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Archive for agosto 2019

Franco Palazzo, Nike, 2006

Sabato 31 agosto 2019 alle 17.30 si inaugurerà la mostra di Franco Palazzo Miti e Luoghi. Viaggio tra spirito e materia, a cura di Luca Maggio, presso l’Oratorio di San Sebastiano (via Maurizio Bufalini 35, Forlì), magnifico volume architettonico-rinascimentale, inserito nel quartiere dei Musei di San Domenico.

L’esposizione è concepita per documentare attraverso alcune opere pittoriche, plastiche e incisorie l’evoluzione della ricerca artistica dell’artista che indaga l’eterno rapporto tra materia e trascendenza, condotta dagli anni ’80 sino a oggi.

Martedì 3 settembre Nevio Spadoni, scrittore e drammaturgo ravennate di fama internazionale, e l’attore Carlo Garavini alle 17.30 interpreteranno alcuni versi di lirici dell’antica Grecia.

La mostra gode del Patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Forlì, e, eccezionalmente,  di quello  dell’IBC – Istituto Beni Culturali della Regione Emilia-Romagna; dell’ Ordo Domus Mathae di Ravenna; Associazione culturale niArt di Ravenna; dell’Associazione per le Arti “Francesco Francia” di Bologna.

INAUGURAZIONE Sabato 31 agosto ore 17.30

Franco Palazzo. Miti e Luoghi. Viaggio tra spirito e materia

Oratorio di San Sebastiano, via Maurizio Bufalini 35, Forlì

La mostra resterà aperta, con ingresso libero, dal 31 agosto al 16 settembre 2019. 

Orari: da martedì a venerdì 15.30-18.30; sabato 10.30-12-30 / 15.30-18.30; domenica e festivi 10.30-12-30 / 15.30-19.00. Lunedì chiusura (visite su prenotazione  tel. 347.5779352)

www.francopalazzo.it

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Premessa: presento di seguito il testo critico e la poesia inedita da me dedicati all’opera grafica che l’artista Felice Nittolo ha ideato per l’edizione 2019 della Festa dell’Ospitalità di Bertinoro (29 agosto – 2 settembre 2019).

Felice Nittolo. Bacco 2019

di Luca Maggio

“Enivrez-vous sans cesse!/ De vin, de poésie, de vertu, à votre guise” C. Baudelaire, Spleen de Paris, 1869

L’invito del poeta a inebriarsi senza fine “di vino, poesia, virtù, a piacere vostro” credo sia la formula esatta per mantenere accesa la fiamma di ogni artista: ubriacarsi di vita, farsi da questo mistero sorprendere, innamorare, soffrendo anche, tornando poi con umiltà – da humus, terra – alle radici proprie, ovvero a esplorare e sperimentare partendo dall’amore per i materiali che in sé recano storie, combinazioni possibili, ibridazioni.

Come pochi altri creativi, Felice Nittolo ha fatto di questo stupore eclettico la sua cifra, rompendo i confini di ogni linguaggio da lui toccato, musivo, pittorico, scultoreo, ceramico, tutti accomunati dallo stesso fuoco. Quello che plasma la materia in una metamorfosi continua di significati ri-trovati e che da sempre lo affascina accompagnandolo.

Felice Nittolo, Bacco, 2004

Si prenda la serie Bacco del 2004 da cui viene la grafica appena compiuta per l’edizione 2019 della Festa dell’Ospitalità di Bertinoro: erano bottiglie e sono diventate carta su cui l’artista ha posto il suo segno distintivo. Lo stesso che quindici anni fa, memore della precedente esperienza americana con le bottiglie di Coca-Cola negli anni ‘90, ha tracciato sui vetri verde scuro – quasi eco degli smalti bizantini – delle bottiglie di vino piegate dal fuoco di una seconda e imprevista infornata.

Felice Nittolo, Coca-Cola, 1996

Questa modificazione che ha tradotto un oggetto di uso quotidiano su un piano di senso differente e rinnovato, non si limita a citare il ready-made di Duchamp, ma attraverso la scritta Bacco graffiata – per cancellarla o evidenziarla? – e la foglia d’oro applicata a mano con la tipica virgola zen o mezza luna o stelo sorgivo nittoliano, filo sottile della trama del mondo qui lasciato dall’uomo, personalizza e personifica queste ex bottiglie tutte uguali, ora neo-tessere di un discorso non solo musivo, essendo a questo punto tutti soggetti differenti grazie sia alle curvature casuali dovute al calore del fuoco, sia al successivo intervento della mano sapiente dell’artista stesso.  

Felice Nittolo, Bacco 2019

Il cambiamento subito da questi contenitori diviene simbolo della ricchezza di una territorialità e della cultura del contenuto, del vino stesso che muta e innova il territorio partendo da un sapere antico e contadino che ha sapore di rispetto per la terra, madre grande e umile, e il circostante.

Una volta un amico croato mi scrisse che “il vino è la luce del sole intrappolata nell’acqua”, un bellissimo detto locale che ha chiamato alla mia mente il nostro Dante: “Guarda il calor del sol che si fa vino,/ giunto all’omor che de la vite cola” (Purgatorio XXV, 77-78), quando il poeta Stazio paragona lo spirito che Dio soffia nel feto umano al vino, succo che viene dall’incontro fra un prodotto della terra e la luce di una stella, il Sole.

Il vino come anima terrestre-celeste, la stessa che riposa in queste bottiglie condotta da Felice Nittolo, l’artefice.

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benedica Dio

le tele dei ragni invisibili

traversate dalla luce

fra fili e foglie

rosseverdi, marroni

– gonfie di linfa

o mezze accartocciate

come caravaggio di collina –

nei filari di vite

vele al vento

si gonfiano

si danzano

riposano

stillando gocce

di rugiada

pipistrelli liquidi

al primo mattino

profumo dell’essere

nella terra

zolla per zolla

e là, appeso

sull’esilità di un filo

anche io

minuto

pronto a evaporare

L. M., 20.VIII.2019

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