande fuoco, ritualizzando in questo modo il passaggio dal vecchio al nuovo, da ciò di cui ci si vuole liberare e ciò che si vuole raggiungere. Dopo aver cantato la AOM (il suono “primordiale” dell’Universo secondo la cultura vedica), più di cento persone hanno compiuto in silenzio tre giri perimetrali, tenendosi la mano. Durante il rito ogni partecipante ha cosparso il terreno con terra mista a cenere, al fine di fertilizzare i campi, come avveniva nella tradizione contadina in Italia nei mesi estivi. Un chiaro simbolo di rinascita per una società che Michelangelo Pistoletto immagina basata su valori come condivisione, partecipazione, cooperazione, rispetto e sostenibilità. La performance, in questo caso, ha avuto anche una forte componente spirituale.

Il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto all'Ashram Joytinat, settembre 2016, foto di Cristina Panicali

Il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto all’Ashram Joytinat, settembre 2016, foto di Cristina Panicali

Nota: Il rapporto tra Pistoletto e la religione è un rapporto molto stretto. Ricordiamo alla fine degli anni Settanta la mostra “Divisione e moltiplicazione dello specchio. L’arte assume la religione” dove Pistoletto presenta due fondamentali direzioni del suo lavoro futuro. Al primo punto, Divisione e moltiplicazione dello specchio, Pistoletto ci arriva dividendo lo specchio in due e spostando le due metà fino a formare un angolo, in modo da permettere all’una di riflettere l’altra. Così se il sistema capitalistico prima moltiplica e poi divide, la nuova società deve prima dividere (cioè condividere) e poi moltiplicare quello che ha condiviso. La condivisione deve essere cioè la logica alternativa all’accumulazione ed esclusione tipica del capitalismo.

 

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Bertozzi & Casoni, Polar Bear (particolare), 2016, ceramica policroma su ferro, cm190x200x110

Bertozzi & Casoni, Polar Bear (particolare), 2016, ceramica policroma su ferro, cm 190x200x110

Venerdì 16 settembre la Galleria Antonio Verolino ha inaugurato la personale di Bertozzi & Casoni “Il capitale umano. Tra consolazioni e desolazioni”.

La mostra, curata da Franco Bertoni, architetto, critico d’arte ed esperto di ceramica del ‘900, è inserita nell’ambito del programma del FestivalFilosofia di Modena.

Partendo dal tema della manifestazione, l’agonismo, l’esposizione si sviluppa a partire da Polar Bear, un’installazione raffigurante un gigantesco orso bianco che i maestri della ceramica Giampaolo Bertozzi e Stefano Dal Monte Casoni hanno immaginato ingabbiato, prigioniero e a rischio di estinzione a causa dei mutamenti determinati dall’attività umana.

Bertozzi & Casoni, Dedicato, 2016, ceramica policroma, cm28x43x27

Bertozzi & Casoni, Dedicato, 2016, ceramica policroma, cm 28x43x27

Attorno a questa figura emblematica della lotta evolutiva, altre opere (cestini stracolmi di cartacce e lumache, pile di piatti sporchi, tubature in cui si incastrano oggetti d’uso comune e didascalie) indicano la dialettica di composizione e decomposizione, morte e rigenerazione che attraversa l’esistenza di individui e società, in un continuo pendolo tra consolazioni e desolazioni: sono i rifiuti che ciascuno lascia dietro di sé, piccole estinzioni locali che agitano il mondo delle cose anche nell’epoca dell’abbondanza.

Bertozzi & Casoni, Tempo libero, 2016, ceramica policroma, cm47x40,5x62,5

Bertozzi & Casoni, Tempo libero, 2016, ceramica policroma, cm 47×40,5×62,5

Infine, particolarmente significativa per l’identità della galleria, l’opera tessile nata da un disegno di Giampaolo Bertozzi e realizzata manualmente dalle maestranze attivate da Antonio Verolino, il quale ha ereditato la passione per tappeti e arazzi preziosi dal padre Raffaele, l’antiquario che indiscutibilmente rappresenta in questo campo il punto di riferimento in Italia e non solo.

La competenza acquisita negli anni ha già portato Antonio Verolino a collaborare con artisti come Enzo Cucchi, David Tremlett e Luigi Ontani. La nuova opera tessile di Bertozzi & Casoni, raffigurante un alveare che a sua volta disegna un teschio, è interamente annodata a mano in seta, materiale che le dona un particolare movimento grazie al cambiamento del colore in base alla luce. Completa l’opera una cornice in ceramica che riproduce anch’essa un alveare da cui nascono più di 1000 fiori in ceramica.

Irene Guzman press

Vertozzi & Casoni, Estate, 2015, ceramica policroma, cm 74x65x40

Bertozzi & Casoni, Estate, 2015, ceramica policroma, cm 74x65x40

Bertozzi & Casoni. Il capitale umano. Tra consolazioni e desolazioni

Galleria Antonio Verolino 16 settembre – 24 ottobre 2016

Via Farini 70 angolo Piazza Roma – Modena

Tel. 059237845  www.galleriaantonioverolino.com

Orari: da lunedì a sabato dalle 9,00 alle 19,30

 

 

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fori imperiali al tramonto

Temi che la “Città eterna” possa sembrarti vuota e noiosa senza più la donna che ti ci attirava e tratteneva. È probabile che a quel punto avrai soltanto un desiderio, quello di prendere il primo treno una volta sistemati i tuoi affari, senza neppure approfittare del fine settimana, e di ripartirne, se sarà di sabato, alle tredici e trentotto, in prima classe, oppure, come speri, in vagone-letto, col treno che hai preso domenica scorsa, molto più veloce di quello che hai scelto per lunedì sera perché c’è anche la terza classe.

Nel pomeriggio, ne sei già certo, passeggerai in quella parte della città dove a ogni passo ci si imbatte nei resti degli antichi monumenti dell’Impero, dove in pratica non si vede altro, con la città moderna e la città barocca che per certi versi sembrano ritirarsi per lasciarli nella loro solitudine immensa.

Attraverserai il Foro, salirai sul Palatino, e lì quasi ogni pietra, ogni muro di mattoni ti ricorderà qualche parola di Cécile, qualcosa che tu abbia letto o imparato per potergliela testimoniare; dal Palazzo di Settimio Severo guarderai scendere la sera sugli spuntoni delle Terme di Caracalla che si stagliano in mezzo ai pini; ridiscenderai passando per il Tempio di Venere e Roma e assisterai agli ultimi bagliori del crepuscolo, all’addensarsi del buio nel Colosseo, poi passerai accanto all’Arco di Costantino, imboccherai via San Gregorio e via dei Cerchi lungo l’antico Circo Massimo; nella penombra scorgerai alla tua sinistra il Tempio di Vesta e dall’altro l’Arco di Giano Quadrifronte; da lì raggiungerai il Tevere, che costeggerai fino a via Giulia, per tornare verso Palazzo Farnese, e sicuramente a quel punto dovrai aspettare solo qualche minuto prima che ne esca Cécile.

Michel Butor (Mons-en-Barœul, 14 settembre 1926 – Contamine-sur-Arve, 24 agosto 2016), La modification (1957), traduzione di S.C. Perroni, Roma 2006, pp.79-80.

 

 

 

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D'après Magritte, in tarda mattinata, agosto 2016, Ravenna (foto Luca Maggio)

D’après Magritte, in tarda mattinata, agosto 2016, Ravenna (foto Samsung S4 Luca Maggio)

Cos’è il surrealismo? L’inatteso.

Ecco un Magritte nascosto in un edificio in stato di demolizione in via N. Baldini a Ravenna: tra un grande albero a sinistra e un lampione spento a destra, il cielo affacciato in una stanza sopra e nel piano sottostante la notte più scura.

L’inatteso, appunto.

D'après Magritte, verso il tramonto, agosto 2016, Ravenna (foto Luca Maggio)

D’après Magritte, verso il tramonto, agosto 2016, Ravenna (foto Samsung S4 Luca Maggio)

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