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Posts Tagged ‘coco chanel’

Premessa: questo stesso post è stato pubblicato il 14 giugno 2011. Viene riproposto su richiesta di Paperblog, sito con cui collaboro e che domattina, 20 aprile 2012, compie due anni: auguri dunque alla redazione e a tutti i paperbloggers!

Signore e signori, vi ho convocato oggi con molta emozione per annunciarvi una notizia importante che riguarda la mia vita privata e il mio lavoro.

Ho avuto la fortuna di diventare assistente di Christian Dior a 18 anni, di succedergli a 21 anni e di conoscere il successo con la mia prima collezione nel 1958, quarantaquattro anni fa tra pochi giorni. Da allora ho vissuto per il mio mestiere e grazie al mio mestiere. E sono molto fiero che le donne di tutto il mondo portino tailleur pantalone, smoking, caban e trench.

Mi dico che ho creato il guardaroba della donna contemporanea, che ho partecipato alla trasformazione della mia epoca. Mi si perdonerà di farmene un vanto, perché ho creduto da sempre che la moda non servisse solo a rendere più belle le donne, ma anche a rassicurarle, a dar loro fiducia, a permettere loro di essere consapevoli.

Ogni uomo per vivere ha bisogno di fantasmi estetici. Io li ho inseguiti, cercati, braccati. Ho sperimentato molte forme di angoscia, molte forme di inferno. Ho conosciuto la paura e la terribile solitudine, la falsa amicizia dei tranquillanti e degli stupefacenti, la prigione della depressione e quella delle case di cura. Da tutto questo un giorno sono uscito, stordito, ma nuovamente in me.

Marcel Proust mi aveva insegnato che la magnifica e lamentosa famiglia dei nevrotici è il sale della terra. Non ho scelto questa fatale discendenza, ma è grazie a lei che mi sono innalzato nel cielo della creazione, che ho frequentato i “ladri di fuoco” di cui parla Rimbaud, che ho trovato me stesso, che ho compreso che l’incontro più importante della vita è quello con se stessi.

Nonostante questo, oggi ho deciso di dire addio a questo mestiere che ho tanto amato.” Y.S.L.

Con questo discorso, Yves Saint Laurent (Oran, Algeria, 1 agosto 1936 – Parigi, 2 giugno 2008) dava addio alla moda nel gennaio 2002. In queste parole c’è tutta una vita. E che vita.

Yves Saint Laurent e Pierre Bergé nell'appartamento di rue de Babylone, Parigi, 1982

Con esse si apre il bellissimo Yves Saint Laurent – Pierre Bergé, L’Amor Fou (2010), docu-film di Pierre Thoretton uscito un anno fa in dvd per Feltrinelli Real Cinema insieme ad un piccolo e prezioso libretto d’accompagnamento con diversi interventi, in particolare di Pierre Bergé, il compagno, il socio e l’amico di tutta la parabola Saint Laurent sin dal ‘58, anno del loro primo incontro che li avrebbe portati tre anni dopo a fondare la famosa maison d’haute couture, una delle più grandi e rivoluzionarie avventure d’eleganza e design del secolo appena trascorso.

Bergé, oltre ad essere un coltissimo e raffinato bibliofilo, intimo di Cocteau e Giono, ha collezionato con Saint Laurent una delle raccolte d’arte più formidabili del nostro tempo, con nomi di primissimo ordine, da Matisse a Picasso a Mondrian a Klee, da Degas a Gauguin a Cézanne a Klimt, da Brancusi a Duchamp a Calder a Warhol (loro amico personale), da Géricault a Goya al Giambologna a Hals, oltre a numerosi altri nomi da brivido, senza contare gli arredi, dai vasi greci ai mobili déco agli smalti di Limoges, etc. …

Tutte cose che dopo la scomparsa del grande stilista, Bergé ha deciso di mettere in vendita, “perché ai miei occhi, dopo la morte di Yves, … (la collezione) ha perso gran parte del suo significato.”

Il film ruota proprio attorno all’asta milionaria di Christie’s del febbraio 2009, che fruttò un incasso pari a 373,9 milioni di euro, destinati a Sidaction per la lotta contro l’AIDS.

Jardin Majorelle - Marrakech

In quelle opere e nelle immagini che le restituiscono alle case che adornavano (l’appartamento di rue de Babylone a Parigi, il rifugio in Normandia o il meraviglioso Jardin Majorelle di Marrakech, tuttora visitabile, uno dei luoghi da non perdere nella vita), così vissute da questa straordinaria coppia di esteti, si ritrova il senso del loro lavoro, della loro ricerca e fatica, che fece dire a Bergé “se Coco Chanel ha liberato la donna, Yves Saint Laurent le ha dato il potere” e allo stesso Saint Laurent: “La moda non è arte, ma ha bisogno di un artista per esistere: gli abiti sono sicuramente meno importanti di musica, architettura e pittura, ma era ciò che sapevo fare e che ho fatto, forse, partecipando alle trasformazioni della mia epoca.”

Fondation Pierre Bergé – Yves Saint Laurent

Yves Saint Laurent – sito ufficiale

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Signore e signori, vi ho convocato oggi con molta emozione per annunciarvi una notizia importante che riguarda la mia vita privata e il mio lavoro.

Ho avuto la fortuna di diventare assistente di Christian Dior a 18 anni, di succedergli a 21 anni e di conoscere il successo con la mia prima collezione nel 1958, quarantaquattro anni fa tra pochi giorni. Da allora ho vissuto per il mio mestiere e grazie al mio mestiere. E sono molto fiero che le donne di tutto il mondo portino tailleur pantalone, smoking, caban e trench.

Mi dico che ho creato il guardaroba della donna contemporanea, che ho partecipato alla trasformazione della mia epoca. Mi si perdonerà di farmene un vanto, perché ho creduto da sempre che la moda non servisse solo a rendere più belle le donne, ma anche a rassicurarle, a dar loro fiducia, a permettere loro di essere consapevoli.

Ogni uomo per vivere ha bisogno di fantasmi estetici. Io li ho inseguiti, cercati, braccati. Ho sperimentato molte forme di angoscia, molte forme di inferno. Ho conosciuto la paura e la terribile solitudine, la falsa amicizia dei tranquillanti e degli stupefacenti, la prigione della depressione e quella delle case di cura. Da tutto questo un giorno sono uscito, stordito, ma nuovamente in me.

Marcel Proust mi aveva insegnato che la magnifica e lamentosa famiglia dei nevrotici è il sale della terra. Non ho scelto questa fatale discendenza, ma è grazie a lei che mi sono innalzato nel cielo della creazione, che ho frequentato i “ladri di fuoco” di cui parla Rimbaud, che ho trovato me stesso, che ho compreso che l’incontro più importante della vita è quello con se stessi.

Nonostante questo, oggi ho deciso di dire addio a questo mestiere che ho tanto amato.” Y.S.L.

Con questo discorso, Yves Saint Laurent (Oran, Algeria, 1 agosto 1936 – Parigi, 2 giugno 2008) dava addio alla moda nel gennaio 2002. In queste parole c’è tutta una vita. E che vita.

Yves Saint Laurent e Pierre Bergé nell'appartamento di rue de Babylone, Parigi, 1982

Con questo discorso, Yves Saint Laurent (Oran, Algeria, 1 agosto 1936 – Parigi, 2 giugno 2008) dava addio alla moda nel gennaio2002. Inqueste parole c’è tutta una vita. E che vita.

Esse si trovano anche ad apertura del bellissimo docu-film di Pierre Thoretton, Yves Saint Laurent – Pierre Bergé, L’Amor Fou (2010), uscito il mese scorso in dvd per Feltrinelli Real Cinema, insieme ad un piccolo e prezioso libretto d’accompagnamento con diversi interventi, in particolare di Pierre Bergé, il compagno, il socio e l’amico di tutta la parabola Saint Laurent sin dal ‘58, anno del loro primo incontro che li avrebbe portati tre anni dopo a fondare la famosa maison d’haute couture, una delle più grandi e rivoluzionarie avventure d’eleganza e design del secolo appena trascorso.

Bergé, oltre ad essere un coltissimo e raffinato bibliofilo intimo di Cocteau e Giono, ha collezionato con Saint Laurent una delle raccolte d’arte più formidabili del nostro tempo, con nomi di primissimo ordine, da Matisse a Picasso a Mondrian a Klee, da Degas a Gauguin a Cézanne a Klimt, da Brancusi a Duchamp a Calder a Warhol (loro amico personale), da Géricault a Goya a Giambologna a Hals, oltre a numerosi altri nomi da brivido, senza contare gli arredi, dai vasi greci ai mobili déco agli smalti di Limoges, etc. …

Tutte cose che dopo la scomparsa del grande stilista, Bergé ha deciso di mettere in vendita, “perché ai miei occhi, dopo la morte di Yves, … (la collezione) ha perso gran parte del suo significato.”

Il film ruota proprio attorno all’asta milionaria di Christie’s del febbraio 2009, che fruttò un incasso pari a 373,9 milioni di euro, destinati a Sidaction per la lotta contro l’AIDS.

Jardin Majorelle - Marrakech

Ciò detto, in quelle opere, nelle immagini che le restituiscono alle case che adornavano (si pensi all’appartamento di rue de Babylone a Parigi o al rifugio in Normandia o al meraviglioso Jardin Majorelle di Marrakech, tuttora visitabile, uno dei luoghi da non perdere nella vita), così dov’erano, vissute da questa straordinaria coppia di esteti, c’è il senso del loro lavoro, della loro ricerca e fatica, che fece dire a Bergé “se Coco Chanel ha liberato la donna, Yves Saint Laurent le ha dato il potere” e allo stesso Saint Laurent: “La moda non è arte, ma ha bisogno di un artista per esistere: gli abiti sono sicuramente meno importanti di musica, architettura e pittura, ma era ciò che sapevo fare e che ho fatto, forse, partecipando alle trasformazioni della mia epoca.”

Fondation Pierre Bergé – Yves Saint Laurent

Yves Saint Laurent – sito ufficiale

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