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Paolo Gotti, CINA 1978. Appunti di viaggio

Inaugurata il 15 dicembre 2018 con il patrocinio dell’Istituto Confucio dell’Università di Bologna, la bella mostra fotografica di Paolo Gotti CINA 1978. Appunti di viaggio resterà aperta sino al 31 gennaio 2019.

L’esposizione consiste in una serie di scatti in bianco e nero che documentano diversi aspetti di quella che era la Cina di quarant’anni fa, e che il fotografo bolognese ha realizzato nel luglio del 1978 in occasione di un viaggio d’inchiesta organizzato dall’Istituto politico culturale Edizioni Oriente di Milano nella parte settentrionale del paese, partendo dalla capitale Pechino per poi visitare le città di Dalian, Shenyang, Changchun, Harbin e i pozzi di petrolio di Daqing, fino ai confini settentrionali della Manciuria.

Paolo Gotti, CINA 1978. Appunti di viaggio

Paolo Gotti, CINA 1978. Appunti di viaggio

L’indagine si inserisce all’interno di una situazione politica  segnata dai clamorosi avvenimenti seguiti all’arresto della “banda dei quattro” che rappresentò la fine più evidente di quel movimento politico noto come Rivoluzione Culturale, lanciato da Mao nel 1966 contro le strutture del Partito Comunista Cinese. L’obiettivo del viaggio era quello di comprendere quanto stava avvenendo e le ragioni che avevano scatenato un’inversione di rotta che avrebbe portato nel tempo a un nuovo schieramento del paese nello scacchiere internazionale, ma questo avveniva registrando non tanto i luoghi della politica quanto piuttosto quelli frequentati dalla gente comune: fabbriche, scuole e asili, quartieri urbani e zone rurali.

Paolo Gotti, CINA 1978. Appunti di viaggio

Paolo Gotti, CINA 1978. Appunti di viaggio

Paolo Gotti, CINA 1978. Appunti di viaggio

Sono queste immagini, scattate da Paolo Gotti, a immortalare alcuni tra gli aspetti più singolari della società cinese di quarant’anni fa – così diversa dalla Cina contemporanea – visti attraverso l’emozione di uno sguardo occidentale: dai mezzi di trasporto spesso bizzarri e improvvisati alle insegne disegnate con i gessetti, ai grandi pannelli illustrati con fumetti promozionali, dalle ricamatrici tradizionali alle esercitazioni delle soldatesse armate di fucile, dalle scuole speciali per bambini ipovedenti fino alle fabbriche, come quelle dei locomotori, che avrebbero portato in futuro il paese a diventare la potenza economica che oggi è.

Press Irene Guzman

Paolo Gotti, CINA 1978. Appunti di viaggio

CINA 1978. Appunti di viaggio

Temporary Gallery | via Santo Stefano 91/a, Bologna

Opening: sabato 15 dicembre ore 19.00

Periodo mostra: 16 dicembre 2018 – 31 gennaio 2019

Orari: martedì-domenica, 10.30-12.30 | 17.00-19.30 

Ufficio stampa: paologotti.press@gmail.com | + 39 349 1250956 

www.paologotti.com

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Massimo Baldini. A Tour not so Grand

L’esposizione Massimo Baldini. A Tour not so Grand che si terrà dal 9 al 22 novembre presso la Fondazione Carlo Gajani di Bologna presenterà circa 30 fotografie in bianco e nero dell’autore e sarà accompagnata da un testo introduttivo di  Attilio Brilli, autorevole studioso del Grand Tour e storico della letteratura di viaggio.

Massimo Baldini. A Tour not so Grand

In questa mostra Baldini gioca, ironicamente, sull’idea di un Grand Tour non poi così grande, come allude il titolo, nel senso che le mete dei suoi viaggi e del suoi studi con la macchina da presa non sono stati i classici luoghi da cartolina o i soliti monumenti contemplati nelle guide turistiche, ma le piccole realtà, i tanti musei nascosti, ad esempio, del nostro paese, considerati a torto minori, ma che minori non sono, perché ricchi di oggetti curiosi e autentiche poeticità.

Massimo Baldini. A Tour not so Grand

L’autore ha fotografato questi luoghi e le cose che in essi ha potuto osservare durante le sue visite. Ne ha colto, talvolta, la sottesa ironia, restituendoci un mondo popolato di oggetti che parlano attraverso la loro unicità. Mentre come viaggio di formazione culturale il Grand Tour ricercava in Italia le tracce dell’eredità classica, la mostra di Massimo Baldini perlustra invece la zona grigia delle rotte meno battute.

Sara Zolla press

Massimo Baldini. A Tour not so Grand

Massimo Baldini. A Tour not so Grand

Fondazione Carlo Gajani, via de’ Castagnoli 14, Bologna

Da venerdì 9 a giovedì 22 novembre 2018

Vernissage  venerdì 9 novembre, dalle 18.00 alle 20.00

Orari per le visite: da lunedì a giovedì, dalle 15.00 alle 19.00

Ingresso libero

 

 

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Paolo Gotti, Australia 2009

Inaugurata venerdì 15 dicembre, la mostra fotografica Ruggine di Paolo Gotti resterà aperta in via Santo Stefano 91/a a Bologna sino al prossimo 6 febbraio 2018.

Questo nuovo progetto espositivo si sofferma su un tema difficile come quello dello scorrere del tempo, intessuto di memorie, separazioni, assenze, rinunce e sogni infranti, attraverso fotografie dall’alto grado poetico ed emozionale scattate in quarant’anni di viaggi attorno al mondo: oltre settanta paesi nei cinque continenti che Paolo Gotti ha visitato e soprattutto immortalato con la sua fedelissima macchina analogica.

Paolo Gotti, Brasile, 2006

Paolo Gotti, Colombia 2010

Attraverso uno sguardo malinconico e nello stesso tempo intenso e sensibile, scorrono le immagini di una vecchia miniera di sale ai confini della Colombia e di una carriola arrugginita abbandonata in un Brasile non lontano dall’Oceano Atlantico. O ancora la carcassa di un’automobile nel deserto del Sahara, le propaggini di una miniera d’oro che sprofonda duemila metri sotto la terra del Ghana, una finestra rotta di una vecchia fabbrica da qualche parte in Lettonia, un’abitazione corrosa dalla salsedine sul lungomare di Baracoa a Cuba, un relitto di ferro divorato dalla ruggine sugli scogli del Mediterraneo. E si torna in Africa davanti a un pulmino che si è fermato prima di attraversare il confine con il Niger, così come il vecchio autobus silenzioso testimone di migliaia di storie su e giù per le vie di Bangalore in India. Alle due estremità di questo spettro cromatico dell’abbandono, le due facce della stessa medaglia: un carrarmato rimasto solo nel deserto rovente dello Yemen è l’immagine simbolo di ciò che resta della guerra, mentre i resti della nave da crociera Tropical Dreams naufragata su una spiaggia delle Filippine diventa la rappresentazione di ciò che resta dei sogni.

Paolo Gotti, Baracoa, Cuba, 2014

Le immagini sono accompagnate da racconti “minimi” di Natascia Ronchetti, scrittrice e giornalista, collaboratrice di testate tra cui Il Sole 24 Ore e Il Venerdì di Repubblica. In occasione della mostra sarà presentato anche il calendario tematico Ruggine che racchiude tredici fra le immagini più significative dell’esposizione.

Press Irene Guzman

Paolo Gotti, Tropical dreams, Filippine, 2001

RUGGINE. Una mostra fotografica di Paolo Gotti

16 dicembre 2017 – 6 febbraio 2018

orari: da martedì a domenica, 10-13; 16-19
via Santo Stefano 91/a, Bologna

Testi di Natascia Ronchetti

Ufficio stampa: + 39 349 1250956 | paologotti.press@gmail.com

www.paologotti.com

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Paolo Gotti, Marocco

Paolo Gotti, Marocco

Venerdì 16 dicembre 2016 alle ore 19,00 inaugura la mostra Colors del fotografo bolognese Paolo Gotti, che occuperà diversi spazi lungo il passaggio coperto di Corte Isolani a Bologna fino al 31 gennaio 2017.

Nel corso dei secoli, anzitutto la pittura poi la fotografia hanno scandagliato tutte le potenzialità della luce riflessa per descrivere sensazioni e stati d’animo.

Paolo Gotti raccoglie l’eredità di questa ricerca scegliendo di mettere in mostra le fotografie che compongono la mostra Colors, dove il colore svolge il ruolo del protagonista.

Paolo Gotti, Cuba

Paolo Gotti, Cuba

E lo fa rendendo omaggio all’arte del passato, tendendo un filo sottile ma significativo tra fotografia e pittura. È così che, attraverso le parole stesse degli artisti, le tante sfumature dell’oceano rimandano alla connessione tra luce e pittura secondo Hans Hoffmann e la fotografia della facciata di una casa si riallaccia al desiderio di Edward Hopper di dipingerne l’effetto luminoso. E ancora un albero tra realtà e finzione riflette l’ispirazione che Vincent Van Gogh traeva dalle cromie della natura, o un campo di fiori è associato alla ricerca della gioia nei quadri di Pierre-Auguste Renoir. Molti altri sono gli artisti presi in esame da Paolo Gotti, in ognuno dei quali il fotografo bolognese ritrova una traccia “a posteriori” nelle proprie opere fotografiche, anche se l’intero progetto si può riassumere nell’opinione di Pablo Picasso, per il quale “tutto ciò che puoi immaginare è reale”.

Paolo Gotti, Cuba (2)

Paolo Gotti, Cuba (2)

In occasione dell’inaugurazione della mostra, venerdì 16 novembre alle ore 19.00 presso l’Enoteca Giacchero di Corte Isolani si potrà assistere alla presentazione del calendario Colors, che racchiude 13 fra le immagini più significative della mostra. A ogni immagine è associata una citazione di un pittore, la cui arte – a diversi livelli di profondità – si ricollega anche visivamente alla fotografia di Paolo Gotti. Parteciperanno all’incontro il critico d’arte Paola Barbara Sega e il giornalista dell’Espresso Roberto Di Caro.

Paolo Gotti – Colors

16 dicembre 2016 – 31 gennaio 2017

Corte Isolani, Bologna

 www.corteisolani.it

www.paologotti.com

Irene Guzman – Paolo Gotti Press

Paolo Gotti, Cina

Paolo Gotti, Cina

 

 

 

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brueghel bologna

 

Era da tempo che non visitavo una mostra scadente come Brueghel – capolavori dell’arte fiamminga attualmente in corso sino al prossimo 28 febbraio a Bologna presso Palazzo Albergati: è la quintessenza del pessimo prodotto venduto a caro prezzo.

Ancora una volta l’organizzazione bolognese di esposizioni d’arte che pretenderebbero essere di livello nazionale si rivela approssimativa, se non del tutto insufficiente: penso a La ragazza con l’orecchino di perla dell’orrido Goldin nel 2014 o a Da Cimabue a Morandi. Felsina pittrice del detestabile redivivo Sgarbi dello scorso anno, entrambe presso Palazzo Fava, con le file di biglietteria, bookshop e guardaroba in tilt, un solo bagno al pianterreno e il divieto di accedere ai locali col passeggino. Almeno le opere erano per la maggior parte di valore straordinario e questo, unito agli affreschi giovanili dei Carracci nelle varie sale, faceva dimenticare le numerose mancanze strutturali.

Sicché, replicando tale formula infausta, si è scelto un altro bel palazzo antico, l’Albergati, stavolta lontano dal centro vero a proprio (Porta Saragozza è piuttosto distante se si parte dalla stazione ferroviaria) e altrettanto inadeguato alle cifre della presunta grande mostra: ti fanno aspettare un’ora al gelo per la coda, il guardaroba è piccolissimo, una volta depositata la giacca e fatto il biglietto, devi tornare al gelo perché l’ingresso è esterno alla biglietteria e non c’è passaggio interno, il solito unico cesso per ogni piano con nuove ovvie code, infine sale piccole e fitte di gente per cui non vedi quasi niente, al netto dell’ingiustificatamente esoso biglietto, ben 13 euro l’intero + 1,50 a testa se prenoti e pagano il ridotto anche i bimbi di 4 anni!

Almeno i quadri, direte… ma neanche. Non che non siano piacevoli alcuni e notevoli soprattutto i disegni e qualche natura morta di Bruegel dei Velluti (Jan il Vecchio), ma i capolavori veri della famiglia sono presenti solo nel titolo e non nelle sale, a partire da quelli del capostipite Pieter il Vecchio. Certo, un’idea di cosa sia stata questa stirpe-bottega di pittori fra XVI e XVII secolo uno alla fine se la fa, ma l’assenza delle opere primarie è pressoché totale. Infatti, se si vanno a verificare i prestatori, nessun grande museo compare, solo collezionisti privati inglesi, americani e qualcuno d’area olandese-germanica, gente che, è facile immaginare, sia stata ben contenta di porre la propria opera in catalogo (fotograficamente brutto pure questo, risparmiatevi ulteriori 35 euro o 29 in mostra) e farla così salire di valore, vecchio trucchetto.

Insomma, non ne vale la pena. Meglio investire online 9,99 euro nell’ottimo film di Lech Majewski su Pieter Bruegel il Vecchio, questo sì un capolavoro, The Mill and The Cross / I colori della passione, di cui ovviamente al bookshop non v’è ombra di presenza. Se vi trovate in zona però, assaggiate i tortellini in brodo del ristorante Porta Saragozza al civico 71 e un po’ di malumore passerà.

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Matteo Guidi, Giuliana Racco, detail of the In Between Camps photo series

Matteo Guidi, Giuliana Racco, detail of the In Between Camps photo series

“Non nel soggetto del quadro o nella tecnica del pittore sta la difficoltà dei puzzle, ma nella sapienza del taglio, e un taglio aleatorio produrrà necessariamente una difficoltà aleatoria, oscillante fra una facilità estrema per i bordi, i particolari, le macchie di luce, gli oggetti ben definiti, le pennellate, le transizioni,e una difficoltà fastidiosa per tutto il resto: il cielo senza nuvole, la sabbia, i prati, i coltivi, le zone d’ombra.”G. Perec, La vita, istruzioni per l’uso

All’interno dell’universo delle narrazioni del passato, la formazione dell’identità (o delle identità) ha rappresentato uno strumento di controllo e un oggetto da definire e ridefinire. to Disconfirm, a cura di Vincenzo Estremo presso la bolognese GALLERIAPIÙ, mette in evidenza i modi di smentire e raccontare le narrazioni delle pluralità identitarie. to Disconfirm è un tentativo di utilizzare l’arte visiva per questionare prospettive identitarie sepolte sotto il peso delle istituzioni storiografiche.

Negli ultimi anni le narrazioni che hanno contribuito a formare quella che definiamo “la storia” si sono arricchite di una pluralità di racconti. L’identità è diventata qualcosa in grado di affermare nel tempo (misurazione), un oggetto storico riferibile ad una geografia (locazione).

César Escudero Andaluz_File_Món. 2012_Captura de pantalla 2013-11-30 a las 18 40 54

César Escudero Andaluz, File Món, 2012, Captura de pantalla 2013-11-30 a las 18 40 54

L’arte visiva, nella sua accezione contemporanea si è appropriata della funzioni e delle proprietà delle narrazioni contemporanee in modo da avere a disposizione strumenti culturali in grado di produrre e sviluppare un’adeguata analisi della storia e dell’identità. L’arte si ritrova a riscrivere pezzi di storia e a ri-questionare assunti identitari comunemente accettati, ma soprattutto a negare assunti già dati. Quando Perec sceglie di raccontare le difficoltà del pittore o per meglio dire dell’artista, nel definire il puzzle delle istruzioni per l’uso lo fa partendo da una smentita. Gli artisti con la loro attitudine e con il loro perseverare cercano, nella rete di narrazioni, la possibilità di smentire (mettono in atto l’azione del to Disconfirm). Ecco quindi che ritorniamo a Perec e alla perseveranza con cui Barnabooth sceglie di portare avanti il suo arbitrario piano di vita. Un progetto che pur sembrando utile solo al progetto stesso, ci fa capire come la ricerca artistica sia qualcosa di inutilmente indispensabile. Nella sua inutilità risiede il dono della negazione, il dono della frammentarietà, che spesso è l’insieme delle pratiche che permettono agli artisti di corrodere tutto ciò che apparentemente sembra unico e indivisibile come l’immaginario granitico della storia e dell’identità.

to Disconfirm vuole essere un’occasione per dare forma e fare convivere ricerche diverse tra loro, come gli studi delle interfacce di César Escudero Andaluz (Ávila – Spagna, 1983), le critical documentary film practices di Matteo Guidi (Cesena – Italia, 1978)  e Giuliana Racco (Toronto – Canada, 1976) e di Amanda Gutiérrez (Città del Messico – Messico, 1978) e i lavori installativi di Massimo Ricciardo (Darmstad – Germania, 1979).

Amanda Gutiérrez, Time Topography Liverpool, video still

Amanda Gutiérrez, Time Topography Liverpool, video still

TO DISCONFIRM

a cura di Vincenzo Estremo

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GALLLERIAPIÙ

Via del Porto 48 a/b, 40122 Bologna

orari: martedì e mercoledì 14.30-19.30; giovedì e venerdì 12.00-20.00; sabato 11.00-19.00 e su appuntamento
contatti: (+39) 0516449537 ; info@gallleriapiu.com
www.gallleriapiu.com
press: Irene Guzman 

 

 

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Salvo Ligama, Lo scherzo di Giotto, 2014

Salvo Ligama, Lo scherzo di Giotto, 2014

Domani, martedì 28 aprile alle ore 18.00, la galleria PORTANOVA 12 di Bologna, specializzata in street art e illustrazione, aprirà la mostra 8bit_un mondo a pixel di Salvo Ligama, prima personale dell’artista siciliano, a cura di Antonio Storelli, con un testo critico di Emanuela Zanon.

Salvo Ligama, Adamo, 2014

Salvo Ligama, Adamo, 2014

Salvo Ligama,Eva, 2014

Salvo Ligama,Eva, 2014

Salvo Ligama, Martirio a colazione (Uova liberamente tratte da un’opera di Marcello Berenghi), 2014

Salvo Ligama, Martirio a colazione (Uova liberamente tratte da un’opera di Marcello Berenghi), 2014

Con 8bit_un mondo a pixel, Ligama porta il pubblico in un mondo che, come fa intuire il titolo, riproduce i meccanismi di scomposizione e dissoluzione dell’immagine in pixel tipici del virtuale digitale, ma con la maestria di chi conosce e sa usare i colori e la pittura. Lungo un percorso espositivo di circa 20 opere di medio formato, lo spettatore si imbatterà in ritratti, scene di personaggi umani e animali “pixelati” con acrilico, resine e tempera su cartone, che intuirà guardandoli a distanza, fino a riconoscerli interponendo un obiettivo digitale, lo schermo di uno smartphone, ritrovando con la ricomposizione retinica soggetti della grande tradizione pittorica, da Venerdì Santo e Adamo ed Eva, a Eucarestia, fino a  riferimenti estremamente contemporanei come Siamo a sud di Roma e Martirio a colazione (Uova liberamente tratte da un’opera di Marcello Berenghi) o riferimenti non privi di una certa ironia come Lo scherzo di Giotto o Biancaneve è in pericolo.

Salvo Ligama,Eucarestia, 2014

Salvo Ligama,Eucarestia, 2014

Salvo Ligama,Eucarestia (particolare), 2014

Salvo Ligama,Eucarestia (particolare), 2014

Salvo Ligama,Inri, 2015

Salvo Ligama,Inri, 2015

Salvo Ligama,Inri (particolare), 2015

Salvo Ligama,Inri (particolare), 2015

Con composizioni di bilanciata nitidezza, che rompono in realtà la riproducibilità del digitale, e l’inserimento di alcuni elementi dipinti con l’espediente pittorico del trompe l’oeil, Ligama riesce a manifestare una riflessione sui nuovi canoni suggeriti dalle tecnologie odierne senza abbandonare la sua vocazione originaria: la riflessione sull’uomo e sulla sua storia, interrogativi universali e delicate suggestioni emotive.

Salvo Ligama, Il desiderio di Apollo, 2014

Salvo Ligama, Il desiderio di Apollo, 2014

Salvo Ligama, America, 2015

Salvo Ligama, America, 2015

Salvo Ligama, America (particolare), 2015

Salvo Ligama, America (particolare), 2015

L’indagine dell’artista prende dunque spunto da quesiti che diventano cruciali nella contemporanea virtualità delle immagini e di cui ci suggerisce possibili risposte coinvolgendoci attivamente. Lo esplicita bene il testo critico di Emanuela Zanon: come conciliare i tempi lunghi della pittura e la soggettività con il “voluttuoso regno digitale” in cui siamo immersi? A chi si rivolge la pittura e quali codici linguistici deve usare per leggere “l’inestricabile intreccio di illusorietà e pragmatismo che caratterizza le nostre nuove abitudini percettive e comunicative”?

Salvo Ligama, Siamo a sud di Roma, 2015

Salvo Ligama, Siamo a sud di Roma, 2015

Salvo Ligama, Siamo a sud di Roma (particolare), 2015

Salvo Ligama, Siamo a sud di Roma (particolare), 2015

Se l’accesso alle cose è ormai raramente diretto e la digitalizzazione pare averci regalato il prodigio della “presenza nell’assenza”, Salvo Ligama si avvicina alla resa del visibile riproducendo con la manualità degli strumenti pittorici proprio quella scomposizione cromatica in pixel che palesa la non corrispondenza dell’immagine virtuale al vero. I pixel sono per l’artista gli atomi di una nuova materia telematica e inconsistente, sono i pigmenti di una pittura che si sforza di essere contemporanea, sono un modo per avvicinarsi alle cose e per avvicinarsi alla storia. Allo stesso tempo costruire le cose “pezzo per pezzo” gli permette di analizzarne da vicino la materia, l’epidermide dell’immagine in una storia di adattamento dei pacati intermezzi della pittura alla frenesia e al frastorno della nostra era.

Salvo Ligama, La resa dei conti, 2015

Salvo Ligama, La resa dei conti, 2015

8bit_un mondo a pixel, personale di Salvo Ligama

A cura di Antonio Storelli

Testo critico Emanuela Zanon

Vernice: Martedì 28 aprile ore 18.00

Periodo di apertura: 28 aprile – 23 maggio 2015

Sede espositiva: Galleria Portanova 12, Via Porta Nova 12, Bologna

Orari: tutti i giorni feriali 16.30-19.30

www.salvoligama.jimdo.com

Facebook Portanova 12 – Galleria d’arte: www.facebook.com/12portanova

Press Culturalia di Norma Waltmann

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