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Mattia Bosco, Fiori violenti, 2015 (foto di Luca Peruzzi)

Mattia Bosco, Fiori violenti, 2015 (foto di Luca Peruzzi)

Mattia Bosco, la cui attività artistica è caratterizzata dall’utilizzo di materiali nobili, si cimenta qui con i grandi temi della forma e della materia in un’avvolgente installazione site-specific in cui il materiale principe è il legno e l’interezza di tronchi provenienti da un’operazione di recupero di alberi abbattuti all’interno del territorio del Comune di Arzignano (VI), già sostenitore di Atipografia.

Mattia Bosco, Fiori violenti, 2015 (foto di Luca Peruzzi)

Mattia Bosco, Fiori violenti, 2015 (foto di Luca Peruzzi)

Mattia Bosco, Fiori violenti, 2015 (foto di Luca Peruzzi)

Mattia Bosco, Fiori violenti, 2015 (foto di Luca Peruzzi)

Mattia Bosco, Fiori violenti, 2015 (foto di Luca Peruzzi)

Mattia Bosco, Fiori violenti, 2015 (foto di Luca Peruzzi)

Mattia Bosco, Fiori violenti, 2015 (foto di Luca Peruzzi)

Mattia Bosco, Fiori violenti, 2015 (foto di Luca Peruzzi)

Una foresta di tronchi e fusti, che paiono quasi resti di un colonnato greco come evocato da Disordine Corinzio, una delle opere del percorso, va a ricreare all’interno delle antiche sale della tipografia una cattedrale di ossa vegetali, così come le intende Mattia Bosco, “ultimi fiori” che si dischiudono con un gesto violento, quello dello spezzare, mostrando tutto il proprio intimo mistero fatto di luce accumulata da queste travi nel corso degli anni. Le linee spezzate e chiuse formano dei triangoli, un simbolo sacro nato da un atto di forza compiuto dall’artista sul legno stesso, liberando la luminosità in esso contenuta e svelando così il “non visibile”, la vita che si cela all’interno degli alberi, bilanciando i rami che cercano la luce con quelli che sono nel buio della terra, come ricorda l’artista stesso.

Mattia Bosco, Fiori violenti, 2015 (foto di Luca Peruzzi)

Mattia Bosco, Fiori violenti, 2015 (foto di Luca Peruzzi)

Mattia Bosco, Fiori violenti, 2015 (foto di Luca Peruzzi)

Mattia Bosco, Fiori violenti, 2015 (foto di Luca Peruzzi)

Mattia Bosco, Fiori violenti, 2015 (foto di Luca Peruzzi)

Mattia Bosco, Fiori violenti, 2015 (foto di Luca Peruzzi)

Questo fenomeno è scientificamente descritto come “fototropismo” e, parafrasando Charles Sanders Peirce, si può poeticamente riassumere come “un istinto innato dunque, che coinvolge anche la natura umana”. Infatti è intento dell’artista cercare e tendere al riscontro di una continuità o di un contrasto fra la tangibilità delle cose e la nostra stessa corporeità.

Mattia Bosco, Fiori violenti, 2015 (foto di Luca Peruzzi)

Mattia Bosco, Fiori violenti, 2015 (foto di Luca Peruzzi)

Mattia Bosco, Fiori violenti, 2015 (foto di Luca Peruzzi)

Mattia Bosco, Fiori violenti, 2015 (foto di Luca Peruzzi)

Mattia Bosco, Fiori violenti, 2015 (foto di Luca Peruzzi)

Mattia Bosco, Fiori violenti, 2015 (foto di Luca Peruzzi)

Mattia Bosco: Fiori violenti – Fototropismo verso la forma

A cura di Elena Dal Molin

Dal 21.03 al 23.05 presso Atipografia Associazione Culturale

Arzignano (VI), Piazza Campo Marzio, 26

Info e contatti:

www.atipografia.it

facebook: Atipografia

info@atipografia.it

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