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Acropoli di Atene, V sec. a.C.

Acropoli di Atene, V sec. a.C.

Trovarsi sull’Acropoli a dire “bello” a qualcosa sarebbe come mettere l’aceto sulle tagliatelle. Questo cimitero vivo guarda con tutta la modernità dei suoi pensieri alla macchia chiara di Atene che sta ai suoi piedi come se fosse un cumulo di mondezza. Mi sono trovato tra queste colonne dove ho raccolto col cucchiaio gli occhi di Socrate e camminavo sulla crosta di pietre lucide che affioravano come teste calve dalla bava di cemento granuloso.

Eretteo con la loggia delle Cariatidi, Acropoli di Atene, V sec. a.C.

Eretteo con la loggia delle Cariatidi, Acropoli di Atene, V sec. a.C.

I giovani hanno punti neri nelle orecchie per ascoltare musica e non sentire le parole antiche ancora sospese nell’aria. Verrà un giorno che i frammenti di questi corpi scolpiti in modo inimitabile e le teste dei cavali e dei grandi leoni; grideranno ancora più forte su questa valle di mondezza per affermare che il bello deve risorgere per creare un grande sogno collettivo. La casa di Fivi e Angelopoulos al mare ha un odore di pini. L’acqua è poco lontana e lecca sponde rossastre di strati alti di un materiale roccioso. Anche qui c’è quell’odore di erba secca che ha l’antichità. Nel cortile della casa dove parlavamo dell’ultimo film; scendeva su di me un fiore bianco di gelsomino.

Tholos di Atena Pronaia, Delfi, IV sec. a.C.

Tholos di Atena Pronaia, Delfi, IV sec. a.C.

Le pietre di Delphi tengono i piedi nei boschi di ulivi che arrivano al mare. Bisogna sedere sui frammenti di colonne di marmo e ascoltare la loro tristezza. I popoli venivano a chiedere la luce sul loro futuro di guerre e cataclismi. Io sono qui piegato sulle mie riflessioni senza la voglia di rispondere alle domande che mi sto facendo. Un bambino di Milano ha scritto “le domande sono risposte” ringrazio la bravissima insegnante Manuela Cuoghi che mi ha passato questa frase piena di oscura chiarezza. La mia domanda-risposta è questa: è soltanto il buio del mistero che ci illumina? Vi prego; ogni tanto riempitevi di squallore; fermatevi in uno di quei localetti che hanno fuori tre o quattro sedie di plastica  per guardare strade dove passano side-car e cani randagi.

Teatro di Epidauro, IV sec. a. C.

Teatro di Epidauro, IV sec. a. C.

Ero fuori di una taverna appena costruita a 12 chilometri dalla grandiosa conchiglia di marmo del teatro di Epidauro; il più perfetto per acustica di tutta la Grecia e forse del mondo; se consideriamo i teatri all’aperto. L’ho visto nel primo pomeriggio. Mia moglie era seduta sul bordo alto e io mi muovevo in basso nello spazio degli attori. Ho acceso un fiammifero e il rumore si è sentito chiarissimo nella grande conca. Ho lasciato cadere una moneta e il tintinnio è arrivato fino a mia moglie che mi confermava i risultati con un segno di mano. Quando ci siamo riuniti; lei mi ha ringraziato per il messaggio che le avevo inviato. Strano che le fossero arrivate le mie parole d’affetto. Non sapevo che l’acustica del teatro fosse così perfetta da trasmettere anche i pensieri.

Tonino Guerra (Santarcangelo di Romagna, FC, 1920-2012), In Grecia le domande sono risposte, QN-Il Resto del Carlino, 27 ottobre 2002.

 

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