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seduzione antico mar

È una mostra ben riuscita quella del Mar di quest’anno curata come di consueto da Claudio Spadoni e desidero consigliarla per più motivi.

Anzitutto, è una mostra vera, intendo dire che dietro c’è un’idea, un progetto scientifico con tanto di buoni saggi in catalogo e la cosa in Italia non è affatto così scontata, dal momento che l’insulso e luccicante modello Goldin – Linea d’ombra trova sempre più proseliti, tanto l’importante è fare cassa.

Se la cultura fosse solo un ragionamento economico la grande maggioranza dei capolavori anche solo dell’ultimo secolo, letterari, musicali, artistici in genere, non avrebbe visto la luce dal momento che il nuovo spaventa e subito (spesso anche poi), a parte casi rari, non conquista le masse.

A Spadoni sono stati più volte contestati i presunti bassi numeri delle sue esposizioni, tanto che ha dichiarato di essersi giustamente stancato e che questa sarebbe stata l’ultima volta al Mar, istituzione che peraltro deve a lui un’identità.

Bene, se così è, ha chiuso in bellezza. Al netto del fatto che, per dirne una, i mezzi economici messigli a disposizione da Ravenna sono un quarto di quelli di Ferrara e Forlì, le grandi vicine, vale a dire cinquecentomila euro contro due milioni circa cadauna, per non dire del personale ridotto del Museo ravennate, che eroicamente fa davvero tutto quello che può.

Al di là, però, di questi non insignificanti dettagli tecnici, la mostra è da vedere perché rende evidente nelle varie sezioni il confronto, lo scontro, la ricerca accurata o lo scarto irridente con l’antico sviluppato da tutti i più importanti protagonisti delle avanguardie del secolo scorso, ragion per cui la classicità antica o rinascimentale si rivela non qualcosa di morto come voleva il marinettiano manifesto futurista (e anche lì la comparazione inevitabile era fra un motore ruggente e la Nike di Samostracia), anzi piuttosto essenziale alla costruzione dei percorsi sia individuali che generali dei movimenti d’appartenenza di tanti grandi.

A proposito, i nomi che contano ci sono tutti, anche se, onestamente, non tutte le opere sono di livello fra i maggiori come fra i minori (per dirne una, trovo scadente il Picasso esposto). Ma questo, su oltre centotrenta lavori raccolti, è fisiologico.

La mostra merita e questo è tutto ciò che conta.

MAR – La seduzione dell’antico

7.Carlo Carrà, Madre e figlio, 1934, olio su tela, cm 90x115, Macerata, Fondazione Carima, Museo Palazzo Ricci

Carlo Carrà, Madre e figlio, 1934, olio su tela, cm 90×115, Macerata, Fondazione Carima, Museo Palazzo Ricci

10.Giorgio De Chirico, Cavalieri in un paese, olio su tela, cm 40x50, Cortina d'Ampezzo, Museo d'Arte Moderna e Contemporanea Mario Rimoldi, Regole d'Ampezzo

Giorgio De Chirico, Cavalieri in un paese (senza data), olio su tela, cm 40×50, Cortina d’Ampezzo, Museo d’Arte Moderna e Contemporanea Mario Rimoldi, Regole d’Ampezzo

31.Pablo Picasso, Teté d'homme barbu, 1964, olio su tela, cm 46x33, Bologna, collezione privata

Pablo Picasso, Teté d’homme barbu, 1964, olio su tela, cm 46×33, Bologna, collezione privata

14.Lucio Fontana, Ritratto di ragazza, 1929-30, gesso colorato in azzurro alla base del collo, cm 32.5x18.5x22.5, Milano, Galleria Tonelli / Verona, Studio la città

Lucio Fontana, Ritratto di ragazza, 1929-30, gesso colorato in azzurro alla base del collo, cm 32.5×18.5×22.5, Milano, Galleria Tonelli / Verona, Studio la città

21.Leoncillo, Natura morta con bottiglia e polipo, 1943, terracotta invetriata, cm 36x30x21, Roma, Collezione Fabio Sargentini

Leoncillo, Natura morta con bottiglia e polipo, 1943, terracotta invetriata, cm 36x30x21, Roma, collezione privata

12.Marcel Duchamp, L'envers de la peinture, 1955, tessuto, penna e collage, cm 73.5x48, collezione privata

Marcel Duchamp, L’envers de la peinture, 1955, tessuto, penna e collage, cm 73.5×48, collezione privata

2.Enrico Baj, La vendetta della Gioconda, 1965, collage su tavola, cm 55x46, Vergiate, Archivio Baj

Enrico Baj, La vendetta della Gioconda, 1965, collage su tavola, cm 55×46, Vergiate, Archivio Baj

Franco Angeli, Souvenir, 1974-78, smalto su tela, cm 100x150x3.5, Collezione Luigi Achilli

Franco Angeli, Souvenir, 1974-78, smalto su tela, cm 100x150x3.5, collezione privata

Tano Festa, Michelangelo, 1967, smalto su tela, cm 81×65, Milano, Collezione Intesa Sanpaolo, Gallerie d’Italia, Piazza Scala

Tano Festa, Michelangelo, 1967, smalto su tela, cm 81×65, Milano, Collezione Intesa Sanpaolo, Gallerie d’Italia, Piazza Scala

18.Yves Klein, Venus d’Alexandrie, 1962, pigmento ikb su resina, cm 72×35×26, Collezione privata Stefano Contini

Yves Klein, Venus d’Alexandrie, 1962, pigmento ikb su resina, cm 72×35×26, collezione privata

Marino Marini, Pomona, 1943-44, bronzo, cm 107.6x27.8x26.4, Pistoia, Fondazione Marino Marini

Marino Marini, Pomona, 1943-44, bronzo, cm 107.6×27.8×26.4, Pistoia, Fondazione Marino Marini

Giulio Paolini, Mimesi, 1975, calchi in gesso, due calchi: cm 48×23.5×25.5, due basi: cm 120×35×35, Torino, Fondazione Giulio e Anna Paolini

Giulio Paolini, Mimesi, 1975, calchi in gesso, due calchi: cm 48×23.5×25.5, due basi: cm 120×35×35, Torino, Fondazione Giulio e Anna Paolini

Michelangelo Pistoletto, Venere degli stracci, 1967, cemento, stracci e mica, cm 150x250x100, Biella, Cittadellarte-Fondazione Pistoletto

Michelangelo Pistoletto, Venere degli stracci, 1967, cemento, stracci e mica, cm 150x250x100, Biella, Cittadellarte-Fondazione Pistoletto

Bill Viola, Il quintetto del ricordo, 2000, video, cm 365.8×548.6×731.5, Rovereto, MART, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto

Bill Viola, Il quintetto del ricordo, 2000, video, cm 365.8×548.6×731.5, Rovereto, MART, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto

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Scorcio di una parte della Collezione dei Mosaici Contemporanei del CIDM, presso il MAR: in primo piano, Francesca Fabbri, Puttino assopito, soddisfatto e satollo, III millennio, 2008

Linda Knifftz: sin dalla nascita tu dirigi il CIDM (Centro Internazionale di Documentazione sul Mosaico) presso il Museo d’Arte della città di Ravenna.

Direi di cominciare con una breve biografia e un bilancio di questi anni: quando è nato il Centro e che obiettivi avevate in origine? Quali se ne sono aggiunti in corso d’opera?

Quando Claudio Spadoni – redigendo il progetto fondante del Museo d’Arte della città nel 2001/2002 -, mi ha chiesto di occuparmi di una sezione dedicata al Mosaico, conosceva la mia formazione – laurea in Archeologia e Storia dell’Arte Bizantina all’Università di Bologna con tesi sull’Imago potestatis nei mosaici parietali paleocristiani e bizantini, e specializzazione in Catalogazione dei Fondi Antichi presso l’Istituto per i Beni Culturali dell’Emilia-Romagna – e la mia lunga esperienza nella sezione Fondi Antichi e Archivio Storico della Classense di Ravenna.

L’Amministrazione Comunale, in un programma di ampia riqualificazione dell’Istituzione, voleva creare un luogo che promuovesse gli studi e la ricerca sul mosaico e che valorizzasse quest’arte così identitaria per la nostra città. Nel febbraio 2001 un Gruppo di lavoro, presieduto da Anna Puritani (allora Direttore del Museo, e tornata oggi a ricoprire quell’incarico, mentre Claudio Spadoni è attualmente il Direttore scientifico), aveva stilato alcune idee guida per il Progetto, presentate alla cittadinanza dal Sindaco Mercatali.

Abbiamo declinato il progetto iniziale cercando di creare un Dipartimento che fosse un osservatorio permanente sul mosaico: raccogliendo, uniformando e rendendo fruibili le informazioni afferenti a varie discipline; creando una bibliografia ragionata e un percorso storico e geografico; approfondendo i sistemi estetici da cui il mosaico viene generato, senza dimenticare l’importanza della prassi. Un luogo che divenisse il luogo in cui cercare il mosaico nel mondo.

Alla genesi del CIDM ha contribuito nel 2003 un Comitato Promotore a cui hanno preso parte le Soprintendenze Archeologica, Architettonica e Artistica, la Scuola per il Restauro del Mosaico dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, l’Istituto per i Beni Culturali dell’Emilia Romagna, l’Associazione Internazionale Mosaicisti Contemporanei e la Fondazione RavennAntica, le Facoltà di Lettere e Filosofia e di Conservazione dei Beni Culturali dell’Università di Bologna  e l’Accademia di Belle Arti di Ravenna, accanto ad altri istituti di formazione.

Il CIDM porta avanti tre azioni principali: la cura della collezione dei Mosaici Contemporanei; la gestione di una Sala Archivio e Biblioteca, che raccoglie documenti cartacei e digitali relativi al mosaico ravennate del XX secolo; la messa in rete di tutte le informazioni relative alle decorazioni e alle opere musive e agli artisti, senza limiti cronologici e geografici, con il ricorso ai metadati – dati elaborati con l’aiuto dell’informatica -, incrociando ed espandendo informazioni tratte da opere bibliografiche, manoscritte e documentali, che non risiedono in buona parte presso la nostra istituzione. Quest’ultimo progetto, che ha richiesto anni di lavoro, la creazione di specifici sistemi informatici con l’aiuto dell’ENEA e la collaborazione di 12 borsisti laureati delle Facoltà di Lettere e di Conservazione dei Beni Culturali, e della Scuola per il Restauro del Mosaico, è sempre in aggiornamento ed è fruibile attraverso il sito www.mosaicoravenna.it e due Banche Dati: Mosaico e Mosaicisti. Le nostre schede catalografiche sono visibili anche nel Catalogo del Patrimonio Culturale dell’Emilia Romagna, nel sito dell’Istituto per i Beni Culturali della nostra Regione, e presto saranno reperibili anche nel Portale Cultura Italia. 

Luca Barberini, Bone Flower, 2011, Selezionato al Premio GAEM 2011

Il mondo del mosaico, specie contemporaneo, è una realtà artistica ancora poco nota al grande pubblico, sia di semplici fruitori sia di collezionisti, nonostante il fermento creativo continuo oltre che di qualità oggettiva raggiunta: sono fermamente convinto di questo ed è uno dei motivi che mi hanno spinto a dare voce a chi partecipa a questa rinascenza musiva anche attraverso queste interviste.

Credo inoltre che la carta del mosaico odierno insieme a quella della darsena possano essere i due assi vincenti su cui la città dovrebbe puntare per la candidatura a capitale europea della cultura, Ravenna 2019, possibilmente unendo le cose e dando al progetto un respiro culturale, innovativo ed economico davvero unico in Europa.

CaCO3, Movimento n. 18, 2011, Vincitore Premio GAEM 2011, Collezione Mosaici Contemporanei, Mar, Ravenna

In qualità di funzionario pubblico e curatrice di mostre ed eventi legati al mosaico attuale e d’ultima generazione in particolare, di cui so che sei sostenitrice attenta e appassionata (fra le cose più recenti da te organizzate ricordo il premio G.A.E.M., Giovani Artisti E Mosaico, svoltosi fra ottobre e novembre 2011 a Ravenna), ti chiedo quali siano state nel tempo le risposte dell’Amministrazione pubblica, dei partners privati locali e stranieri, oltre che dei visitatori interessati alle vostre proposte e, in questo senso, quali siano le maggiori ed eventuali difficoltà che ancora si incontrano.

Io opero nel Museo d’Arte della città che è un’Istituzione Comunale: la nostra esistenza testimonia già da sola gli ideali e i principi che hanno portato alla nostra formazione e configurazione. Senza dilungarmi sull’argomento possiamo ricordare che il nostro Museo – la Loggetta Lombardesca, nome assunto negli anni settanta con il trasferimento qui della Galleria dell’Accademia che diventa Pinacoteca Comunale – da contenitore di una collezione soprattutto didattica al servizio degli allievi dell’Accademia,  si è nel tempo strutturato come luogo pubblico dove i cittadini possono fruire di importanti raccolte di opere d’arte, espressione del loro territorio, preservate a beneficio anche delle generazioni future, e di un vivace luogo di intrattenimento per curiosi e appassionati, di consumo d’arte di alto profilo, grazie all’organizzazione di Eventi espositivi che favoriscono il confronto culturale, formativo e didattico di un vaso pubblico.

Naturalmente la crisi della finanza pubblica, iniziata negli anni novanta, che ha investito negli ultimi tempi anche le risorse private, costringe tutti a inventare nuove strategie per tenere alto il livello qualitativo dei progetti. In questo contesto però credo che l’aggiornamento delle abitudini mentali e procedurali possa liberare la creatività e la voglia di rischio delle nuove generazioni di artisti.

Forte di una competenza maturata in anni di studio, cura delle collezioni, raccolta e gestione di dati, pubblicazioni di documenti e informazioni, il Centro di Documentazione vuole ora sempre più sostenere la tecnica musiva come una delle forme espressive dell’arte contemporanea con varie iniziative.

Abbiamo acquisito dei parternariati importanti, con Progetti Europei e collaborazioni a riviste straniere, con la lunga consuetudine con l’Accademia di Ravenna, con lo stretto contatto con l’Associazione Internazionale Mosaicisti Contemporanei, e con l’apertura a Paesi emergenti in ambito storico-artistico.

Nel 2011 siamo stati invitati in Israele a partecipare alla mostra Mosaic Code con sette opere musive della nostra collezione.

L’affermazione del binomio Ravenna=Mosaico è un merito che va equamente diviso fra i Mosaici Paleocristiani e Bizantini della nostra città e la grande attività messa in campo nel secolo scorso dal Gruppo Mosaicisti dell’Accademia. Noi abbiamo il dovere di non disperdere questa identità, ma di accompagnarla al confronto, non più eludibile, con le esigenze curatoriali, commerciali, formative e didattiche dell’arte contemporanea.

Takako Hirai, Istinto, 2011, Selezionato al Premio GAEM 2011

Una delle cose che più amo delle recenti esperienze musive è l’approccio di ricerca creativa, concettuale anche, verso la materia e il comporre-scomporre tessere in senso lato, di tutti gli artisti con cui ho avuto a che fare: il mosaico non è più, e da tempo ormai, una stampella della pittura come nella classicità e fino a buona parte del ‘900, ma è uno stato mentale, parafrasando Chance il giardiniere, tanto da arrivare a soluzioni originali o che s’appropriano di modalità scultoree, d’installazione etc., sino a verificare atteggiamenti musivi più o meno inconsapevoli anche in artisti che non si occupano direttamente di tessere, ma che di fatto creano-pensano musivamente (l’esempio più noto credo sia Vik Muniz).

Cosa è per te il mosaico e in quali direzioni sta andando? A questo proposito, che progetti anche collaborativi ha il CIDM nel prossimo futuro?

Come ho già avuto occasione di scrivere, Ravenna rappresenta un buon paradigma dell’evoluzione del concetto di arte musiva: gli apparati musivi dei suoi antichi monumenti di V e VI secolo sono uno splendido esempio della originaria funzione celebrativa del mosaico parietale paleocristiano, un’arte che, per la ricchezza dei materiali e per l’estrema specializzazione delle maestranze, necessitava di una committenza ricca e potente, che voleva compiere un forte investimento simbolico per scopi politici e dottrinari.

Quando l’importanza politica della città decade, il canone cattolico è pienamente affermato in Occidente e il mosaico non è più il genere-guida della pittura, a Ravenna si vivono secoli d’oblio.

Ma, a partire dai primi anni del Novecento, proprio qui rinasce il fare mosaico: si intensificano i restauri, rendendo necessario formare delle maestranze locali. Nel 1924 viene istituito il corso quadriennale di Mosaico all’Accademia di Belle Arti, grazie al quale si formano maestranze specializzate. L’Accademia di Ravenna oggi offre un percorso di alta formazione, interamente dedicato al mosaico, affiancata dall’Istituto Statale d’arte per il Mosaico G. Severini che fornisce un’istruzione superiore di secondo grado.

Oggi possiamo constatare che, nelle nostre scuole di formazione e nelle nostre botteghe operanti da quasi un secolo, si è venuta a costituire a pieno titolo una Scuola Ravennate, con caratteristiche stilistiche e tecniche pienamente riconoscibili e un prestigio affermato in tutto il mondo.

Certo che, nella pluralità eterogenea di esperienze che caratterizzano l’orizzonte artistico attuale, il mosaico può oggi mutare la propria identità e cercare una nuova autonomia, aperta a  sperimentazioni e ibridazioni, come il caso di Muniz che tu hai citato, ma se ne potrebbero fare tanti altri nel campo della Video art e in quello della Land art. Ma a Ravenna si respira il talento di dare forma e senso alla materia, non sprechiamolo e agevoliamo l’apprendimento della nostra arte.

La crisi economica minaccia la sopravvivenza di questo virtuoso sistema. Auspico che non si voglia disperdere il patrimonio di idee e esperienze già consolidato: l’investimento in cultura è fondamentale per lo sviluppo economico e sociale di un territorio.

Per quanto riguarda il CIDM, per difendere i risultati di qualità, visibilità e anche sperimentazione che stiamo portando avanti, vogliamo concretizzare una serie di progetti. Alcune anteprime: a giugno inaugurerà una mostra sul Micromosaico legato all’esperienza Sette-Ottocentesca del Grand Tour. Fra non molto daremo la comunicazione ufficiale, intanto ti anticipo che intendiamo coinvolgere anche l’Accademia. A fine settembre una mostra antologica del percorso artistico di Marco De Luca, un mosaicista che non ha bisogno di presentazioni.

E’ uscito il catalogo del Convegno che abbiamo organizzato su Architettura e Mosaico, appena possibile pubblicheremo il ciclo di conferenze sulle Capitali del Mosaico, in cui è intervenuta tra gli altri Maria Andaloro.

Nel frattempo stiamo lavorando al nuovo Catalogo della collezione dei Mosaici Contemporanei del MAR, circa 90 pezzi, che sarà edito da Longo.

Grazie al Progetto Europeo Open Museum che abbiamo vinto l’estate scorsa, vogliamo attrezzare meglio e possibilmente ampliare, il percorso espositivo delle collezioni permanenti della Pinacoteca e della Collezione Musiva.

Un’ultima notazione: il CIDM ha l’ambizione di presentarsi come una vivace piazza di confronto culturale, formativo e didattico (inteso come visione globale da tutti i punti di vista: storico e tecnico) in grado di accogliere e stimolare il dibattito sul contemporaneo, coinvolgendo l’Associazione Mosaicisti, che ha sede presso di noi, le associazioni di giovani artisti e curatori, le Istituzioni culturali e gli esperti del settore, un pubblico di appassionati d’arte. A questo proposito stiamo cercando di offrire ai giovani artisti un luogo adatto alle esposizioni temporanee, che sia in parte autogestito. Vedremo . . .

La sfida dell’artista è di aiutarci a vedere di più, con tutti i mezzi che gli sono congeniali, l’evoluzione della società e in ultima analisi, la vita, nel suo farsi: la nostra quella di creare un ambiente adatto al ripensamento, all’equilibrio e al riordino, alla progettazione di nuovi traguardi.

Info e contatti: CIDM

Associazione Mosaicisti Ravenna, Mobile aulico, 1987, Collezione Mosaici Contemporanei, Mar, Ravenna

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Tonino Guerra, Penelope gioca con le farfalle (particolare), 2007

Un vecchio saggio, un uomo delicato. Come le parole dei suoi versi, leggere. Necessarie. Ed essenziali i colori come i tratti, senza ripensamenti, altre calligrafie, delle sue figure. Solo questo dico di Tonino Guerra (Santarcangelo di Romagna, RN, 1920) e della mostra pittorica dedicata ai suoi lavori da Bertrand Marret, ora aperta al MAR di Ravenna, dove fra pochi giorni inaugurerà un’altra monografica, Tempo sospeso, sull’opera surreale di Concetto Pozzati (Vò, PD, 1935), a cura di Claudio Spadoni.

La Farfàla

Cuntént própri cuntént

a sò stè una masa ad vólti tla vóita

mó piò di tótt quant ch’i m’a liberè

in Germania

ch’a m so mèss a guardè una farfàla

sénza la vòia ad magnèla.

Tonino Guerra, da Il polverone (Milano, 1978)

(“La farfalla: Contento proprio contento/ sono stato molte volte nella vita/ ma più di tutte quando mi hanno liberato/ in Germania/ che mi sono messo a guardare una farfalla/ senza la voglia di mangiarla.”)

Tonino Guerra, Cavallo blu in barca (particolare), 2008

MAR – mostra Tonino Guerra

MAR – mostra Concetto Pozzati


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