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Archive for the ‘incisione’ Category

Franco Palazzo, Venus, 2003

Premessa: pubblico il testo critico scritto in occasione della mostra di Franco Palazzo Miti e Luoghi. Viaggio tra spirito e materia dal 31 agosto sino al 16 settembre 2019 presso la cornice rinascimentale dell’Oratorio di San Sebastiano a Forlì.

Franco Palazzo, Di luoghi, di assoluti luoghi, 2008

Arcadia ora

di Luca Maggio

Arcadia è il luogo del mito e il tempo della sua narrazione. Non esiste, eppure accade continuamente, direbbe Mircea Eliade, che fornisce più di una chiave per capire queste opere di Franco Palazzo, interpretabili come ierofanie, apparizioni del sacro tanto più vere e concrete quanto introvabili se non nella memoria dell’artista che ha scelto di fermare e astrarre parti di paesaggio del suo tempo mitico, l’infanzia e la giovinezza, all’incirca identificabili con le Murge, o meglio con la Messapia antica: “la natura subisce una trasfigurazione e ne esce carica di miti.” (M. Eliade, Trattato di storia delle religioni, Torino 2008, p.332)

Franco Palazzo, Isola, 2007

Ed ecco manifestarsi in queste grandi icone post-cézanniane le strutture che rivelano attraverso la mano del pittore il sacro: terra/la fecondità; rocce/ la forza e l’immanenza; cieli/ la trascendenza e, talvolta, alcuni elementi umani quali la casa più semplice in forma di capanna, o la torre possente e svettante, costruzioni fatte dall’uomo che si identificano come centri-templi del quadro e del mondo: sono l’omphalòs, l’ombelico, l’anello che congiunge l’architettura umana con l’al di qua o al di là di essa. Mai però è direttamente rappresentata la figura umana, salvo nella citazione della carrozzina nel primo piano di una tela, uno dei numerosi elementi misteriosi che indica semmai l’irraggiungibilità di questi luoghi della mente e la distanza temporale (l’infanzia?) e paradossale di questo oggetto in un contesto avulso dall’urbano. Ma resta l’uomo il destinatario di queste immagini ora dipinte ora incise e lo sguardo umano è invocato continuamente nelle atmosfere cariche di senso del mito, in cui nelle sacre rocce, sempre alte, si infittiscono i crepacci, le fenditure, le ombre e i passaggi, talvolta porte vere e proprie per un altrove scavato nei millenni dalle acque e dai venti e, anche, da mani umane, mentre il cielo è una striscia alta e orizzontale, al più solcata da una nuvola solitaria: c’è, ma è lontano. La terra e le sue pietre, dove scorre sempre dell’azzurro o del blu, quasi avessero incorporato il riflesso – forse l’essenza – del cielo, sono lo spazio autenticamente umano dove sviluppare la “nostalgia dell’eternità (…per) un Paradiso concreto e (creduto) conquistabile quaggiù, sulla terra, e adesso, nel momento presente.” (M. Eliade, op. cit., p.371)

Franco Palazzo, Nike, 2006

Queste utopie immaginifiche di Palazzo sono rese con una tecnica originale quanto laboriosa che prevede l’applicazione su tela di carte pregiate e poi acquerellate, talvolta con l’aggiunta di collage: la forza della delicatezza di quegli sbuffi di colore per rendere visibili le incertezze dei luoghi apparsi, la grazia che si sprigiona dalle meditazioni dei bozzetti e conquista gli spazi più vasti dei quadri maggiori, confermano la maestria di questo autore e la sua poesia di colorista che tanto si è imbevuta delle Illuminazioni di Rimbaud, ma in cui si riconoscono echi del Campana più lirico, quando nei suoi Canti Orfici parla di “aria rosa” e ancora: “Ecco le rocce, strati su strati, monumenti di tenacia solitaria che consolano il cuore degli uomini. E dolce mi è sembrato il mio destino fuggitivo al fascino dei lontani miraggi di ventura che ancora arridono dai monti azzurri: e a udire il sussurrare dell’acqua sotto le nude rocce, fresca ancora delle profondità della terra.”

Franco Palazzo, Astricta, 2004

Da queste profondità pure vengono il rame e il ferro e il piombo e altri metalli che uniti ai legni della superficie originano le sculture primordiali e modernissime di Palazzo, dai nomi ancora una volta echeggianti miti greci e forme messapiche, idoli ieratici e spesso curvilinei, sino alla Nike, forse il suo capolavoro, con le ali che stanno per abbandonare la scatola lignea contenitiva, il cui fondo è parzialmente incrostato di azzurro, mentre sulle pieghe lucide si riflette l’ombra del futuro, l’impossibilità di conoscere il destino e l’ineluttabilità di tendere alla verità: “sera dopo sera/ scrutando il futuro, i suoi margini bruciacchiati,/ tenendo in mano la mia vita come una cornice/ in cui speravo un giorno di entrare, non firmato e diretto a vele spiegate negli abissi.” (Charles Wright, Omaggio a Claude Lorrain, in Italia, Roma 2016, p.109)

Franco Palazzo, Saturno (puntasecca), 2008

Franco Palazzo. Miti e Luoghi. Viaggio tra spirito e materia

Oratorio di San Sebastiano, via Maurizio Bufalini 35, Forlì

La mostra resterà aperta, con ingresso libero, dal 31 agosto al 16 settembre 2019. 

Orari: da martedì a venerdì 15.30-18.30; sabato 10.30-12-30 / 15.30-18.30; domenica e festivi 10.30-12-30 / 15.30-19.00. Lunedì chiusura (visite su prenotazione  tel. 347.5779352 )

www.francopalazzo.it

Franco Palazzo, Lapis Aeolia (puntasecca), 2008

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Franco Palazzo, Nike, 2006

Sabato 31 agosto 2019 alle 17.30 si inaugurerà la mostra di Franco Palazzo Miti e Luoghi. Viaggio tra spirito e materia, a cura di Luca Maggio, presso l’Oratorio di San Sebastiano (via Maurizio Bufalini 35, Forlì), magnifico volume architettonico-rinascimentale, inserito nel quartiere dei Musei di San Domenico.

L’esposizione è concepita per documentare attraverso alcune opere pittoriche, plastiche e incisorie l’evoluzione della ricerca artistica dell’artista che indaga l’eterno rapporto tra materia e trascendenza, condotta dagli anni ’80 sino a oggi.

Martedì 3 settembre Nevio Spadoni, scrittore e drammaturgo ravennate di fama internazionale, e l’attore Carlo Garavini alle 17.30 interpreteranno alcuni versi di lirici dell’antica Grecia.

La mostra gode del Patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Forlì, e, eccezionalmente,  di quello  dell’IBC – Istituto Beni Culturali della Regione Emilia-Romagna; dell’ Ordo Domus Mathae di Ravenna; Associazione culturale niArt di Ravenna; dell’Associazione per le Arti “Francesco Francia” di Bologna.

INAUGURAZIONE Sabato 31 agosto ore 17.30

Franco Palazzo. Miti e Luoghi. Viaggio tra spirito e materia

Oratorio di San Sebastiano, via Maurizio Bufalini 35, Forlì

La mostra resterà aperta, con ingresso libero, dal 31 agosto al 16 settembre 2019. 

Orari: da martedì a venerdì 15.30-18.30; sabato 10.30-12-30 / 15.30-18.30; domenica e festivi 10.30-12-30 / 15.30-19.00. Lunedì chiusura (visite su prenotazione  tel. 347.5779352)

www.francopalazzo.it

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Eric Gill (1882-1940), The Soul and the Bridegroom, 1927

 

Ps. Grazie a Anna M. per questa pagina.

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Benjamin Murphy, Earthly Powers

Benjamin Murphy, Earthly Powers

È ancora aperta sino al 30 maggio presso la Galleria Mirada di Ravenna la personale del giovane e talentuoso artista britannico Benjamin Murphy Deaths and Entrances – Morti e Ingressi, curata con la consueta dovizia e originalità da Antonella Perazza.

Sono pertanto lieto di ospitarne il testo critico, rinnovando i complimenti a lei, all’artista e alla Galleria Mirada. 

Benjamin Murphy, Futility

Benjamin Murphy, Futility

Benjamin Murphy – Deaths and Entrances

di Antonella Perazza

Il mondo che conosci attraverso i sensi, in particolare i tuoi occhi, è a colori. La tua esperienza visiva di tutti i giorni è filtrata attraverso lo spettro della luce, ma Benjamin ti vuole accompagnare in un posto altro, lontano da qui. Ed è così lontano e diverso dalla normale percezione, da essere in bianco e nero. Lo spazio della Galleria Mirada, che hai avuto modo di guardare in altre occasioni, è conquistato e rivoluzionato dall’artista, venato di scotch isolante dal segno lirico e persuasivo per renderlo intimo, empatico. La tua capacità di memorizzare gli spazi è stata annullata.

Se hai creduto di riconoscerti in uno dei suoi ritratti, non è un abbaglio o un’allucinazione. I volti dei suoi personaggi sono basati sulle foto che la gente gli spedisce, e questa familiarità è importante, ti introduce nel suo immaginario. Non preoccuparti però se gli occhi sono bianchi e senza pupille, è solo un modo per tagliare i ponti con la realtà. Gli occhi sono lo specchio dell’anima e senza questo specchio, sarai obbligato a non farti ingannare dal tuo stesso riflesso e dovrai gettare le tue emozioni dentro il quadro.

Benjamin Murphy, Skull Hugger

Benjamin Murphy, Skull Hugger

Nei frames intravedi l’interno di una stanza, alcuni mobili o altri oggetti ma non lasciarti distrarre: è sul personaggio che devi concentrarti. Di solito è una donna, idea perfetta nella carne della vita, ed è nuda perché tu non possa distrarti pensandola vestita con gli abiti di un’epoca in particolare. Il tempo si è fermato, fermati anche tu.

Ma questo è solo l’inizio di Deaths and Entrances, perché qui nulla finisce. Benjamin Murphy vuole mostrarti un racconto che tu stesso puoi continuare a costruire stanotte, rientrando a casa e prendendo in mano la raccolta di poesie di Dylan Thomas. C’è un’affinità particolare, infatti, tra il poeta e l’artista che non si limita alla loro provenienza. Dice Thomas a proposito dei defunti:

benché impazziscano saranno sani di mente,

benché sprofondino in mare risaliranno a galla,

benché gli amanti si perdano l’amore sarà salvo

E la morte non avrà più dominio.

Amore, fragilità e innocenza, oscenità e bellezza, vizio, caos e vanità. Strumenti di tortura, armi, chiavi, ossa, uccelli intagliati minuziosamente in pezzetti di nastro adesivo. Nelle sue opere anche la vita e la morte convivono in pace senza antagonismi e in un dolce abbandono, manifestazioni differenti della stessa forza universale. Silenziose, come entrate e uscite di scena.

www.mirada.it

www.benjaminmurphy.info

Benjamin Murphy, Deaths and Entrances, Galleria Mirada, Ravenna maggio 2015

Benjamin Murphy, Deaths and Entrances, Galleria Mirada, Ravenna maggio 2015

Benjamin Murphy, Deaths and Entrances, Galleria Mirada, Ravenna maggio 2015

Benjamin Murphy, Deaths and Entrances, Galleria Mirada, Ravenna maggio 2015

Benjamin Murphy, Deaths and Entrances, Galleria Mirada, Ravenna maggio 2015

Benjamin Murphy, Deaths and Entrances, Galleria Mirada, Ravenna maggio 2015

Benjamin Murphy, Deaths and Entrances, Galleria Mirada, Ravenna maggio 2015

Benjamin Murphy, Deaths and Entrances, Galleria Mirada, Ravenna maggio 2015

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Aurelio Amendola, Alberto Burri, Città di Castello, 1976

Aurelio Amendola, Alberto Burri, Città di Castello, 1976

A fine settimana, sabato 20 dicembre, nel Salone delle Scuderie in Pilotta a Parma si inaugurerà la mostra Fuoco nero: materia e struttura attorno e dopo Burri organizzata dallo CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma, il maggiore fondo sul Novecento esistente in Italia[1].

Il punto di partenza della mostra, il Fuoco nero del titolo, è il confronto tra la nota sequenza fotografica di Aurelio Amendola che ritrae Alberto Burri mentre crea con il fuoco una sua Plastica, e il grande Cellotex nero di Burri da lui stesso donato allo CSAC negli anni Settanta.

Alberto Burri, Grande nero cellotex M2, 1975, cellotex e acrilico su tela

Alberto Burri, Grande nero cellotex M2, 1975, cellotex e acrilico su tela

Attorno a quest’opera, in occasione dell’approssimarsi del centenario della nascita dell’artista (1915-1995), è stato chiesto ad artisti significativi di diverse generazioni di donare allo CSAC un’opera che essi pensassero collegata alla ricerca di Alberto Burri.

A questo invito hanno risposto generosamente, e con importanti opere, in molti, tra cui Bruno Ceccobelli, Nunzio, Mimmo Paladino, Luca Pignatelli, Marcello Jori, Alberto Ghinzani, Pino Pinelli, Giuseppe Maraniello, Giuseppe  Spagnulo, Emilio Isgrò, Attilio Forgioli, Mario Raciti, Medhat Shafik, Franco Guerzoni, Luiso Sturla, Renato Boero, Raimondo Sirotti, Davide Benati, Concetto Pozzati, Enzo Esposito, Gianluigi Colin e William Xerra.

Oltre a questo, prendendo spunto dalla componente strutturale che sempre articola, sin dagli anni ’40, l’opera di Burri, si sono individuati due percorsi in qualche modo sempre collegati e comunicanti, quello della ricerca sulla materia e quello dell’articolazione delle strutture. Per mettere in evidenza questa vicenda si è dunque attinto alle raccolte dello CSAC puntando, ad esempio, su alcune figure del Gruppo Origine (1950-1951), con opere di Colla, Ballocco e Guerrini, e ancora del Gruppo1 con Biggi.

Pino Pinelli, Pittura R. BL, 1993, tecnica mista

Pino Pinelli, Pittura R. BL, 1993, tecnica mista

Era inoltre necessario provare a restituire, almeno per cenni, le esperienze dei due centri principali della ricerca di quegli anni, da una parte Roma con Gastone  Novelli e Toti Scialoja che dialogano con Cy Twombly e con l’Abstract Expressionism americano, e, a Milano, Lucio Fontana.
Si è quindi ritenuto indispensabile ricostruire, almeno per poli, dalla Lombardia a Napoli, dalla Liguria all’Emilia, le proposte di alcuni dei molti protagonisti della ricerca sulla materia: ecco quindi, fra le altre, le opere di Tavernari, Spinosa, Pierluca, Morlotti, Mandelli, Bendini, Arnaldo Pomodoro, Zauli, Mattioli, Padova, Zoni, Lavagnino, Ruggeri, Olivieri, Vago, Guenzi, Carrino, Ferrari, Repetto, Chighine.

Distinto da questo filone di ricerca nel quale prevale il peso, la lunga durata della materia e che la critica ha definito prevalentemente come “informale”, si pone un altro modello, quello dell’indagine sulla struttura, un percorso che in mostra si individua attraverso opere di Perilli, Pardi, Garau e Scialoja.

Mimmo Paladino, Omaggio a Burri, 2006, alluminio patinato e tavolo

Mimmo Paladino, Omaggio a Burri, 2006, alluminio patinato e tavolo

Era inoltre importante provare a definire, sia pure solo per cenni, il significato dell’opera di Burri fuori dei confini, così ecco la presenza in mostra di un pezzo di Joe Tilson e, a contrappunto, un grande collage di Louise Nevelson legato alla ricerca americana degli anni ’50, a cui si sono aggiunti un gruppo di collage della statunitense Nancy Martin attenta al filone astratto dopo Josef Albers.

In mostra la fotografia avrà una parte significativa. Prima di tutto con le immagini di Aurelio Amendola che hanno suggerito il titolo della mostra. Poi, di Nino Migliori verrà esposto un gruppo di pirogrammi degli anni ’50 di recente ristampati; di Mimmo Jodice un importante “muro”; di Giovanni Chiaramonte una ricerca degli anni ’70 su una casa distrutta; di Mario Cresci una sequenza sulle spiagge rocciose della Sicilia. A queste opere si aggiungono due ricerche differenti: più legata al filone concettuale quella di Brigitte Niedermair e più attenta alla lingua dell’astrazione quella di Gianni Pezzani.

Dunque l’esposizione, curata da Arturo Carlo Quintavalle, proporrà oltre settanta dipinti e altrettante fotografie e un gruppo di opere grafiche, per un totale di 172 pezzi tutti riprodotti in un ampio catalogo edito da Skira.

La mostra resterà aperta dal 21 dicembre 2014 al 29 marzo 2015

Orari: tutti i giorni dalle 10 alle 18. Chiuso lunedì

Ingresso gratuito

Testo a cura dell’Ufficio stampa di Irene Guzman (csac.press@gmail.com)

CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma

Fuoco nero: materia e struttura attorno e dopo Burri

Arnaldo Pomodoro, Tempo fermo, 1957, fusione in metallo, cemento, piombo e stagno

Arnaldo Pomodoro, Tempo fermo, 1957, fusione in metallo, cemento, piombo e stagno

[1] Il Centro conta su un archivio imponente, nato negli anni’80 su iniziativa di Arturo Carlo Quintavalle e cresciuto grazie alle donazioni di istituzioni, artisti e loro eredi. La raccolta è attualmente composta da circa 1.500.000 pezzi, in particolare sul ‘900 artistico italiano (pittura e disegno, scultura, fotografia, architettura, moda, design ecc.).

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