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Archive for gennaio 2019

Jorge Mendéz Blake, El Castillo, 2007

Qualche giorno fa, ho visto La verità negata (M. Jackson, USA 2016), ricostruzione della battaglia legale fra Deborah Lipstadt e il negazionista e sedicente storico inglese David Irving, giustamente condannato e riconosciuto quale razzista e mistificatore. L’ultima inquadratura del film torna sui resti di una delle camere di gassificazione di Auschwitz e si perde nel nero, inghiottita dal foro da cui veniva fatto passare il cianuro (Zyklon B) che ha sterminato milioni di uomini, risucchiata dal buco nero che la Shoah, Male unico e assoluto, è e resterà sempre. Primo Levi ci comanda di non dimenticare, di testimoniare quelle grida e l’orrore di quelle voci e dei corpi cui restituire una storia nella Storia.

Qualcuno ha paragonato ciò che sta succedendo oggi nel Mediterraneo, ovvero le stragi quotidiane di migranti e profughi, a un nuovo olocausto. Non so se l’analogia sia in tutto attinente. Di certo, c’è l’indifferenza se non l’ostilità di parte dell’Europa, e c’è chi lucra sulla pelle delle persone. Nel frattempo il Male è tornato e sta accadendo ora su vite preziose come le nostre. Sono individui, hanno occhi, polmoni, cuore, gambe, sentimenti, speranze, identità. Voltare le spalle come se non ci riguardassero è criminale quanto gli abitanti dei villaggi vicino ai campi di concentramento nazisti che fingevano di non sapere cosa si facesse accanto a loro, cosa fosse quella cenere biancastra che cadeva sulle loro teste, case, orti.

In classe, oltre a portare i ragazzi all’Archivio di Stato di Ravenna per un percorso specifico sugli ebrei e le Leggi razziali in città, dove avranno modo di vedere e toccare i documenti della loro storia, questa stessa settimana presenterò un libro di una mia alunna, Emma Ravaglia, L’albero del Ténéré, scritto con suo zio Christian Biserni, in cui si narrano le vicende di Raja, una giovanissima profuga, che dal Mali tenta di raggiungere l’Italia.

Affiderò le riflessioni finali a L’origine degli altri di Tony Morrison, contro ogni assurdo razzismo, nella convinzione che sia parte fondamentale dei miei compiti di insegnante “introdurre un dislivello che, seppur minimo, si ripercuote sulla presenza immobile del muro” (M. Recalcati, A libro aperto, Milano 2018, p.31, a proposito dell’opera di Mendéz Blake sopra riprodotta) proprio attraverso i libri, la conoscenza e la forza unica della parola ragionata e vissuta.

Questo è uno dei messaggi che voglio lasciare ai miei giovani studenti, insieme a quello parallelo di non dimenticare mai, mai la loro natura umana. Essere, diventare davvero umani, solo questo conta. Lasciando ai governanti come i nostri l’inferno senza uscita delle loro menzogne.

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Massimiliano Camellini, Leumann 10, Collegno (Torino), 2011

Oggi, 17 gennaio, nello spazio bookshop della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, inaugura Ore 18.00, l’orario è finito, mostra fotografica di  Massimiliano Camellini, che proseguirà fino al 17 febbraio 2019.

Questo progetto fotografico è stato realizzato dall’autore all’interno degli spazi dell’antico Cotonificio Leumann di Collegno, in provincia di Torino, al centro dell’innovativo villaggio operaio che l’industriale Napoleone Leumann fece costruire attorno all’opificio tra fine Ottocento e inizio Novecento: un esperimento imprenditoriale illuminato che si faceva carico della riproduzione delle stesse risorse sociali sulle quali la fabbrica incideva.

Massimiliano Camellini, Leumann 14, Collegno (Torino), 2010

Massimiliano Camellini, Leumann 12, Collegno (Torino), 2010

Massimiliano Camellini, Greggi, Collegno (Torino), 2010

Qui si racconta la fine dell’era industriale in Europa, l’epilogo di un sogno basato sull’espansione manifatturiera e il suo welfare e che a suo tempo non aveva fatto i conti con la globalizzazione. Le fotografie sono state scattate dal 2010 al 2012, e raccontano la presenza dei lavoratori che hanno vissuto la fabbrica e che l’hanno lasciata varcando per l’ultima volta quei cancelli nell’aprile del 2007, quanto fu chiusa per sempre. Ogni cosa era stata lasciata al suo posto, quasi a significare che la cessazione dell’attività fosse stata improvvisa.

Le immagini ricostruiscono l’ultimo giorno di lavoro, quel momento dove la fine dell’orario lavorativo, le ore 18.00 del titolo, ha coinciso con la fine di un’epoca.

Irene Guzman press

Massimiliano Camellini, Chiudere bene la porta sempre, Collegno (Torino), 2011

 

Massimiliano Camellini. Ore 18.00, l’orario è finito 

Bookshop della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo

Via Modane 20, Torino

18 gennaio – 17 febbraio 2019

orari di apertura: giovedì dalle 20 alle 23

dal venerdì alla domenica dalle 12 alle 19

www.fsrr.org

 

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Giovanni Paolo Bedini. Il fascino della spensieratezza 1844-1924

Giovanni Paolo Bedini. Il fascino della spensieratezza 1844-1924, a cura di Giuseppe Mancini, sarà la prima grande antologica focalizzata sull’intera produzione dell’artista bolognese. Presenterà circa sessanta opere di provenienza pubblica e privata, a cui verranno affiancati i dipinti di maestri contemporanei a lui vicini, con l’intento di mettere in luce non solo il percorso artistico del singolo ma di offrire un più ampio spaccato del suo tempo.

Quella di Giovanni Paolo Bedini fu un’arte allegra e vivace, molto apprezzata dalla critica e lontana da qualsiasi retorica romantica, che maturò le sue peculiarità nel filone del gusto neo-rococò e medio borghese. Lavoratore instancabile, Bedini realizzò moltissime opere tra dipinti ad olio e acquerelli che trovarono largo mercato sia in Italia che all’estero.

Giovanni Paolo Bedini. Il fascino della spensieratezza 1844-1924

L’artista si formò all’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove si distinse per la sua versatilità aggiudicandosi premi in Architettura (1863), Decorazione e Figura (1864), Prospettiva (1865), Pittura (1866), Figura delle statue e Anatomia (1867).I suoi esordi risalgono al 1867, quando presentò due opere alla II Esposizione triennale delle Accademie dell’Emilia. In seguito partecipò alle esposizioni di Torino (1872), Genova (1876), Firenze (1877) e Milano (1876, 1893, 1895, 1906).

Dapprima avviato alla pittura di tema storico, ben presto la abbandonò per dedicarsi alla rappresentazione della quotidianità più spensierata: le opere, caratterizzate da un tocco spedito ed efficace, si popolano di figure piene di vita, dai colori gioiosi e modellate con cura, spesso ambientate nei secoli passati, con una particolare predilezione per il XVIII secolo.

Giovanni Paolo Bedini. Il fascino della spensieratezza 1844-1924

Artista ormai affermato, nel 1894 Bedini fu chiamato a coprire la cattedra di Elementi di figura presso l’Accademia bolognese e, tra il 1907 e il 1922, fu docente e Capo di Istituto presso la Scuola Professionale per le Arti Decorative di Bologna.

La mostra, inaugurata sabato 1 dicembre 2018 presso la Sala Ercole di Palazzo d’Accursio a Bologna, sarà aperta gratuitamente al pubblico sino al 3 febbraio 2019. Per l’occasione è stato pubblicato un esauriente catalogo corredato da testi critici e immagini inedite.

Press Sara Zolla

Giovanni Paolo Bedini. Il fascino della spensieratezza 1844-1924

Per info

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