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Posts Tagged ‘bartolomeo pinelli’

Passeggiando per le vie di Roma, s’incontrano decine di epigrafi dedicatorie. In via Sistina, ad esempio, su un palazzo rosato si legge:

Roma, Via Sistina, lapide dedicatoria a Luigi Rossini, posta nel 1882

“S.P.Q.R / In questa casa/ Luigi Rossini (1790-1857)/ da Ravenna/ incisore architetto/ compose tutte le magistrali opere/ che lo resero famoso in Europa/ 1882”

In effetti Rossini si iscrive appieno nella tradizione illustre dei grandi incisori ravennati, da Marco Dente (1493-1527) a Giuseppe Maestri (1929-2009), purtroppo recentemente scomparso.  Anzi in tempi tristi di intitolazioni stradali a politici di non chiara fama, anzi ladronesca, si potrebbe pensare di dedicare una via ravegnana proprio a quest’ultimo artista che, in quanto tale, ha reso concreta l’utopia dostoevskijana sulla bellezza che salverà il mondo e la memoria dell’uomo: in fondo, tutto ciò che spesso resta di secoli di storia, fiumi di sangue, guerre e ogni sorta di ingiustizia è l’arte prodotta dai popoli e dagli artefici, talvolta anonimi, del passato.

Ma tornando a Rossini, dopo l’apprendistato bolognese presso Antonio Basoli e Giovanni Antolini, si trasferì presto a Roma (dicembre 1813) dove rimase fino alla morte, incantato sia dalle rovine antiche perfettamente sposate alle architetture papaline, sia dal paesaggio dell’Agro romano, a quelle date ancora arcadico.  Così nascono le centinaia di tavole delle sue vedute romane in più serie, dal 1818 al 1850, che, in un certo senso, chiudono gloriosamente quest’antica espressione figurativa: dopo Rossini, solo la fotografia.

Luigi Rossini, Veduta del Ponte Molle sul Tevere, 1822, acquaforte

Partito dagli esempi neoclassici “dell’immortale Piranesi”, come lo definisce nell’autobiografia, e delle delicate atmosfere di Giovanni Volpato, grandi incisori veneti attivi nel corso del XVIII secolo nella capitale dei papi, Rossini aggiornò le loro intuizioni nella sua opera di acquafortista-vedutista, riuscendo a coniugare certo gusto per il pittoresco, spesso in collaborazione con Bartolomeo Pinelli per le figure umane, con una sensibilità nuova, archeologico-scientifica, adatta ai tempi

Luigi Rossini, Rovine di San Paolo Fuori le Mura, 1823, acquaforte

che andava vivendo (in questo senso risulta pure esemplare un’incisione datata 1823, istantanea di un’epoca poiché eseguita immediatamente dopo lo spaventoso incendio che devastò l’antica basilica paolina fuori le mura), sensibilità che considerava i monumenti non più solo cave di opere scultoreo-musive da asportare come fino a tutto il ‘700, ma aventi ormai valore in sé, una coscienza culturale moderna dunque, maturata a Roma grazie a figure di studiosi eminenti quali Giovan Battista Visconti, suo figlio Ennio Quirino e, dopo l’occupazione francese che diede nuovo impulso agli scavi, Carlo Fea.

Luigi Rossini, Veduta di fianco dell'Arco di Costantino, 1836, acquaforte

Sarebbe interessante credo, pensare ad una mostra, peraltro semplice, con alcune vedute della Roma di allora, comparate a fotografie degli stessi luoghi oggi: senza intento polemico, piuttosto documentario, si potrebbero avere idee nuove su come restituire ad angoli più e meno noti, il loro fascino rubato: partendo dall’antico.

Luigi Rossini, Veduta di fianco del Campidoglio, 1819, acquaforte

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