Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘letteratura’ Category

Quando ci alzammo per andarcene, Sylvie si tolse il cappotto e me lo mise addosso. Lo chiuse fino in cima, fino all’ultimo bottone, e mi tirò sulle orecchie il grande bavero maschile. Poi mi circondò le spalle con le braccia e mi guidò verso la spiaggia con estrema premura, come se fossi cieca o potessi cadere. Sentivo che provava piacere nella mia dipendenza, e più di una volta si piegò a guardarmi in faccia. La sua espressione era intenta e concentrata, senza ombre di distacco o di pura cortesia. Era come se stesse studiando la propria faccia allo specchio. Mi faceva infuriare che mi avesse lasciata sola così a lungo, e che non mi avesse chiesto scusa né si fosse spiegata. E che, abbandonandomi, si fosse arrogata il potere di elargirmi tanta grazia. Infatti indossavo il suo cappotto come una beatitudine, e le sue braccia intorno a me erano altrettanto confortanti della misericordia, e non avrei detto niente che le facesse allentare la stretta o la facesse allontanare di un solo passo.

Marilynne Robinson, Le cure domestiche, Torino 2018, p.144.

 

Annunci

Read Full Post »

Emilio Isgrò, Libro cancellato, 1964

(…) Il direttore di “Arte” Michele Bonuomo, che è stato collaboratore di Lucio Amelio e con gli artisti ci sta benissimo, mi annunziò un giorno che Editalia voleva affidarmi la progettazione di un multiplo. Il che mi procurò angoscia e sgomento, non avendo io nessuna idea di cosa potessi fare.

Fino a quando Michele prese da una scansìa del mio studio una bottiglia di vetro con dentro un foglio cancellato: il classico messaggio nella bottiglia. Io non l’avevo visto, nonostante fosse lì da trent’anni. Michele lo vide.

“Ecco l’idea” disse. “Basta moltiplicarla”.

Allora ho capito che un poeta esiste davvero quando non è lui il solo che vede. Ma quando sono gli altri a vedere lui.

Emilio Isgrò, Autocurriculum, Sellerio, Palermo 2017, p. 222.

www.emilioisgro.info

Emilio Isgrò, Una indivisibile minorata (da La Costituzione cancellata), 2010

Read Full Post »

Premessa: con le parole dell’amatissimo Aldo Manuzio (Bassiano, 1451? – Venezia, 1515) e a 510 anni dalla loro pubblicazione quale appendice alla traduzione in latino di Euripide da parte dell’altrettanto straordinario Erasmo da Rotterdam, saluto il 2017 al suo tramonto e il 2018 alle porte, augurando a ognuno di voi di trascorrere le festività esattamente come desidera. A presto, tanta Luce.

Dall’Appendice II dell’Euripide latino di Erasmo da Rotterdam (dicembre 1507)

Aldo saluta gli studiosi

Erasmo da Rotterdam, uomo dottissimo sia in greco che in latino, ha recentemente tradotto de tragedie di Euripide, l’Ecuba e l’Ifigenia in Tauride: le ha tradotte in versi, ma in modo del tutto fedele e in bello stile. Così, le ho fatte stampare dalla nostra tipografia, sia perché me lo ha chiesto quell’uomo dottissimo e mio intimo amico, sia perché ritenevo che sarebbero state a voi di grande utilità per comprendere e tradurre il greco. Di conseguenza, ne sono estremamente felice per voi. Mancavano un tempo i buoni libri, mancavano gli insegnante preparati: infatti, coloro che conoscevano bene entrambe le lingue erano una vera rarità. Ora invece, grazie a Dio, abbondano tanto i libri buoni quanto gli eruditi, sia in Italia che all’estero: al punto che Tule si sta adoperando per assumere un docente di retorica. Non mi pento perciò delle pesanti fatiche che vado affrontando ormai da molti anni per pubblicare buoni autori, per il bene vostro e per quello delle buone lettere: anzi, sono pieno di gioia (perché, infatti, dovrei nasconderlo?) e così dico di frequente a me stesso: “Forza, Aldo, persevera così!”. Se poi riuscirò, come spero, a produrre qualcosa di più rilevante, ne sarete certo felici voi, ma ancor più felici saranno i posteri. Quanto a me, toccherò il cielo con un dito. Statemi bene.

Da Aldo Manuzio. Lettere prefatorie a edizioni greche, Adelphi, Milano 2017.

 

Read Full Post »

Jackson Pollock, Convergence, 1952

Nous serons

 

N’est-ce pas ? en dépit des sots et des méchants

Qui ne manqueront pas d’envier notre joie,

Nous serons fiers parfois et toujours indulgents

 

N’est-ce pas ? nous irons, gais et lents, dans la voie

Modeste que nous montre en souriant l’Espoir,

Peu soucieux qu’on nous ignore ou qu’on nous voie.

 

Isolés dans l’amour ainsi qu’en un bois noir,

Nos deux cœurs, exhalant leur tendresse paisible,

Seront deux rossignols qui chantent dans le soir.

 

Quant au Monde, qu’il soit envers nous irascible

Ou doux, que nous feront ses gestes ? Il peut bien,

S’il veut, nous caresser ou nous prendre pour cible.

 

Unis par le plus fort et le plus cher lien,

Et d’ailleurs, possédant l’armure adamantine,

Nous sourirons à tous et n’aurons peur de rien.

 

Sans nous préoccuper de ce que nous destine

Le Sort, nous marcherons pourtant du même pas,

Et la main dans la main, avec l’âme enfantine

De ceux qui s’aiment sans mélange, n’est-ce pas ?

 

Paul Verlaine, Nous serons, La Bonne Chanson, 1870.

 

//////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////

 

Noi saremo

 

Noi saremo, a dispetto di stolti e di cattivi

che certo guarderanno male la nostra gioia,

 

talvolta, fieri e sempre indulgenti, è vero?

Andremo allegri e lenti sulla strada modesta

 

che la speranza addita, senza badare affatto

che qualcuno ci ignori o ci veda, è vero?

 

Nell’amore isolati come in un bosco nero,

i nostri cuori insieme, con quieta tenerezza,

 

saranno due usignoli che cantano nella sera.

Quanto al mondo, che sia con noi dolce o irascibile,

 

non ha molta importanza. Se vuole, esso può bene

accarezzarci o prenderci di mira a suo bersaglio.

 

Uniti dal più forte, dal più caro legame,

e inoltre ricoperti di una dura corazza,

sorrideremo a tutti senza paura alcuna.

 

Noi ci preoccuperemo di quello che il destino

per noi ha stabilito, cammineremo insieme

la mano nella mano, con l’anima infantile

di quelli che si amano in modo puro, vero?

 

Paul Verlaine, Noi saremo, La Bonne Chanson, 1870.

 

Ps. Un grazie all’amica e artista Sara Vasini, sempre così attenta e preziosa, per avermi fatto conoscere questi versi di Verlaine associandoli a Pollock.

Read Full Post »

 

Consigli 

Sii gentile
Esagera pure in gentilezza
La gentilezza è gratis
Bacia
Bacia il più possibile
Se non trovi da baciare abbraccia
Se non trovi da abbracciare sorridi
Prima o poi un abbraccio arriva
Se non arriva chiamami
Carezza
Chiedi aiuto
Mangia molta verdura
Sii pure timido
Continua ad essere gentile
Non porgere l’altra guancia se non per una carezza o un bacio
Esigi affetto
Esigi gentilezza
Urla il meno possibile
Mangia molta frutta possibilmente lontano dai pasti
Cammina
Parla pure da solo
Se puoi ridi
Se riesci fai ridere
Leggi tanto
Scrivi
Spegni il cellulare a tavola
Spegni il cellulare a teatro, al cinema, a letto
Impara ad ascoltare
Esagera con l’ascolto
Ascoltare è gratis
Sappi chiedere scusa
Fatti sempre un mazzo di chiavi di riserva
Osserva i bambini giocare
Usa la bicicletta
Regala fiori
Impara a cucinare
Perdona una volta
Perdona due volte
Alla terza fai un inchino, fai la riverenza e togli il disturbo
Ascolta un sacco di musica
Fai l’amore
Fai l’amore il più possibile
Se non hai nessuno con cui far l’amore masturbati
Masturbarsi è gratis
Allacciati le cinture
Usa preservativi di qualità
Dormi abbracciato a qualcuno
Se non hai nessuno con cui dormire abbracciato, usa il cuscino
Se non hai un cuscino chiamami
Abbi cura degli amici
Alcuni di questi consigli li hai già sentiti
Ma ripetere aiuta
Idratati
Non ti prendere troppo sul serio
Impara uno strumento musicale
Anche se non è il violino, va bene
Procurati un gatto
Innamòrati
Disinnamòrati
Rinnamòrati
Se non riesci ad innamorarti, siediti, accenditi una sigaretta e aspetta
Se non fumi, spegnila subito
Autocìtati
È gratis
Perdi tempo
Ritrovalo
Non esagerare col sale
Impara ad usare le mani
Tollera
Fai colazione
Comprati un trullo (scherzo)
Ho finito. 

Guido Catalano

 

 

Read Full Post »

Sandro Botticelli, Michele Marullo Tarcaniota, 1497 circa, Museo del Prado, Madrid

A che giova esser fuggito tante volte dalle catene e dal destino che mi attendeva? …La libertà è solo una vuota parola, e forse mi avrebbe giovato di più rimanere nella mia patria, pur dovendo servire un crudele tiranno. Perché è di conforto poter vedere le tombe e i monumenti dei padri, le memorie delle loro conquiste: e respirare l’aria della patria, finché uno ha ancora respiro. Assai meglio che non essere oggetto di scherno, in terra straniera.

Michele Marullo Tarcaniota (Costantinopoli 1453 – Volterra/fiume Cecina 1500), Epigramma per la patria perduta

Read Full Post »

E così, in poco meno di un mese, ecco andarsene due poeti, veri, grandi, benché fra loro così differenti, il genio americano John Ashbery (1927-2017) e il friulano Pierluigi Cappello (1967-2017). Sono davvero dispiaciuto, specie per Cappello, sia per la giovane età sia perché nel 2012 avevo dato l’avvio all’iter per fargli assegnare il vitalizio previsto dalla legge Bacchelli, viste le condizioni fisiche di disabilità e di indigenza oggettive.

Certo, restano i libri di queste due grandi anime, i loro versi che ancora accompagneranno il mio cammino, come faranno anche stasera rileggendoli. Ne trascrivo qualcuno, pieno di commozione e gratitudine verso chi ha saputo parlarmi senza conoscermi. Addio, la terra vi sia lieve.

 

Settembre

Gli orli hanno la luce di settembre

come una bella mela le nuvole oggi

sono innocenti, senza rumore

anche le macchine passano

nel silenzio della tua testa

sei qui, come una cosa sottratta

in questa calma di non appartenere

la nuvola sottratta alla terra

il salto allo slancio, l’orma al suo piede

il corpo a ciò che precede.

Pierluigi Cappello, da Assetto di volo, Crocetti Editore, Milano 2012, p.159.

 

//////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////

 

Paradoxes and Oxymorons

This poem is concerned with language on a very plain level.
Look at it talking to you. You look out a window
Or pretend to fidget. You have it but you don’t have it.
You miss it, it misses you. You miss each other.

The poem is sad because it wants to be yours, and cannot be.
What’s a plain level? It is that and other things,
Bringing a system of them into play. Play?
Well, actually, yes, but I consider play to be

A deeper outside thing, a dreamed role-pattern,
As in the division of grace these long August days
Without proof. Open-ended. And before you know it
It gets lost in the steam and chatter of typewriters.

It has been played once more. I think you exist only
To tease me into doing it, on your level, and then you aren’t there
Or have adopted a different attitude. And the poem
Has set me softly down beside you. The poem is you.


Paradossi e ossimori

Questa poesia si occupa del linguaggio a un livello alquanto piano.
Guardala che ti parla. Guardi da una finestra
o affetti irrequietezza. La sai ma non la sai.
Ti manca, la manchi, le manchi, ti manca. Vi mancate a vicenda.

La poesia è triste perché vuole essere tua, e non può.
Cos’è un livello piano? È quella cosa e altre,
e ne mette in gioco un sistema. Gioco?
Beh, di fatto, sì, ma io ritengo che il gioco sia

una più profonda cosa esterna, un modello di ruolo sognato,
come nella ripartizione della grazia queste lunghe giornate agostane
senza dimostrazione. A finale aperto. E prima che te ne accorga
si perde nel vapore e nel cicaleccio della macchina da scrivere.

È stata giocata un’altra volta. Penso tu esista solo
per tormentarmi a farlo, al tuo livello, e poi tu non ci sei
o hai adottato un atteggiamento diverso. E la poesia
mi ha deposto dolcemente accanto a te. La poesia è te.

John Ashbery, da Shadow Train (1981) in Un mondo che non può essere migliore. Poesie scelte 1956-2007, trad. D. Abeni e M. Egan, Luca Sossella Editore, Roma 2008, pp.148-149.

 

Read Full Post »

Older Posts »