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Archive for novembre 2016

Premessa: pubblico la mia introduzione al volume LiberoLibroEssegi. Rivisitazione di libri (Edizioni Essegi, San Michele-Ravenna 2016), progetto nato nel 2008 e che ha già avuto altre edizioni di successo. In sostanza, alcuni studenti di Accademie e Facoltà d’arte italiane e straniere (Ravenna e Bologna, Urbino, Lecce, Brera-Milano, Catanzaro, Carrara, Roma, Lisbona, Bilbao, Barcellona) si sono cimentati nell’elaborare opere a partire da vecchi testi Essegi da loro interpretati, stravolti, manipolati, in una parola ricreati, fatti rivivere. Non posso che ringraziare Paola Babini, coordinatore didattico dell’Accademia di Ravenna, e Patrizia Dal Re, editore Essegi, per avermi coinvolto in questa bella iniziativa.

libero-libro-essegi-2016

LiberoLibroEssegi 2016. Una piccola rivoluzione manuale

di Luca Maggio

“Il linguaggio è ciò che rende sopportabile vivere con gli altri ma è anche ciò che fa riaprire le ferite.” Anne Carson, Antropologia dell’acqua

L’occidente è la civiltà della parola, in particolare dell’alfabeto vocalico che in forma scritta si traduce in sequenze lette da sinistra a destra, cosa questa che ha sollecitato l’uso dell’emisfero sinistro del nostro cervello e dunque delle sue funzioni analitiche e razionali, al contrario di altre tradizioni scritte non vocaliche, con lettura da destra a sinistra, che sono ricorse all’emisfero destro, più spaziale, sintetico e sede delle emozioni umane.

Dallo studio di questa premessa, Derrick de Kerckhove[1] mostra come proprio a partire dalla scelta espressiva dei due diversi tipi di alfabeto siano derivate società differenti, in particolare quella vocalica occidentale caratterizzata da un pensiero logico-sequenziale-scientifico alternativo, se non opposto, ai modelli orientali non a caso più aperti all’ambito del mistero (del resto, dove sono nate le grandi religioni mono e politeiste?).

Tuttavia proprio i nuovi media occidentali (di un occidente però globalizzato, con influenze e apporti da ogni latitudine) stanno mettendo in crisi questa dicotomia linguistica nel momento in cui attraverso il tablet, la tavoletta-schermo, pur confermando l’antica e più pratica forma del codex-libro rispetto ai volumina, ovvero i rotoli in papiro o pergamena dell’antichità, hanno creato un testo (e perché no, ipertesto) multimediale che necessita delle attitudini proprie dell’emisfero destro, prima fra tutte la simultaneità spaziale, peraltro con conseguenze sulla riorganizzazione del linguaggio e delle informazioni da parte delle generazioni attuali e a venire.

Tornando alle radici dell’occidente più classico, si dice che l’Europa moderna sia nata dall’incontro fra civiltà greco-romana ed ebraica, troppo spesso scordandosi dei contributi fondamentali dati dai cosiddetti barbari, germani o asiatici che fossero, che rinvigorirono un impero esausto e in crisi economico-sociale da secoli, sino ad adottarne alcune forme o a trasformare in altre quelle originali: emblematico in questo senso l’Editto del longobardo Rotari (643) che, in caso di controversie, pur tentando una sostituzione delle faide con risarcimenti in beni e denaro (guidrigildo), continuava ad ammettere l’ordalia, ovvero il “giudizio di Dio” in cui il presunto colpevole si doveva sottoporre a prove fisiche purificanti con acqua o più spesso fuoco e carboni ardenti.

Entra (o per tanti versi rientra) dunque nel riordinato mondo occidentale dopo la codificazione legislativa giustinianea (il Digesto del 533) l’elemento performativo-corporale che scacciato dall’ufficialità rigorosa e cristiana, non solo percorre lunghe vie carsiche che, a parte le nudità plastico-pittoriche inaugurate dal Rinascimento in poi, lo conducono a una libertà definitiva solo nell’inoltrato XX secolo, ma qua e là rispunta beffardo proprio dove e quando meno lo si attenderebbe: nel cuore del cuore del medioevo, civiltà biblica nel senso del Libro per eccellenza e dei libri suoi commentari e derivati, manoscritti talvolta con miniature provocanti e più che esplicite, come un’invocazione degli artisti a non rinunciare mai da parte dell’uomo alla festa del suo corpo.

Ed ecco che il corpus di testi avanzati e destinati al macero delle Edizioni Essegi, provenienti da un magazzino che ci si augura infinito e s’immagina alchemicamente soffuso di polvere e lucore metafisico in sottofondo di Scelsi, viene barbaricamente aperto, sezionato, vivificato da una piccola rivoluzione manuale, giunta ormai alla terza edizione, attuata da giovani artisti di svariate Accademie, che trasformando ma non snaturando l’oggetto a loro capitato in sorte, compiono l’operazione inversa del praghese rabbi Jehuda Löw scrivendo in fronte al loro piccolo golem solo “emet” (verità) e non più “met” (morte), applicando in senso più che attivo la “responsabilità creativa del lettore” di cui parlava George Steiner[2], dunque giocando con la carta e connettendo quelle parole obliate al lavorio dei loro emisferi destri, come a dimostrare che libri si nasce ma si diventa anche, avendo più vite insospettate a disposizione in pochi cm quadrati, purché essi siano sede di “scoperta (inventio) … di immagini vergini e giustificate solo da se stesse, la cui validità è determinata solo dalla quantità di GIOIA DI VITA che contengono.”[3]

Dice uno dei personaggi del folgorante La casa di carta di Carlos Maria Domínguez: “La biblioteca che si mette insieme è una vita. Non è mai una somma di libri”, cosa che infatti causerà la follia di Carlos Brauer, il bibliofilo e misterioso protagonista del romanzo. La biblioteca “altra” rinata e cresciuta negli ultimi anni grazie al progetto “LiberoLibroEssegi” ne è fra le testimonianze più generative.

(Introduzione al volume LiberoLibroEssegi. Rivisitazione di libri , Edizioni Essegi, San Michele-Ravenna 2016)

 

[1] D. de Kerckhove, Dall’alfabeto a internet. L’homme «littéré»: alfabetizzazione, cultura, tecnologia, Milano 2009.

[2] G. Steiner, Nessuna passione spenta, Milano 2001.

[3] Camillo Corvi-Mora, Piero Manzoni, Ettore Sordini, Giuseppe Zecca, Per la scoperta di una zona d’immagini, 9 dicembre 1956.

 

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Piazza Kennedy a Ravenna qualche anno fa...

Piazza Kennedy a Ravenna sino al 2014

E dopo il disastro elettorale americano, torniamo alle beltà nostrane…

C’era una volta nel cuore di Ravenna una piazza intitolata al presidente statunitense Kennedy ridotta nel corso del tempo a brutto parcheggione. L’amministrazione PD decise così di chiuderla per ridarle vita nuova.

Nel 2010 venne indetto un “concorso di idee” (costo 44 mila euro) vinto dalla proposta dello studio Samarati di Casalpusterlengo, che però fu poi ritoccata dai tecnici comunali (quali?), coinvolgendo anche l’architetto e urbanista bolognese Pierluigi Cervellati (il quale recentemente ha negato la paternità del piano attuato, non avendo seguito le fasi successive), sino ad arrivare al progetto preliminare del 2012.

Piazza Kennedy, rendering del nuovo progetto

Piazza Kennedy, rendering del progetto preliminare del 2012

La Fondazione Banca del Monte di Bologna e Ravenna, dopo aver speso 12 milioni di euro per il restauro di Palazzo Rasponi dalle Teste inaugurato nel 2014 (edificio che s’affaccia proprio su Piazza Kennedy e tuttora è uno splendido guscio vuoto, nel senso che le persone preposte in Comune non hanno mai accennato a una minima programmazione culturale organica e pluriennale di mostre e conferenze, ma tutto appare sfilacciato, casuale, talvolta sciatto e quasi sempre in tono minore), decise di finanziare anche il recupero di tutta l’area con altri 1,2 milioni di euro. I lavori iniziarono nel giugno 2015.

Piazza Kennedy sgomberata per l'inizio dei lavori (giugno 2015). Sullo sfondo il restaurato Palazzo Rasponi dalle Teste

Piazza Kennedy sgomberata per l’inizio dei lavori nel giugno 2015. Sullo sfondo, in rosa, il restaurato Palazzo Rasponi dalle Teste

Scava e scava, vennero trovati i resti di un’antica chiesa, Sant’Agnese, che da sempre si sapeva essere lì sotto: qualche archetto e muricciolo, nulla di più, né mosaici o pavimenti marmorei o decorazioni. Ma tutto si fermò per mesi, nonostante la Soprintendenza non avesse rilevato nulla di interessante. Si chiedevano in Comune: “Le rendiamo fruibili o no queste meraviglie?”. Alla fine si decise (saggiamente) di ricoprire tutto. Il tempo però passava, il ritardo si accumulava e proporzionalmente cresceva la “soddisfazione” dei commercianti di zona.

Piazza Kennedy, resti di Sant'Agnese emersi duranti i lavori del 2015-2016

Piazza Kennedy, resti di Sant’Agnese emersi duranti i lavori del 2015-2016

Piazza Kennedy, resti di Sant'Agnese emersi duranti i lavori del 2015-2016

Piazza Kennedy, resti di Sant’Agnese emersi duranti i lavori del 2015-2016

Giunti a buon punto con i lavori, ecco il colpo di genio nella notte (sì, proprio di notte!) del 26 ottobre 2016: un enorme, pantagruelico, sproporzionato cesso con tanto di scritta gigantesca “Toilettes” sorto in mezzo alla piazza, uccidendo in modo geniale qualsiasi colpo d’occhio al centro a destra o a sinistra sui palazzi circostanti: “Eccezzziunale veramente”, avrebbe detto l’Abatantuono dei tempi d’oro.

Piazza Kennedy ottobre -novembre 2016

Piazza Kennedy, ottobre-novembre 2016

L’attuale giunta PD di De Pascale, in carica da giugno 2016, ha naturalmente preso le distanze da tale operato sottoscritto dalla precedente giunta PD e poco conta che in entrambe le giunte, espressione del medesimo partito, continuino a esserci assessori comuni. Nessuno sa nulla, nessuno è responsabile: le carte e le delibere approvate e firmate si saranno dissolte?. Dunque il cessone è piovuto dal cielo, probabile dono di qualche evoluta civiltà extraterrestre. Facile l’ironia di chi sul web vorrebbe ribattezzare tale area “Place de la Toilette”.

 

 

Piazza Kennedy, ottobre-novembre 2016

Piazza Kennedy, ottobre-novembre 2016

Cari webeti, non capite la sublime duchampiano-cattelaniana visione che tutto questo cela?

Per la verità anch’io fatico a comprendere… Forse ha ragione quel mio amico buddhista che anziché tirare in ballo la magistratura, le lapidazioni pubbliche e giornalistiche, lo spreco di soldi anche per la probabile (si spera!) rimozione futura di questo orrore, si accontenterebbe di chiamare i responsabili (che ci sono, eccome se ci sono), portarli davanti a siffatto spettacolo e chiedere loro: “E ora, me lo sapete spiegare?”.

Ps. In realtà tutto ha una sua coerenza: chi è di Ravenna si ricorderà che nel 2011 furono avviati i lavori in Piazza Anita Garibaldi, davanti al Liceo Classico Alighieri, per costruire un’area ecologica sotterranea, con i corrispondenti cassetti dell’immondizia differenziata in superficie: il costo, pari a oltre 300 mila euro, venne finanziato da Regione e gruppo Hera, per la precisione con i proventi derivati dalla TIA (Tariffa di Igiene Ambientale), oggi TARI (Tassa Rifiuti).

Piazza Anita Garibaldi a Ravenna

Piazza Anita Garibaldi a Ravenna con l’edificio del Liceo Classico Alighieri

Problema: in quel caso vennero alla luce pavimentazioni musive d’età romana. Che fare? Recuperato il recuperabile, l’area circostante dove tali mosaici proseguivano non venne indagata e si procedette come nulla fosse a inserire i moderni bidoni su una zona di evidente interesse archeologico, con tanto di inaugurazione presieduta dall’ex sindaco PD Matteucci. Grandioso, no?

Piazza Anita Garibaldi, lavori di scavo per l'area ecologica del 2011

Piazza Anita Garibaldi a Ravenna, lavori di scavo del 2011 per l’area ecologica

Piazza Anita Garibaldi, scoperta di mosaici pavimentali romani duranti gli scavi per l'area ecologica del 2011

Piazza Anita Garibaldi, scoperta dei mosaici pavimentali romani duranti gli scavi del 2011 per l’area ecologica

Piazza Anita Garibaldi, particolare di mosaico pavimentale romano emerso durante gli scavi per l'area ecologica del 2011

Piazza Anita Garibaldi, particolare di mosaico pavimentale romano emerso durante gli scavi per l’area ecologica

Piazza Anita Garibaldi, completamento dei lavori per l'area ecologica sull'area archeologica precedentemente scoperta

Piazza Anita Garibaldi, completamento dei lavori per l’area ecologica sull’area archeologica precedentemente scoperta

Piazza Anita Garibaldi, inaugurazione area ecologica, marzo 2012

Piazza Anita Garibaldi, inaugurazione area ecologica, 31 marzo 2012

 

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clinton-trump

Certo, rispetto alla Clinton, mille volte meglio il vecchio Bernie Sanders. Ma l’alternativa Trump fa semplicemente orrore. Anche nella forma.

Ps. Sono elezioni americane, è vero, ma le conseguenze sono poi planetarie: si vedano i danni di G.W.Bush che ancora oggi paghiamo e amaramente.

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