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Be italian: cosa contraddistingue questo “essere italiano”?

Leopardi, come sempre lucido e acuto, nel suo celebre (e inedito sino a inizio ‘900) Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’italiani tratteggia in pagine memorabili i non pochi vizi endemici che caratterizzano le italiche genti di qualsivoglia ceto siano: volgarità, ignoranza e fanfaronate annesse, chiacchiericcio, superstizione e, insomma, il vacuo nulla che permea i cosiddetti salotti buoni quanto i più sordidi rioni periferici.

Fortunatamente non siamo solo questo. L’avessimo dimenticato, viene a ricordarcelo il novello anonimo intellettuale che si cela dietro lo pseudonimo di Detlef Holz, nom de plume già adottato da Walter Benjamin per la sua antologia epistolare di grandi Uomini tedeschi, non a caso pubblicata nel ’36, come a testimoniare il divario spaventoso fra cosa era stata la sua amata Patria (e sarebbe forse ancora potuta essere) e cosa invece s’era ridotta con l’abominio nazista.

Walter Benjamin (1892-1940)

Con le dovute differenze, nel primo smarrito anno del disastro postberlusconiano e con tutte le gravi incertezze che ancora pesano sul futuro italiano, ecco pubblicata una raccolta analoga, Uomini italiani (Nino Aragno Editore, Torino 2012): “Le lettere che compongono questo libretto coprono un secolo. Vanno dal 1760 al 1859. L’ultima sfiora l’Unità d’Italia. Gli autori delle lettere sono tutti italiani, con qualche curiosa anomalia. E nel bene e nel male, alla prova delle loro opere, quasi tutti letterati. Sono italiani a cui sarebbe piaciuto, alcuni non confessandolo, d’avere una patria, un paese in cui riconoscersi. L’unico comune denominatore era la lingua. Non poco. La declinavano secondo individual gusto e stile. Agli autori delle lettere, salvo dichiarate eccezioni, non credo interessasse definire geograficamente i confini di un paese. La loro nazione era la lingua italiana.”

Così il misterioso Holz italiano nella breve premessa. Le lettere? Si va da quelle di figure oggi dimenticate come Frugoni e Baretti, agli sfoghi del povero vecchio Casanova a Dux , dalle amicizie di una vita (Manzoni e Rossari, Pellico e Foscolo), alle pagine spassose di Alessandro Verri che narra al fratello Pietro del lamentosissimo comune amico Cesare Beccaria, che, accompagnato a Parigi dal nostro per promuovere il suo Dei delitti e delle pene, non vedeva l’ora di tornare a casa, o, sempre stando in ambito milanese, le altrettanto divertenti parole di Tommaso Grossi all’amico e maestro Carlo Porta (davvero capaci di cogliere il lato comico assurdo della vita questi meneghini, come sopra a tutti farà poi Gadda nel ‘900), sino alla proposte commerciali di uno spiantato Foscolo, ai no gentili ma fermi del Canova al suo biografo non autorizzato Tambroni e allo stampatore Stella,  passando per le questioni linguistico letterarie di Di Breme, Giordani, Leopardi e Vieusseux, sino alle più patriottiche che vedono coinvolti Teresa Confalonieri Casati vanamente supplice per il marito Federico presso l’imperatore asburgico Francesco I, o Luigi Settembrini e Cavour scriventi a un grande italiano Antonio Panizzi, che tanta importanza ebbe per la cultura inglese e qui giustamente e doverosamente ricordato, come lo squisito marchese Gian Carlo Dinegro, citato con affetto anche da Stendhal.

Alla fine, ogni lettera, dotata di un’efficace e sintetica nota introduttiva, si lega alle altre proprio grazie alla lingua, questa benedetta preziosa lingua (valga imperituro il monito morettiano da Palombella rossa: “Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!”), che fuor d’ogni retorica ci ha fatto da coscienza e spirito nazionale ben prima che fosse anche solo possibile immaginare una nazione italiana unita politicamente, come aveva del resto ben capito padre Dante quando nel latino del suo De vulgari eloquentia si proponeva di “mescere le cose migliori per farne bevanda di idromele dolcissimo”, ovvero affermare la nuova lingua e le sue possibilità, il volgare (illustre), il nostro bellissimo, quand’anche inattuale, italiano.

Nino Aragno Editore – Detlef Holz: Uomini italiani

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