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Premessa: questo articolo è apparso su Mosaïque Magazine n.12, Parigi luglio 2016.

Arianna Gallo, Anime, 2015

Arianna Gallo, Anime, 2015

Anime: lo sguardo di Arianna Gallo su Hayao Miyazaki e lo Studio Ghibli

di Luca Maggio 

“…nonostante il vento che scuoteva gli alberi, regnava uno strano silenzio, e la scena ricordava il mondo immerso nell’acqua che si vede dietro le pareti di vetro di un acquario.” Inoue Yasushi, Il fucile da caccia

L’interpretazione data dalla ravennate Arianna Gallo all’universo parallelo creato dall’animazione (da cui l’abbreviazione “anime”) dello Studio Ghibli e di Hayao Miyazaki in particolare va oltre la traduzione in tessera di alcuni loro personaggi per penetrare e rispettare il pensiero e la cultura che li hanno prodotti.

Il riferimento non è dunque solo alle opere singole appese alle pareti della sala-installazione del laboratorio Koko Mosaico, ma a “come” tutto il materiale è stato organizzato dalla Gallo riuscendo a sintetizzare in termini pop (attitudine già evidente nel suo Lens del 2008, mosaico manga[1] acquisito dal MAR[2] nel 2011) sia le idee di Miyazaki, sia lo spirito che, ad esempio, animava le shoheki-ga, le decorazioni tradizionali con soggetti naturalistici su carta montata su parete, create non come giustapposizioni ma per sposarsi con l’architettura del luogo cui erano destinate[3]: l’armonia in Giappone non è mai qualcosa di accessorio, piuttosto intimamente legata alla tendenza centripeta nipponica, dalla lingua parlata, alla capacità tecnica, sino alla politica.[4]Arianna Gallo, Anime, 2015 (18)

Si tratta però di un’armonia analitica, ovvero tendente a scomporre le varie parti di un insieme, una vera e propria “disposizione a un tempo morale e intellettuale che (…) è presente nei più disparati settori della cultura giapponese”[5], dalla cucina, alla musica, alla pittura che, particolarmente in alcuni stili, nell’arte Yamato ad esempio, tende a separare disegno e colore, stendendo quest’ultimo in modo uniforme: è ciò che avviene nelle opere di Arianna Gallo, in cui le sfumature, se ci sono, sono ridotte al minimo percettibile, talvolta sapientemente celate da tocchi di pittura sugli sfondi dei suoi quadri, mentre il disegno è marcato da linee di contorno evidenti grazie al piombo reso più o meno spesso dalla Gallo secondo l’effetto voluto e il soggetto trattato.Arianna Gallo, Anime, 2015 (3)Arianna Gallo, Anime, 2015 (4)Arianna Gallo, Anime, 2015 (5)Arianna Gallo, Anime, 2015 (12)

A proposito, si tratta di immagini tratte da lungometraggi come Totoro, Porco rosso, Si alza il vento, Il castello errante di Howl, La città incantata, Laputa, Princess Mononoke, Ponyo sulla scogliera, Kiki, Arrietty, o da serie televisive come Heidi, Anna dai capelli rossi, Conan, ecc.

Una quindicina di queste sono presentate con studiata asimmetria su una parete dipinta a strisce azzurre, bianche e decorazioni di foglie gialle, come in una stanza d’infanzia, uno dei temi cardine di Miyazaki, in forma di piccoli quadri, tondi o rettangolari, quasi “xenia” pompeiani.

Solo che non si tratta dei doni ospitali e beneauguranti di nature morte tipiche dell’antichità, ma di ritratti di personaggi perfettamente incorniciati come foto di familiari che mescolano esseri umani a esseri fantastici, i kami, ancora una volta nel pieno rispetto della tradizione nipponica che non vuole la separazione netta fra mito e realtà storica tipica dell’occidente moderno.[6]Arianna Gallo, Anime, 2015 (9)Arianna Gallo, Anime, 2015 (6)Arianna Gallo, Anime, 2015 (7)Arianna Gallo, Anime, 2015 (8)

Dunque sono occhi benevoli su chi sta guardando quelli di queste piccole divinità domestiche, protettrici dell’infanzia passata e di quella che ancora ci vive dentro, inclusi gli esseri in apparenza più tenebrosi come la maschera con la mano nera del “Senza volto” della Città incantata, poiché in Miyazaki non c’è alcun manicheismo, anzi ciò che in apparenza è ombra può contenere la luce della purezza, e anche chi commette azioni sbagliate non è mai banalmente malvagio: i pirati di numerosi film sono furfanti e allo stesso tempo eroi e, in generale, sono anime complesse e in cammino quelle di questo grandissimo autore, tanto che spesso necessitano del volo come condizione vitale e mezzo di comunicazione fra mondi paralleli (terrestre/celeste, interiore/esteriore).Arianna Gallo, Anime, 2015 (10)Arianna Gallo, Anime, 2015 (11)Arianna Gallo, Anime, 2015 (15)

Del resto in Giappone la bellezza va scoperta, “è iniziatica, la si merita, è il premio d’una lunga e talvolta penosa ricerca, è finale intuizione, possesso geloso. Il bello ch’è bello subito ha già in sé una vena di volgarità.”[7]

Infatti è nell’intimo delle case che spesso si rivela questa bellezza (si pensi alla nicchia riservata all’ospite detta toko no ma), con la cura infinitesimale del dettaglio, del sentimento sussurrato, come in tanti capolavori esistenziali di Kurosawa o dell’ultimo immenso Ozu.Arianna Gallo, Anime, 2015 (13)Arianna Gallo, Anime, 2015 (14)Arianna Gallo, Anime, 2015 (16)

La bellezza giapponese per essere piena ha bisogno di ombra e non della violenza della luce diretta: Tanizaki ha scritto un saggio significativo sulla magia che l’ombra genera nella fantasia giapponese, dall’architettura esterna, i tetti delle case ad esempio, al trucco degli attori sulle scene teatrali, sino alle pieghe dei kimono femminili: “non nella cosa in sé, ma nei gradi d’ombra, e nei prodotti del chiaroscuro, risiede la beltà.”[8]

Ed ecco apparire sull’angolo opposto alla parete coi ritratti altri personaggi provenienti dall’ombra, i simpatici “nerini del buio” di Totoro, peraltro creati dalla Gallo con una disposizione delle tessere che richiama e omaggia gli amici del gruppo CaCO3, mentre di fronte, su un albero dipinto, si trovano i “kodama”, gli spiriti della foresta di Princess Mononoke, che al buio si illuminano essendo fatti di tessere fotoluminescenti. Ponte e contrasto fra queste due immagini notturne, poiché giocato su toni più chiari, è il ritratto gioioso e saltellante di Totoro, altro kami o spirito della natura dall’aspetto grottesco, la cui presenza proteggerà chiunque vorrà accompagnarsi al suo vento buono per iniziare un viaggio nuovo.Arianna Gallo, Anime, 2015 (28)Arianna Gallo, Anime, 2015 (26)Arianna Gallo, Anime, 2015 (19)Arianna Gallo, Anime, 2015 (30)

Mentre leggerete queste parole l’installazione nel laboratorio Koko Mosaico sarà da tempo stata smontata. Tale cancellazione, inserita in questa esperienza, riporta al significato buddhista, originale e sprezzante verso le “immagini del mondo fluttuante” ovvero l’ukiyo-e tanto caro all’occidente del XIX secolo: non lasciarsi travolgere dai mille rivoli del divenire quotidiano che passa, dai suoi piaceri effimeri e dagli oggetti che lo contornano.[9] Neanche la bellezza permane, forse il suo ricordo in chi resta per un po’ prima del grande volo.

Narra un apologo zen che un uomo inseguito da una tigre si gettò in un precipizio, ma si salvò aggrappandosi a una radice che spuntava dalla terra. Nel frattempo la bestia era sopraggiunta affamata, mentre sotto lo attendeva un’altra tigre ugualmente pronta a ucciderlo. Non solo: due topi iniziarono a rodere la radice che ancora per poco lo teneva in vita. Eppure, proprio in quel momento, l’uomo si accorse di avere a portata di mano una fragola. Ebbene, quella fragola era dolcissima.

kokomosaico.com

Arianna Gallo, Anime, 2015 (25)Arianna Gallo, Anime, 2015 (23)

 

Note:

[1] “Il termine stesso di manga, che identifica oggi i fumetti e i cartoni giapponesi, è di difficile traduzione: l’ideogramma man, che definisce una cosa “priva di seguito”, “frammentaria”, “confusa” o “destrutturata”, rimanda a un’idea di totale spontaneità, di fermento anarchico, che si coniuga con il ga, “il disegno”.” Jocelyn Bouquillard, Hokusai Manga, Milano 2007, pp. 9-10. In questo senso risulta ancora più interessante, quasi un ossimoro giocoso e insieme un’iperbole etimologica, il lavoro in tessere di Arianna Gallo, che in Lens usa la frammentarietà duratura del mosaico per ricreare un manga, il cui etimo rimanda al frammento cartaceo precario, in questo caso riproducendo un frammento di una ragazza che sta per far esplodere una bomba a mano, che ridurrà tutto in frammenti.

[2] In particolare fa parte delle collezioni del CIDM – Centro Internazionale di Documentazione sul Mosaico, sezione del Mar – Museo d’Arte della città di Ravenna.

[3] “There are examples of decorative art produced with a clear understanding of the nature and function of the architecture itself.” Tsugiyoshi Doi, Momoyama Decorative Painting, New York 1977, p.26.

[4] “Durante il mio soggiorno sono stato colpito dal fatto che l’artigiano giapponese sega o pialla in senso inverso rispetto al nostro: da lontano verso il vicino, dall’oggetto verso il soggetto.”, Claude Lévi-Strauss, L’altra faccia della luna. Scritti sul Giappone, Milano 2015, pp.86-87.

[5] Claude Lévi-Strauss, op. cit. p.44.

[6] Ancora una volta, l’esperienza vissuta da Lévi-Strauss è estremamente chiarificatrice: “Mai mi sono sentito così vicino a un passato lontano come nelle piccole isole Ryūkyū, tra quei boschetti, quelle rocce, quelle grotte, quei pozzi naturali e quelle fonti considerati come manifestazioni del sacro. (…) Per gli abitanti, questi eventi non si sono svolti in un tempo mitico. Sono di ieri, sono di oggi, e anche di domani, poiché gli dèi che discesero qui ritornano ogni anno e, lungo tutta l’estensione dell’isola, riti e siti sacri inverano la loro presenza reale.” Claude Lévi-Strauss, op. cit., pp.187-188.

[7] Fosco Maraini, Ore giapponesi, Milano 2000, p.39.

[8] Jun’Ichirō Tanizaki, Libro d’ombra, Milano 2015, p.64.

[9] Gian Carlo Calza, Giappone Potere e Splendore 1568/1868, Milano 2009, pp.22-23.

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Luca Barberini, Folla n. 6, 2013

Luca Barberini, Folla n. 6, 2013

Luca Barberini: se non sbaglio sei nato a Ravenna nel 1981. La tua formazione tecnica e artistica è legata al mosaico: un po’ la tua città d’origine, un po’ l’Istituto d’Arte “Gino Severini” dove ti sei diplomato, sino all’apertura dell’impresa – studio d’arte Koko Mosaico.

Vuoi aggiungere qualche altro particolare a questo tuo percorso e, soprattutto, non sei mai stato tentato da altri linguaggi espressivi o ti sei subito trovato a tuo agio col mosaico?

Caro Luca, in realtà non sono nato a Ravenna, ma in quel di Porto Corsini, un piccolo villaggio di mare che si trova tra pineta, “piallasse” e industrie chimiche.

Mi sono trasferito a Ravenna con la mia famiglia all’età di 16 anni e per me che venivo dal paesino, Ravenna mi sembrava una metropoli tutta da scoprire: sembra assurdo come una dozzina di km cambino quel piccolo mondo fatto di certezze e sicurezze che ti hanno accompagnato fino all’adolescenza. A quel tempo frequentavo l’Istituto d’Arte ma più che altro frequentavo i miei nuovi “migliori amici”: la mia curiosità per quel nuovo piccolo mondo aumentava di giorno in giorno e di sicuro non era legata alle materie scolastiche, ma alla musica, alla breakdance, allo “skateare” e anche, perché no, alle ragazze… sì, insomma era il periodo degli ormoni assassini.

Solo verso la metà dell’ultimo anno scolastico mi sono appassionato al mosaico, forse grazie ai miei insegnanti o forse per una serie di coincidenze o forse perché doveva semplicemente andare così.

Una volta diplomato la città cominciò a starmi stretta, ero pronto a partire alla volta di Urbino per affrontare la Facoltà di grafica, ma poi arrivò la temuta lettera del richiamo alla leva militare: provai a farmi scartare senza successo e restai così, fortunatamente, a fare l’obiettore presso i monumenti ravennati come custode. In questo frangente cominciai a frequentare lo studio del mio prof. Paolo Racagni, dandogli una mano col mosaico e il restauro.

Luca Barberini, Navi (particolare), 2012

Luca Barberini, Navi (particolare), 2012

A quel tempo la mia attività principale era la fotografia e insieme al mio carissimo amico Filippo Bandini mettemmo in piedi la camera oscura, che magnifici ricordi…. Tuttora scatto con macchine analogiche ma non stampo e anche se non mi arrampico più sui tralicci dell’alta tensione per fotografare vedute mozzafiato rubo delle dignitose immagini alla mia vita e a quello che mi circonda.

Finito il servizio di obiettore le cose erano cambiate, tutto si era intrecciato in modo che io continuassi con quello che avevo studiato durante i 5 anni al Severini: l’arte del mosaico si stava piano piano inserendo nella mia vita e un avvenimento in particolare mi portò probabilmente alla situazione attuale: il mio primo viaggio lavorativo ad Amburgo per conto di Racagni per finire un mosaico che lui stesso aveva iniziato a Ravenna. Avevo 19 anni, non ero mai stato in viaggio all’estero per lavoro e non avevo ancora mai visto una via a luci rosse…

Al ritorno dal viaggio capii che quell’arte poteva diventare il mio futuro e lo capii grazie agli sguardi stupefatti degli amburghesi che mi vedevano lavorare e dicevano “ma quindi il mosaico si può fare ancora”. Per me il mosaico era cosa quotidiana, nessuno si era mai stupito del mio mestiere. Così pensai al business che si poteva realizzare lavorando dentro e al di fuori della  cosiddetta città del mosaico.

Insieme alla mia amica e compagna fidata di Istituto, Karin Frulli, aprimmo il mio primo laboratorio, un garage a casa dei miei. L’avventura durò circa una stagione e inaspettatamente arrivarono anche delle commissioni e richieste di preventivi, così da un garage di mosaico… certo, non c’era la crisi attuale. Comunque arrivato l’autunno io e Karin decidemmo di partecipare ad un concorso che selezionava dieci giovani mosaicisti per realizzare un progetto di alta formazione chiamato “Scuola bottega del mosaico” e venimmo scelti. Inizialmente doveva durare due anni ma arrivò a quasi quattro! Molte le cose accadute lì, brevemente ti racconto solo il fatto più significativo: il primo giorno di lavoro incontrai Arianna Gallo e me ne innamorai. Non venni corrisposto se non dopo quattro anni di lavoro fianco a fianco e alla fine di questa interminabile esperienza formativa, insieme ad Arianna decidemmo di aprire nel 2005 Koko Mosaico. Sono passati otto anni e oggi abbiamo due splendidi bambini e ancora tantissima strada da fare insieme.

Grazie a tutto questo posso già voltarmi indietro e dire “guarda, quello l’ho fatto io”. Il mosaico è praticamente indelebile, rimane nel tempo e nella storia e a tal proposito mi piacerebbe parlarti, magari in una prossima intervista, della moschea omanita dove Koko Mosaico ha progettato e realizzato quasi 500mq di mosaico artistico a parete. Ma questa è un’altra storia.

Luca Barberini, White Collars, 2012

Luca Barberini, White Collars, 2012 

L’anno scorso con Folla hai vinto il concorso Mosaic Art Now negli U.S.A. (ora l’opera fa parte della collezione permanente del MAR-CIDM di Ravenna) e so che con opere simili hai ottenuto nuovi successi e apprezzamenti anche da parte di altre personalità americane, ad esempio della Pixar: non credo sia casuale, oltre al fatto che strutturalmente molte tue cose hanno a che fare col gioco (credo sia parte della tua indole, forse negli anni rafforzata anche dal tuo essere giovane padre di due bambini), e visivamente col videogioco (chissà, forse tuoi ricordi più o meno reconditi, così metabolizzati).

Penso che il filo rosso che leghi molte delle tue creazioni sia una tua personale versione del pop (non a caso amata oltre oceano) in chiave musiva: i tuoi White Collars, le Tute Blu, la stessa Folla, oppure le colombine placidiane che si abbeverano in un barile di petrolio di On the Oil Barrel, ma anche i tuoi Condomini, così cinematografici e sinottici, in cui noi spettatori, come tanti James Stewart, possiamo osservare le feste, i suicidi, la vita che scorre oltre quelle finestre, sempre però colta in senso ludico e mai appesantita da giudizi di sorta.

Luca Barberini, Bone Flower, 2011

Luca Barberini, Bone Flower, 2011

Lo stesso enorme scheletro Bone Flower selezionato nell’autunno 2011 per il GAEM ha in sé reminiscenze del memento mori barocco o meglio, conoscendoti, del carpe diem latino, degli scheletri a mosaico pompeiani, il tutto però risolto con una decorazione brillante, coloratissima, ancora una volta pop, tanto che le ossa sono fiori. E tanto è forte l’indole pop nella tua personalità, che hai usato lo steso modulo bone flower per decorare uno skateboard.

Vorrei che parlassi del tuo lavoro, delle tue idee artistiche e, in specie, della tua visione musiva.

Complimenti, si vede che mi conosci bene: le tue critiche sono assai inerenti il mio pensiero e le mie operazioni.

La mia vena artistica (o come un vero romagnolo direbbe “lo sbuzzo”) é nata interpretando una tela del pittore ravennate Adriano Pilotti, raffigurante una trentina di persone intente a seguire una partita di tennis. È buffo come l’opera si sia auto-costruita, infatti Adriano rimase colpito da un’immagine televisiva che trasmetteva un match di tennis e subito pensò che poteva ritrarla. Allora fece una foto e realizzò l’opera. Passando da casa sua la vidi e pensai che dovevo rifarla a modo mio, utilizzando il mosaico. E così trovai quanto fosse stimolante e soprattutto divertente lavorare sui personaggi e sui volti.

Terminato il lavoro capii che la mia ricerca doveva iniziare proprio dall’interpretazione musiva della figura umana, lavorando però su una forma sintetica sempre più minimale ma che conservasse comunque l’espressione e l’unicità dell’individuo. Così nacquero le Folle, le Tute Blu, i White Collars e i Condomini.

Luca Barberini, Condominium, 2011

Luca Barberini, Condominium, 2011

Progetti attuali, futuri o passati da riattualizzare?

Ora la mia ricerca artistica indaga anche sui singoli individui e non più solo sulle folle. Sto realizzando una serie di piccoli ritratti di personaggi, che, come al solito senza farlo apposta, vanno ad assomigliare a qualcuno, l’altro giorno per esempio è uscito “Hitler”.

Poi sto preparando un progetto dove veramente il fruitore si sentirà, come dici tu, nei panni di James Stewart, infatti avrà di fronte una facciata di 160 finestre da spiare.

Qui il concetto non si ferma alla realizzazione di una facciata: questo progetto mi vedrà impegnato tutta la vita, le finestre saranno intercambiabili e verranno sostituite con nuove finestre ogni qual volta verranno vendute. Immagini cosa raffigurerò in quelle finestre fra dieci anni? Tutte le finestre saranno numerate e catalogate in un sito internet dedicato al progetto. Diventeranno una testimonianza indelebile della mia storia e in un certo modo della storia di tutti.

lucabarberini.com

kokomosaico.com

Luca Barberini, Portrait n.19, 2013

Luca Barberini, Portrait n.19, 2013

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MARTE Associazione Culturale

Domenica 20 novembre chiude  O(Ax) = dO(Am) Equazione Impossibile, prima mostra dell’Associazione Culturale Marte, con una performance musicale di Enrico Malatesta all’interno del Battistero degli Ariani a Ravenna, ore 16.30.

Chiunque voglia partecipare si ritenga invitato!

È forse ancora presto per tirare somme e bilanci di un’operazione complessa com’è stata questa esposizione itinerante inserita all’interno di RavennaMosaico 2011 e che ha tenuto impegnato per un intero anno il gruppo di lavoro di cui faccio parte e sono socio fondatore insieme a Luca Barberini, Giuseppe Donnaloia, Âniko Ferreira da Silva, Arianna Gallo, Takako Hirai, Pavlos Mavromatidis, Flavia Pelosi e  Daniele Torcellini, primo ideatore del progetto.

Ricordo per sommi capi che si è trattato di un ribaltamento del tradizionale ruolo di mero esecutore assegnato al mosaico, infatti il senso del titolo è tutto qui: O(Ax) = dO(Am), ovvero l’opera di un artista x è uguale alla derivazione dell’opera di un artista mosaicista.

I 10 mosaici scelti quali bozzetti, in realtà opere finite esse stesse, sono stati tradotti, ovvero metabolizzati e traditi, in forma di pittura, performance, video arte, installazioni plastiche, fotografiche, etc., da altrettanti artisti di varie provenienze (il decimo è Malatesta, che si ispira a un lavoro dei CaCO3 come già gli Orthographe, nel suo caso per metterlo in musica) selezionati durante numerosi incontri, talvolta scontri dialettici, per cercare di far emergere chiara e potente l’idea che marte ha del mosaico: un’arte, o meglio un linguaggio al pari degli altri artistici, tanto che da esso può derivare altra arte, a sua volta indipendente e potenzialmente traducibile con altri mezzi, in una derivazione-generazione (o degenerazione creativa) infinita.

Ciò che talvolta non è possibile dimostrare con la bellezza delle leggi matematiche, può riuscire, e carico di futuro, in arte.

O(Ax) = dO(Am) Equazione Impossibile – Il blog della mostra

Marte Associazione Culturale – Pagina Facebook

marteassociation@gmail.com

Video Intervista rilasciata a Ravenna Web TV il 4 novembre 2011

Opere:

Luca Barberini, Folla (particolare), 2009

janesfonda, afterfolla, 2011 (After Luca Barberini)

Jo Braun, Mosaic Plastered Over (MoPO), 2010

Filippo Farneti, Deleting memory (particolare), 2011 (After Jo Braun)

CaCO3, Immersione (progetto site-specific), 2011

Enrico Malatesta, After CaCO3, 2011

CaCO3, Organismo n.19, 2011

Orthographe, senza titolo, 2011 (After CaCO3)

Arianna Gallo, Lens, 2009

David Loom, Revolve, 2011 (After Arianna Gallo)

Takako Hirai, Istinto, 2011

Giorgia Severi, Juniperus Chinensis Stricta, 2011 (After Takako Hirai)

Andrej Koruza, Tessera e Fuga #6 (particolare), 2008

Filippo Pirini, pǝɟɹɐƃ, 2011 (After Andrej Koruza)

Julian Modica, Surface sensible, 2006

NASTYNASTY©, Ario’s Bubbles Vision (QR), 2010 (After Julian Modica )

NASTYNASTY©, Ario’s Bubbles Vision, 2010 (After Julian Modica)

Atsuo Suzumura, Battaglia di Okehazama, 2002

Serena Nostini, Naginata 2.0, 2011 (After Atsuo Suzumura)

Matylda Tracewska, Black Square II, 2011

Takahiro Watanabe, Una sedia (particolare), 2011 (After Matylda Tracewska)

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MARTE Associazione Culturale

Premessa: inaugura oggi alle 18.00 in piazzetta Ariani a Ravenna la prima mostra dell’Associazione Culturale Marte, nata nel maggio 2011 e della quale sono socio fondatore insieme ad altri critici e artisti.

Si tratta di un progetto di “contro mosaico”  in esposizione presso più sedi pubbliche e private, del quale rendo noto comunicato stampa e info.

Mostra: O(Ax) = dO(Am)Equazione Impossibile
Da un’idea di: Daniele Torcellini
Cura e organizzazione: Marte Associazione Culturale
Sedi : Mar – Museo d’Arte della Città di Ravenna, Battistero degli Ariani, Longo Souvenir, Ostello Galletti Abbiosi
Periodo: Ravenna, 5 – 20 novembre 2011 nell’ambito della seconda edizione del Festival Internazionale di Mosaico Contemporaneo Ravenna Mosaico
Inaugurazione: venerdì 4 novembre 2011 ore18.00 a partire da Via degli Ariani 18, Longo Souvenir;ore 19.00 performance di Filippo Pirini, Via Diaz 34-66
Finissage: domenica 20 novembre 2011 ore 16.30 performance di Enrico Malatesta, Battistero degli Ariani
Con la collaborazione di:  Comune di Ravenna, Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Ravenna, Ferrara, Forlì-Cesena e Rimini, CIDM, Mar – Museo d’Arte della Città,Ravenna Teatro – Teatro Rasi, Ostello Galletti Abbiosi, Longo Souvenir
Con il sostegno di: Comune di Ravenna
Ingresso: Gratuito

Il progetto di mostra O(Ax) = dO(Am) Equazione Impossibile, nato da un’idea di Daniele Torcellini e curato dall’Associazione Culturale Marte è in programma a Ravenna dal 4 al 20 Novembre 2011, nell’ambito del Festival Internazionale RavennaMosaico, presso il Mar – Museo d’Arte della Città, il Battistero degli Ariani, Longo Souvenir e Ostello Galletti Abbiosi. Il progetto intende indagare i concetti di originalità e derivazione nell’arte, attraverso una riconsiderazione del ruolo, del valore e dell’utilizzo della tecnica del mosaico in rapporto ad altre tecniche d’arte. Il progetto intende capovolgere una delle caratteristiche tradizionalmente associate al mosaico, ovvero quella di essere esclusivamente uno strumento di traduzione di idee originali, come bozzetti pittorici di artista o progetti di design.

Le opere esposte nell’ambito della mostra O(Ax) = dO(Am) Equazione impossibile testimoniano un rovesciamento dei tradizionali ruoli di ideatore ed esecutore, originale e derivazione. Ora sono le opere a mosaico a fare da bozzetto e ad essere oggetto di traduzione, ma anche appropriazione, interpretazione, ispirazione e mistificazione attraverso altri linguaggi artistici: pittura, fotografia, scultura-installazione, musica, video-arte, performance, etc.

L’esposizione prevede che le opere a mosaico non siano esposte, incluse solo fotograficamente nel catalogo di mostra. Ad essere esposte sono esclusivamente le traduzioni, in quanto opere dalla piena autonomia espressiva. In questo modo s’intende sia porre al centro della scena, sia escludere il mosaico – e con esso il concetto di originalità – dall’operazione artistica, in quella progressiva catena di creazione che vede l’arte nascere dall’arte.

Artisti Mosaicisti: Luca Barberini, Jo Braun, CaCO3, Arianna Gallo, Takako Hirai, Andrej Koruza, Julian Modica, Atsuo Suzumura, Matylda Tracewska.

Artisti Traduttori: Filippo Farneti, janesfonda, David Loom, Enrico Malatesta, NASTYNASTY©, Serena Nostini, Orthographe, Filippo Pirini, Giorgia Severi, Takahiro Watanabe.

O(Ax) = dO(Am) Equazione Impossibile – Il blog della mostra

Marte Associazione Culturale – Pagina Facebook

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+39 329 8194477

Intervista sul settimanale Ravenna & Dintorni

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Premessa: di seguito la seconda e ultima parte della presentazione critica in catalogo della collettiva musiva AFTER AFTER, curata da Felice Nittolo, Daniele Torcellini e da me. L’esposizione è attualmente in corso sino al prossimo 16 aprile 2011 presso Art gallery niArt di Ravenna.

Before AFTER AFTER (parte seconda) di Luca Maggio e Daniele Torcellini

Daniele 28/02/11 21.50

…ti riferisci all’articolo su Ravenna e Dintorni? Sì, io preferisco ragionare sul concetto di cultura visuale… anche se forse questo stesso concetto è solo una moda passeggera utile a rinfrescare una disciplina che mostra alcuni acciacchi… e sarà destinato ad essere superato come altre mode passeggere… e comunque sì… meglio spostare lo sguardo, come hanno fatto questi giovani artisti…

Luca 28/02/11 21.53

…infatti, tenendo presente che in quanto artisti del 2011 sono più emancipati nell’uso e nella combinazione dei linguaggi, o meglio aggiornati sulle possibilità odierne, senza particolari restrizioni, a parte l’onestà e la singolarità del proprio percorso…

Daniele 28/02/11 21.55

…ieri stavo riflettendo sul fatto che questi artisti sono usciti tutti da una formazione prevalentemente orientata al mosaico ed ognuno di loro ha prodotto e produce risultati differenti. Chi realizza opere strutturalmente musive, chi opere decorativamente mosaicate, chi opere che hanno solo un riferimento alla poetica del mosaico e chi opere che non hanno più nulla a che vedere con il mosaico…

Luca 28/02/11 22.01

verissimo: dovrebbero farsene una ragione coloro che pontificando ritengono il mosaico morto e finito e in realtà non conoscono quanto siano stati fertili anche solo gli ultimi dieci anni! Aveva ragione Catullo: “le chiacchiere dei vecchi inaciditi non stimiamole che un soldo bucato…”. Questa testimonianza che sarà After After dimostra proprio il contrario: tuttora si può partire dal mosaico più tradizionale, ma nulla osta a far sparire le tessere, a creare un mosaico solo virtuale (che sembra ma non è, anche se poi, essendo visibile, in effetti è, rimanda a… e qui si aprirebbero discorsi semiotici: ecco dove può anche condurre il mosaico-non mosaico contemporaneo…), per non dire di altre ricerche che interpretano la tessera in senso lato… o ancora chi ne costruisce andamenti inediti…

Daniele 28/02/11 22.02

…mmmhh… io penso che parlare del fatto che il mosaico è vivo sia come parlare del fatto che la pittura è morta… mosaico e pittura sono linguaggi, tecniche, non sono né morte né vive… le loro possibilità espressive dipendono dalla mano e dalla mente dell’artista… che poi dal loro utilizzo, come dall’utilizzo di qualunque altro mezzo, si possa arrivare ad un’opera d’arte, questo è da discutere, caso per caso, nel tempo, nel mercato e in ogni altra sede dove la definizione di artisticità possa avere un senso o un’utilità…

Luca 28/02/11 22.04

sul mercato preferirei glissare, per me non è un criterio valutativo affidabile (se non per autori storicizzati, e anche lì…), ma una banderuola quando non una bolla, a volte con preconcetti che ancora pesano e ingiustamente proprio sul mondo del mosaico artistico… mentre sulla definizione di artisticità… non so cosa vuoi/voglia dire, rispetto anche a quanto ci siamo scritti prima… riguardo al fatto che mosaico, pittura etc. sono linguaggi/tecniche e in quanto tali né vivi né morti, siamo d’accordo: ogni tanto salta fuori qualcuno col leitmotiv “l’arte è morta”: molto banalmente, finché esisterà l’uomo sul pianeta esisterà l’arte, che essendo espressione e pensiero vivo dell’uomo, miscela di carne mente mani e tempo umani, muta col trascorrere del tempo, necessariamente, o saremmo ancora qui a copiare statue greche o le colombine di Galla Placidia… il che è sempre possibile, magari attraverso il filtro dell’ironia, altro formidabile e feroce mezzo dell’intelligenza: mettere un paio di baffi alla Gioconda e il mito è denudato… ecco se l’uomo si estinguesse mi spiacerebbe quasi più per la scomparsa dell’ironia: in sé la natura non lo è, ironica intendo… ma non voglio andare troppo fuori tema… torniamo al nostro mosaico…

Daniele 28/02/11 22.07

…opere che ingannano, serialità, opere fatte di tessere che non sono mosaici, opere che possono essere mosaici ma non di tessere, realismi e astrazioni, tradizionalismi e sperimentazioni. Le possibilità espressive si inseguono e si intrecciano le une alle altre senza soluzioni di continuità… è il senso della vista quello che più viene solleticato in questa mostra…

Luca 28/02/11 22.08

sono d’accordo, ma proprio per la natura di queste opere, come accennavo poco fa, sono propenso a leggerle anche a livello semiologico e di rottura (o evoluzione) semantica in più di qualche caso… ma probabilmente sono mie deformazioni professionali, o meglio passionali… l’artista oggi sa che può fare e fa senza porsi limiti (ma anche questo non è vero sino in fondo o non sarebbe forse il limite dei limiti?)…

Daniele 28/02/11 22.09

…Luca come pensi di lavorare sul testo critico per la mostra?

Luca 28/02/11 22.10

…sai, io stavo pensando a qualcosa a quattro mani… che ne dici?

Daniele 28/02/11 22.11

…mmmhhh… a quattro mani? non sono molto convinto… abbiamo due modi di scrivere molto diversi l’uno dall’altro…

Luca 28/02/11 22.12

e se pensassimo a qualcosa come un dialogo?

Daniele 28/02/11 22.12

…ecco! anche io stavo pensando ad un dialogo!!!

Luca 28/02/11 22.13

e anche da un punto di vista critico, trattandosi di una collettiva, anziché fare il solito elenco della spesa con relative due righe a testa, può essere più stimolante costruire un dialogo cercando le linee comuni, se esistono, fra personalità così differenti e originali.

Daniele 28/02/11 22.15

…bene bene! vada per il dialogo!… o altrimenti una chattata su skype? eh eh…

Luca 28/02/11 22.15

ma sì, perché no?

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Art gallery niArt – Ravenna

Ravenna Web TV – video intervista ai tre curatori

Ps. Il linguaggio del mosaico è da molti anni veicolo di un intenso scambio tra Ravenna e il Giappone e molto nutrita è la presenza di artisti di provenienza giapponese che ha gravitato e che gravita intorno a Ravenna. È anche per questo motivo che si è deciso di mettere in vendita il catalogo della mostra al prezzo di € 5: il ricavato delle vendite sarà devoluto alla croce rossa del Giappone.

Atzuo Suzumura, Akatonbo, 2008

Gianluca Costantini, Opus cotidianum, 2009 (cartone di G. Costantini, realizzazione studio Koko Mosaico)

Mattia Battistini, Tigre, 2003

Luca Barberini, White collars, 2011

Takako Hirai, Istinto, 2011

Valeria Ercolani, 22, 2011

Filippo Tazzari, 2012, 2011

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Premessa: il testo seguente è la prima parte della presentazione critica in catalogo per la collettiva musiva AFTER AFTER, curata da Felice Nittolo, Daniele Torcellini e da me. L’esposizione è attualmente in corso sino al prossimo 16 aprile 2011 presso Art gallery niArt di Ravenna.

Before AFTER AFTER (parte prima) di Luca Maggio e Daniele Torcellini

Luca 28/02/11 21.32

ciao Daniele, ci sei?

Daniele 28/02/11 21.32

ciao Luca, sì, dimmi…

Luca 28/02/11 21.33

ti ha chiamato Felice?

Daniele 28/02/11 21.33

sì, …per After?… sì!

Luca 28/02/11 21.34

bella l’idea di riportare in vita quel progetto, aggiornandolo…

Daniele 28/02/11 21.34

…con una coincidenza cabalistica di date… il progetto si è svolto dal 1991 al 2001 e riapre i battenti nel 2011…

Luca 28/02/11 21.36

…che ne dici di chiamarlo After After?

Daniele 28/02/11 21.36

…mi piace! …era interessante l’idea di Felice di coinvolgere gli studenti diplomati all’Istituto d’Arte “G. Severini” per mettere in pratica ma anche andare oltre gli insegnamenti ricevuti durante gli anni scolastici. Era una prima verifica ed un prima opportunità del “dopo” …dell’after appunto…

Luca 28/02/11 21.38

…curioso anche il metodo che avevano adottato: i ragazzi si riunivano nello studio del prof. e a turno mettevano in una cesta un foglietto con una parola: ne estraevano una o un paio a caso ed ecco trovato il titolo e il tema di ciascuna edizione, ad esempio “Natura crescente”, “Vuoti d’ombra”, “Artificio”…  Poi alcuni di quei giovani talenti si sono persi per via, mentre altri hanno continuato. E nuove leve nel frattempo si sono aggiunte.

Daniele 28/02/11 21.40

a distanza di 10 anni dall’ultimo appuntamento, includere sia alcuni di quegli studenti, oggi artisti espressivamente maturi ed affermati, sia altri più giovani artisti, sempre formati a Ravenna e prevalentemente intorno al linguaggio del mosaico, be’, mi sembra un’idea efficace!

Luca 28/02/11 21.42

l’obiettivo è far dialogare due se non tre generazioni di nuovi interpreti del mosaico: dai ventenni ai neoquarantenni….

Daniele 28/02/11 21.42

intendi… dai giovani ventenni ai giovani quarantenni? Come va tanto di moda in Italia… giovani ad ogni età!… comunque, è importante fermarsi e riflettere su esperienze che si sono sviluppate e aprire possibili percorsi di altre esperienze che si svilupperanno: sono i due poli intorno ai quali collocare gli artisti in mostra…

Luca 28/02/11 21.43

inoltre, altro segno dei nostri tempi, non sono solo di provenienza ravennate o nazionale, ma ben oltre, dall’est Europa al Giappone… il discorso è anche quello sulla formazione artistica che Ravenna offre… e sulle possibilità che il linguaggio del mosaico può esprimere nel contesto dell’arte contemporanea (e va da sé internazionale).

Daniele 28/02/11 21.45

…dai Luca… il concetto di arte contemporanea è morto…  e pure quello di internazionalità! eh eh eh…

Luca 28/02/11 21.46

…no!!!… o meglio, questi sono artisti tout court, che non si pongono più il problema di emancipare la tecnica scelta, il mosaico, dall’ambito dell’artigianato o della mera trasposizione. Queste battaglie sono già state affrontate dai loro padri e maestri. Semplicemente loro operano con le tessere o con altri materiali che concettualmente diventano mosaico – e lo auspicava lo stesso Nittolo nel manifesto dell’Aritmismo già nell’84 – come un altro può usare i pennelli o il bulino. Anzi hanno talmente metabolizzato tutto questo che agiscono di conseguenza con naturalezza, tanto che in alcuni casi sono oltre lo stesso concetto novecentesco di contaminazione dei generi: cosa fanno? Scultura, pittura, mosaico? Ma che vale cercare di incasellare? Come hai già avuto modo di dichiarare, non ha senso chiedersi quali caratteristiche diano la targhetta di arte ad un’opera musiva contemporanea, come non avrebbe senso chiederselo per un’opera pittorica o d’altro…

(continua…)

Art gallery niArt – Ravenna

Ravenna Web TV – video intervista ai tre curatori

Ps. Il linguaggio del mosaico è da molti anni veicolo di un intenso scambio tra Ravenna e il Giappone e molto nutrita è la presenza di artisti di provenienza giapponese che ha gravitato e che gravita intorno a Ravenna. È anche per questo motivo che, si è deciso di mettere in vendita il catalogo della mostra al prezzo di € 5: il ricavato delle vendite sarà devoluto alla croce rossa del Giappone.

Silvia Naddeo, Cookie time, 2011

Giorgia Severi, Opus Hortus, 2011

CaCO3, Movimento n.13, 2011

Arianna Gallo, Dittico, 2011

Roberta Grasso, Soft, 2011

Dusciana Bravura, Stoffa, 2011

Matylda Tracewska, Il cane, 2008

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Luca Barberini, On the Oil Barrel, 2010

(Premessa: l’intervista che segue, a cura di Linda Landi, è apparsa sul sito e sul numero 419 del 2 dicembre 2010 del settimanale Ravenna&Dintorni, pagina 13.)

Il mosaico a Ravenna: un dibattito che auspicabilmente continua. È ora la volta di Luca Maggio, critico e insegnante di storia dell’arte (classe 1978) che porta avanti le ragioni di alcuni giovani mosaicisti in risposta all’intervista rilasciata da Saturno Carnoli su Ravenna&Dintorni del 18 novembre 2010 (a pagina 14).

«Non sono d’accordo sull’affermazione che segue – spiega Maggio, “la mia generazione non è riuscita a passare il testimone ai giovani, che oggi sono studenti meno motivati… noi abbiamo vissuto la rivolta, oggi invece manca un pensiero disobbediente e autonomo”. La ritengo mortificante verso chi ha insegnato e continua a insegnare mosaico con passione, e soprattutto verso chi è stato formato e con coraggio ha investito oggi la propria vita nel mosaico, in particolare in quello artigianale e artistico».

Double Game Academy, Ravenna, 2009: in primo piano l'opera di Silvia Naddeo, Eat Meet, premiata dal MAXXI di Roma

Qualche nome?

«Tra le cosiddette “nuove leve” ravennati, esistono realtà già qualitativamente affermate a livello nazionale ed internazionale come Dusciana Bravura, Matteo Randi, Filippo Tazzari, Caterina Baldassarri o la giovane Silvia Naddeo, romana d’origine ma ravennate per formazione musiva, di recente premiata dal MAXXI di Roma proprio per una scultura mosaico. Poi, Takako Hirai, giapponese che da anni collabora con Koko Mosaico ovvero Arianna Gallo e Luca Barberini, da tempo attivissimi nel settore, tra l’altro, Barberini è l’attuale vicepresidente dell’Associazione Internazionale Mosaicisti Contemporanei, e ancora il gruppo CaCO3 ovvero Âniko Ferreira da Silva, Giuseppe Donnaloia e Pavlos Mavromatidis, i quali solo nell’ultimo anno hanno diverse esposizioni all’attivo, dall’Artplay di Mosca al Museo Nazionale di Ravenna.

Ma si potrebbero citare molti altri artisti del’ultima generazione, anche stranieri. Mi preme dire che sono tutti più che “motivati e autonomi”, avendo un percorso, una poetica e dignità creativa originali. Non sono promesse, ma già realtà fertili, e ignorarli vuol dire non sapere quel che è accaduto negli ultimi dieci anni».

CaCO3, Organismo verde n.1, 2010

Ma il calo degli iscritti negli istituti di formazione è una realtà…

«Vero, ma penso che l’analisi di Carnoli sia comunque sbagliata, specie per le soluzioni avanzate. In sostanza lui propone di aprire nuovi spazi formativi, al momento non necessari. Se c’è un calo di iscritti, non è dovuto alla mancanza di qualità dei percorsi formativi, ma è da attribuirsi all’assenza di prospettive professionali future, che potrebbero essere attivate da una rete virtuosa di sinergie fra istituzioni pubbliche e private per commissioni e appalti musivi/edili in grado di offrire sbocchi lavorativi. Tutto ciò è difficile, ma non utopico e ne ha parlato per esperienza diretta anche l’architetto e designer Ugo La Pietra lo scorso 9 ottobre, in occasione del convegno “Architettura e Mosaico” organizzato dal Centro Internazionale di Documentazione sul Mosaico del MAR: o crei il circuito o ne resti fuori e Ravenna non può permettersi di vivere solo sul passato, specie riguardo l’identità musiva. In questo senso, occorrerebbero anche spazi espositivi adeguati.

Per i fondi da reperire, Carnoli citava la Regione, ammesso che ne abbia, ed eventuali tagli al Ravenna Festival, polemica vecchia e sterile. Il Festival dà lustro culturale al nome della città nel mondo, oltre ad aver commesso a Marco Bravura due considerevoli opere musive, l’Ardea Purpurea del 1999 a Beirut (una copia è in Piazza della Resistenza a Ravenna), e quest’anno le Onde a Trieste, in occasione di concerti diretti da Riccardo Muti. Sono segni importanti vista anche la candidatura della città a Capitale Europea della Cultura del 2019».

Dusciana Bravura, Alchemy, 2010, Artplay, Mosca



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