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Matilda Tracewska, Black Square II, 2011, cm 80×80, marmo, smalto, legno compensato

Matilda Tracewska (Varsavia, Polonia, 1978): nel tuo Paese hai cominciato studiando pittura. Poi hai deciso di completare la tua formazione col mosaico, quello bizantino-ravennate in particolare: cosa ti ha portato verso questa scelta artistica?

Il mio primo approccio col mosaico è avvenuto all’Accademia di Belle Arti di Varsavia e posso con certezza affermare che è stato un amore a prima vista. Stavo frequentando la Facoltà di Pittura, il cui piano di studi prevede, oltre alle materie obbligatorie come la  pittura da cavalletto e il disegno, anche la scelta della cosiddetta specializzazione: si può scegliere fra varie discipline, l’incisione, la fotografia, l’arte del tessuto, l’illustrazione, l’animazione, etc.. Io ho deciso di provare le tecniche murali, ovvero il laboratorio che si occupava di tutte le tecniche legate alla pittura parietale, come i diversi tipi di affresco, il graffito (l’arte d’incisione sugli intonaci colorati freschi) e, alla fine, il mosaico. In quel periodo ero molto affascinata dall’arte degli antichi maestri dell’affresco (Piero della Francesca, Giotto, Mantegna) e frequentare questo laboratorio mi ha permesso di approfondire lo studio sulla loro pittura. Entrare nella stanzetta dei “parietalisti” era come fare un viaggio nel tempo: ci si ritrovava nel laboratorio di un alchimista medievale o rinascimentale, pieno di barattoli di pigmenti coloratissimi, di liquidi e polveri la cui provenienza e utilizzo inizialmente non conoscevamo.

I tempi di lavorazione erano lunghissimi, si ignorava completamente l’aspetto economico del lavoro (è una cosa che ho imparato solo a Ravenna, dove fra i mosaicisti c’è una gara continua a chi lavora più veloce), che ovviamente dal punto di vista professionale era sia un grande male ma anche, secondo me, un grande bene. Durante le pause si leggevano le “ricette” di Cennino Cennini, su cui discutevamo e facevamo delle prove. Quest’aspetto “alchemico” dell’arte mi ha sempre attirato molto: l’arte visiva, fra tutte le sue infinite definizioni, è principalmente un atto di trasformazione della materia.

Nel secondo anno di specializzazione ci hanno fatto provare un piccolo esercizio di mosaico: era una tavola di cm 50×50 eseguita su un disegno geometrico progettato da ciascun studente. Sia durante la scelta dei materiali che durante l’esecuzione di questo piccolo mosaico ho provato un’emozione fortissima (in un certo senso inspiegabile), che finora non mi ha mai abbandonato. Incoraggiata da quest’esperienza ho preparato due mosaici figurativi per il mio diploma di laurea e dopo la laurea ho continuato a fare mosaici da cavalletto per conto mio. Lavoravo d’istinto, non conoscendo le regole esecutive, perché non avevo mai studiato la grammatica del mosaico antico. Usavo le tessere di ceramica che mi preparava una mia amica ceramista, vetro Tiffany e le tessere a lamina metallica che mi preparavo da sola (con le foglie a lamina metallica incollate dietro al vetro).

Prima di venire a Ravenna non ho mai usato il marmo perché all’Accademia di Varsavia non c’era l’attrezzatura per tagliarlo, lo smalto vetroso sapevo solo che esistesse… Col tempo continuava a darmi sempre più fastidio il fatto di non conoscere quanto avrei voluto la tecnica del mosaico (per esempio come lavorare con le sezioni, l’uso di diversi supporti, lavorazione diretta e indiretta, a rovescio, etc.). I problemi che incontravo durante l’esecuzione cercavo di risolverli a modo mio, anche se spesso non ero soddisfatta dei risultati.  È stato uno degli assistenti del mio professore a consigliarmi di continuare a studiare a Ravenna: lui stesso, negli anno ‘80, aveva fatto un corso estivo di mosaico a Lido Adriano. Inizialmente la borsa di studio che sono riuscita ad ottenere prevedeva uno stage presso l’Accademia di Belle Arti di Ravenna di otto mesi… che sono diventati i due anni del Biennio Specialistico di Mosaico. E adesso, fra le diverse avventure artistiche che ho vissuto, sono ormai passati quattro anni da quando ho lasciato Varsavia.

Matilda Tracewska, Black Square I, 2010, cm 80×80, marmo, smalto, oro, legno compensato

Ho visto più di qualche tua opera musiva, sia astratta sia figurativa: mi sembra che le accomuni un’attenzione e un’abilità particolare nel rendere le sfumature di colore in senso molto pittorico, usando in genere tessere abbastanza regolari per disposizione e forma quadrangolare: potresti parlare del tuo lavoro?

Quando faccio mosaico non smetto mai di pensare di essere una pittrice. So che a Ravenna quello che dico può sembrare un’eresia, ma inizialmente sono stata introdotta al mosaico come ad una tecnica pittorica parietale ed io continuo a percepirlo, ma sopratutto a usarlo, come appunto una tecnica pittorica. A Ravenna si lotta tanto per affermare il mosaico come un tipo di espressione artistica autonoma. Io, almeno all’inizio, non ne ho mai sentito bisogno, perché prima di venire in questa città non mi rendevo conto di tutti i problemi legati al mosaico, ad esempio la riproduzione del quadro pittorico, col difficile rapporto fra il progettista del cartone e l’esecutore/mosaicista del mosaico, che vede il mosaico come arte applicata al servizio della pittura, col problema della traduzione del colore spalmato (il liquido di colore su carta o tela) rispetto ai solidi cubetti di smalto colorato o pietra. Personalmente, non ho mai eseguito un mosaico su bozzetto di un altro artista.

Matilda Tracewska, Istanbul, cm 100×80, marmo, oro, wedi board, 2009

Adesso, più conosco il mosaico, più mi è difficile rispondere alla domanda “che cos’è?”. Per me, comunque, il suo aspetto più importante è sempre quello pittorico, cioè legato alle sue potenzialità cromatiche e alla texture. Ho scoperto che la cosa che più mi attira nell’arte musiva è la magia del colore, o, più precisamente, il concetto di colore dinamico che nel mosaico è molto accentuato. Per colore dinamico intendo il fenomeno percettivo causato dalla miscela ottica, ma soprattutto il fatto che nel mosaico il colore cambia a seconda della posizione dello spettatore e a seconda della fonte di luce. E la capacità del mosaico stesso di creare la luce. Mi piace combinare i materiali diversi dello stesso colore, giocare sui contrasti tra lucido e opaco. Uso prevalentemente l’andamento regolare, ma trovo gusto nel lavorare non solo con le tessere quadrate ma anche con le schegge, cercando di ottenere la tessitura morbida e il colore leggero e luminoso, con le sfumature delicate. Non voglio però limitare i miei mosaici al solo esercizio stilistico. Per me il mosaico, come l’arte in generale, è soprattutto un mezzo di comunicazione. Dietro ogni mio pezzo c’è quindi una storia, così per esempio Istanbul racconta la malinconia, la serie Trompe l’œil invita al gioco del “nascondino”, mentre la serie Black Square è una riflessione sull’immagine residua e sul rapporto fra l’arte figurativa e l’arte astratta.

Matilda Tracewska, Setaccio, dalla serie “Trompe l’oeil”, marmo, legno, styrodur, 2010

Sei fra i collaboratori di Koko Mosaico come di altri laboratori musivi, oltre ad essere stata in Russia presso Solo Mosaico: che progetti hai per il presente e, più in generale, per il tuo futuro?

Ho passato gli ultimi sei mesi in Oman dove ho lavorato in un cantiere, sempre in ambito musivo. Sembra che la mia Odissea di quattro anni stia finendo e finalmente sto per tornare a Varsavia, anche se so che tra qualche mese sarei già pronta per ripartire di nuovo. Intanto spero di aver imparato abbastanza per poter portare avanti la mia ricerca da sola: ho grande desiderio di diffondere l’arte musiva nel mio Paese. Spero anche di mantenere e coltivare le amicizie che ho fatto a Ravenna: durante il mio soggiorno in Italia ho avuto la fortuna di conoscere gente stupenda, artisti bravissimi e cari amici, a cui devo molto. Ho sempre pensato di essere molto fortunata. Ravenna è stata molto generosa con me, avendomi dato, oltre alla formazione professionale, anche la possibilità di fare mostre in posti bellissimi (come il Museo Carlo Zauli), di imparare, attraverso collaborazioni, direttamente da artisti e artigiani fra i più validi… e di viaggiare: ho realizzato un mosaico a Cuba, grazie a Solo Mosaico ho trascorso sei mesi di residenza d’artista a San Pietroburgo per poi a partecipare alla Biennale di Mosca col progetto “Reliquarium”, mentre con “Bibliomosaico” ho partecipato ad una mostra in Francia. Nonostante abbia vissuto tutte queste esperienze, continuo a sentire di essere solo all’inizio della mia strada artistica. Sono però convinta, come lo sono stata sempre, di essere sulla strada giusta.

Info e contatti: mati_t@o2.pl

Matilda Tracewska, Battipanni, dalla serie “Trompe l’oeil”, marmo, rete, 2010

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