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Archive for gennaio 2020

Margherita Moscardini, The Decline of the Nation State and the End of the Rights of Man, 2018, neon rosso, cm 180 x 85.

L’artista toscana Margherita Moscardini interpreta lo spazio della Direzione Generale di Banca di Bologna esponendo una singola opera dalla vocazione fortemente pubblica: The Decline of the Nation State and the End of the Rights of Man: un’installazione al neon che riporta il titolo del nono capitolo de Le Origini del Totalitarismo, testo che la filosofa Hannah Arendt pubblicò nel 1951. 

In quel testo la Arendt descriveva la fondazione degli stati nazione d’Europa su principi che anziché proteggere giuridicamente le minoranze, le condannarono all’apolidia, generando milioni di rifugiati che lo stato nazione continua oggi a trattare come eccezioni anziché come fondamento.

Margherita Moscardini, The Decline of the Nation State and the End of the Rights of Man, 2018, neon rosso, cm 180 x 85.

La Moscardini considera questa citazione lo statement alla cui luce leggere la sua produzione recente. L’opera esposta alla Direzione Generale Banca di Bologna è un’edizione di un lavoro presentato per la prima volta nella città di Plovdiv in Bulgaria nel 2018.

Press Sara Zolla

Margherita Moscardini | In the light of | a cura di Barbara Meneghel | Direzione Generale Banca di Bologna (piazza Galvani 4) | 21 gennaio-21 febbraio 2020

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Paolo Gotti, Casa sul mare

“Ogni uomo confonde i limiti del suo campo visivo con i confini del mondo.” Arthur Schopenhauer  

È stata inaugurata a Bologna lo scorso 14 dicembre la mostra Oltre i confini in cui il fotografo bolognese Paolo Gotti si misura con un tema complesso, quello del superamento di limiti e barriere, siano essi geografici, geopolitici, culturali, sociali ma anche mentali.

Paolo Gotti , Salar de Uyuni, Bolivia
Paolo Gotti , Monica

“Nessun uomo è un’isola” scriveva il poeta-teologo John Donne nel diciassettesimo secolo, e questo è ancora più vero oggi in un mondo sempre più interconnesso dove la globalizzazione sta cambiando gli equilibri del pianeta. Uno scenario dove il confine è una curva immateriale, arbitraria e del tutto convenzionale, la frontiera di una superficie controllata da un individuo o da un popolo, una linea che separa e allo stesso tempo unisce, che ci serve per organizzare i pensieri, dare un senso alle cose ma anche per abbattere pregiudizi e rigidità.

Paolo Gotti , Nave in Grecia
Paolo Gotti , Aeroporto arabo

Il superamento dei confini è dettato anche da un irrefrenabile desiderio di conoscenza o di conquista, in particolare dove i tre elementi – aria, acqua, terra – tendono a confondersi in labili orizzonti, in paesaggi esotici e lontani alle estremità del pianeta: dall’Islanda alla Bolivia fino al Nepal, deserti di sabbia e di sale, basse maree e oceani, strade che scompaiono dietro alle montagne, che suggeriscono vie ancora da percorrere. L’attraversamento del cielo apre il percorso di Paolo Gotti, che poi si sofferma su luoghi di infiniti transiti, fino ad arrivare a quella terra che l’uomo ha delimitato e recintato e che solo l’orizzonte libera.

Paolo Gotti , Strada in Islanda
Paolo Gotti , Messico

L’obiettivo di Paolo Gotti indugia anche sulle persone, fotografate mentre osservano un panorama senza tuttavia entrarci veramente, uno spazio che si dilata all’infinito, che si può solo intuire e non comprendere, in senso quasi leopardiano. Altri soggetti delle fotografie di Paolo Gotti sono ripresi invece nell’atto di attraversare la scena. Lo fanno sullo sfondo di un aeroporto, luogo di passaggio per eccellenza oltre i confini o in uno sperduto paese tra le montagne del Nepal. Oppure sfrecciano su un treno, con lo sguardo che suggerisce una profonda inquietudine. O ancora, condividono momenti di gioia – come nella fotografia che ritrae i figli sorridenti dei minatori d’oro in Ghana – aprendosi agli altri e superando gli steccati della mente, come forse solo i bambini sanno fare.

Press Irene Guzman 

Paolo Gotti. Oltre i confini

14 dicembre 2019 – 28 febbraio 2020

Temporary Gallery, via Orfeo 4, Bologna

Orari: lunedì-venerdì: 16.30-19.30; sabato, domenica e festivi: 11-13 e 16.30-19.30

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Stefano Serretta, Naked Lunch Money, installation view, Spazio Leonardo, Milano, 2019, ph. credits Cosimo Filippini, courtesy UNA Gallery and the artist

Galleria UNA è lieta di presentare la mostra personale di Stefano Serretta. Naked Lunch Money, terzo appuntamento del programma espositivo annuale presso Spazio Leonardo, il nuovo contenitore di Leonardo Assicurazioni – Generali Milano Liberazione, inaugurato nel 2018 a Milano.

ll lavoro di Stefano Serretta (Genova, 1987) è sorretto da un rigoroso impianto storico e analitico, che mira ad evidenziare le fragili fondamenta autocelebrative del capitalismo globalizzato e della macchina comunicativa che lo regola, di cui l’uomo è protagonista e vittima allo stesso tempo. Con sguardo indagatore, Serretta evidenzia le contraddizioni e gli aspetti schizofrenici del nostro presente post-ideologico.

Stefano Serretta, Naked Lunch Money, detail (Faros de Panama Torre Central Panama), Spazio Leonardo, Milano, 2019, ph. credits Cosimo Filippini, courtesy UNA Gallery and the artist

Per Naked Lunch Money, sulla gallery di Spazio Leonardo si presenta una nuova serie di lavori su carta,  sviluppati a partire  del progetto on-going  Shanti Town, che mette in atto una mappatura sempre in divenire di colossali edifici incompiuti o collassati sotto il peso dei sistemi che rappresentano.

Stefano Serretta, Shanti Town [Red Road Flat Glasgow], ink on paper, cm 50 x 70, 2019, ph. credits Cosimo Filippini, courtesy UNA Gallery
and the artist

In Shanti Town, le silhouettes di questi paradossi architettonici sono il simbolo dello scontro sempre maggiore tra aspettative crescenti e opportunità declinanti: sono disegni che prendono corpo attraverso una ripetizione ossessiva delle scritte e “formule magiche” dell’economia neoliberista, come il motto too big to fail.  Scritti a mano dall’artista, i mantra diventano i moniti che, ironicamente, sorreggono e tratteggiano uno spettacolo delle macerie sempre in bilico tra reale e verosimile.

Stefano Serretta, Naked Lunch Money, installation view, Spazio Leonardo, Milano, 2019, ph. credits Cosimo Filippini, courtesy UNA Gallery
and the artist

Questa lunga serie di capricci architettonici, delinea uno skyline impossibile, instaurando una riflessione sull’abbandono, sul fallimento e sull’incompiuto nella nostra società contemporanea.

“Le rappresentazioni di grandiosi edifici mai realizzati quali la Chicago Spire Tower, Los Faros di Panama, la Nakheel Tower di Dubai o la U2 Tower di Dublino, installate uno di fianco all’altra nelle sale di Spazio Leonardo, danno vita a una paradossale quanto impossibile hall of fame. Nel processo di serializzazione grafica operato dal segno dell’artista, infiniti scenari geopolitici vengono così isolati e ricondotti a un linguaggio formale comune, alludendo velatamente alla continua sovrapposizione fra stato nazione e poteri finanziari attiva in ciascuna di queste rovinose imprese architettoniche.” Vasco Forconi

Stefano Serretta, Naked Lunch Money, installation view, Spazio Leonardo, Milano, 2019, ph. credits Cosimo Filippini, courtesy UNA Gallery and the artist

Stefano Serretta. Naked Lunch Money 24 ottobre 2019 – 24 gennaio 2020

orari dal lunedì al venerdì, 09:00 – 18:00

Spazio Leonardo via della Liberazione 16/a, 20124 Milano

www.leonardoassicurazioni.it

Per informazioni: info@unagalleria.com | + 39 339 17 14 400 | +39 349 35 66 535

Press Sara Zolla 

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