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Archive for giugno 2018

La personale su Aldo Tagliaferro, a cura di Alberto Zanchetta e in collaborazione con l’Archivio Aldo Tagliaferro di Parma, in programma dal 21 Giugno al 6 Ottobre 2018, presso la sede di Osart Gallery, in Corso Plebisciti 12 a Milano, si propone di valorizzare il lavoro dell’artista attraverso la selezione di opere uniche appartenenti a uno storico e specifico ciclo di ricerca, Memoria-Identificazione – in una variabilità temporale, che si colloca in un periodo importante durante il quale Tagliaferro entra a pieno titolo in quella che viene considerata la sua definitiva fase concettuale, mettendo a punto un nuovo metodo di lavoro – per progetti – a cui resterà fedele per tutta la sua carriera. Alla base del grande lavoro di Aldo Tagliaferro c’è l’analisi costante dell’essere umano, del suo eterno confronto con il proprio Io e con l’ambiente che lo circonda. La sua ricerca, oltre ad esaminare criticamente eventi del contesto sociale, dagli anni Settanta in poi si orienta verso una direzione più specifica del comportamento umano, sviluppando altresì un’indagine sulla memoria e sull’identificazione che pone in relazione la realtà con un momento intimistico.

Nell’analisi di Memoria-Identificazione – in una variabilità temporale, Tagliaferro utilizza due componenti (la memoria e l’identificazione, che ritiene parallele al punto da sovrapporsi) la cui somma, come afferma l’artista, «dà, attraverso le esperienze consumate, una conoscenza del proprio io. Questo può diventare condizionante in un tempo presente, perché il nostro comportamento è dato dalla somma tra le nostre esperienze assimilate e la sollecitazione di nuovi stimoli, che tendono continuamente a modificarlo, in rapporto al tempo reale che è il presente».

La mostra si apre nella sala principale con due importanti opere su tele emulsionate: il dittico Particolare “IDENTIFICAZIONE MNEMONICA” (1972) e la monumentale installazione di nove metri dal titolo IDENTIFICAZIONE IN UNA VARIABILITÀ OGGETTIVA TEMPORALE (1973). Le opere si caratterizzano sia per l’utilizzo di un insieme di elementi teso a creare diverse possibilità di interazione, sia per le sue ripetizioni variate in una scala di colori dal bianco al nero e per la possibilità demandata al fruitore di scegliere un “fotogramma di identificazione” a sua scelta. Nello spazio espositivo della Osart Gallery le fotografie di grandi dimensioni vengono inoltre allestite in

modo da invogliare i presenti a sentirsi partecipi dell’ambiente evocato. Nella seconda sala, la mostra prosegue con un piccolo nucleo dedicato ai progetti realizzati nel 1972: Studio per: MEMORIA-IDENTIFICAZIONE – in una variabilità temporale, MEMORIA-IDENTIFICAZIONE (variante blu) e Progetto per MEMORIA-IDENTIFICAZIONE – in una variabilità temporale. Qui è possibile visionare la genesi della riflessione incentrata sulla memoria; la stessa immagine fotografica, che caratterizza le tele emulsionate, viene infatti ripetuta su fogli di cartoncino, quasi a volerla rendere temporalmente verificabile.

La teatralità della grande installazione e l’unicità delle opere selezionate diventano, per chi guarda, una sorta di materializzazione fisica della scena, la quale permette di comprendere in modo filologico la progettualità e la processualità di uno dei grandi protagonisti dell’arte concettuale all’interno del panorama internazionale.

 

ALDO TAGLIAFERRO. MEMORIA–IDENTIFICAZIONE

Sede: Osart Gallery | Corso Plebisciti 12, 20129 Milano

Periodo: 22 Giugno – 6 Ottobre 2018

Orari: da martedì a sabato, ore 10.00 – 13.00 / 14.30 – 19.00

Ingresso: libero

Catalogo: bilingue italiano/inglese con testi di Alberto Zanchetta

Contatti: T 02 5513826 Mail info@osartgallery.com

Web: http://www.osartgallery.com | http://www.facebook.com/osartgallery | http://www.instagram.com/osart_gallery

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Adelita Husni-Bey, dalla serie Agency, Politici, 2014

Inaugura domani, venerdì 8 giugno 2018 alle ore 18, presso la Galleria Civica di Modena, nella sede della Palazzina dei Giardini, Adunanza, a cura di Diana Baldon e Serena Goldoni. La mostra riunisce l’eterogenea produzione che Adelita Husni-Bey ha sviluppato negli ultimi dieci anni tra video, installazioni, opere pittoriche, serie fotografiche, disegni e lavori su carta ed è la sua prima vasta personale in un’istituzione italiana. L’artista che vive a New York, negli ultimi anni si è distinta nel panorama internazionale, partecipando a manifestazioni di rilievo quali la Biennale d’Arte di Venezia nel 2017, tra i rappresentanti del Padiglione Italia, e la mostra Being: New Photography 2018 al MoMA di New York.

Fin da giovanissima, Adelita Husni-Bey (Milano, 1985), s’interessa a temi politici e sociali complessi indagandoli attraverso studi di sociologia, teorie educative anarco-collettiviste e pratiche d’insegnamento sperimentali. Le sue opere si fondano e nascono da processi collettivi, nella forma di workshop e giochi di ruolo che hanno visto la partecipazione di varie tipologie di comunità, tra cui figurano studenti, atleti, giuristi e attivisti politici. Il ruolo dell’artista, secondo Husni-Bey, consiste nel “creare situazioni e dinamiche nuove dove nulla è recitato e dove emergano criticamente, agli occhi dei soggetti coinvolti, le profonde connessioni con i rapporti di forza di tipo economico e sociale che governano l’era contemporanea”. L’opera finale, i cui proventi vengono sempre contrattualmente condivisi con i partecipanti che comunque possono decidere se prestare o meno la propria immagine, restituisce infatti solo una piccola parte dell’atto pedagogico che si realizza durante le giornate di workshop.

Adelita Husni-Bey, Postcards from the desert island, 2010-2011

La pratica di Adelita Husni-Bey si sviluppa con mezzi espressivi differenti, ma in tutte le sue opere ­– anche in quelle sviluppate attraverso il disegno, il video, la fotografia, la scultura e l’installazione – è riconoscibile la sua sensibilità e matrice pittorica. Quest’ultima è immediatamente evidente in The Sleepers (2011), un olio su tela che ritrae un gruppo di colletti bianchi nell’atto di dormire profondamente, ma anche nel dipinto integrato all’interno della video installazione Postcards from the Desert Island (2011) che accoglierà i visitatori all’ingresso della Palazzina dei Giardini. L’opera è il frutto di un seminario di tre settimane che l’artista ha svolto con i bambini dell’Ecole Vitruve di Parigi, istituto pubblico elementare sperimentale che adotta modelli educativi basati sulla cooperazione e sulla non competitività. Gli scolari sono stati invitati a costruire un’isola deserta nella propria aula scolastica e prendendo a prestito gli scenari del romanzo Il signore delle mosche di William Golding hanno fatto auto-gestione e affrontato questioni legate alla lotta per il potere, l’immigrazione, il significato dello spazio pubblico e la disobbedienza civile.

Adelita Husni-Bey, Adelita Husni-Bey, dalla serie Agency, Attivisti, 2014

Sono diverse le opere che hanno visto il coinvolgimento di gruppi di adolescenti, tra cui la serie Agency (2014), composta di una video installazione e una serie di fotografie realizzate nelle sale del Museo MAXXI di Roma. Qui una trentina di studenti volontari di un liceo della capitale ha partecipato a una riflessione sulle relazioni di potere nell’Italia contemporanea simulando — attraverso la libera scelta di azioni, atteggiamenti, pose e abbigliamento — l’appartenenza a cinque diverse categorie: politici, lavoratori, attivisti, banchieri e giornalisti, i quali dovevano produrre ogni ora un resoconto sullo stato di avanzamento della società.

Adelita Husni-Bey, The council #3, 2018

The Council (2017) è invece una serie fotografica risultante da un workshop svoltosi al MoMA di New York con alcuni giovani partecipanti del programma MoMA teens. Sviluppando un pensiero critico riguardo alla funzione delle istituzioni, i ragazzi, suddivisi in gruppi, dovevano immaginare una totale riorganizzazione degli spazi della storica istituzione newyorkese, servendosi anche dell’Image Theater, tecnica usata per riprodurre attraverso un’immagine teatrale una determinata situazione sociale, con l’obiettivo di trovare nuovi spunti e soluzioni.

Adelita Husni-Bey, After the Finish Line, 2015

Un tema di grande attualità è quello dell’analisi e della percezione sociale del dolore e della disabilità. Le storie di atleti giovanissimi, che si sono infortunati svolgendo un’attività sportiva, sono raccontate nel video After the Finish Line (2015), in cui, usando un approccio pedagogico radicale e un processo che cerca di spersonalizzare i sentimenti di fallimento, Adelita Husni-Bey ha indagato il significato e le trappole collegate allo spirito di competizione che caratterizza molti ambiti della società contemporanea.

Completano la mostra altri gruppi di disegni e opere su carta che accompagnano e riprendono alcuni dei macro-temi delle installazioni.

 

Galleria Civica di Modena fa parte – insieme a Fondazione Fotografia Modena e Museo della Figurina – di FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE, istituzione diretta da Diana Baldon e dedicata alla presentazione e alla promozione dell’arte e delle culture visive contemporanee.

Mostra Adelita Husni-Bey. Adunanza

A cura di Diana Baldon e Serena Goldoni

Sede Galleria Civica di Modena, Palazzina dei Giardini, Corso Cavour, 2 – Modena

Periodo mostra 9 giugno – 26 agosto 2018

Inaugurazione 8 giugno 2018, ore 18

Orari di apertura Giovedì-domenica 17-23

Ingresso

Intero: 6 € | Ridotto: 4 €
Per tutte le riduzioni, convenzioni e gratuità, visitare il sito:

https://www.comune.modena.it/galleria/mostre/adelita-husni-bey.-adunanza
Da aprile a luglio 2018 col biglietto da 6 € è possibile visitare tutte le mostre organizzate da FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE

Informazioni

tel. +39 059 2032911/2032940 – fax +39 059 2032932

www.galleriacivicadimodena.it

Ufficio stampa

Irene Guzman

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