Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘poesia’ Category

 

Consigli 

Sii gentile
Esagera pure in gentilezza
La gentilezza è gratis
Bacia
Bacia il più possibile
Se non trovi da baciare abbraccia
Se non trovi da abbracciare sorridi
Prima o poi un abbraccio arriva
Se non arriva chiamami
Carezza
Chiedi aiuto
Mangia molta verdura
Sii pure timido
Continua ad essere gentile
Non porgere l’altra guancia se non per una carezza o un bacio
Esigi affetto
Esigi gentilezza
Urla il meno possibile
Mangia molta frutta possibilmente lontano dai pasti
Cammina
Parla pure da solo
Se puoi ridi
Se riesci fai ridere
Leggi tanto
Scrivi
Spegni il cellulare a tavola
Spegni il cellulare a teatro, al cinema, a letto
Impara ad ascoltare
Esagera con l’ascolto
Ascoltare è gratis
Sappi chiedere scusa
Fatti sempre un mazzo di chiavi di riserva
Osserva i bambini giocare
Usa la bicicletta
Regala fiori
Impara a cucinare
Perdona una volta
Perdona due volte
Alla terza fai un inchino, fai la riverenza e togli il disturbo
Ascolta un sacco di musica
Fai l’amore
Fai l’amore il più possibile
Se non hai nessuno con cui far l’amore masturbati
Masturbarsi è gratis
Allacciati le cinture
Usa preservativi di qualità
Dormi abbracciato a qualcuno
Se non hai nessuno con cui dormire abbracciato, usa il cuscino
Se non hai un cuscino chiamami
Abbi cura degli amici
Alcuni di questi consigli li hai già sentiti
Ma ripetere aiuta
Idratati
Non ti prendere troppo sul serio
Impara uno strumento musicale
Anche se non è il violino, va bene
Procurati un gatto
Innamòrati
Disinnamòrati
Rinnamòrati
Se non riesci ad innamorarti, siediti, accenditi una sigaretta e aspetta
Se non fumi, spegnila subito
Autocìtati
È gratis
Perdi tempo
Ritrovalo
Non esagerare col sale
Impara ad usare le mani
Tollera
Fai colazione
Comprati un trullo (scherzo)
Ho finito. 

Guido Catalano

 

 

Annunci

Read Full Post »

Enzo Tinarelli, Immersione che asSale, Ravenna, Cripta della Chiesa di San Francesco, ottobre 2017

“(…) I libri, collocati all’ingresso della basilica, e la tovaglia romagnola che, nonostante l’immersione nell’acqua, come l’antico mosaico pavimentale del V secolo, non solo non si corrode ma si indurisce maggiormente, ancora oggi raccontano al visitatore che l’uomo è dotato delle capacità per lottare contro qualsiasi difficoltà; sono le armi della condivisione e della cultura del bello.” P. Ivo Laurentini, rettore e parroco della Basilica di San Francesco

Enzo Tinarelli, Immersione che asSale, Ravenna, Cripta della Chiesa di San Francesco, ottobre 2017

Sorelle Pietracqua

io tessera

tu tessera

universo di tessere

corpo pietra

anima acqua

pesce la tua voglia

pesce vita

tovaglia avi

tutti nuotano se sono vivi

tessere

te essere

tessere una tovaglia

storia figlia

Bruno Ceccobelli, ispirato da Enzo Tinarelli a San Francesco Ravenna 2017

Enzo Tinarelli, Immersione che asSale, Ravenna, Cripta della Chiesa di San Francesco, ottobre 2017

Per Enzo Tinarelli

Eppure sale sull’acqua

la tavola famigliare

attorno pesci anonimi

i re ciechi dello stagno-caverna

tranquilli protagonisti

delle proprie ombre platoniche

ignorano ciò ch’è sotto o sopra

di musivo e verità

li circonda

 

Passeranno.

 

Resta la pietra

il suo resistere-risorgere

da ogni palude umana

come scarti di libri

offesi dal fango

che il demiurgo paziente

riplasma a vita nuova

Anonimo Musivo per l’installazione Immersione che asSale, Chiesa di San Francesco, Ravenna ottobre 2017 (testo pubblicato insieme a scritti di I. Laurentini, F. Angelucci, B. Ceccobelli nell’omonimo catalogo Enzo Tinarelli. Immersione che asSale, Ravenna 2017).

Enzo Tinarelli, Immersione che asSale, Ravenna, Chiesa di San Francesco, ottobre 2017

“ (…) Tinarelli non si avvale di metafore gastronomiche, se non in un riferimento altamente simbolico, quella “tovaglia romagnola” che sia pure distesa sopra una tavola sommersa, rievoca la convivialità, l’incontro, il dialogo, il nutrimento, lo scambio; e persino la “mensa liturgica”, il livello invalicabile del mistero (…). Insieme alla tavola, appena varcata la soglia della Basilica ci sono i libri che l’artista ha salvato dall’alluvione di Carrara trasponendoli in dieci tomi di mosaico; ed essi serviranno a stabilire una continuità ideale tra la mostra di Cervia, Un amore che asSale e la presente nella Basilica di san Francesco a Ravenna, Immersione che asSale (…).” Gianfranco Angelucci

Enzo Tinarelli, Immersione che asSale, Ravenna, Chiesa di San Francesco, ottobre 2017

 

www.enzotinarelli.com

Enzo Tinarelli, Ravenna, Chiesa di san Francesco, ottobre 2017

 

Read Full Post »

E così, in poco meno di un mese, ecco andarsene due poeti, veri, grandi, benché fra loro così differenti, il genio americano John Ashbery (1927-2017) e il friulano Pierluigi Cappello (1967-2017). Sono davvero dispiaciuto, specie per Cappello, sia per la giovane età sia perché nel 2012 avevo dato l’avvio all’iter per fargli assegnare il vitalizio previsto dalla legge Bacchelli, viste le condizioni fisiche di disabilità e di indigenza oggettive.

Certo, restano i libri di queste due grandi anime, i loro versi che ancora accompagneranno il mio cammino, come faranno anche stasera rileggendoli. Ne trascrivo qualcuno, pieno di commozione e gratitudine verso chi ha saputo parlarmi senza conoscermi. Addio, la terra vi sia lieve.

 

Settembre

Gli orli hanno la luce di settembre

come una bella mela le nuvole oggi

sono innocenti, senza rumore

anche le macchine passano

nel silenzio della tua testa

sei qui, come una cosa sottratta

in questa calma di non appartenere

la nuvola sottratta alla terra

il salto allo slancio, l’orma al suo piede

il corpo a ciò che precede.

Pierluigi Cappello, da Assetto di volo, Crocetti Editore, Milano 2012, p.159.

 

//////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////

 

Paradoxes and Oxymorons

This poem is concerned with language on a very plain level.
Look at it talking to you. You look out a window
Or pretend to fidget. You have it but you don’t have it.
You miss it, it misses you. You miss each other.

The poem is sad because it wants to be yours, and cannot be.
What’s a plain level? It is that and other things,
Bringing a system of them into play. Play?
Well, actually, yes, but I consider play to be

A deeper outside thing, a dreamed role-pattern,
As in the division of grace these long August days
Without proof. Open-ended. And before you know it
It gets lost in the steam and chatter of typewriters.

It has been played once more. I think you exist only
To tease me into doing it, on your level, and then you aren’t there
Or have adopted a different attitude. And the poem
Has set me softly down beside you. The poem is you.


Paradossi e ossimori

Questa poesia si occupa del linguaggio a un livello alquanto piano.
Guardala che ti parla. Guardi da una finestra
o affetti irrequietezza. La sai ma non la sai.
Ti manca, la manchi, le manchi, ti manca. Vi mancate a vicenda.

La poesia è triste perché vuole essere tua, e non può.
Cos’è un livello piano? È quella cosa e altre,
e ne mette in gioco un sistema. Gioco?
Beh, di fatto, sì, ma io ritengo che il gioco sia

una più profonda cosa esterna, un modello di ruolo sognato,
come nella ripartizione della grazia queste lunghe giornate agostane
senza dimostrazione. A finale aperto. E prima che te ne accorga
si perde nel vapore e nel cicaleccio della macchina da scrivere.

È stata giocata un’altra volta. Penso tu esista solo
per tormentarmi a farlo, al tuo livello, e poi tu non ci sei
o hai adottato un atteggiamento diverso. E la poesia
mi ha deposto dolcemente accanto a te. La poesia è te.

John Ashbery, da Shadow Train (1981) in Un mondo che non può essere migliore. Poesie scelte 1956-2007, trad. D. Abeni e M. Egan, Luca Sossella Editore, Roma 2008, pp.148-149.

 

Read Full Post »

 

Leggendo spesso poesia, non è inusuale trovare raccolte di versi segnate da grazia o bellezza, meno rare di quanto si pensi. È invece più difficile imbattersi nella pagina che stupisce perché ci si riconosce o perché rivela parti tanto lontane da sé – forse mancanti – quanto desiderose di farsi ascoltare. Pagine insomma che sanno fermare e che obbligano chi le incontri a tornare. È il caso di Matteo Greco, Da grande voglio fare il Meridione (CartaCanta, Forlì 2016), su cui dirò prossimamente, e della perla (anche editoriale) Aspettare la rugiada (Raffaelli Editore, Rimini 2017) di Damiana De Gennaro (Vico Equense, 1995), studentessa di giapponese all’Orientale di Napoli e una delle anime della rivista letteraria indipendente Mosse di seppia.

I versi di queste pagine, pur nella loro perfezione formale d’eco nipponica (spesso quindi in settenari e quinari), non guardano dall’alto né salgono in cattedra, semplicemente sono vissuti e dunque null’affatto distanti, anzi familiari al lettore, gli si accostano, raccontano immagini, frammenti di quotidiano dal sapore lirico (“facevamo insieme la spesa,/ dentro la notte”), atmosfere in vaghezza tarkovskyana (“ho visto lo spezzarsi delle albe/ tra i cavi elettrici del cielo/ (…) ma lei fa la pioggia che mi tiene/ attaccata al finestrino”), l’amore delicatissimo per l’universo femminile (“si potrebbe entrare in te/come in cattedrali di silenzio”), gli ideogrammi giapponesi che spiegano (a proposito: mi è cara la parola Komorebi, “la luce che filtra attraverso le foglie”, essendo il titolo medesimo di un’opera dell’artista Takako Hirai esposta nella mostra Foglie, da me curata proprio lo scorso giugno a Ravenna) o che sanano (Kintsugi, “riparare con l’oro” e dunque saldare i cocci di ceramica – e della De Gennaro – evidenziando preziosamente la rottura e non nascondendola come nella tradizione occidentale del restauro). E su tutto l’aria che attraversa quasi ogni particolare, che letteralmente sfoglia le pagine del piccolo, compatto libro se si lasciano scorrere da metà, a ricordare cosa scrisse un altro poeta, il romagnolo Tonino Guerra: “L’aria l’è cla ròba lizìra/ ch’la sta datònda la tu tèsta/ e la dvénta piò cèra quant che t’róid.” (“L’aria è quella roba leggera/ che ti gira intorno alla testa/ e diventa più chiara quando ridi” da I bu, Rizzoli, Milano 1972).

 

Read Full Post »

Auguro a tutti un’estate serena e un po’ più fresca! Vi saluto con Lucrezio, ci rivediamo a settembre.

Luca

 

Postremo quodvis frumentum non tamen omne

quidque suo genere inter se simile esse videbis,

quin intercurrat quaedam distantia formis.

Concharumque genus parili ratione videmus

pingere telluris grenium, qua mollibus undis

litoris incurvi bibulam pavit aequor harenam.

Quare etiam atque etiam simili ratione necessest,

natura quoniam constant, neque facta manu sunt

unius ad certam formam primordia rerum,

dissimili inter se quaedam volitare figura.

 

Tito Lucrezio Caro, De rerum natura, II 371-380

 

Se osserviamo la spiga di un cereale qualsiasi

ogni seme, a guardarlo, appare diverso dall’altro

e ogni specie dispone di forme diverse.

Né sono uguali fra loro le belle conchiglie

abbandonate sul lido alla carezza dell’onda

che torna a spianare la sabbia or ora increspata.

Ciò vale per tutte le parti che sono alla base

di quanto crea la natura: esse non sono pensate

come le opere umane, seguendo un solo modello,

ma vanno volando nel vuoto in molti aspetti diversi.

 

Read Full Post »

Ho letto Cassandra muta,  l’ultimo appassionante saggio/pamphlet di Tomaso Montanari sul ruolo degli intellettuali italiani nel contesto politico attuale e se da una parte mi ha fatto star male (ma un male necessario) sapere del comportamento indegno di tante persone, del male inflitto ai nostri beni culturali e paesaggistici e al senso stesso della cultura, della sua gratuità e universalità (emblematica nel libro la sempre più pesante invasione di campo politica nelle università), delle decisioni assurde prese dal MiBACT di Franceschini e del suo entourage (che  si dimostrano tanto furbi quanto politici pessimi e aggressivi, la cui cecità e tracotanza sono pari solo all’ignoranza loro. Un dubbio: credono veramente d’essere e operare nel giusto e forse meglio, che so, di un Bondi o di un Galan?), d’altro canto questo testo è più che una denuncia, piuttosto un vero e proprio exemplum nel senso classico: è necessario, vitale tenere la schiena dritta, dicendo apertamente le cose con coraggio, nonostante le conseguenze di inevitabile ostracismo cui si è poi soggetti dai vari gerarchetti del potere locale o nazionale.

Anche questo ho sperimentato nella Ravenna monopolio PD da sempre e lo scrivo da ex elettore di sinistra che mai ha voluto una tessera per lavorare o avere favori e preferenze (a differenza di altri batraci locali coetanei e non, mi sono rifiutato sin dai tempi non sospetti dell’inizio università, quando avevo appena vent’anni, di aderire a certi giochetti), né tanto meno lo farò adesso, nell’era Renzi, uno dei peggiori antidemocratici, bugiardi e assetati di potere quanto vacui figuri di sempre. Né credo a una impossibile rinascenza populista e disorganica a 5 stelle.

A questo proposito, devo dire la verità: mi ha sorpreso la mia totale ingenuità politica nel rileggere un mio post del 2010, laddove in un’Italia ancora sotto la volgarità e corruzione berlusconiana pensavo che stimoli alternativi fuori o dentro il PD come Renzi, allora sindaco di Firenze, o Grillo o lo stesso Vendola potessero essere di aiuto rispetto alle medesime eterne e bloccate facce di sinistra (da D’Alema a Bersani a tutti ma proprio tutti gli altri), la cui opposizione era da tempo se non da sempre di pura facciata. Ahi, quanto mi sbagliavo! E le prossime elezioni restano un bel problema, non solo per la legge elettorale. Vedremo.

Ma tornando al testo di Montanari, ritengo mi sia davvero stato utile sia come insegnante, sia come cittadino che fra le altre cose si occupa di critica d’arte. Dunque lo ringrazio pubblicamente.

Il Resto del Carlino, 2 giugno 2017

Un’ultima nota su Ravenna: è di questi giorni lo “scandalo” strombazzato su tutte le testate locali, basti vedere l’immagine tratta dal Resto del Carlino del 2 giugno o leggere il Ravennanotizie.it dell’1 giugno

In sostanza, Nova Musa srl, ditta che per conto dello Stato da anni gestiva le biglietterie museali non ha mai versato quanto dovuto nelle casse pubbliche con evidente danno erariale. Rescissione immediata del contratto e lavoratori a spasso. Biglietterie nel caos alla vigilia del ponte del 2 giugno.

Perché chi di dovere, dopo molti anni, si è svegliato proprio adesso? Perché una storia del genere, pur gravissima senza dubbio alcuno, viene così cavalcata dai media locali, mentre mesi fa quando veniva approvato lo spoglio di alcuni beni dello stesso Museo pubblico per essere trasferiti nell’inutile Museo di Classe privato e gestito dalla Fondazione RavennAntica non solo la cosa non ha suscitato indignazione, ma è stata salutata come una conquista? Ne avevo ampiamente scritto in precedenti post dato che sulle testate locali non ho avuto alcuno spazio (si veda il 2 marzo 2017 e precedentemente il 28 gennaio 2016, all’alba di tutta questa vicenda).

Ricordo infine un dato di non secondaria importanza: l’ex deputata PD Elsa Signorino ed ex Presidente di RavennAntica (sino a un anno fa ricopriva questa carica) è l’attuale Assessore alla Cultura di Ravenna.

Cosa scommettere sul fatto che la prossima gara d’appalto per il servizio di biglietteria museale verrà, guarda caso, vinta da RavennAntica? Così, la Signorino e tutti gli alti papaveri locali che si dichiarano sorpresi e preoccupati per l’accaduto faranno anche la figura degli eroici salvatori. Con futuri elogi sui media locali. Capolavoro, no?

Mi aggrappo alla Costituzione, all’articolo 9 che c’è, continua a esistere, a resistere.

E vi saluto con i versi di P.P.P. oltre a segnalare l’ottimo e meritorio sito www.libertaegiustizia.it

 

Alla mia nazione

Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.
 

Pier Paolo Pasolini

 

Read Full Post »

Sette anni fa, il 21 marzo 2010, aprivo questo mio orto-blog. Sono contento dell’esperienza nonostante momenti di inevitabile stanchezza e altri, ben più numerosi fortunatamente, di slancio e passione. Desidero ringraziare uno a uno tutti coloro che lo hanno visitato anche solo una volta di sfuggita (oltre 482.000 visualizzazioni in sette anni, senza alcuna pubblicità eccetto il passaparola). Questo compleanno è anche vostro. Buon “Arcobaleno”.

Ardengo Soffici, BÏF§ZF+18 Simultaneità e Chimismi lirici, 2ª edizione, Firenze 1919

Ardengo Soffici, BÏF§ZF+18 Simultaneità e Chimismi lirici, 2ª edizione, Firenze 1919

“Inzuppa 7 pennelli nel tuo cuore di 36 anni finiti ieri 7 aprile
E rallumina il viso disfatto delle antiche stagioni
Tu hai cavalcato la vita come le sirene nichelate dei caroselli da fiera
In giro
Da una città all’altra di filosofia in delirio
D’amore in passione di regalità in miseria
Non c’è chiesa cinematografo redazione o taverna che tu non conosca
Tu hai dormito nel letto d’ogni famiglia
Ci sarebbe da fare un carnevale
Di tutti i dolori
Dimenticati con l’ombrello nei caffè d’Europa
Partiti tra il fumo coi fazzoletti negli sleeping-cars diretti al nord al sud

Ardengo Soffici, Linee e volumi di una persona (Mendicante), 1912

Ardengo Soffici, Linee e volumi di una persona (Mendicante), 1912

Paesi ore
Ci sono delle voci che accompagnan pertutto come la luna e i cani
Ma anche il fischio di una ciminiera
Che rimescola i colori del mattino
E dei sogni
Non si dimentica né il profumo di certe notti affogate nelle ascelle di topazio
Queste fredde giunchiglie che ho sulla tavola accanto all’inchiostro
Eran dipinte sui muri della camera n.19 nell’Hôtel des Anglais a Rouen
Un treno passeggiava sul quai notturno
Sotto la nostra finestra
Decapitando i riflessi delle lanterne versicolori
Tra le botti del vino di Sicilia
E la Senna era un giardino di bandiere infiammate

Ardengo Soffici, Sintesi di un paesaggio primaverile, 1913

Ardengo Soffici, Sintesi di un paesaggio primaverile, 1913

Non c’è più tempo

Lo spazio

È un verme crepuscolare che si raggricchia in una goccia di fosforo
Ogni cosa è presente
Come nel 1902 tu sei a Parigi in una soffitta
Coperto da 35 centimetri quadri di cielo
Liquefatto nel vetro dell’abbaino
La Ville t’offre ancora ogni mattina
Il bouquet fiorito dello Square de Cluny
Dal boulevard Saint-Germain scoppiante di trams e d’autobus
Arriva la sera a queste campagne la voce briaca della giornalaia
Di rue de la Harpe
«Pari-cûrses» «l’Intransigeant» «la Presse»
Il negozio di Chaussures Raoul fa sempre concorrenza alle stelle
E mi accarezzo le mani tutte intrise dei liquori del tramonto
Come quando pensavo al suicidio vicino alla casa di Rigoletto
Sì caro
L’uomo più fortunato è colui che sa vivere nella contingenza al pari dei fiori
Guarda il signore che passa
E accende il sigaro orgoglioso della sua forza virile
Ricuperata nelle quarte pagine dei quotidiani

O quel soldato di cavalleria galoppante nell’indaco della caserma
Con una ciocchetta di lilla fra i denti

Ardengo Soffici, Natura morta (Piccola velocità), 1913

Ardengo Soffici, Natura morta (Piccola velocità), 1913

L’eternità splende in un volo di mosca
Metti l’uno accanto all’altro i colori dei tuoi occhi
Disegna il tuo arco
La storia è fuggevole come un saluto alla stazione
E l’automobile tricolore del sole batte sempre più

invano il suo record fra i vecchi macchinari del cosmo
Tu ti ricordi insieme ad un bacio seminato nel buio
Una vetrina di libraio tedesco Avenue de l’Opéra
E la capra che brucava le ginestre
Sulle ruine della scala del palazzo di Dario a Persepoli
Basta guardarsi intorno
E scriver come si sogna
Per rianimare il volto della nostra gioia
Ricordo tutti i climi che si sono carezzati alla mia pelle d’amore
Tutti i paesi e civiltà
Raggianti al mio desiderio
Nevi
Mari gialli
Gongs
Carovane
Il carminio di Bombay e l’oro bruciato dell’Iran
Ne porto un geroglifico sull’ala nera
Anima girasole il fenomeno converge in questo centro di danza
Ma il canto più bello è ancora quello dei sensi nudi

Ardengo Soffici, Decorazioni di Bulciano, 1914

Ardengo Soffici, Decorazioni di Bulciano, 1914

Silenzio musica meridiana
Qui e nel mondo poesia circolare
L’oggi si sposa col sempre
Nel diadema dell’iride che s’alza
Siedo alla mia tavola e fumo e guardo
Ecco una foglia giovane che trilla nel verziere difaccia
I bianchi colombi volteggiano per l’aria come lettere d’amore buttate dalla finestra
Conosco il simbolo la cifra il legame
Elettrico
La simpatia delle cose lontane
Ma ci vorrebbero delle frutta delle luci e delle moltitudini
Per tendere il festone miracolo di questa pasqua

Ardengo Soffici, Autoritratto, 1949

Ardengo Soffici, Autoritratto, 1949

Il giorno si sprofonda nella conca scarlatta dell’estate
E non ci son più parole
Per il ponte di fuoco e di gemme
Giovinezza tu passerai come tutto finisce al teatro
Tant pis Mi farò allora un vestito favoloso di vecchie affiches”

Ardengo Soffici (1879-1964), Arcobaleno, da BÏF§ZF+18 Simultaneità e Chimismi lirici, Firenze 1919 (1ª edizione 1915).

Ardengo Soffici, BÏF§ZF+18 Simultaneità e Chimismi lirici, 1ª edizione, Firenze 1915

Ardengo Soffici, BÏF§ZF+18 Simultaneità e Chimismi lirici, 1ª edizione, Firenze 1915

 

Read Full Post »

Older Posts »