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Théophile Alexandre Steinlen, "Le Chat Noir", 1896

“ (…) Les chats puissants et doux, orgueil de la maison,/ (…) Amis de la science et de la volupté,/ Ils cherchent le silence et l’horreur des ténèbres; (…)/ Ils prennent en songeant les nobles attitudes/ Des grands sphinx allongés au fond des solitudes,/ Qui semblent s’endormir dans un rêve sans fin;/ Leurs reins féconds sont pleins d’étincelles magiques,/ Et des parcelles d’or, ainsi qu’un sable fin,/ Étoilent vaguement leurs prunelles mystiques.” Charles Baudelaire, Le chats (Les fleurs du mal, 1861)

I gatti: gli animali sacri. Gli animali magici.

La letteratura felina è pressoché infinita: dalle preghiere egizie alla dea gatta Bastet (in origine una leonessa), alle furbizie favolistiche in Esopo e Fedro, dagli stivali di uno dei gatti più celebri nelle varie versioni giunteci (Perrault, i fratelli Grimm, Basile e Straparola), che certamente presuppongono precedenti orali, alle diavolerie di Bulgakov ne Il Maestro e Margherita (postumo, 1966), al sorriso dello Stregatto disneyano, Cheshire Cat nell’originale di Carroll (1865), senza dimenticare altri compagni d’animazione e fumetti, quali Gli aristogatti (1970), Gambadilegno (1928), Felix the cat (1917), le divertenti scorribande di Fritz il gatto (1959) o di Garfield (1978), sino ai terribili gatti nazisti del Maus (1980) di Spiegelman. 

Leonardo da Vinci, "Studio con gatti e altri animali", 1513 ca.

 

 

 

Gustave Doré, "Il gatto con gli stivali", 1868

C’è chi ai felini ha dedicato un celebre musical e chi divertissement filosofici, come Hippolyte

 

 

"Dea Bastet", età tolemaica (III-I sec. a.C.), Torino, Museo Egizio

Taine in Vie et opinions philosophiques d’un chat (in Voyage aux Pyrénées, 1858), e chi ne ha fatto l’oggetto di indagini “fisiologico-morali”sorridenti, come il medico milanese Giovanni Rajberti (Sul gatto, 1845-46).

 

Per la verità, i gatti non sempre se la sono vista bella e non solo durante la guerra o dalle parti di Vicenza: durante il nostro medioevo, erano ritenuti aiutanti delle streghe o 

Giacomo Balla (1871-1958), "Gatti futuristi" (studio per paralume), coll. privata

comunque simboli malefici, specie se neri (e ancora dura la sciocchissima superstizione), mentre nel mondo islamico, forse ereditando tale

Edouard Manet, "Olympia" (particolare col gatto nero), 1863, Parigi, Musée d'Orsay

tradizione dagli egizi, sono dall’inizio e tuttora bene accetti (ed è il cane ad essere considerato animale sporco, impuro), non solo perché acchiappano i topi, ma per il tramite di Maometto, che secondo la leggenda, accolse una gatta partoriente sul proprio mantello. E forse l’angelo di Allāh,

"Stregatto/Cheshire Cat", Disney, 1951

dopo il Corano, gli raccontò l’origine dei gatti, così come la propone un grande biblista, Paolo de Benedetti nella sua Micceide (in Nonsense e altro, Scheiwiller, Milano 2002):

 

Nel paradiso terrestre i gatti non c’erano e contro le gambe di Adamo si strofinavano, ronzando come una centrale elettrica, tigri, pantere e leonesse. Poi Adamo peccò, e gli animali si rivoltarono contro l’uomo. Ma allora più che mai occorreva all’umanità smarrita un esempio di contegno sereno e una bussola a godere le ormai scarse letizie della selva. E la divina provvidenza fermò la crescita di certe tigri neonate, e le chiamò gatti: creati il nono giorno (l’ottavo fu quello del peccato) per consolare Adamo e ricordargli l’Eden.

Cornelis Saftleven (1607/08-1681), "Gatto che si sporge da un'apertura", coll. privata

Ps. Questa pagina, va da sé, è dedicata alla (mia) gatta Puccia e a Silvia, che tanti anni fa mi introdusse al mondo morbido e peloso dei miao miao.

“Mia”, in riferimento alla gatta, non può che essere tra parentesi: estranei al concetto di essere proprietà di qualcuno, i gatti sono animali superiori e doppi: domestici e non, teneri e dotati di artigli, ieratici ed eleganti, quanto selvatici e cacciatori notturni. Talvolta, essi concedono il favore di considerarci loro pari.

Puccia, my Queen, coll. privata, privatissima!

Moritz Von Schwind (1804-1871), "Die Katzensymphonie" ("La Sinfonia dei gatti"), dedicata al celebre violinista Joseph Joachim, Karlsruhe, Staatliche Kunsthalle

Jean Siméon Chardin, Gatto con razza, ostriche e pane (particolare), 1728 ca., Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid

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