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Posts Tagged ‘chiesa cattolica’

 

José Saramago (1922-2010)

 

Aveva coraggio don José. E aveva fantasia.

Il coraggio di chi si è opposto al regime salazarista e ne ha ricevuto le persecuzioni: certe esperienze lasciano un segno indelebile e possono liberare la creatività o zittirla per sempre (Manuale di pittura e calligrafia, 1977).

Ma don José ha sempre coltivato il coraggio di andare in direzione ostinata e contraria (per dirla con Mutis-De André), anche in anni recentissimi e riguardo affari internazionali: a questo proposito, penoso il rifiuto dell’Einaudi, sua casa editrice storica per l’Italia, un tempo povera ma libera (si legga l’appassionato I migliori anni della nostra vita di Ernesto Ferrero, Feltrinelli, Milano, 2005), e oggi tra le proprietà di Mr B., la quale, in ossequio al nuovo padrone, non pubblicò l’anno passato Il quaderno di Saramago (poi editato da Bollati Boringhieri, sempre nel 2009), raccolta di j’accuse dal suo blog su fatti e personaggi quali G.W. Bush o, appunto, il suo amico e nostro onnipotente sultano-premier.

 

José Saramago (1922-2010)

 

Inutile dire quanti scribacchini nostrani che si litigano questo e quel premio giornalistico-letterario, non abbiano un’oncia del talento della coscienza della spina dorsale di don José, che volendo svegliare l’individuo dalla Cecità (1995) in cui si è lasciato cadere e di cui la società lo ha fatto ammalare, ha dichiarato guerra con la sua opera ad ogni ipocrisia, e dunque, ad una delle sue dispensatrici più antiche, la Chiesa Cattolica, da sempre dimentica ai suoi vertici del messaggio radicale e vitale di Cristo, poiché alleata del potere costituito (come già aveva lucidamente intuito Piero Gobetti nel binomio col fascismo, ma si veda anche quel gioiello di Todo Modo di Sciascia, divenuto due anni dopo la pubblicazione, nel 1976, film altrettanto valido di Elio Petri).

Dunque al Vaticano lo scrittore era piuttosto inviso, per le sue prese di posizione, per essere comunista, ateo e aver dato una rilettura del Messia in chiave puramente umana nel suo Il Vangelo secondo Gesù Cristo (era il 1991: in seguito, per le violente polemiche suscitate, lasciò il Portogallo e si trasferì alle Canarie, a Tías, dov’è deceduto), come, ad anni di distanza, una visione di Caino (2009) vittima di un Dio veterotestamentario vendicativo e crudele: tutte cose su cui si può dissentire, naturalmente, come sulle sue dichiarazioni contro lo stato di Israele o contro le vignette anti-islamiche o rimproverandogli l’assenza critica sui gulag.

Ma, a proposito di garbo e di coraggio, se “i coccodrilli” sono stucchevoli, che dire della demolizione totale e feroce, cavallerescamente attuata il 19 giugno 2010, il giorno dopo la sua morte, da Claudio Toscani su L’osservatore Romano e da Fulvio Panzeri su l’Avvenire? Credo si commenti da sé.

Aveva fantasia, s’è detto, don José. Esplicitata attraverso un flusso magmatico e polistilistico (dal picaresco al sacro, dal parastorico al politico, dal lirico al ludico, etc.) di frasi lunghe e discorsi diretti non virgolettati, senza soluzione di continuità col seguito del testo, scarno di punti e segni d’interpunzione e ricco di allegorie (per averne un saggio breve, si veda il delizioso Il racconto dell’isola sconosciuta, 1998).

 

José Saramago (1922-2010)

 

Nei suoi intrecci c’è spesso lo svolgersi parallelo e incrociato della Storia con le storie (e l’amore) degli individui comuni, come nel meraviglioso affresco Memoriale del Convento (1982), dove accanto a re, regine, questioni dinastiche legate alla costruzione grandiosa e caotica del convento di Mafra, la musica di Domenico Scarlatti e i roghi dell’Inquisizione, si narrano le follie di padre de Gusmào e la passione che stringe la veggente Blimunda al povero ex soldato Baltasar.

E dal momento che il Portogallo è lo scenario di tanti suoi romanzi, qui si saluta il loro autore con alcuni passi tratti da opere dedicate alla sua terra, striscia breve da sempre affacciata sul grande oceano.

L’universo mormora sotto la pioggia, mio Dio, che dolce tenera tristezza, speriamo che non ci manchi mai, neanche nei momenti di gioia.” (José Saramago, da Storia dell’assedio di Lisbona, 1989)

Avvicinatevi, pesci, voi della sponda destra che siete nel fiume Douro, e voi della sponda sinistra che siete nel fiume Duero, avvicinatevi tutti e ditemi quale lingua parlate quando, laggiù, attraversate le acquatiche dogane, e se avete anche voi passaporti e timbri per entrare e uscire.

Io sono qui a guardarvi dall’alto di questo sbarramento, e voi guardate me, pesci che vivete in quelle acque che si confondono, voi che altrettanto rapidamente vi trovate da una parte o dall’altra, in una grande fratellanza fra pesci che si mangiano l’un l’altro solo per i bisogni della fame e non per noia della patria. Da voi, pesci, infine mi congedo, arrivederci, riprendete la vostra vita finché non arrivano i pescatori, nuotate felici e auguratemi buon viaggio, addio, addio.” (José Saramago, da Viaggio in Portogallo, 1980)

Blog – Il Quaderno di Saramago

Blog – Fundação José Saramago

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Stratagemma n.18: se ci accorgiamo che l’avversario ha messo mano a un’argomentazione con cui ci batterà, non dobbiamo consentire che arrivi a portarla a termine, ma dobbiamo interrompere, allontanare o sviare per tempo l’andamento della disputa e portarla su altre questioni: in breve, avviare una mutatio controversiae.

Stratagemma n.26: un tiro brillante è la retorsio argumenti: quando l’argomento che l’avversario vuole usare a proprio vantaggio può essere usato meglio contro di lui.”

Questi “suggerimenti” vengono da L’arte di ottenere ragione di Arthur Schopenhauer (1788-1860).

Senza conoscere chi fosse costui, è abbastanza usuale sentirli applicati in un qualsiasi dibattito dai politici italiani: tutto, pur di non affrontare i problemi reali con tentativi di soluzione che evidentemente nessuno si prova neanche di pensare.

Leggo in questi giorni che i vertici ecclesiastici, travolti dallo scandalo pedofilia, dichiarano che tale pratica immonda è associabile all’omosessualità anziché al celibato.

Bene: ho più di qualche amico gay ancora una volta ingiustamente (e inutilmente) offeso. Immagino che preti e curia vaticana conoscano il filosofo tedesco, essendo di letture migliori (basta poco) dei parlamentari nostrani. Mi auguro non si scordino del Principale, che senza sconti, senza se né ma, afferma: “Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare.” (Mt, 18,6)

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