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Archive for dicembre 2016

pia-pera

Una rivelazione: non conoscevo questo libro e quest’autrice sino a qualche settimana fa, quando ne ho sentito parlare nella stupenda trasmissione di Edoardo Albinati Amabili Testi. Un curioso tra i libri degli altri, in onda ogni lunedì verso le 21.15 su Rai 5, in particolare nella puntata dedicata ai Marras. A proposito, vi consiglio di non perdere i prossimi appuntamenti e di recuperare in rete i precedenti: lo scrittore va a trovare a casa artisti, fotografi, musicisti, attori, registi e altri colleghi suoi non per la tradizionale intervista sul loro pensiero e lavoro, ma partendo dalle loro biblioteche personali, poiché poche cose svelano meglio le intimità d’ognuno che i libri raccolti nel corso del proprio cammino. Aggiungo, per amore, in formato cartaceo.

E appunto Pia Pera (1956-2016) in quest’ultimo suo testo (per la verità è da poco uscito, postumo, Le virtù dell’orto) intitolato Al giardino ancora non l’ho detto da un verso di Emily Dickinson, pubblicato all’inizio di quest’anno qualche mese prima di andarsene lo scorso luglio, narra con sincerità estrema e semplice una verità quotidiana: pagina dopo pagina, tutte splendenti, si trova il senso profondo di essere umani anzitutto con se stessi e dal punto di vista di una persona malata che sa di avvicinarsi alla morte (“Che sia questo della malattia il periodo più felice della mia vita, forse il più libero?”), ma che grazie sia all’orto-giardino creato nel corso di una vita (e forse andrebbe rivalutata la possibilità di morire in casa propria, forse il comodo e civile e talvolta necessario servizio d’hospice non andrebbe usato sempre, quasi a rimuovere, a pulire ciò che spetta a tutti noi, altro segno del conformismo laico beneducato regolativo ipocrita e soffocante del nostro tempo in azione sin dall’infanzia) sia grazie all’altro orto-giardino colorato, profumato d’affetti intensi, dagli amici ai collaboratori al cagnolino, cerca di affrontare le paure inevitabili e le molte difficoltà acuite dall’avanzare della sclerosi laterale amiotrofica con una serenità e una grazia che incredibilmente, o forse coerentemente, si sentono crescere riga dopo riga, mano a mano ci si avvicina alla fine: “Allora bisogna soltanto starsene in pace, e non rinnegare nulla, e rallegrarsi di avere imparato quel poco. Anche quel poco aiuta.”.  Che lezione di saggezza, senza volerlo essere. E viene in mente Montaigne: “La meditazione della morte è meditazione della libertà. Chi ha imparato a morire, ha disimparato a servire. Il sapere morire ci affranca da ogni soggezione e costrizione.” Il mio grazie dunque ad Albinati e a Pia Pera.

I haven’t told my garden yet – no, il giardino si è già abituato a vedere altri che se ne prendono cura. Certo, il mio ruolo non è cessato: scelgo chi lo fa al mio posto. Ma in un senso più profondo, non sono mai stata io sola a prendermi cura del giardino: anche il giardino si prendeva cura di me quando, in apparenza, mi davo tanto da fare. Adesso il giardino è il grembo in cui passo questo tempo fisicamente poco attivo in un senso di pace, serenità. È quello che vedo dalla finestra, quando sono sdraiata sul divano a leggere. Ne avverto la presenza benefica nonostante, in queste giornate troppo calde, non mi spinga fino ai suoi confini. Il giardiniere e la morte si configura allora così: il rifugiarsi in un luogo ove morire non sia aspro. Ove morire faccia un po’ meno paura. Dove sia possibile non darsi troppa importanza per l’inevitabile non esserci più, un giorno. Accettando con calma di essere qualcosa di piccolo e indefinito, un puntino nel paesaggio.”

Pia Pera, Al giardino ancora non l’ho detto, Ponte alle Grazie, Milano 2016.

PS. A ognuno di voi auguro festività liete. Ci ritroveremo nel 2017.

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Paolo Gotti, Marocco

Paolo Gotti, Marocco

Venerdì 16 dicembre 2016 alle ore 19,00 inaugura la mostra Colors del fotografo bolognese Paolo Gotti, che occuperà diversi spazi lungo il passaggio coperto di Corte Isolani a Bologna fino al 31 gennaio 2017.

Nel corso dei secoli, anzitutto la pittura poi la fotografia hanno scandagliato tutte le potenzialità della luce riflessa per descrivere sensazioni e stati d’animo.

Paolo Gotti raccoglie l’eredità di questa ricerca scegliendo di mettere in mostra le fotografie che compongono la mostra Colors, dove il colore svolge il ruolo del protagonista.

Paolo Gotti, Cuba

Paolo Gotti, Cuba

E lo fa rendendo omaggio all’arte del passato, tendendo un filo sottile ma significativo tra fotografia e pittura. È così che, attraverso le parole stesse degli artisti, le tante sfumature dell’oceano rimandano alla connessione tra luce e pittura secondo Hans Hoffmann e la fotografia della facciata di una casa si riallaccia al desiderio di Edward Hopper di dipingerne l’effetto luminoso. E ancora un albero tra realtà e finzione riflette l’ispirazione che Vincent Van Gogh traeva dalle cromie della natura, o un campo di fiori è associato alla ricerca della gioia nei quadri di Pierre-Auguste Renoir. Molti altri sono gli artisti presi in esame da Paolo Gotti, in ognuno dei quali il fotografo bolognese ritrova una traccia “a posteriori” nelle proprie opere fotografiche, anche se l’intero progetto si può riassumere nell’opinione di Pablo Picasso, per il quale “tutto ciò che puoi immaginare è reale”.

Paolo Gotti, Cuba (2)

Paolo Gotti, Cuba (2)

In occasione dell’inaugurazione della mostra, venerdì 16 novembre alle ore 19.00 presso l’Enoteca Giacchero di Corte Isolani si potrà assistere alla presentazione del calendario Colors, che racchiude 13 fra le immagini più significative della mostra. A ogni immagine è associata una citazione di un pittore, la cui arte – a diversi livelli di profondità – si ricollega anche visivamente alla fotografia di Paolo Gotti. Parteciperanno all’incontro il critico d’arte Paola Barbara Sega e il giornalista dell’Espresso Roberto Di Caro.

Paolo Gotti – Colors

16 dicembre 2016 – 31 gennaio 2017

Corte Isolani, Bologna

 www.corteisolani.it

www.paologotti.com

Irene Guzman – Paolo Gotti Press

Paolo Gotti, Cina

Paolo Gotti, Cina

 

 

 

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pdb-bortolussi

Al via da lunedì 14 novembre il nuovo progetto di crowdfunding  di Interno Poesia per la prevendita della raccolta di poesie I labili confini di Stefano Bortolussi (prefazione di Roberto Mussapi). Scopo della campagna, organizzata in collaborazione con Produzioni dal Basso, prima piattaforma italiana di crowdfunding, fondata nel 2005 (tra le prime in Europa), è coinvolgere e rendere protagonisti lettori e scrittori in un processo partecipativo che prevede la prenotazione di una o più copie del libro e l’ottenimento di altre ricompense, tra cui l’inserimento del proprio nome in una pagina del libro dedicata ai Lettori sostenitori del progetto.

C’è tempo fino a giovedì 15 dicembre per sostenere il progetto I labili confini del poeta, traduttore e romanziere milanese Stefano Bortolussi, e diventare parte attiva di un sistema editoriale che parte dal basso, dall’entusiasmo dei lettori e dalla curiosità di chi entra per la prima volta a contatto con il mondo del crowdfunding.

www.produzionidalbassso.com_project_i_labili_confini

Interno Poesia: www.internopoesia.com

E-mail: posta@internopoesia.com

 

i-labili-confini

 

Il libro

Dalla prefazione di Roberto Mussapi: “I labili confini è un libro di metamorfosi. È la nuova opera in versi di Stefano Bortolussi, segue Califia, poema anche epico il cui titolo è il nome antico della California. Aura mitologica nel nome e nel poema, modernamente fluente e baluginante in un clangore contemporaneo, una riscoperta del sedimento nella realtà di oggi.

Americana ancora l’ambientazione di questo nuovo libro diviso nettamente in due parti, meglio ancora due libri perfettamente accostabili e facenti parti di un felice unicum.

Anche qui dell’aura americana emerge la realtà incessante della metamorfosi, che è poi lo spirito del prototipo poundiano e del Ponte di Hart Crane, due pilastri della poesia di Bortolussi.

L’America si presenta subito, nel poema La scelta del plantigrado, come il culmine della modernità già coincidente con spettri di decadenza. Allucinata la visione del plantigrado che tentando la sua avventura di umano finisce per rinunciarvi, ritornando all’origine […]

[…] Che sia  un libro di dolore e speranza è confermato dalla seconda parte, Di altri spiriti guida, dove, con la struttura del breve poema (qui è un ferreo canzoniere metamorfico) scompare il tema del viaggio nella metropoli e nel cinema, nell’illusione di Hollywood: siamo in un  paesaggio che riemerge dal profondo.

[…]Sono composizioni di non comune potenza, lucentezza, nell’opera di un poeta italiano di oggi intatto da ogni minimalismo o sentimentalismo, mirante a reinfocare le parole e farle stillare di promettente bagliore come ghiaccio in una grotta, alla ricerca dell’uscita, sono segni potenti e viventi, promesse: :

 

“Sembrano dire, sgranando le iridi violacee:

noi che siamo qui per un capriccio di maree

e temperature sappiamo che qualunque sia

il nostro viaggio, in sé trova senso.

Sembrano chiedere: ma voi?”

 

L’Autore

Stefano Bortolussi è nato a Milano nel 1959. Fra le sue precedenti raccolte di poesia: Ipotesi di caldo (Book Editore, 2001), Califia (Jaca Book, 2014). Ha pubblicato i romanzi: Fuor d’acqua, (peQuod, 2004), Fuoritempo (peQuod, 2007) e Verso dove si va per questa strada (Fanucci, 2013). Ha tradotto e traduce numerosi e importanti autori anglo-americani.

Il suo poemetto Il moto ondoso del cercare è stato incluso nell’antologia Bona Vox, curata da Roberto Mussapi (Jaca Book, 2010). È incluso nel terzo Almanacco dei poeti e della poesia contemporanea, a cura di Gianfranco Lauretano, Francesco Napoli e Walter Raffaelli (Raffaelli, 2015). Sue poesie sono state pubblicate da Atelier, Poesia (di Luigia Sorrentino), Pioggia Obliqua e Interno Poesia.

L’autore a pezzi è il suo blog letterario.

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