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Archive for the ‘fotografia’ Category

Italo Rondinella, Shipwreck Crime

Sabato 7 marzo con il patrocinio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e di UNICEF Italia si sarebbe dovuta aprire a Venezia Shipwreck Crime, mostra personale del fotografo  Italo Rondinella, ospitata  all’interno  degli antichi  Magazzini del Sale  messi a disposizione dalla Reale Società Canottieri Bucintoro 1882. L’evento è stato rinviato a data da definirsi per l’emergenza sanitaria legata al Covid-19, ma il messaggio profondamente umano di queste immagini resta di stringente attualità e merita comunque spazio e attenzione.

Italo Rondinella, Shipwreck Crime
Italo Rondinella, Shipwreck Crime, costa turca dell’Egeo settentrionale, 2017

La mostra consta di una serie di oggetti personali appartenuti alle centinaia di persone che, nella speranza di raggiungere il territorio europeo, hanno tentato di attraversare il breve tratto di mare che separa la costa turca dall’isola greca di Lesbo. In quel tratto di litorale, fra Babakale e Ayvalık, si alternano a singhiozzo spiagge frequentate da vacanzieri ad altri tratti vuoti, dove sono stati trovati gli oggetti dei naufraghi.

Italo Rondinella, Shipwreck Crime
Italo Rondinella, Shipwreck Crime, costa turca dell’Egeo settentrionale, 2017

Queste “cose” – abiti, scarpe, biberon, salvagente e molto altro – sono stati fotografati dall’autore così come rinvenuti sulla riva e successivamente raccolti per formare parte, insieme alle immagini, di questa mostra che ha lo scopo di restituire dignità alle storie anonime di coloro a cui sono appartenuti, molti dei quali non ce l’hanno fatta. 

Press Irene Guzman

Italo Rondinella, Shipwreck Crime

SHIPWRECK CRIME
Mostra personale di Italo Rondinella

A cura di Anna Lucia Colleo con il contributo di Elisa Muliere

7 marzo – 15 aprile 2020 (rinviata a data da definirsi)

Magazzini del Sale / magazzino 5

Dorsoduro 262, Venezia

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Massimo Bartolini, Madrigali A Cinque Voci Dell’Illustrissimo, & Eccellentissimo Prencipe Di Venosa, D. Carlo Gesualdo – Libro Terzo, inchiostro su carta, 2019

Dal 16 febbraio al 22 marzo 2020 , lo CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma riapre gli spazi rinnovati e restaurati dell’Abbazia di Valserena con l’installazione di Massimo Bartolini dal titolo On Identikit , primo appuntamento del programma di residenze d’artista Through time: integrità e trasformazione dell’opera, realizzato in occasione di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020.

L’artista, riconosciuto a livello internazionale, è stato invitato a confrontarsi con l’ Archivio-Museo dello CSAC di Parma , che conserva oltre 12 milioni di materiali originali della comunicazione visiva e della ricerca artistica italiana a partire dai primi decenni del Novecento. Un patrimonio preziosissimo su cui l’artista ha lavorato, focalizzandosi in particolare sulle opere di due maestri dell’arte: Luigi Ghirri e Luciano Fabro.

Luigi Ghirri, Identikit, 1976-78, C Print, ©Eredi di Luigi Ghirri

Nella serie Identikit (1979) di Ghirri, i titoli dei vinili fotografati dall’artista sugli scaffali della propria libreria, spesso erosi dall’uso e quasi illeggibili sulla spina dei 33 giri, hanno provocato in Bartolini una “curiosità da archeologo”, per poterli finalmente ascoltare, rigorosamente su vinile, in un luogo ben preciso e in compagnia di qualcuno. Questo qualcuno è Lo Spirato di Luciano Fabro (1968-73), opera allestita in una delle cappelle nobiliari della chiesa dell’Abbazia di Valserena, una scena che per Bartolini sta “a metà tra un letto sfatto ed un letto posseduto” dove il corpo è allo stesso tempo presente e invisibile. 

Luciano Fabro, Gesso per Lo Spirato, 1968-73. Veduta dell’installazione presso CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma

La musica è nascosta dentro l’immagine di Identikit come la figura è nascosta dentro il gesso de Lo Spirato. Con il lavoro On Identikit, Bartolini intende fare incontrare l’essere invisibile e presente dello Spirato con l’essere, invisibile per natura, della musica, che risuona nei suggestivi spazi della chiesa. 

Press Irene Guzman

Massimo Bartolini. On Identikit

16 febbraio – 22 marzo 2020

Abbazia di Valserena

Strada Viazza di Paradigna 1, Parma

www.csacparma.it

Ingresso
5 euro. Per tutte le riduzioni e informazioni aggiornate: http://www.csacparma.it/visita/

Orari
Mercoledì, giovedì e venerdì 15.00-19.00

Sabato e domenica 10.00-19.00 

Per informazioni e prenotazioni

info@csacparma.it

Ufficio stampa CSAC

Irene Guzman

+39 349 1250956 | press@csacparma.it

CSAC – Abbazia di Valserena, Parma

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Maurizio Mercuri, Ho perso tempo, 2019, legno, rame elettroeroso e patinato, cm 26 x 20 x 18; courtesy l’artista

Dal 24 gennaio al 7 marzo 2020 gli ambienti settecenteschi di Palazzo Vizzani di Bologna ospitano la mostra Filigrana, un dialogo tra le opere per lo più inedite, di Stefano Arienti, Pierpaolo Campanini e Maurizio Mercuri, a cura di Fulvio Chimento. 

La filigrana, antica tecnica di impressione visibile su carta solo in trasparenza o in controluce, rimanda alla preziosità e alla sapienza del processo di elaborazione artistica, ma costituisce simbolicamente anche l’anima dell’opera d’arte che può manifestarsi o rimanere quieta, in attesa di un atto critico in grado di ridestarla.

Stefano Arienti, Rete arancio, 2019, stampa digitale su microciniglia, cm 135 x 182; courtesy l’artista

Stefano Arienti presenta esclusivamente opere inedite, frutto della sua attuale ricerca, che prevede la stampa di immagini su materiali di uso comune, come tappetini in ciniglia o carta da manifesto. Le opere realizzate da Pierpaolo Campanini dialogano con affreschi, tessuti e carte da parati che decorano gli ambienti di Palazzo Vizzani: la pittura diviene quasi araldica e infonde carica simbolica al percorso espositivo, accentuando la dimensione mimetica delle opere. Il suono, la luce e la fotografia sono gli elementi che qualificano i lavori per lo più inediti di Maurizio Mercuri, artista dotato di un talento cristallino che gli permette di formalizzare con immediatezza la sorgente concettuale delle sue intuizioni artistiche. 

Pierpaolo Campanini, Senza titolo, 2001, olio su tela, cm 190 x 140; ph. Roberto Marossi, courtesy Kaufmann Repetto

La filigrana, in conclusione, è espressione di una stratificazione di senso, di un presente sul quale incide un involontario processo di conservazione/disgregazione esercitato dal tempo, lo stesso che ha permesso agli ambienti di Palazzo Vizzani (la cui direzione artistica è affidata a Camilla Sanguinetti) di mantenere intatta la sua essenza.

Press Irene Guzman

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Paolo Gotti, Casa sul mare

“Ogni uomo confonde i limiti del suo campo visivo con i confini del mondo.” Arthur Schopenhauer  

È stata inaugurata a Bologna lo scorso 14 dicembre la mostra Oltre i confini in cui il fotografo bolognese Paolo Gotti si misura con un tema complesso, quello del superamento di limiti e barriere, siano essi geografici, geopolitici, culturali, sociali ma anche mentali.

Paolo Gotti , Salar de Uyuni, Bolivia
Paolo Gotti , Monica

“Nessun uomo è un’isola” scriveva il poeta-teologo John Donne nel diciassettesimo secolo, e questo è ancora più vero oggi in un mondo sempre più interconnesso dove la globalizzazione sta cambiando gli equilibri del pianeta. Uno scenario dove il confine è una curva immateriale, arbitraria e del tutto convenzionale, la frontiera di una superficie controllata da un individuo o da un popolo, una linea che separa e allo stesso tempo unisce, che ci serve per organizzare i pensieri, dare un senso alle cose ma anche per abbattere pregiudizi e rigidità.

Paolo Gotti , Nave in Grecia
Paolo Gotti , Aeroporto arabo

Il superamento dei confini è dettato anche da un irrefrenabile desiderio di conoscenza o di conquista, in particolare dove i tre elementi – aria, acqua, terra – tendono a confondersi in labili orizzonti, in paesaggi esotici e lontani alle estremità del pianeta: dall’Islanda alla Bolivia fino al Nepal, deserti di sabbia e di sale, basse maree e oceani, strade che scompaiono dietro alle montagne, che suggeriscono vie ancora da percorrere. L’attraversamento del cielo apre il percorso di Paolo Gotti, che poi si sofferma su luoghi di infiniti transiti, fino ad arrivare a quella terra che l’uomo ha delimitato e recintato e che solo l’orizzonte libera.

Paolo Gotti , Strada in Islanda
Paolo Gotti , Messico

L’obiettivo di Paolo Gotti indugia anche sulle persone, fotografate mentre osservano un panorama senza tuttavia entrarci veramente, uno spazio che si dilata all’infinito, che si può solo intuire e non comprendere, in senso quasi leopardiano. Altri soggetti delle fotografie di Paolo Gotti sono ripresi invece nell’atto di attraversare la scena. Lo fanno sullo sfondo di un aeroporto, luogo di passaggio per eccellenza oltre i confini o in uno sperduto paese tra le montagne del Nepal. Oppure sfrecciano su un treno, con lo sguardo che suggerisce una profonda inquietudine. O ancora, condividono momenti di gioia – come nella fotografia che ritrae i figli sorridenti dei minatori d’oro in Ghana – aprendosi agli altri e superando gli steccati della mente, come forse solo i bambini sanno fare.

Press Irene Guzman 

Paolo Gotti. Oltre i confini

14 dicembre 2019 – 28 febbraio 2020

Temporary Gallery, via Orfeo 4, Bologna

Orari: lunedì-venerdì: 16.30-19.30; sabato, domenica e festivi: 11-13 e 16.30-19.30

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Emilio Scanavino al MoMA di New York, 1961

Inaugurata lo scorso 9 novembre nelle sale di Palazzo Pigorini a Parma, la mostra Emilio Scanavino. Genesi delle forme, a cura di Cristina Casero e Elisabetta Longari in collaborazione con l’Archivio dell’artista e il sostegno del Comune di Parma, offre una lettura inedita dell’opera di Emilio Scanavino (Genova, 1922–1986), protagonista della stagione italiana della pittura informale negli anni Cinquanta, aggiornando poi i suoi modi nei decenni seguenti lungo una traiettoria personale e coerente.

Emilio Scanavino, Senza titolo, stampa vintage in bianco e nero, anni ’60
Emilio Scanavino, Germoglio, esemplare unico, 1967, terracotta

L’esposizione presenta – accanto a dipinti, ceramiche e sculture – più di cento fotografie scattate dallo stesso Scanavino, una produzione interessante e sostanzialmente inedita, conservata presso l’Archivio dell’artista. Intorno a questo nucleo di immagini è costruita, con un taglio innovativo, la mostra, che chiarisce quindi come la pratica fotografica sia stata parte integrante, sin dalla fine degli anni Cinquanta, della ricerca dell’autore. Dal confronto tra gli scatti e la produzione artistica si evidenzia anche l’affermarsi di un differente modo di concepire l’immagine pittorica o scultorea da parte di Scanavino, che affermava: “A me piace fotografare. Ma non cerco belle immagini, mi piace andare in giro e ritrarre lo scheletro della natura, certi buchi, certi solchi che i secoli hanno scavato nelle montagne. I detriti che si accumulano nei luoghi dove la nostra civiltà industriale raccoglie le sue scorie mi raccontano cose incredibili.”

Emilio Scanavino, Senza titolo, stampa vintage in bianco e nero, anni ’60
Emilio Scanavino, Studio, 1980, acrilico su cartone

Nelle sue fotografie, infatti, Scanavino immortala brani di realtà – corde, innesti, insetti, muri, nodi, pietre -, tutti elementi che qui diventano forme primarie, archetipi, il cui senso va oltre il loro significato letterale. Come evidenzia una delle due curatrici, Elisabetta Longari: “la fotografia aiuta Scanavino a leggere con evidenza il carattere particolare della materia, ne capta la qualità, la struttura segreta, e quindi il motivo per cui egli ricorre a questo strumento espressivo è “la conoscenza, la più profonda e diretta possibile. La fotografia in questo quadro si rivela un ottimo strumento d’indagine, l’obiettivo è un occhio ravvicinato cui non sfugge nulla, o comunque che sa cogliere ciò che l’occhio umano non afferra”. L’artista, dunque, assegna alla fotografia un ruolo fondamentale nel processo di genesi delle forme del suo immaginario, non fondato soltanto sulla sua invenzione, sulla sua immaginazione, ma capace di trarre forza anche da quella ricognizione sulla realtà che egli compie anche attraverso il mezzo fotografico. 

Emilio Scanavino, Il muro, 1954, olio su tela

Il fondamentale rapporto tra l’immagine fotografica e la produzione pittorica e scultorea di Scanavino, insieme all’analisi del linguaggio fotografico dell’autore, sono indagati nel catalogo della mostra, un volume edito da Magonza Editore, che presenta la produzione fotografica dell’autore, sinora poco conosciuta. I saggi delle due curatrici approfondiscono diversi aspetti: Cristina Casero si concentra più propriamente sull’analisi del linguaggio fotografico e sulle relazioni dell’artista con il clima culturale e il contesto espositivo a lui contemporaneo; Elisabetta Longari cerca, basandosi principalmente sui libri, come anche sui carteggi presenti nell’archivio del pittore, di tracciare una possibile mappa culturale del suo approccio alla fotografia e all’arte. Press Irene Guzman

Emilio Scanavino. Genesi delle forme
A cura di Cristina Casero ed Elisabetta Longari
In collaborazione con l’Archivio Emilio Scanavino e con il sostegno di Comune di Parma
Sede Palazzo Pigorini | Strada della Repubblica 29/A, Parma
Inaugurazione Sabato 9 novembre, ore 17.30
Date 10 novembre – 15 dicembre 2019
Orari Giovedì e venerdì dalle 14.30 alle 18.30 | Sabato e domenica dalle 10 alle 18.30
Ingresso libero

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