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Archive for the ‘poesia’ Category

 

Leggendo spesso poesia, non è inusuale trovare raccolte di versi segnate da grazia o bellezza, meno rare di quanto si pensi. È invece più difficile imbattersi nella pagina che stupisce perché ci si riconosce o perché rivela parti tanto lontane da sé – forse mancanti – quanto desiderose di farsi ascoltare. Pagine insomma che sanno fermare e che obbligano chi le incontri a tornare. È il caso di Matteo Greco, Da grande voglio fare il Meridione (CartaCanta, Forlì 2016), su cui dirò prossimamente, e della perla (anche editoriale) Aspettare la rugiada (Raffaelli Editore, Rimini 2017) di Damiana De Gennaro (Vico Equense, 1995), studentessa di giapponese all’Orientale di Napoli e una delle anime della rivista letteraria indipendente Mosse di seppia.

I versi di queste pagine, pur nella loro perfezione formale d’eco nipponica (spesso quindi in settenari e quinari), non guardano dall’alto né salgono in cattedra, semplicemente sono vissuti e dunque null’affatto distanti, anzi familiari al lettore, gli si accostano, raccontano immagini, frammenti di quotidiano dal sapore lirico (“facevamo insieme la spesa,/ dentro la notte”), atmosfere in vaghezza tarkovskyana (“ho visto lo spezzarsi delle albe/ tra i cavi elettrici del cielo/ (…) ma lei fa la pioggia che mi tiene/ attaccata al finestrino”), l’amore delicatissimo per l’universo femminile (“si potrebbe entrare in te/come in cattedrali di silenzio”), gli ideogrammi giapponesi che spiegano (a proposito: mi è cara la parola Komorebi, “la luce che filtra attraverso le foglie”, essendo il titolo medesimo di un’opera dell’artista Takako Hirai esposta nella mostra Foglie, da me curata proprio lo scorso giugno a Ravenna) o che sanano (Kintsugi, “riparare con l’oro” e dunque saldare i cocci di ceramica – e della De Gennaro – evidenziando preziosamente la rottura e non nascondendola come nella tradizione occidentale del restauro). E su tutto l’aria che attraversa quasi ogni particolare, che letteralmente sfoglia le pagine del piccolo, compatto libro se si lasciano scorrere da metà, a ricordare cosa scrisse un altro poeta, il romagnolo Tonino Guerra: “L’aria l’è cla ròba lizìra/ ch’la sta datònda la tu tèsta/ e la dvénta piò cèra quant che t’róid.” (“L’aria è quella roba leggera/ che ti gira intorno alla testa/ e diventa più chiara quando ridi” da I bu, Rizzoli, Milano 1972).

 

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Auguro a tutti un’estate serena e un po’ più fresca! Vi saluto con Lucrezio, ci rivediamo a settembre.

Luca

 

Postremo quodvis frumentum non tamen omne

quidque suo genere inter se simile esse videbis,

quin intercurrat quaedam distantia formis.

Concharumque genus parili ratione videmus

pingere telluris grenium, qua mollibus undis

litoris incurvi bibulam pavit aequor harenam.

Quare etiam atque etiam simili ratione necessest,

natura quoniam constant, neque facta manu sunt

unius ad certam formam primordia rerum,

dissimili inter se quaedam volitare figura.

 

Tito Lucrezio Caro, De rerum natura, II 371-380

 

Se osserviamo la spiga di un cereale qualsiasi

ogni seme, a guardarlo, appare diverso dall’altro

e ogni specie dispone di forme diverse.

Né sono uguali fra loro le belle conchiglie

abbandonate sul lido alla carezza dell’onda

che torna a spianare la sabbia or ora increspata.

Ciò vale per tutte le parti che sono alla base

di quanto crea la natura: esse non sono pensate

come le opere umane, seguendo un solo modello,

ma vanno volando nel vuoto in molti aspetti diversi.

 

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Ho letto Cassandra muta,  l’ultimo appassionante saggio/pamphlet di Tomaso Montanari sul ruolo degli intellettuali italiani nel contesto politico attuale e se da una parte mi ha fatto star male (ma un male necessario) sapere del comportamento indegno di tante persone, del male inflitto ai nostri beni culturali e paesaggistici e al senso stesso della cultura, della sua gratuità e universalità (emblematica nel libro la sempre più pesante invasione di campo politica nelle università), delle decisioni assurde prese dal MiBACT di Franceschini e del suo entourage (che  si dimostrano tanto furbi quanto politici pessimi e aggressivi, la cui cecità e tracotanza sono pari solo all’ignoranza loro. Un dubbio: credono veramente d’essere e operare nel giusto e forse meglio, che so, di un Bondi o di un Galan?), d’altro canto questo testo è più che una denuncia, piuttosto un vero e proprio exemplum nel senso classico: è necessario, vitale tenere la schiena dritta, dicendo apertamente le cose con coraggio, nonostante le conseguenze di inevitabile ostracismo cui si è poi soggetti dai vari gerarchetti del potere locale o nazionale.

Anche questo ho sperimentato nella Ravenna monopolio PD da sempre e lo scrivo da ex elettore di sinistra che mai ha voluto una tessera per lavorare o avere favori e preferenze (a differenza di altri batraci locali coetanei e non, mi sono rifiutato sin dai tempi non sospetti dell’inizio università, quando avevo appena vent’anni, di aderire a certi giochetti), né tanto meno lo farò adesso, nell’era Renzi, uno dei peggiori antidemocratici, bugiardi e assetati di potere quanto vacui figuri di sempre. Né credo a una impossibile rinascenza populista e disorganica a 5 stelle.

A questo proposito, devo dire la verità: mi ha sorpreso la mia totale ingenuità politica nel rileggere un mio post del 2010, laddove in un’Italia ancora sotto la volgarità e corruzione berlusconiana pensavo che stimoli alternativi fuori o dentro il PD come Renzi, allora sindaco di Firenze, o Grillo o lo stesso Vendola potessero essere di aiuto rispetto alle medesime eterne e bloccate facce di sinistra (da D’Alema a Bersani a tutti ma proprio tutti gli altri), la cui opposizione era da tempo se non da sempre di pura facciata. Ahi, quanto mi sbagliavo! E le prossime elezioni restano un bel problema, non solo per la legge elettorale. Vedremo.

Ma tornando al testo di Montanari, ritengo mi sia davvero stato utile sia come insegnante, sia come cittadino che fra le altre cose si occupa di critica d’arte. Dunque lo ringrazio pubblicamente.

Il Resto del Carlino, 2 giugno 2017

Un’ultima nota su Ravenna: è di questi giorni lo “scandalo” strombazzato su tutte le testate locali, basti vedere l’immagine tratta dal Resto del Carlino del 2 giugno o leggere il Ravennanotizie.it dell’1 giugno

In sostanza, Nova Musa srl, ditta che per conto dello Stato da anni gestiva le biglietterie museali non ha mai versato quanto dovuto nelle casse pubbliche con evidente danno erariale. Rescissione immediata del contratto e lavoratori a spasso. Biglietterie nel caos alla vigilia del ponte del 2 giugno.

Perché chi di dovere, dopo molti anni, si è svegliato proprio adesso? Perché una storia del genere, pur gravissima senza dubbio alcuno, viene così cavalcata dai media locali, mentre mesi fa quando veniva approvato lo spoglio di alcuni beni dello stesso Museo pubblico per essere trasferiti nell’inutile Museo di Classe privato e gestito dalla Fondazione RavennAntica non solo la cosa non ha suscitato indignazione, ma è stata salutata come una conquista? Ne avevo ampiamente scritto in precedenti post dato che sulle testate locali non ho avuto alcuno spazio (si veda il 2 marzo 2017 e precedentemente il 28 gennaio 2016, all’alba di tutta questa vicenda).

Ricordo infine un dato di non secondaria importanza: l’ex deputata PD Elsa Signorino ed ex Presidente di RavennAntica (sino a un anno fa ricopriva questa carica) è l’attuale Assessore alla Cultura di Ravenna.

Cosa scommettere sul fatto che la prossima gara d’appalto per il servizio di biglietteria museale verrà, guarda caso, vinta da RavennAntica? Così, la Signorino e tutti gli alti papaveri locali che si dichiarano sorpresi e preoccupati per l’accaduto faranno anche la figura degli eroici salvatori. Con futuri elogi sui media locali. Capolavoro, no?

Mi aggrappo alla Costituzione, all’articolo 9 che c’è, continua a esistere, a resistere.

E vi saluto con i versi di P.P.P. oltre a segnalare l’ottimo e meritorio sito www.libertaegiustizia.it

 

Alla mia nazione

Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.
 

Pier Paolo Pasolini

 

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Sette anni fa, il 21 marzo 2010, aprivo questo mio orto-blog. Sono contento dell’esperienza nonostante momenti di inevitabile stanchezza e altri, ben più numerosi fortunatamente, di slancio e passione. Desidero ringraziare uno a uno tutti coloro che lo hanno visitato anche solo una volta di sfuggita (oltre 482.000 visualizzazioni in sette anni, senza alcuna pubblicità eccetto il passaparola). Questo compleanno è anche vostro. Buon “Arcobaleno”.

Ardengo Soffici, BÏF§ZF+18 Simultaneità e Chimismi lirici, 2ª edizione, Firenze 1919

Ardengo Soffici, BÏF§ZF+18 Simultaneità e Chimismi lirici, 2ª edizione, Firenze 1919

“Inzuppa 7 pennelli nel tuo cuore di 36 anni finiti ieri 7 aprile
E rallumina il viso disfatto delle antiche stagioni
Tu hai cavalcato la vita come le sirene nichelate dei caroselli da fiera
In giro
Da una città all’altra di filosofia in delirio
D’amore in passione di regalità in miseria
Non c’è chiesa cinematografo redazione o taverna che tu non conosca
Tu hai dormito nel letto d’ogni famiglia
Ci sarebbe da fare un carnevale
Di tutti i dolori
Dimenticati con l’ombrello nei caffè d’Europa
Partiti tra il fumo coi fazzoletti negli sleeping-cars diretti al nord al sud

Ardengo Soffici, Linee e volumi di una persona (Mendicante), 1912

Ardengo Soffici, Linee e volumi di una persona (Mendicante), 1912

Paesi ore
Ci sono delle voci che accompagnan pertutto come la luna e i cani
Ma anche il fischio di una ciminiera
Che rimescola i colori del mattino
E dei sogni
Non si dimentica né il profumo di certe notti affogate nelle ascelle di topazio
Queste fredde giunchiglie che ho sulla tavola accanto all’inchiostro
Eran dipinte sui muri della camera n.19 nell’Hôtel des Anglais a Rouen
Un treno passeggiava sul quai notturno
Sotto la nostra finestra
Decapitando i riflessi delle lanterne versicolori
Tra le botti del vino di Sicilia
E la Senna era un giardino di bandiere infiammate

Ardengo Soffici, Sintesi di un paesaggio primaverile, 1913

Ardengo Soffici, Sintesi di un paesaggio primaverile, 1913

Non c’è più tempo

Lo spazio

È un verme crepuscolare che si raggricchia in una goccia di fosforo
Ogni cosa è presente
Come nel 1902 tu sei a Parigi in una soffitta
Coperto da 35 centimetri quadri di cielo
Liquefatto nel vetro dell’abbaino
La Ville t’offre ancora ogni mattina
Il bouquet fiorito dello Square de Cluny
Dal boulevard Saint-Germain scoppiante di trams e d’autobus
Arriva la sera a queste campagne la voce briaca della giornalaia
Di rue de la Harpe
«Pari-cûrses» «l’Intransigeant» «la Presse»
Il negozio di Chaussures Raoul fa sempre concorrenza alle stelle
E mi accarezzo le mani tutte intrise dei liquori del tramonto
Come quando pensavo al suicidio vicino alla casa di Rigoletto
Sì caro
L’uomo più fortunato è colui che sa vivere nella contingenza al pari dei fiori
Guarda il signore che passa
E accende il sigaro orgoglioso della sua forza virile
Ricuperata nelle quarte pagine dei quotidiani

O quel soldato di cavalleria galoppante nell’indaco della caserma
Con una ciocchetta di lilla fra i denti

Ardengo Soffici, Natura morta (Piccola velocità), 1913

Ardengo Soffici, Natura morta (Piccola velocità), 1913

L’eternità splende in un volo di mosca
Metti l’uno accanto all’altro i colori dei tuoi occhi
Disegna il tuo arco
La storia è fuggevole come un saluto alla stazione
E l’automobile tricolore del sole batte sempre più

invano il suo record fra i vecchi macchinari del cosmo
Tu ti ricordi insieme ad un bacio seminato nel buio
Una vetrina di libraio tedesco Avenue de l’Opéra
E la capra che brucava le ginestre
Sulle ruine della scala del palazzo di Dario a Persepoli
Basta guardarsi intorno
E scriver come si sogna
Per rianimare il volto della nostra gioia
Ricordo tutti i climi che si sono carezzati alla mia pelle d’amore
Tutti i paesi e civiltà
Raggianti al mio desiderio
Nevi
Mari gialli
Gongs
Carovane
Il carminio di Bombay e l’oro bruciato dell’Iran
Ne porto un geroglifico sull’ala nera
Anima girasole il fenomeno converge in questo centro di danza
Ma il canto più bello è ancora quello dei sensi nudi

Ardengo Soffici, Decorazioni di Bulciano, 1914

Ardengo Soffici, Decorazioni di Bulciano, 1914

Silenzio musica meridiana
Qui e nel mondo poesia circolare
L’oggi si sposa col sempre
Nel diadema dell’iride che s’alza
Siedo alla mia tavola e fumo e guardo
Ecco una foglia giovane che trilla nel verziere difaccia
I bianchi colombi volteggiano per l’aria come lettere d’amore buttate dalla finestra
Conosco il simbolo la cifra il legame
Elettrico
La simpatia delle cose lontane
Ma ci vorrebbero delle frutta delle luci e delle moltitudini
Per tendere il festone miracolo di questa pasqua

Ardengo Soffici, Autoritratto, 1949

Ardengo Soffici, Autoritratto, 1949

Il giorno si sprofonda nella conca scarlatta dell’estate
E non ci son più parole
Per il ponte di fuoco e di gemme
Giovinezza tu passerai come tutto finisce al teatro
Tant pis Mi farò allora un vestito favoloso di vecchie affiches”

Ardengo Soffici (1879-1964), Arcobaleno, da BÏF§ZF+18 Simultaneità e Chimismi lirici, Firenze 1919 (1ª edizione 1915).

Ardengo Soffici, BÏF§ZF+18 Simultaneità e Chimismi lirici, 1ª edizione, Firenze 1915

Ardengo Soffici, BÏF§ZF+18 Simultaneità e Chimismi lirici, 1ª edizione, Firenze 1915

 

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Philip Schultz

Philip Schultz

Ho letto Erranti senza ali di Philip Schultz (Rochester, 1945), tratto dalla raccolta Failure con cui ha vinto il Pulitzer per la poesia nel 2008, dopo aver scoperto e divorato La mia dislessia, racconto drammatico ma edificante del suo rapporto con questo disturbo dell’apprendimento che capì di avere purtroppo molto tardi, quando tale diagnosi emerse per uno dei suoi due figli.

Durante la prima parte della sua vita quest’uomo era considerato dalla scuola dalla società dalla stessa famiglia un povero stupido, predestinato al nulla, uno da abbandonare in un angolo tant’era inutile.

Solo la sua grande determinazione nel voler diventare uno scrittore e riscattare tutta quella sofferenza per riuscire finalmente a esprimersi, lo ha portato da solo a imparare a leggere e a scrivere, certo, con sforzo immane e senza strumenti o aiuti esterni.

Risultato? Nel 1987, pur con tutte le sue cicatrici o forse grazie a esse e dopo anni di docenza presso la New York University, diede vita alla scuola di scrittura Writers Studio, che ancora dirige. È dunque divenuto uno scrittore e soprattutto un poeta americano riconosciuto e premiato. Si è poi sposato con la scultrice Monica Banks, con cui vive a East Hampton insieme a Eli e Augie, i loro due figli, e all’amata cagna Penelope (i cani sono veramente importanti nella sua definizione umana e poetica).

Entrambi questi libri di Schultz mi hanno commosso e li consiglio a chiunque, dislessico o meno, desideri avvicinare la parte più umana di sé. È lettura che non lascia indifferenti.

The Writers Studio

 

“«We do such terrible things

to ourselves and one another»,

Joey is telling Niagara

this morning, «each of us

is an emergency readying

itself to occur, a history

of implacable grief,

a World Trade Center

of incommensurate ruin,

an afterglow, a theology,

the fruit of endless labor,

a void, a victim, a revolution,

all joined by accident,

only by accident».

 

Then, sighing, to me he says,

«Yes, I speak to dogs.

Rusty says “Goodbye.

You were a great frined”».

 

That afternoon

I walked

only myself

along the Hudson.”

Philip Schultz, The Wandering Wingless, in Failure, 2007.

 

 

“«Facciamo cose orrende

a noi stessi e agli altri»,

sta dicendo Joey a Niagara

stamattina, «ognuno di noi

è un’emergenza che si prepara

ad accadere, una storia

di implacabile dolore,

un World Trade Center

di immane rovina,

un riverbero, una teologia,

il frutto di una fatica senza fine,

un vuoto, una vittima, una rivoluzione,

tutto tenuto insieme per caso,

solo per caso».

 

Poi, con un sospiro, mi dice:

«Sì, parlo con i cani.

Dice Rusty: “Addio.

Sei stato un grande amico”».

 

Quel pomeriggio

ho portato a spasso

solo me stesso

lungo l’Hudson.” 

Philip Schultz, Erranti senza ali, Roma 2016 p.89 (trad. ital. a cura di un team guidato da Paola Splendore).

 

 

 

 

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pdb-salvini

Interno Poesia è lieta di annunciare l’avvio di un nuovo progetto di crowdfunding per la prevendita dell’opera Calma apparente di Anna Salvini (prefazione di Gianni Montieri). Scopo della campagna, organizzata in collaborazione con Produzioni dal Basso, è coinvolgere e rendere protagonisti lettori e scrittori in un processo partecipativo che prevede la prenotazione di una o più copie del libro in corso di edizione.

 

PER SAPERNE DI PIÙ CLICCA QUI

 

Dalla prefazione di Gianni Montieri

Per scrivere poesia, ma per scrivere in generale, bisogna saper andare dentro le cose, sotto le cose, saper guardare il tappeto, il retro del tappeto e quello che c’è sotto il tappeto. Quello che ci abbiamo nascosto noi e quello che altri hanno lasciato. L’azione che mi viene in mente è quella di scavare la terra a mani nude, per sporcarsele, naturalmente, ma anche per portare in superficie. Anna Salvini con Calma apparente fa innanzitutto questo: scava. Salvini, però, ed è per questo che scrive poesie, restituisce al lettore l’idea di aver scavato, mostra la profondità dell’aver toccato la terra ma non ha bisogno di indicare dove, come e perché lo abbia fatto. Salvini lascia spazio alle nostre sensazioni: leggiamo lei e troviamo qualcosa di quello che è capitato a noi.

Calma apparente è il primo libro di Anna Salvini ma faccio fatica a considerarla un’opera prima, queste poesie vengono da molto lontano. E da molto lontano scrive Salvini, da Vigevano dove è nata e vive, e poi da un tempo molto lungo e distante che è quello da cui si formano i testi che compongono le tre sezioni della raccolta: “Visioni”, “Casa” e “Le sette meraviglie”…

 

La parola amore
Nella parola amore
ci sta tutto, ingloba per assonanza
e rima, ne fa un corpo unico, un unico
desiderio e tutto il pianeta passa da qui;
come pensare a un orlo mentre mi sei abito
all’asola quando apri ogni mio pensiero al giorno
come pensare a due quando tutto riporta ad uno:
i volti nella penombra della sera, confusi agli occhi
i nasi ad incastro, le bocche una sull’altra, le stesse
vocali, pensare d’essere, uno nell’altro, il gesto atteso
come mantenere l’equilibrio quando anche le domande
che chiudono ogni sera, non hanno mai la stessa risposta.

 

Miracoli

Ti lascio abitare ogni angolo
della casa, far parte
di un quadro, scegliere
il film

il vaso dei fiori però
riempilo
ogni volta che puoi

l’odore sugli abiti lo tengo
stretto, lo stomaco anche
quando siedi con me
sul divano

sono piccoli miracoli le isole
che fa la vita, questo adagiarsi
di polvere e sole
che veste gli spazi, impregna
ogni singola fibra
ma non ci contiene del tutto

e non dico di te
perché sei solo tu
soltanto
la radice
che lega le lingue
tu solo conosci il nome
di tutte le stanze, il ritrarsi
del lago quando fa notte

io faccio
come se niente fosse

come la pioggia
del mio starti accanto.

 

Pesci azzurri a dicembre

In una macchia di lentisco, sull’isola
richiama la mia essenza la geometria
dei voli, un vago moto, il mare

il mare dicevi
e quei pensieri solo nostri, lasciati
al soffio del maestrale per non dire
dell’impaccio, del fiore che mi ha punto.

È questo esistere tra i fuochi
che aiuta a riconoscersi
il mutare dell’osso a cartilagine
fragilità che nutre e convoca
le dita, i centesimi dei baci, il poco
che è – da sempre – riconciliazione.

Saranno pesci azzurri, quelli che ho sognato,
a ripulire la corteccia e l’abbandono
la medusa delle nostre lingue
a farsi ruga nel volto adunco
di dicembre.

 

Stato di grazia

È facile essere felici se tu mi fai
precipitare al centro della terra, nel nero
più nero del mondo, lì dove tutto
si disfa, strati su strati e fuoco, il fuoco
che alimenta i vulcani.

Ma poi che ne sappiamo, noi, dell’alta
densità del nucleo, se è fluido, gassoso
o cristallino, della nutazione, i meteoriti,
le onde sismiche e le alte maree, noi rocce fuse
prima che tutto indurisca nel freddo delle caverne

oggi, invisibili e nudi, magma che nasce
quando tutto il cielo si muove.

 

L’autrice

Anna Salvini è nata a Vigevano (PV) nel 1965. Suoi testi sono stati pubblicati su: Poetarum SilvaVersante RipidoCartesensibiliRebsteinPerìgeionMargutte e Interno PoesiaCalma apparente è la sua opera prima.

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zanarella

 

Interno Poesia: crowdfunding per Michela Zanarella

Interno Poesia è lieta di annunciare l’avvio di un nuovo progetto di crowdfunding per la prevendita dell’opera Le parole accanto di Michela Zanarella (prefazione di Dante Maffia).

Scopo della campagna, organizzata in collaborazione con Produzioni dal Basso, è coinvolgere e rendere protagonisti lettori e scrittori in un processo partecipativo che prevede la prenotazione di una o più copie del libro in corso di edizione.

PER SAPERNE DI PIÙ CLICCA QUI

Dalla prefazione di Dante Maffia

“Michela Zanarella è ormai scrittrice affermata e conosciuta, una che la poesia la scrive e la legge con attenzione e con passione e che sa coniugare la propria biografia con le accensioni che le vengono dagli altri, con atti di agnizione che sono la fermezza della sua lealtà innanzi tutto con se stessa e poi con il mondo.

Le parole accanto è un libro la cui scrittura è sapiente e pacata e riesce a cogliere sfumature essenziali capaci di illuminare aspetti reconditi della realtà e della psiche. Si avverte che l’esperienza personale, anche all’interno degli affetti più intimi, ha lasciato tracce indelebili che tornano a dettare ombre, eppure non troviamo il minimo di recriminazione, non troviamo anatemi. La poetessa ha assorbito tristezze e dolori e ne ha fatto parole di poesia con un semplicità che, come vado sostenendo da decenni, è il solo mezzo per riuscire ad ottenere della vera poesia, quella che rinnova la sostanza della realtà e perfino della verità…”.

 

Apro la pelle ai giorni

Apro la pelle ai giorni
e mi faccio coraggio
oggi per domani e domani ancora
fino ad innamorarmi della notte
e poi del giorno
come se fossi al primo inchino
alla vita.
Perché non posso spaventarmi
della prima ombra che appare
o della ferita che sanguina appena.
Allora cammino a piedi scalzi
tra le cose
inciampo cado mi rialzo
e consumo gli occhi ad esplorare il cielo
pur di non perdermi nemmeno un attimo
della luce che nasce
o del sole che si spegne nella sera.
Conservo anche l’odore delle macerie
ed il peso delle lacrime
sulle guance
senza smettere di amare
quel poco che basta
per dare un senso al fiore
o al ramo che si spezza.

 

Vengo a respirare
Vengo a respirare
dai tuoi confini lontani
e ci trovo tutto l’amore che non ho mai capito
io che ti ho sentito madre troppo tardi
terra impastata nella nebbia
fatta di cielo mai limpido e in lotta con il tempo.
Poso lo sguardo dove si ferma anche il vento
nella semina che sa di grano ormai maturo
e chiudo nel cuore quel colore
che ha l’odore del pane e delle stanze di casa.
Ti sento radice che indossa le mie vene
meta che ho lasciato troppo presto
sperando di trovare altrove
il senso del mio canto.
E intanto
vado con la mente dove il fiume si sveglia
in quel silenzio che cammina tra i campi
fino a sera.
E resto tra le distanze a cercare quel poco sole
sempre incerto
che mi ricorda che un giorno farò ritorno
tra i fili d’erba e le strade di polvere
dove sono stata bambina.

 

Dove la brenta
È l’odore di nebbia
che mi rassicura.
Sto nelle schiene verdi
della mia terra
dove la Brenta
ha rami limpidi
e voci silenziose.
Mi è cresciuto in vena
quel docile orizzonte
fragile di sole
e so dove hanno fermento
le nuvole.
Legata ai vezzi del cielo
lascio che il tempo smuova
le sorti della pianura.
Se ascolto la pelle
vedo lembi di fiume
e ad un palmo la mia origine.

 

Mi accompagna la notte 
a Pier Paolo Pasolini

Mi accompagna la notte
nei vicoli vuoti di periferia
ed è un andare ardente
di silenzi
come le tue barbare verità,
strette in un vivere
troppo umano.
Le parole escono sfrontate
dietro ombre abbandonate
agli sfoghi del tempo.
Non è che buio
quello che resta
come un vento che scotta
e spaventa.
Ed io che sono partecipe
di una tempesta ancora accesa
dico che non è giusto
quel dolore che ti hanno imposto
nella sera più cupa
cuore d’inverno
tramando il tuo inferno
all’idroscalo.

 

L’autrice

Michela Zanarella è nata a Cittadella (PD) nel 1980. Dal 2007 vive e lavora a Roma. Ha pubblicato le seguenti raccolte di poesia: Credo (2006), Risvegli (2008), Vita, infinito, paradisi (2009), Sensualità (2011), Meditazioni al femminile (2012), L’estetica dell’oltre (2013), Le identità del cielo (2013). In Romania è uscita in edizione bilingue la raccolta Imensele coincidente (2015). È inclusa nell’antologia Diramazioni urbane (2016), a cura di Anna Maria Curci. Autrice di libri di narrativa e testi per il teatro, è redattrice di Periodico italiano e Laici.it. Le sue poesie sono state tradotte in inglese, francese, arabo, spagnolo, rumeno, serbo, greco, portoghese, hindi e giapponese. Ha ottenuto il Creativity Prize al Premio Internazionale Naji Naaman’s 2016. È ambasciatrice per la cultura e rappresenta l’Italia in Libano per la Fondazione Naji Naaman. È alla direzione di Writers Capital International Foundation. Socio corrispondente dell’Accademia Cosentina, fondata nel 1511 da Aulo Giano Parrasio.

 

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cicatrici0La migliore e più sintetica definizione di Gianluca Costantini è quella data nel suo stesso blog channeldraw.blogspot.it ovvero artista/attivista: lui è uno veramente impegnato, uno che crede nelle battaglie per i diritti umani e le porta avanti sino in fondo, ed è un uomo generoso e un vero artista del tratto, nel senso che il suo segno lo riconosci per finezza, eleganza curvilinea verrebbe da dire orientale, calligrafia forse presa anche dalla sua amata e da sempre frequentata Istanbul, chissà.

Insomma è un creativo autentico di cui amo il lavoro e rispetto la coscienza civica, ripeto, vera, vissuta in prima persona, nulla mai retorica (tra gli altri se ne sono accorti anche l’Internazionale e Pagina 99), uno dei tanti piccoli fari rispetto al nostro tempo controriformato, cosa di cui non si ha abbastanza consapevolezza e non mi riferisco tanto alla morale religiosa, ma cosa ancor più grave alla cosiddetta società laica, politicamente corretta e ipocritamente perfetta: lavorando in campo educativo so di cosa parlo. C’è una volontà di omologare, imbrigliare tutto e tutti dentro certe regole sin dall’infanzia, anche se ufficialmente si è tutti per l’inclusione, la diversità e l’espansione delle intelligenze. Sono tempi tristi, terribilmente conformisti quelli attuali. E gli artisti/attivisti come Costantini aiutano ad alzare il velo sulle cose, ad andare verso la direzione opposta alla parete della caverna sulla quale si vedono solo le ombre della realtà. Il bello è che lui lo fa declinando una vasta gamma di sentimenti umani, dall’ironia alla vergogna alla rabbia alla pietà alla dolcezza, con poche tracce di nero (talvolta rosso) su bianco. E con poesia, sempre.

A proposito, uno dei suoi ultimi lavori editi da NdA Press riguarda proprio un’antologia di ritratti di poesia in lotta, come si legge in copertina. È un lavoro stupendo nella sua levità pensante (e non pesante) che consiglio a chiunque per iniziare in modo differente il 2017, ovvero con pensieri folgoranti, illuminazioni direbbe Rimbaud, in cui le parole completano l’immagine e trovano a loro volta sostanza nel tratto dei volti. Poesia, appunto. E coscienza. Eccone una breve galleria.

Ps. Prima di dare doverosamente spazio alle immagini, desidero ringraziare ancora una volta Gianluca Costantini e la sua compagna Elettra Stamboulis  in quanto fondatori di Mirada, l’associazione culturale che in tanti anni di attività faticosa e vissuta con passione ha aperto possibilità fattive di incontro, dialogo, mostre con artisti affermati e giovani sconosciuti (basti citare, fra le mille attività svolte, Komikazen e R.A.M.).

Ora Mirada prosegue i suoi obiettivi solo non più a Ravenna, visto che l’amministrazione cittadina ha deciso di rinunciare anche a questa preziosa e fruttuosa collaborazione, nel clima di generale decadenza culturale che proprio negli ultimi anni è sempre più evidente.

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