Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘el-fayyum’

Fausto Fori, Senza titolo, 2006, tecnica mista su legno

Noi preghiamo di immergerci in questa caligine lucente, e di vedere e di conoscere, per via di questa cecità ed ignoranza, ciò che sfugge alla visione e alla conoscenza e che è precisamente non vedere e non conoscere.” Pseudo-Dionigi l’Areopagita, da Teologia mistica, V sec. d.C.

Non da oggi mi convince e mi coinvolge il viaggio nella pittura di Fausto Fori (Pesaro, 1950), cominciato qualche decennio fa e ora giunto ad una svolta nuova, l’apnea.

Coerente, d’altro canto, questa immersione senza respiro dei suoi personaggi, che cominciarono anni addietro ad affacciarsi su fogli e legni di fortuna, provenendo da ricordi, vecchie foto, immagini sbiadite e rimescolate di grandi maestri quali Soutine, Rouault, Goya sino a Rembrandt e Tintoretto: sembravano, allora, ombre, fantasmi d’ambra, come rappresi nel fango (ravennate) della storia e non puliti come i volti emersi e intatti dalle sabbie di El-Fayyum, piuttosto slavati, sporcati gli ocra, gli ori, gli arancio e i neri, persino gli azzurri, memorie (nessuno mai crederebbe) di tonalità tiepolesche, qui spente, fuse col più cupo Van Gogh degli inizi, quello dei Mangiatori di patate o dei carboncini sui minatori del Borinage (e non per caso fra gli interventi dell’artista è anche la combustione di alcune sue cose).

Fausto Fori, Senza titolo, 2009, tecnica mista su legno

Ebbene, tutte queste forme-figure che spingono dalle mani dell’autodidatta Fori, queste sindoni epifaniche dall’oscuro (non dal nulla), per forza di colore e vocazione ad esistere, a risalire e farsi visibili, non nitide, in forma di girotondi, ritratti, ultime cene, sono ora state risucchiate da un impasto cromatico via via più denso, di cui l’autore, come sempre, si dichiara solo in parte consapevole. Cosa succederà alla fine sulla superficie picta è sorpresa che anche egli aspetta.

Nel maelström che appare in questi lavori ultimi, i vecchi profili, inquietudini sospese fra pietà e incubo, i volti d’un tempo, svaporano o meglio affogano nell’indistinto, ma secondo il dettato lavoisieriano del nulla si distrugge tutto si trasforma (e quanto è cara a Fori la metamorfosi anche di una stessa opera: sono in fondo tutte o quasi suscettibili di sempre nuove modifiche, come una pelle, viventi col loro demiurgo), dal magma caotico, dal cozzo-fusione-scomparsa di ex tratti ritratti già a mala pena distinguibili, ecco profilarsi facce nuove e corpi inattesi, del tutto involontari (quasi fosse la pittura, non il pittore, l’unico responsabile), che fissano lo spettatore dal fondo scorrente del divenire, che accade sotto ai suoi occhi, oltre e fra la coltre del colore.

Fausto Fori, Senza titolo, 2010, tecnica mista su legno

(Testo di presentazione della mostra L’arte ai margini della solitudine, attualmente in corso sino al 27 agosto 2010, presso la Galleria Art Studio EM di Ravenna.

Per ulteriori info: Fausto Fori, cell. 335.6726421. Studio dell’artista: via Alberoni 13, Ravenna)

Annunci

Read Full Post »