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Archive for the ‘istallazione’ Category

La personale su Aldo Tagliaferro, a cura di Alberto Zanchetta e in collaborazione con l’Archivio Aldo Tagliaferro di Parma, in programma dal 21 Giugno al 6 Ottobre 2018, presso la sede di Osart Gallery, in Corso Plebisciti 12 a Milano, si propone di valorizzare il lavoro dell’artista attraverso la selezione di opere uniche appartenenti a uno storico e specifico ciclo di ricerca, Memoria-Identificazione – in una variabilità temporale, che si colloca in un periodo importante durante il quale Tagliaferro entra a pieno titolo in quella che viene considerata la sua definitiva fase concettuale, mettendo a punto un nuovo metodo di lavoro – per progetti – a cui resterà fedele per tutta la sua carriera. Alla base del grande lavoro di Aldo Tagliaferro c’è l’analisi costante dell’essere umano, del suo eterno confronto con il proprio Io e con l’ambiente che lo circonda. La sua ricerca, oltre ad esaminare criticamente eventi del contesto sociale, dagli anni Settanta in poi si orienta verso una direzione più specifica del comportamento umano, sviluppando altresì un’indagine sulla memoria e sull’identificazione che pone in relazione la realtà con un momento intimistico.

Nell’analisi di Memoria-Identificazione – in una variabilità temporale, Tagliaferro utilizza due componenti (la memoria e l’identificazione, che ritiene parallele al punto da sovrapporsi) la cui somma, come afferma l’artista, «dà, attraverso le esperienze consumate, una conoscenza del proprio io. Questo può diventare condizionante in un tempo presente, perché il nostro comportamento è dato dalla somma tra le nostre esperienze assimilate e la sollecitazione di nuovi stimoli, che tendono continuamente a modificarlo, in rapporto al tempo reale che è il presente».

La mostra si apre nella sala principale con due importanti opere su tele emulsionate: il dittico Particolare “IDENTIFICAZIONE MNEMONICA” (1972) e la monumentale installazione di nove metri dal titolo IDENTIFICAZIONE IN UNA VARIABILITÀ OGGETTIVA TEMPORALE (1973). Le opere si caratterizzano sia per l’utilizzo di un insieme di elementi teso a creare diverse possibilità di interazione, sia per le sue ripetizioni variate in una scala di colori dal bianco al nero e per la possibilità demandata al fruitore di scegliere un “fotogramma di identificazione” a sua scelta. Nello spazio espositivo della Osart Gallery le fotografie di grandi dimensioni vengono inoltre allestite in

modo da invogliare i presenti a sentirsi partecipi dell’ambiente evocato. Nella seconda sala, la mostra prosegue con un piccolo nucleo dedicato ai progetti realizzati nel 1972: Studio per: MEMORIA-IDENTIFICAZIONE – in una variabilità temporale, MEMORIA-IDENTIFICAZIONE (variante blu) e Progetto per MEMORIA-IDENTIFICAZIONE – in una variabilità temporale. Qui è possibile visionare la genesi della riflessione incentrata sulla memoria; la stessa immagine fotografica, che caratterizza le tele emulsionate, viene infatti ripetuta su fogli di cartoncino, quasi a volerla rendere temporalmente verificabile.

La teatralità della grande installazione e l’unicità delle opere selezionate diventano, per chi guarda, una sorta di materializzazione fisica della scena, la quale permette di comprendere in modo filologico la progettualità e la processualità di uno dei grandi protagonisti dell’arte concettuale all’interno del panorama internazionale.

 

ALDO TAGLIAFERRO. MEMORIA–IDENTIFICAZIONE

Sede: Osart Gallery | Corso Plebisciti 12, 20129 Milano

Periodo: 22 Giugno – 6 Ottobre 2018

Orari: da martedì a sabato, ore 10.00 – 13.00 / 14.30 – 19.00

Ingresso: libero

Catalogo: bilingue italiano/inglese con testi di Alberto Zanchetta

Contatti: T 02 5513826 Mail info@osartgallery.com

Web: http://www.osartgallery.com | http://www.facebook.com/osartgallery | http://www.instagram.com/osart_gallery

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Adelita Husni-Bey, dalla serie Agency, Politici, 2014

Inaugura domani, venerdì 8 giugno 2018 alle ore 18, presso la Galleria Civica di Modena, nella sede della Palazzina dei Giardini, Adunanza, a cura di Diana Baldon e Serena Goldoni. La mostra riunisce l’eterogenea produzione che Adelita Husni-Bey ha sviluppato negli ultimi dieci anni tra video, installazioni, opere pittoriche, serie fotografiche, disegni e lavori su carta ed è la sua prima vasta personale in un’istituzione italiana. L’artista che vive a New York, negli ultimi anni si è distinta nel panorama internazionale, partecipando a manifestazioni di rilievo quali la Biennale d’Arte di Venezia nel 2017, tra i rappresentanti del Padiglione Italia, e la mostra Being: New Photography 2018 al MoMA di New York.

Fin da giovanissima, Adelita Husni-Bey (Milano, 1985), s’interessa a temi politici e sociali complessi indagandoli attraverso studi di sociologia, teorie educative anarco-collettiviste e pratiche d’insegnamento sperimentali. Le sue opere si fondano e nascono da processi collettivi, nella forma di workshop e giochi di ruolo che hanno visto la partecipazione di varie tipologie di comunità, tra cui figurano studenti, atleti, giuristi e attivisti politici. Il ruolo dell’artista, secondo Husni-Bey, consiste nel “creare situazioni e dinamiche nuove dove nulla è recitato e dove emergano criticamente, agli occhi dei soggetti coinvolti, le profonde connessioni con i rapporti di forza di tipo economico e sociale che governano l’era contemporanea”. L’opera finale, i cui proventi vengono sempre contrattualmente condivisi con i partecipanti che comunque possono decidere se prestare o meno la propria immagine, restituisce infatti solo una piccola parte dell’atto pedagogico che si realizza durante le giornate di workshop.

Adelita Husni-Bey, Postcards from the desert island, 2010-2011

La pratica di Adelita Husni-Bey si sviluppa con mezzi espressivi differenti, ma in tutte le sue opere ­– anche in quelle sviluppate attraverso il disegno, il video, la fotografia, la scultura e l’installazione – è riconoscibile la sua sensibilità e matrice pittorica. Quest’ultima è immediatamente evidente in The Sleepers (2011), un olio su tela che ritrae un gruppo di colletti bianchi nell’atto di dormire profondamente, ma anche nel dipinto integrato all’interno della video installazione Postcards from the Desert Island (2011) che accoglierà i visitatori all’ingresso della Palazzina dei Giardini. L’opera è il frutto di un seminario di tre settimane che l’artista ha svolto con i bambini dell’Ecole Vitruve di Parigi, istituto pubblico elementare sperimentale che adotta modelli educativi basati sulla cooperazione e sulla non competitività. Gli scolari sono stati invitati a costruire un’isola deserta nella propria aula scolastica e prendendo a prestito gli scenari del romanzo Il signore delle mosche di William Golding hanno fatto auto-gestione e affrontato questioni legate alla lotta per il potere, l’immigrazione, il significato dello spazio pubblico e la disobbedienza civile.

Adelita Husni-Bey, Adelita Husni-Bey, dalla serie Agency, Attivisti, 2014

Sono diverse le opere che hanno visto il coinvolgimento di gruppi di adolescenti, tra cui la serie Agency (2014), composta di una video installazione e una serie di fotografie realizzate nelle sale del Museo MAXXI di Roma. Qui una trentina di studenti volontari di un liceo della capitale ha partecipato a una riflessione sulle relazioni di potere nell’Italia contemporanea simulando — attraverso la libera scelta di azioni, atteggiamenti, pose e abbigliamento — l’appartenenza a cinque diverse categorie: politici, lavoratori, attivisti, banchieri e giornalisti, i quali dovevano produrre ogni ora un resoconto sullo stato di avanzamento della società.

Adelita Husni-Bey, The council #3, 2018

The Council (2017) è invece una serie fotografica risultante da un workshop svoltosi al MoMA di New York con alcuni giovani partecipanti del programma MoMA teens. Sviluppando un pensiero critico riguardo alla funzione delle istituzioni, i ragazzi, suddivisi in gruppi, dovevano immaginare una totale riorganizzazione degli spazi della storica istituzione newyorkese, servendosi anche dell’Image Theater, tecnica usata per riprodurre attraverso un’immagine teatrale una determinata situazione sociale, con l’obiettivo di trovare nuovi spunti e soluzioni.

Adelita Husni-Bey, After the Finish Line, 2015

Un tema di grande attualità è quello dell’analisi e della percezione sociale del dolore e della disabilità. Le storie di atleti giovanissimi, che si sono infortunati svolgendo un’attività sportiva, sono raccontate nel video After the Finish Line (2015), in cui, usando un approccio pedagogico radicale e un processo che cerca di spersonalizzare i sentimenti di fallimento, Adelita Husni-Bey ha indagato il significato e le trappole collegate allo spirito di competizione che caratterizza molti ambiti della società contemporanea.

Completano la mostra altri gruppi di disegni e opere su carta che accompagnano e riprendono alcuni dei macro-temi delle installazioni.

 

Galleria Civica di Modena fa parte – insieme a Fondazione Fotografia Modena e Museo della Figurina – di FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE, istituzione diretta da Diana Baldon e dedicata alla presentazione e alla promozione dell’arte e delle culture visive contemporanee.

Mostra Adelita Husni-Bey. Adunanza

A cura di Diana Baldon e Serena Goldoni

Sede Galleria Civica di Modena, Palazzina dei Giardini, Corso Cavour, 2 – Modena

Periodo mostra 9 giugno – 26 agosto 2018

Inaugurazione 8 giugno 2018, ore 18

Orari di apertura Giovedì-domenica 17-23

Ingresso

Intero: 6 € | Ridotto: 4 €
Per tutte le riduzioni, convenzioni e gratuità, visitare il sito:

https://www.comune.modena.it/galleria/mostre/adelita-husni-bey.-adunanza
Da aprile a luglio 2018 col biglietto da 6 € è possibile visitare tutte le mostre organizzate da FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE

Informazioni

tel. +39 059 2032911/2032940 – fax +39 059 2032932

www.galleriacivicadimodena.it

Ufficio stampa

Irene Guzman

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Thomas Berra, Tutti dobbiamo dei soldi al vecchio sarto di Toledo, installation view, Spazio Leonardo, Milano, courtesy UNA, ph. credit Cosimo Filippini

“Tutti dobbiamo dei soldi al vecchio sarto di Toledo.” Tano Festa

UNA è lieta di presentare la sua prima collaborazione con Spazio Leonardo, il nuovo contenitore di Leonardo Assicurazioni – Generali Milano Liberazione. Il primo appuntamento del programma espositivo è la mostra personale di Thomas Berra attualmente in corso: Tutti dobbiamo dei soldi al vecchio sarto di Toledo.

Fulcro del progetto site-specific è un grande wall painting lungo tutta la parete della Gallery, una delicata gouache improntata alla pittura segnica e gestuale, su cui si posizionano una serie di lavori su carta e su tela di piccolo e medio formato.

Thomas Berra, Tutti dobbiamo dei soldi al vecchio sarto di Toledo, installation view, Spazio Leonardo, Milano, courtesy UNA, ph. credit Cosimo Filippini

A questo proposito dice Simona Squadrito: “Con la sua ultima produzione Thomas Berra indaga e sperimenta la natura dei segni. La ricerca parte dallo studio delle forme organiche della natura, da una parafrasi del paesaggio e delle forme vegetali, come ad esempio quelle presenti nelle venature delle foglie, del legno, dei fili d’erba o della superficie dei tronchi degli alberi. Via via il segno ha preso il sopravvento, sganciandosi dalla sua intenzione rappresentativa, e la ricerca è diventata un puro studio sul ritmo e sulla composizione: un’indagine sulla relazione tra il segno e lo spazio.

Le tracce lasciate da Thomas Berra sono poco differenti l’uno dall’altra e si ripetono centimetro dopo centimetro, generando un vero e proprio ritmo visivo, e producendo una moltitudine di presenze simili ai suoni e alle note di un’orchestra, che poi altro non sono che le vibrazioni generate da una linea che si ripete e si moltiplica.

Thomas Berra, Tutti dobbiamo dei soldi al vecchio sarto di Toledo, installation view, Spazio Leonardo, Milano, courtesy UNA, ph. credit Cosimo Filippini

In questi lavori la superficie, sia quella del foglio che quella della parete, si presta ad accogliere l’esperienza fisica dell’artista, che riscopre la gioia e la vitalità di un gesto che traccia una linea con una mano rapida e sicura. Quelli di Thomas Berra sono colpi veloci e pre-razionali, segni dell’attimo: forme semplici e morbide dai colori liquidi e dalle tinte luminose e chiare. Attraverso questa ossessiva ripetitività del segno l’artista sembra voler affermare l’impossibilità di una pittura puramente intellettuale.”

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“We All Owe Money to the Old Tailor of Toledo.” Tano Festa

Una is pleased to present its first collaboration with Spazio Leonardo, Leonardo Insurance’s new container located in the heart of Milan, in the Porta Nuova Quarter.

The first appointment of the exhibition program is Thomas Berra’s solo show: Tutti dobbiamo dei soldi al vecchio sarto di Toledo [We All Owe Money to the Old Tailor of Toledo]The center of the site specific project is a large wall painting, as long as the Gallery’s wall, a delicate gouache marked by a sign and gesture painting, with a series of works on paper and canvas in small and medium format.

Thomas Berra, Untitled, acrilico su tela, cm 30 x 40, 2018, courtesy UNA, ph. credit Cosimo Filippini

Thomas Berra, Untitled, acrilico su tela, cm 30 x 40, 2018, courtesy UNA, ph. credit Cosimo Filippini

Simona Squadrito says: “With his latest production, Thomas Berra investigates and experiments with the nature of signs. The research begins with the study of organic forms in nature, from a paraphrase of landscape and plant forms, such as those present in the veins of leaves, wood, blades of grass or the surface of tree trunks. Gradually the sign takes over, ridding itself of its representative intention, and the research becomes a pure study of rhythm and composition: an investigation of the relationship between the sign and the space.
The traces left by Thomas Berra aren’t much different from each other and are repeated centimeter after centimeter, generating a visual rhythm, and producing a multitude of presences similar to the sounds and notes of an orchestra, which are nothing other than the vibrations generated by a repeating and multiplying line.

Thomas Berra, Untitled, acrilico su tela, cm 30 x 40, 2018, courtesy UNA, ph. credit Cosimo Filippini

Thomas Berra, Untitled, acrilico su tela, cm 30 x 40, 2018, courtesy UNA, ph. credit Cosimo Filippini

In these works, the surface, both that of the sheet and that of the wall, yields to the physical experience of the artist, who rediscovers the joy and vitality of a gesture, a line drawn with a quick and sure hand. Thomas Berra’s marks are immediate and pre-rational, signs of the moment: simple and soft shapes with liquid colors and bright and clear shades. Through this obsessive repetition of the sign the artist seems to want to affirm the impossibility of purely intellectual painting. ”

Thomas Berra. Tutti dobbiamo dei soldi al vecchio sarto di Toledo

mostra 12 aprile – 8 giugno

orari: dal lunedì al venerdì, 10:00 – 18:00

Spazio Leonardo

via della Liberazione 16/a, 20124 Milano

www.leonardoassicurazioni.it

Per informazioni: info@unagalleria.com

+ 39 339 17 14 400 | + 39 349 35 66 535

Press contact: Sara Zolla
press@sarazolla.it

 

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Federica Landi, Shell, 2017, stampa fine art su carta cotone, 70×100 cm

Oggi, 27 gennaio 2018, inaugura Il tesoro è sempre più grande di quello che hai stretto tra le mani, mostra collettiva a cura di Carlo Sala che riunisce le opere di Federica Landi (Rimini, 1986), Victor Leguy (San Paolo, 1979), Pedro Vaz (Maputo, 1977), Marco Maria Zanin (Padova, 1983) nelle sale del Museo del Paesaggio di Torre di Mosto in provincia di Venezia.

I quattro artisti presentano in mostra lavori inediti realizzati nel corso di Humus Interdisciplinary Residence, piattaforma interdisciplinare che ha come scopo la contaminazione tra il mondo dell’arte contemporanea e quello di territori “al margine”, ancora estremamente legati al rapporto con l’agricoltura, le tradizioni del mondo contadino, il paesaggio, la terra intesa nel senso primario del termine. A stretto contatto con la popolazione locale, gli artisti hanno potuto operare una rilettura delle identità locali che è anche strumento di creazione di consapevolezza e di sviluppo per la stessa comunità.

Pedro Vaz, Segunda Natureza, 2017, still da video. Doppia proiezione video, (2x) 1080x1440px, 43, loop. Doppia struttura di proiezione, (2x) 120x160x70cm, legno, tela per proiezione.

Se il lavoro di Pedro Vaz, paesaggista, si è centrato sulla rappresentazione di un tratto del fiume Livenza, Federica Landi, Victor Leguy e Marco Maria Zanin hanno deciso di focalizzarsi sulla rilettura e la narrazione in senso contemporaneo del patrimonio di oggetti appartenenti al Museo della Civiltà Contadina della piccola località di Sant’Anna di Boccafossa, che gli artisti hanno visto come una potenziale attrattiva per attività di educazione, turismo e ricerca.

Marco Maria Zanin, Figura magico-religiosa, 2017, stampa fine art su carta cotone
16×20 cm

In mostra saranno esposte una serie di fotografie di Federica Landi, una installazione di Victor Leguy, una video installazione e due grandi pitture di Pedro Vaz, fotografie e sculture di Marco Maria Zanin. Ci sarà inoltre una installazione collettiva realizzata dagli artisti Federica Landi, Victor Leguy e Marco Maria Zanin secondo il modello del deMuseo, dispositivo che mira a ripensare l’idea tradizionale di museo inteso come ente conservativo statico, divenendo al contrario un “organismo” dinamico dove le esperienze collettive sono il fondamento per raccogliere e elaborare la storia e la memoria locale, che possa fungere da volano per fortificare l’identità e la coesione sociale di un territorio.

Victor Leguy (fotografie di Marco Maria Zanin), Rinascita #01 (dettaglio), legno, tessuto, terra, vetro, oggetto, stampe

In occasione del seminario di conclusione dei lavori che avrà luogo il 25 febbraio 2018 alle ore 17.00 verrà presentata la pubblicazione contenente i testi critici, le immagini del processo artistico e delle opere.

Press Irene Guzman

Il tesoro è sempre più grande di quello che hai stretto tra le mani

artisti: Federica Landi, Victor Leguy, Pedro Vaz, Marco Maria Zanin

a cura di: Carlo Sala

sede: Museo del Paesaggio di Torre di Mosto

indirizzo: Torre di Mosto, Località Boccafossa (Venezia)

date: 28 gennaio – 25 febbraio 2018

opening: 27 gennaio 2018, ore 18.00

orari: sabato: 15.00-18.00 e domenica: 10.00-12.00 / 15.00-18.00. Dal lunedì al venerdì su appuntamento.

visite guidate: domenica 28 gennaio, 4, 11 e 18 febbraio dalle 15.00 alle 18.00

 

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Non è la prima volta che acquisto e apprezzo le pubblicazioni Humboldt Books, la cui eleganza ne fa prodotti unici studiati e calzati nel dettaglio su ciascun tema e autore (ad esempio in Dreams di Gianfranco Baruchello e Michele Mari: la costa bianca fa la differenza).

Ritengo che con Ontani a Bali si siano superati: è perfetto. Dal colore di copertina, all’oro delle lettere, aprendo con le foto di Giovanna Silva in eco ghirriano nel Sud-est asiatico e ponendo il testo in fondo, dopo le immagini, inframmezzato dai di-segni del “mago” Ontani.

A proposito: lo scritto di Emanuele Trevi è un capolavoro di equilibrio e cultura e stile in levità (come le fiamme del rogo finale), in cui si amalgamano lirismo, osservazioni personali e psico-mitologiche e si comprende appieno, finalmente, la geniale unicità di Luigi Ontani meglio di tanti saggi di mestiere in cataloghi ego-riferiti e non vissuti, poiché narrando in prima persona degli ogoh ogoh balinesi, della cerimonia-festa-processione collettiva che li conduce dalla preparazione meticolosa alla loro distruzione spettacolare, mostra come “le prime storie, i grandi archetipi, si siano formate nelle mente dell’uomo: non come immagini credibili del mondo, governate dai principi della logica, ma come vortici di violenza e desiderio, allucinazioni, slittamenti imprevedibili del dopo nel prima, dell’umano nel bestiale, del bestiale nel cosmologico.” Volume bellissimo.

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E bravo Hirst che ha saputo reinventare sé stesso dopo la caduta del 2008!

Quella veneziana di Palazzo Grassi e Punta della Dogana è una mostra che consiglio per ogni età e grado di conoscenza: ognuno potrà leggere ciò che vuole, inclusi i divertiti e divertenti saccheggi e citazioni di cui il nostro fa uso ampio e consapevole.

È un gran bazar in cui si mescolano differenti livelli fra realtà e finzione, Topolino e l’Antichità, anime, manga e miti, l’arte e la sua negazione, una profusione d’oro e meraviglia neobarocca e presa in giro della stessa, invito a credere ancora nel potere dell’immaginazione e del feticismo dell’oggetto manu-arte-fatto (ma non dall’artista, sia chiaro) e sospetto d’un nichilismo totale del senso di tutto ciò, non a caso sospeso fra precisione infinitesima del dettaglio più minuto e chiassosa baracconata hollywoodiana, benché presentata in grande stile ovvero come Hirst (e Pinault) comanda.

Damien Hirst – Treasures from the Wreck of the Unbelievable

Damien Hirst – Treasures from the Wreck of the Unbelievable

Damien Hirst – Treasures from the Wreck of the Unbelievable

Dunque una via d’esposizione-narrazione da riscoprire e esplorare per l’arte dei prossimi anni (certo avendo i mezzi adeguati) o un unicum celebrante la sua stessa resa di fronte all’immagine liquida contemporanea (© Bauman) con festa finale e fuochi d’artificio? Inoltre, ha ancora senso parlare di individualità sacrale-post romantica dell’artista o a certi livelli è più che mai necessario avere oltre a un finanziatore anche una squadra organizzativa che produca non solo gli oggetti ma le idee stesse, cui poi l’artista pone il proprio nome-marchio?

A proposito: quanto finora ho scritto potrebbe non avere pieno senso se non si tiene conto del cinismo anche economico dell’arte della comunicazione di cui Hirst è fra i maestri riconosciuti: forse è questo il vero punto e unico scopo di tutta questa montagna di cose (accumulazione di sontuosa e luccicante e affascinante paccottiglia di lusso): far parlare di sé, dell’evento, del cosiddetto artista. E la possibilità di scattare liberamente fotografie lungo tutto il percorso credo sia parte di questa strategia dello spettacolo di diffusione dell’immagine.

 

Damien Hirst – Treasures from the Wreck of the Unbelievable

Damien Hirst – Treasures from the Wreck of the Unbelievable

Damien Hirst – Treasures from the Wreck of the Unbelievable

Tirando le somme, il biglietto e il (pur costoso) catalogo valgono la pena, purché stiate al gioco dell’inganno-fattoide narrativo: “Nel 2008, al largo della costa orientale dell’Africa fu scoperto un vasto sito con il relitto di una nave naufragata (Apistos – l‘Incredibile). Il ritrovamento ha avallato la leggenda di Cif Amotan II, un liberto di Antiochia, vissuto tra la metà del I secolo e l’inizio del II secolo d.C. (…)”.

Damien Hirst – Treasures from the Wreck of the Unbelievable

Ora, tralasciando il nome Cif (potrebbe simpaticamente ricordare un noto detersivo proprietà della multinazionale anglo-olandese Unilever o meglio ancora l’acronimo “Cost, Insurance and Freight” – ovvero “costo, assicurazione e nolo” – una delle clausole abituali nelle transazioni commerciali internazionali), guarda caso la storia di questo ritrovamento parte dal 2008, data del fatidico crollo delle quotazioni di Hirst, mescolando ancora una volta biografia e attività artistica. Il gioco (di cui ovviamente fa parte anche questa pagina come le centinaia di altre che argomentano su questa mostra: basta averne contezza e poi lasciarsi andare) continua senza soluzione di continuità. Buona visita.

Damien Hirst – Treasure from the Wreck of the Unbelievable

Damien Hirst – Treasures from the Wreck of the Unbelievable

Damien Hirst – Treasures from the Wreck of the Unbelievable

Damien Hirst – Treasures from the Wreck of the Unbelievable

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Bertozzi & Casoni, Polar Bear (particolare), 2016, ceramica policroma su ferro, cm190x200x110

Bertozzi & Casoni, Polar Bear (particolare), 2016, ceramica policroma su ferro, cm 190x200x110

Venerdì 16 settembre la Galleria Antonio Verolino ha inaugurato la personale di Bertozzi & Casoni “Il capitale umano. Tra consolazioni e desolazioni”.

La mostra, curata da Franco Bertoni, architetto, critico d’arte ed esperto di ceramica del ‘900, è inserita nell’ambito del programma del FestivalFilosofia di Modena.

Partendo dal tema della manifestazione, l’agonismo, l’esposizione si sviluppa a partire da Polar Bear, un’installazione raffigurante un gigantesco orso bianco che i maestri della ceramica Giampaolo Bertozzi e Stefano Dal Monte Casoni hanno immaginato ingabbiato, prigioniero e a rischio di estinzione a causa dei mutamenti determinati dall’attività umana.

Bertozzi & Casoni, Dedicato, 2016, ceramica policroma, cm28x43x27

Bertozzi & Casoni, Dedicato, 2016, ceramica policroma, cm 28x43x27

Attorno a questa figura emblematica della lotta evolutiva, altre opere (cestini stracolmi di cartacce e lumache, pile di piatti sporchi, tubature in cui si incastrano oggetti d’uso comune e didascalie) indicano la dialettica di composizione e decomposizione, morte e rigenerazione che attraversa l’esistenza di individui e società, in un continuo pendolo tra consolazioni e desolazioni: sono i rifiuti che ciascuno lascia dietro di sé, piccole estinzioni locali che agitano il mondo delle cose anche nell’epoca dell’abbondanza.

Bertozzi & Casoni, Tempo libero, 2016, ceramica policroma, cm47x40,5x62,5

Bertozzi & Casoni, Tempo libero, 2016, ceramica policroma, cm 47×40,5×62,5

Infine, particolarmente significativa per l’identità della galleria, l’opera tessile nata da un disegno di Giampaolo Bertozzi e realizzata manualmente dalle maestranze attivate da Antonio Verolino, il quale ha ereditato la passione per tappeti e arazzi preziosi dal padre Raffaele, l’antiquario che indiscutibilmente rappresenta in questo campo il punto di riferimento in Italia e non solo.

La competenza acquisita negli anni ha già portato Antonio Verolino a collaborare con artisti come Enzo Cucchi, David Tremlett e Luigi Ontani. La nuova opera tessile di Bertozzi & Casoni, raffigurante un alveare che a sua volta disegna un teschio, è interamente annodata a mano in seta, materiale che le dona un particolare movimento grazie al cambiamento del colore in base alla luce. Completa l’opera una cornice in ceramica che riproduce anch’essa un alveare da cui nascono più di 1000 fiori in ceramica.

Irene Guzman press

Vertozzi & Casoni, Estate, 2015, ceramica policroma, cm 74x65x40

Bertozzi & Casoni, Estate, 2015, ceramica policroma, cm 74x65x40

Bertozzi & Casoni. Il capitale umano. Tra consolazioni e desolazioni

Galleria Antonio Verolino 16 settembre – 24 ottobre 2016

Via Farini 70 angolo Piazza Roma – Modena

Tel. 059237845  www.galleriaantonioverolino.com

Orari: da lunedì a sabato dalle 9,00 alle 19,30

 

 

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