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Giandomenico Tiepolo, Il Mondo Novo, 1791, Ca’ Rezzonico, Venezia

La fine di Venezia trova in Giandomenico Tiepolo il suo storico favoloso – il suo mitografo. I suoi disegni e i suoi affreschi dispiegano la libertà quasi infinita di un’arte che affronta la propria fine. (…) Quando Giandomenico trascrive le scene familiari della vita veneziana, giunge sempre al sarcasmo e alla caricatura. Introduce sempre un che di irreale, un che di fantastico, agile e sulfureo. (…)

Giandomenico Tiepolo, Pulcinella e i saltimbanchi, 1797, Ca’ Rezzonico, Venezia

Giandomenico Tiepolo, Pulcinella innamorato, 1793-97, Ca’ Rezzonico, Venezia

Ma in questo universo circola una figura onnipresente, ossessionante; una figura da circo, che sfugge alla scena per mescolarsi alla vita quotidiana e contaminarla con la sua irrealtà e la sua derisione: Pulcinella. Lo troviamo dappertutto. Tra le braccia del centauro che lo rapisce. Che divide il pasto col satiro nel suo antro. Spettatore davanti alla bottega dei ciarlatani. Che segue con noncuranza la passeggiata dei patrizi… In mezzo a tutti quei volti che son maschere, porta deliberatamente la sua maschera dal nero naso adunco; non si capisce se la sua gobba e il pancione sono posticci; la mitria bianca, smisurata, non lo abbandona mai e pare far parte della sua persona. Pulcinella si riproduce e pullula: è notevolmente prolifico. Più che un singolo personaggio, è un’orgia parassitaria. Pare che Giandomenico, in una specie di comico incubo abbia immaginato che questa razza invadente, per cui la vita si limita a dei giochi derisori, si desse da fare per cacciare da Venezia il resto del genere umano. Più crudele di Carlo Gozzi, che aveva tentato di resuscitare la moribonda commedia dell’arte, Giandomenico mescola a un mondo senile alcune figure dell’infanzia, come se volesse farci costatare che l’ozio puerile di Pulcinella costituisce la verità profonda di una società il cui ruolo storico è ormai terminato.


Giandomenico Tiepolo, L’altalena dei Pulcinella, 1791-93, Ca’ Rezzonico, Venezia
Giandomenico Tiepolo,
La partenza di Pulcinella, 1797, Ca’ Rezzonico, Venezia

Si potrebbe credere che una subitanea mutazione abbia fatto nascere in ogni famiglia un piccolo Pulcinella, votato, per tutta la vita, non al lavoro né alle occupazioni produttive, ma all’assurda gesticolazione di una festa perpetua. L’onnipresenza di un Pulcinella, che si mescola alle figure della mitologia e ai resti delle famiglie patrizie, può apparire come il simbolo di una confusione che demolisce tutte le gerarchie e tutte le divisioni tradizionali: è l’agente attivo di un gioioso ritorno al caos.

Giandomenico Tiepolo,
Pulcinella sviene sulla strada, da Divertimento per li regazzi, 1797-1804 ca.

Giandomenico Tiepolo,
Pulcinella impara a camminare, da Divertimento per li regazzi, 1797-1804 ca.

Per la folla di Giandomenico Il mondo nuovo è uno spettacolo di illusione. Non ci sarà alcun nuovo mondo: ci si affolla davanti a delle immagini bugiarde, e la vita popolare si lascia incantare dal prestigio di poveri saltimbanchi…

Jean Starobinski (1920-2019), da Le ultime feste di Venezia, in 1789 i sogni e gli incubi della ragione, trad. dal francese di Silvia Giacomoni, Milano 1981, pp.17-20.

Ps. Oggi compio 41 anni. Festeggio con questa pagina, col disincanto tragicomico del Pulcinella tiepolesco, restituito attraverso le parole illuminanti del grande Starobinski, scomparso giusto un paio di mesi fa.

Giandomenico Tiepolo, Il trionfo di Pulcinella, particolare, 1760-70, Statens Museum for Kunst, Copenaghen


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