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Archive for the ‘performance’ Category

Geumhyung Jeong, Upgrade In Progress, ph®Rolando Paolo Guerzoni

Upgrade in Progress è la prima personale dell’artista coreana  Geumhyung Jeong  in un’istituzione d’arte contemporanea italiana, inaugurata il 28 febbraio 2020 in una delle sedi più suggestive della Fondazione Modena Arti Visive, la Palazzina dei Giardini, dove resterà aperta sino al 2 giugno.  

Geumhyung Jeong, Upgrade In Progress, ph®Rolando Paolo Guerzoni

L’artista è nota a livello internazionale nell’ambito delle arti performative per le sue coreografie divertenti e inquietanti in cui si esibisce con apparecchi elettronici con sembianze umanoidi che ha costruito da sola imparando i codici meccanici e di programmazione. Durante questa interazione fisica, ossessiva e sensuale, è sempre più ambiguo chi controlla chi. Ciò che diventa sempre più evidente è invece l’indagine compiuta dall’artista sull’inesorabile legame tra il nostro corpo e la tecno-sfera contemporanea. 

Geumhyung Jeong, Upgrade In Progress, ph®Rolando Paolo Guerzoni

L’esposizione presenta una nuova installazione site-specific commissionata da Fondazione Modena Arti Visive, un ulteriore step della ricerca presentata nel 2019 alla Kunsthalle Basel e alla 5° Ural Industrial Biennial of Contemporary Art. Si tratta di  una nuova e più evoluta serie di robot a controllo remoto  realizzati con una varietà di dispositivi protesici, strumenti hardware meccanici e tecnologici e manichini medici, acquistati  su siti internet specializzati .  Le sculture saranno collocate su una serie di piani di lavoro modulari che trasformeranno le sale della Palazzina dei Giardini in un unico palcoscenico, intervallato da una serie di video tutorial disposti  lungo il percorso espositivo.  La location non è solo la mera rappresentazione del luogo di lavoro dell’artista, ma sarà utilizzata realmente da  Geumhyung Jeong  durante il suo periodo di residenza in città  come studio-laboratorio dove svolgere test ed esperimenti sui propri “giocattoli”.   

Press Irene Guzman

Geumhyung Jeong, Upgrade In Progress, ph®Rolando Paolo Guerzoni

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Julian Rosefeldt, Deep Gold 2013-2014, still da video

Mirabilia Urbis è una mostra d’arte contemporanea itinerante che si ispira alle guide turistiche per pellegrini del Medioevo  nata da un’idea di Carlo Caloro e a cura di Giuliana Benassi . 

La mostra si terrà a Roma dal 7 al 13 ottobre tra i Rioni Parione e Regola, e coinvolgerà circa 20 artisti italiani e internazionali chiamati ad esporre in spazi storici del quartiere, come il  Cinema Farnese, la storica libreria Fahrenheit 451, Palazzo Falconieri sede dell’Accademia d’Ungheria in Roma, Villa Massimo sede dell’Accademia Tedesca in Roma, lo storico esercizio  Hollywood, la bottega del  liutaio e tanti altri. 

Alterazioni Video-Caloro-Pietroniro, Accademia d’Ungheria

Negli spazi espositivi, gli artisti – fra cui:  Rä  di Martino,  Flavio Favelli ,  Tomaso Binga ,  Jonathan Monk ,  Alterazioni Video, Matteo Nasini – presenteranno opere caratterizzate da differenti linguaggi (fotografia, video, scultura, performance) pensate per interpretare la storia di questi luoghi.

Il progetto si è focalizzato su questa specifica zona di Roma perché oltre a essere una zona centrale e storica molto cara ai romani, ha anche un vissuto molto particolare, una forte identità: ha ospitato varie manifestazioni nel periodo della contestazione, è stata segnata dalla frequentazione di grandi personaggi del cinema e della cultura, ha sempre avuto un carattere molto popolare, con la presenza di botteghe e di artigiani, che oggi stanno pian piano sparendo. 

Tomaso Binga, America, la terra, 1992-2019, still da video

La zona, negli anni, è poi diventata “turistica” per eccellenza. Molte botteghe sono sparite, mentre aumentano, a volte in maniera indiscriminata, i negozi di souvenir. Il progetto intende ripercorrere e analizzare la storia del luogo, dagli anni ’60 ad oggi, raccontando i mutamenti che ha subito nel tempo attraverso le opere di artisti contemporanei, capaci, in maniera non convenzionale, di raccontare la conflittualità tra passato e presente.

Durante il periodo mostra i visitatori, con mappa alla mano, potranno sentirsi “pellegrini contemporanei” e immergersi nel percorso a piedi scegliendo in autonomia i vari itinerari e la durata delle soste. 

Per la sera dell’ inaugurazione , lunedì 7 ottobre ore 18.00, verrà organizzato un tour speciale con una navetta e una guida narrante in partenza dal Cinema Farnese alle ore 20.00. E’ possibile iscriversi mandando una mail all’indirizzo:  comunicazione@artq13.com

Sara Zolla press

Matteo Nasini, Libreria Farhenheit 451

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Federico Pietrella, Dal 24 febbraio al 1 Marzo 2019, 2019, timbri datari con acrilico su tela, cm 100×80, courtesy l’artista e Galerie Born, Berlino

Il Festival Ipercorpo diretto da Claudio Angelini dedica anche quest’anno una sezione speciale alle arti visive che accoglierà al suo interno e farà proprio il tema di questa XVI edizione: La pratica quotidiana. Dal 30 maggio al 2 giugno presso l’Oratorio di San Sebastiano a Forlì, sono invitati a esporre sei artisti: Bekhbaatar Enkhtur, Marta Mancini, Gabriele Picco, Federico Pietrella, Nazzarena Poli Maramotti, Alessandro Sarra, i cui interventi sono affidati alla curatela di Davide Ferri. La sezione arte del festival non proporrà una vera e propria mostra ma si articolerà in uno spazio di lavoro quotidiano, dove le opere degli artisti si contamineranno e attiveranno reciprocamente.

Ipercorpo 2019
Ipercorpo 2019
Ipercorpo 2019

Si vedranno i lavori di Federico Pietrella, veri e propri racconti del tempo, in cui l’artista, utilizza un timbro datario come pennello; i dipinti di Nazzarena Poli Maramotti, attraversati da forze e movimenti che preludono a diverse potenzialità dell’immagine; i lavori di Alessandro Sarra, che nascono per via di stratificazioni successive; i disegni di Gabriele Picco, realizzati in un modo rapido e dimesso, con tratti da diario adolescenziale; i dipinti di Marta Mancini, dalle larghe campiture astratte e un’installazione di Bekhbaatar Enkhtur caratterizzata dall’utilizzo di materiali trovati e figure di animali modellate in argilla.

Press Sara Zolla

Ipercorpo – Festival delle Arti dal Vivo. La pratica quotidiana

Presso l’Oratorio di San Sebastiano, Forlì 30 maggio – 2 giugno 2019

Gabriele Picco, People I don’t like, 2008, cm 29×21, inchiostro biro su carta

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Premessa: ho scritto il testo critico seguente, tuttora inedito, nell’aprile 2017.

Marco Bravura, Vortex Attraction, 2016

Marco Bravura, Vortex Attraction

di Luca Maggio

“L’ultima mia proposta è questa:/ se volete trovarvi,/ perdetevi nella foresta.”, Giorgio Caproni, Per le spicce

Andare oltre il mosaico per esplorare mondi nuovi musivi. Compiere un viaggio che (af)fondi in un’unica densa sinestesia aspetti visivi, tattili, sonori, reali e virtuali. Fare questo coinvolgendo più arti, più parti dello spirito per avvolgere lo spettatore-attore nell’opera vortice, una e trina a un tempo, scultorea, digitale, musicale. Numerose le implicazioni, necessaria la selezione.

Qui si parla dei sette grandi cerchi concentrici detti Vortex Attraction in oxide bianco, lavoro di Marco Bravura del 2016. Inutile dire della simbologia ruotante attorno al numero magico sette, dai passaggi alchemici per tramutare il piombo in oro, alle sette note musicali etc., la bibliografia e le stratificazioni culturali sono infinite.

Meglio concentrarsi sulla forma dell’opera che attrae chi la guardi come un gorgo, la fonte stessa della vita dove Narciso mirandosi perse sé stesso, giungendo a morte salvo rinascere in forma di fiore, mutando dunque, metamorfosi toccata, come narra Ovidio, anche alla ninfa di lui per mala sorte innamorata, la povera Eco, di cui da allora è dato percepire solo il debole rimando acustico che da ella prende il nome.[1]

Marco Bravura, Vortex Attraction, 2016

E i vortici, i cammini elicoidali della materia, costituiscono la ricerca degli anni ultimi di Bravura: Ardea Purpurea, RotoB, Vertigo, per citare le più note, sono la sua ossessione per i filamenti della vita che si combinano roteando dalla struttura del DNA a quella del mollusco Nautilus, sino alle galassie spiraliformi, poiché se c’è moto, c’è vita, e la vita è divenire che s’avvita, scorre, disappare, torna modificato per non arrestarsi mai[2], come appunto negli intrecci metamorfici dei miti antichi.

Il bianco di Vortex bandisce ogni distrazione per sollecitare e esaltare la caduta nella sua forma e allo stesso tempo il clinamen, l’impercettibile deviazione che conduce all’incontro degli atomi epicurei nel lasciarsi andare nel vuoto dei cerchi, abbacinanti nella loro purezza di luce che riflette altra luce, sensazione paradisiaca dantesca, sebbene non porti a un precipitare eterno, poiché tutto questo alfine si rivela essere una porta per un altrove ignoto, dove dimensioni altre di vita attendono d’essere visitate.

Per aiutare questo passaggio con delicatezza ecco sovrapporsi in un dialogo[3] che sa d’unione con la scultura di Bravura la proiezione virtuale di Giacomo Giannella dello studio Streamcolors[4] di Milano, sempre basata su immagini e una pioggia di colori da tappeti musivi precedenti dello stesso Bravura, il tutto coronato dal flusso ipnotico, quasi alla Gurdjieff, delle note di Rituel[5], brano per pianoforte e tanpura elettronica tratto dal concerto Metamorphosys[6] di Matteo Ramon Arevalos, titoli più che mai appropriati per questo viaggio.

Al piano Matteo Ramon Arevalos, Rituel, 2016; video di Giacomo Giannella dello studio Streamcolors

E si viaggia, appunto, liberi finalmente di attraversare nei particolari un mosaico metadimensionale, summa di antico e contemporaneo e finanche futuro, ché lo ieratico bizantino è senza tempo, sospeso, blu-luce anzitutto, pensiero estremo di Matisse, per quanto il caleidoscopio comprenda numerosi altri frammenti cromatici, ed è un compenetrarsi e allontanarsi di riflessi simmetrici, specularità di segmenti che s’aprono e chiudono, pareti, porte di Ishtar, labirinti coerenti appaiono e scompaiono con i loro giochi di luce, come nei dettagli del giardino di Compton House[7], benché la sensazione qui non sia mai d’inquietudine, piuttosto d’una pace illuminata, in cui s’assiste alla danza degli elementi geometrici in onde di mondi paralleli, parte a loro volta d’un universo sovrastante e uguale a sé stesso nella sua borgesiana infinita diversità.

Un piccolo dio di luce abita l’anima di queste spirali dalla suggestione mandelbrotiana e guida e immerge e fa riemergere nella natura di tale dimensione l’Ulisse che ne provi la navigazione, un precipitare in sé stessi per raggiungersi, come al termine d’ogni voluta vorticante, come a chi capiti di trovare Isidora, “città dove i palazzi hanno scale a chiocciola incrostate di chiocciole marine, dove si fabbricano a regola d’arte cannocchiali e violini (…). Isidora è dunque la città dei suoi sogni: con una differenza. La città sognata conteneva lui giovane; a Isidora arriva in tarda età. Nella piazza c’è il muretto dei vecchi che guardano passare la gioventù; lui è seduto in fila con loro. I desideri sono già ricordi.”[8]

Alla fine dell’Odissea spaziale di Kubrick, l’astronauta David Bowman vive qualcosa di analogo e indicibile, sperimentando la compresenza nel proprio esistere di passato e presente sino a un futuro di rinascita come feto stellare, che dalla sua forma circolare contempla ciò da cui tutto è iniziato, la sfera terrestre, il mistero, insomma, della vita.

www.marcobravura.com

Marco Bravura, Vortex Attraction, 2016

[1] Ovidio, Le Metamorfosi, III, 339-510, Milano 2007.

[2] Si veda il capitolo La forma delle cellule, in particolare il paragrafo Cilindri e onduloidi in D’Arcy Wentworth Thompson, Crescita e forma, Torino 1969 (edizione originale, On Growth and Form, 1917). Del resto, già Galileo affermava nel suo Il Saggiatore (Roma 1623) che il linguaggio della natura è intimamente geometrico: “La filosofia naturale è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi agli occhi, io dico l’universo, ma non si può intendere se prima non s’impara a intender la lingua e conoscer i caratteri nei quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro labirinto.”

[3] “And what is the use of a book,” thought Alice, “without pictures or conversation?” Lewis Carroll, Alice’s Adventures in Wonderland, 1865.

[4] Streamcolors – Humans Arts and Technologies – Digital Art Studio: http://www.streamcolors.com

[5] L’elenco delle più note variazioni musicali occidentali sarebbe ozioso, da Händel a Bach, da Beethoven a Rzweski, ma in questo caso le ripetizioni con varianti quasi evanescenti di Rituel (2010) di Mattero Ramon Arevalos si avvicinano più a sonorità minimali e mistiche, ispirandosi direttamente alla tradizione classica indiana, in particolare al Raga Yaman Kalyan, che viene suonato solo di notte.

[6] Mosca, Teatro Scriabin, 15 aprile 2016.

[7]  Peter Greenaway, I misteri del giardino di Compton House/ The Draughtsman’s Contract, 1982.

[8] Italo Calvino, Le città invisibili, Torino 1972.

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“Ti credi saggio, orgoglioso Zarathustra! Sciogli dunque l’enigma… Parla dunque: chi sono io?” F. Nietzsche

È stato un bell’incontro qualche sera a Ravenna fa col pittore Bacco Artolini e il performer Onico Giannetta durante un’esposizione/esibizione del duo. Il loro percorso è neomitologico o metamitologico, nel senso che riattiva narrazioni ancestrali e archetipiche combinandole con la contemporaneità alla ricerca del mistero-uomo, non necessariamente della sua soluzione.

E dunque, nel loro ultimo ciclo appena conclusosi, ecco le maschere e i dipinti di Afrodite, del Minotauro e di Icaro con tanto di profili facebook in dialogo con robot berlinesi, i versi del Faust di Goethe e musiche ora schubertiane ora elettroniche. In fondo sulla superficie minima di un microchip non si replica il labirinto di Dedalo?

L’entusiasmo di questi artisti, di questi ragazzi e i loro occhi colmi di voglia di continuare, di non rinunciare al loro percorso, anzi di diffonderlo, sono cose contagiose, che vanno incoraggiate per “scacciare/ le inutili grida e le antiche amarezze/ che svuotano il cuore.” (W.B.Yeats, da Nei sette boschi). Contro il cinismo del mondo, hanno già vinto.

baccoartolini.com

 

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