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Posts Tagged ‘emilio isgrò’

Emilio Isgrò, Libro cancellato, 1964

(…) Il direttore di “Arte” Michele Bonuomo, che è stato collaboratore di Lucio Amelio e con gli artisti ci sta benissimo, mi annunziò un giorno che Editalia voleva affidarmi la progettazione di un multiplo. Il che mi procurò angoscia e sgomento, non avendo io nessuna idea di cosa potessi fare.

Fino a quando Michele prese da una scansìa del mio studio una bottiglia di vetro con dentro un foglio cancellato: il classico messaggio nella bottiglia. Io non l’avevo visto, nonostante fosse lì da trent’anni. Michele lo vide.

“Ecco l’idea” disse. “Basta moltiplicarla”.

Allora ho capito che un poeta esiste davvero quando non è lui il solo che vede. Ma quando sono gli altri a vedere lui.

Emilio Isgrò, Autocurriculum, Sellerio, Palermo 2017, p. 222.

www.emilioisgro.info

Emilio Isgrò, Una indivisibile minorata (da La Costituzione cancellata), 2010

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Aurelio Amendola, Alberto Burri, Città di Castello, 1976

Aurelio Amendola, Alberto Burri, Città di Castello, 1976

A fine settimana, sabato 20 dicembre, nel Salone delle Scuderie in Pilotta a Parma si inaugurerà la mostra Fuoco nero: materia e struttura attorno e dopo Burri organizzata dallo CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma, il maggiore fondo sul Novecento esistente in Italia[1].

Il punto di partenza della mostra, il Fuoco nero del titolo, è il confronto tra la nota sequenza fotografica di Aurelio Amendola che ritrae Alberto Burri mentre crea con il fuoco una sua Plastica, e il grande Cellotex nero di Burri da lui stesso donato allo CSAC negli anni Settanta.

Alberto Burri, Grande nero cellotex M2, 1975, cellotex e acrilico su tela

Alberto Burri, Grande nero cellotex M2, 1975, cellotex e acrilico su tela

Attorno a quest’opera, in occasione dell’approssimarsi del centenario della nascita dell’artista (1915-1995), è stato chiesto ad artisti significativi di diverse generazioni di donare allo CSAC un’opera che essi pensassero collegata alla ricerca di Alberto Burri.

A questo invito hanno risposto generosamente, e con importanti opere, in molti, tra cui Bruno Ceccobelli, Nunzio, Mimmo Paladino, Luca Pignatelli, Marcello Jori, Alberto Ghinzani, Pino Pinelli, Giuseppe Maraniello, Giuseppe  Spagnulo, Emilio Isgrò, Attilio Forgioli, Mario Raciti, Medhat Shafik, Franco Guerzoni, Luiso Sturla, Renato Boero, Raimondo Sirotti, Davide Benati, Concetto Pozzati, Enzo Esposito, Gianluigi Colin e William Xerra.

Oltre a questo, prendendo spunto dalla componente strutturale che sempre articola, sin dagli anni ’40, l’opera di Burri, si sono individuati due percorsi in qualche modo sempre collegati e comunicanti, quello della ricerca sulla materia e quello dell’articolazione delle strutture. Per mettere in evidenza questa vicenda si è dunque attinto alle raccolte dello CSAC puntando, ad esempio, su alcune figure del Gruppo Origine (1950-1951), con opere di Colla, Ballocco e Guerrini, e ancora del Gruppo1 con Biggi.

Pino Pinelli, Pittura R. BL, 1993, tecnica mista

Pino Pinelli, Pittura R. BL, 1993, tecnica mista

Era inoltre necessario provare a restituire, almeno per cenni, le esperienze dei due centri principali della ricerca di quegli anni, da una parte Roma con Gastone  Novelli e Toti Scialoja che dialogano con Cy Twombly e con l’Abstract Expressionism americano, e, a Milano, Lucio Fontana.
Si è quindi ritenuto indispensabile ricostruire, almeno per poli, dalla Lombardia a Napoli, dalla Liguria all’Emilia, le proposte di alcuni dei molti protagonisti della ricerca sulla materia: ecco quindi, fra le altre, le opere di Tavernari, Spinosa, Pierluca, Morlotti, Mandelli, Bendini, Arnaldo Pomodoro, Zauli, Mattioli, Padova, Zoni, Lavagnino, Ruggeri, Olivieri, Vago, Guenzi, Carrino, Ferrari, Repetto, Chighine.

Distinto da questo filone di ricerca nel quale prevale il peso, la lunga durata della materia e che la critica ha definito prevalentemente come “informale”, si pone un altro modello, quello dell’indagine sulla struttura, un percorso che in mostra si individua attraverso opere di Perilli, Pardi, Garau e Scialoja.

Mimmo Paladino, Omaggio a Burri, 2006, alluminio patinato e tavolo

Mimmo Paladino, Omaggio a Burri, 2006, alluminio patinato e tavolo

Era inoltre importante provare a definire, sia pure solo per cenni, il significato dell’opera di Burri fuori dei confini, così ecco la presenza in mostra di un pezzo di Joe Tilson e, a contrappunto, un grande collage di Louise Nevelson legato alla ricerca americana degli anni ’50, a cui si sono aggiunti un gruppo di collage della statunitense Nancy Martin attenta al filone astratto dopo Josef Albers.

In mostra la fotografia avrà una parte significativa. Prima di tutto con le immagini di Aurelio Amendola che hanno suggerito il titolo della mostra. Poi, di Nino Migliori verrà esposto un gruppo di pirogrammi degli anni ’50 di recente ristampati; di Mimmo Jodice un importante “muro”; di Giovanni Chiaramonte una ricerca degli anni ’70 su una casa distrutta; di Mario Cresci una sequenza sulle spiagge rocciose della Sicilia. A queste opere si aggiungono due ricerche differenti: più legata al filone concettuale quella di Brigitte Niedermair e più attenta alla lingua dell’astrazione quella di Gianni Pezzani.

Dunque l’esposizione, curata da Arturo Carlo Quintavalle, proporrà oltre settanta dipinti e altrettante fotografie e un gruppo di opere grafiche, per un totale di 172 pezzi tutti riprodotti in un ampio catalogo edito da Skira.

La mostra resterà aperta dal 21 dicembre 2014 al 29 marzo 2015

Orari: tutti i giorni dalle 10 alle 18. Chiuso lunedì

Ingresso gratuito

Testo a cura dell’Ufficio stampa di Irene Guzman (csac.press@gmail.com)

CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma

Fuoco nero: materia e struttura attorno e dopo Burri

Arnaldo Pomodoro, Tempo fermo, 1957, fusione in metallo, cemento, piombo e stagno

Arnaldo Pomodoro, Tempo fermo, 1957, fusione in metallo, cemento, piombo e stagno

[1] Il Centro conta su un archivio imponente, nato negli anni’80 su iniziativa di Arturo Carlo Quintavalle e cresciuto grazie alle donazioni di istituzioni, artisti e loro eredi. La raccolta è attualmente composta da circa 1.500.000 pezzi, in particolare sul ‘900 artistico italiano (pittura e disegno, scultura, fotografia, architettura, moda, design ecc.).

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INVITO_MAPPEMONDI_bluu

Mappamondi, “globi”, mappe del mondo: miniature terrestri che ci accompagnano dall’infanzia, lungo la sottile linea rossa che separa la leggerezza ludica del giocattolo dall’inesauribile mistero di un simbolo che solo la sensibilità artistica è in grado di declinare.

Pino Pinelli, Pittura BL.B., 1997

Pino Pinelli, Pittura BL.B., 1997

Con “MappeMondi” – una mostra a cura di Luca Beatrice – Marcorossi artecontemporanea traduce il tema del globo terrestre in un percorso antologico ricco di sfumature. Arcangelo, Mirko Baricchi, Sergi Barnils, Vanni Cuoghi, Chris Gilmour, Franco Guerzoni, Riccardo Gusmaroli, Emilio Isgrò, Luigi Mainolfi, Mirco Marchelli, Davide Nido, Pino Pinelli, Medath Shafik, The Bounty KillArt: 14 opere di 14 artisti, accompagneranno il pubblico attraverso le mille sfaccettature di un simbolo antico e attuale.

Arcangelo, Pianeta, 1993

Arcangelo, Pianeta, 1993

The Bounty KillArt, 5,972E24 kg, 2014

The Bounty KillArt, 5,972E24 kg, 2014

Chiave di volta del mondo moderno, il 1492 non è stato solo l’anno che ha scandito la scoperta dell’America: mentre le caravelle di Colombo si imbattevano nel Nuovo Mondo, chilometri più a Est – nel Vecchio Continente – il cartografo tedesco Martin Behaim creava la prima rappresentazione sferica della Terra a noi pervenuta. La chiamarono Erdapfel (mela terrestre) o “globo terrestre di Norimberga”, ma poco importa: era nato il mappamondo. A distanza di cinque secoli, anziché scadere al rango di oggetto obsoleto e inflazionato, il mappamondo continua a sgranare un’infinita rosa di significati. È invito al viaggio, ma anche simbolo ambivalente che sintetizza una rassicurante miniatura del mondo e al tempo stesso allude al misterioso Vuoto che lo circonda: al Dio che “sospende la Terra sopra il Nulla” di biblica memoria.

Medath Shafik, “!???”, 2014

Medath Shafik, “!???”, 2014

Tanto apparentemente concreto quanto intimamente inafferrabile, il mappamondo è un caleidoscopico prisma di significati: una tematica che ha fatto sporadicamente capolino nella poesia – come nelle paradossali rime del Burchiello – e che incontra nelle arti figurative un campo in cui è sempre possibile sperimentare nuove vie. Le “MappeMondi” proposte da Marcorossi artecontemporanea non saranno quindi solo opere pittoriche, ma anche oggetti d’arte tridimensionali: vere e proprie sculture che reinterpreteranno il volto – anzi, i volti – dell’antica “mela terrestre”. Un percorso di respiro internazionale in cui gli artisti intrecceranno un dialogo a più voci.

Testo del comunicato stampa della mostra

Vanni Cuoghi, Maledette piantine, 2014

Vanni Cuoghi, Maledette piantine, 2014

MARCOROSSI artecontemporanea

C.so Venezia 29, MILANO tel. 02.795483

milano@marcorossiartecontemporanea.com

www.marcorossiartecontemporanea.com

“MappeMondi” a cura di Luca Beatrice

13 novembre – 23 dicembre 2014

da martedì a sabato: 11.00 – 19.00

domeniche di dicembre: 15.00-19.00

 

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ALFAZETA. Andy Warhol

Andy Warhol, Gold (ALFAZETA)

In occasione dell’undicesima edizione Artelibro Festival del Libro e della Storia dell’Arte, sarà presentata domani, martedì 16 settembre alle ore 19.00, grazie alla collaborazione della Biblioteca Universitaria di Bologna che ha messo a disposizione la sua prestigiosa Aula magna e i suoi arredi, la mostra ALFAZETA, una nutrita selezione di libri d’artista conservati nella Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.

Si tratta di libri straordinari, in tiratura limitata, illustrati da alcuni tra i massimi artisti che hanno operato nel secolo scorso e che si sono misurati, oltre che con la pittura e la scultura, anche con l’oggetto libro. Libri che sembravano riservati a una ristretta cerchia di bibliofili e collezionisti e che ora sono patrimonio comune, in seguito all’acquisto da parte del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo della Collezione di Loriano Bertini, conservata presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, e offerti alla fruizione di tutti nell’importante cornice della Biblioteca Universitaria di Bologna, composta, quasi a contrappunto, da rari e preziosi manoscritti, incunaboli e cinquecentine.

Il progetto espositivo a cura di Sergio Risaliti – e realizzato in collaborazione con Maria Letizia Sebastiani, Silvia Alessandri e Micaela Sambucco della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze – costituisce una campionatura essenziale della cospicua raccolta della biblioteca fiorentina. Il titolo ALFAZETA richiama alla mente una forma di consultazione elementare e primaria, una possibile selezione secondo la prospettiva alfabetica, che vige e detta legge in ogni archivio, in quel labirinto che è la biblioteca. Per ogni lettera dell’alfabeto la scelta è ricaduta su un artista, e in molti casi il punto di partenza è stata la qualità intrinseca dell’oggetto libro, con le sue specifiche editoriali e il suo peculiare design.

ALFAZETA. Alexander Calder

Alexander Calder, Fetes (ALFAZETA)

Due sole eccezioni a questa regola: una coppia composta da un letterato artista e da un artista: Raymond Queneau insieme a Enrico Baj,  a rappresentare la lettera Q  e una doppia rappresentanza di artisti per la lettera L: El Lissitzky con un altro poeta artista, Vladimir Majakovskij e Fernand Léger con le sue composizioni in colori ad illustrare un’ opera di Blaise Cendrars.

Da sempre il libro con le sue pagine bianche ha attratto l’artista, in una competizione antica con il mondo delle parole, dominio incontrastato di poeti e scrittori. Pittori e scultori si sono impossessati di quello scrigno cartaceo per restituirlo trasformato secondo un fare arte diverso, plastico e visivo, manipolandone la forma, i caratteri, scegliendo la qualità della carta, giocando con le misure, l’inizio e la fine, il recto e il verso, il bordo della pagina, con la composizione grafica e l’impaginato, fino a distribuire parole e caratteri in libertà sul foglio, usato come materia povera, quindi bruciato, tagliato, stropicciato e impastato con ogni sorta di elemento utile a farsi lettera e segno.

Tra le molte rarità esposte in questa occasione, si fanno notare per qualità Fêtes di Alexander Calder e Gold di Andy Warhol: uno è un’epifania di colori, un equilibrismo di forme, l’altro è un libro d’oro prezioso come un’icona neo-bizantina. Dalla lettera A di Vincenzo Agnetti alla Zeta di Ossip Zadkine si è inteso organizzare la mostra come un itinerario nell’arte del libro d’artista del Novecento, partendo da Oscar Kokoschka (1908) e Fernand Léger (1919) fino ad arrivare alle più contemporanee invenzioni di Claes Oldenburg, Jasper Johns, Maurizio Nannucci ed Emilio Isgrò, passando per il surrealismo di René Magritte, la metafisica composizione di Giorgio De Chirico, la genialità di Pablo Picasso, la verve grafica di El Lissitszky, il taglio di Lucio Fontana, la ferita aperta nella carta da Alberto Burri e molte altre declinazioni di questa modalità artistica su carta.

Testo a cura di Irene Guzman – Ufficio stampa Artelibro 2014

ALFAZETA. Giorgio De Chirico

Giorgio De Chirico, Mythologie (ALFAZETA)

In mostra i libri d’artista di: Vincenzo Agnetti, Alberto Burri, Alexander Calder, Giorgio De Chirico, James Ensor, Lucio Fontana, George Grosz, Georges Hugnet, Emilio Isgrò, Jasper Johns, Oscar Kokoschka, Fernand Léger, Vladimir Majakovskij/El Lissitzkij, René Magritte, Maurizio Nannucci, Claes Oldenburg, Pablo Picasso, Raymond Queneau/Enrico Baj, Robert Rauschenberg, Kurt Schwitters, Yves Tanguy, Raoul Ubac, Ben Vautier, Andy Warhol, William Xerra, Ylla, Ossip Zadkine.

 

ALFAZETA – Libri d’artista della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze
Biblioteca Universitaria di Bologna, Via Zamboni, 35
Dal 16 settembre al 17 ottobre
A cura di S.Risaliti in collaborazione con M.L.Sebastiani, S.Alessandri e M.Sambucco
Mostra promossa da Artelibro Festival del Libro e della Storia dell’Arte in collaborazione con Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e Biblioteca Universitaria di Bologna

Orari: lunedì-venerdì 10.00-18.00; sabato 9.30-13.00; domenica chiuso
Ingresso gratuito

Per info: www.artelibro.it

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Etienne-Louis Boullée, Progetto per una biblioteca, c. 1780-90, Bibliothèque nationale, Parigi

Etienne-Louis Boullée, Progetto per una biblioteca, 1780-90 ca., Bibliothèque nationale, Parigi

Fra le biblioteche immaginate

biblioteche costruite o disegnate

amo il progetto di Boullée.

I libri sopra e sotto in una sala immensa

in una sala a non finire

come se fosse un giorno in cui

la luce non sa morire

– come se fosse un presepio di fogli

un muro di sapere e conoscenza

voci mormorano parole che non si spengono

la sala foresta è un musicale eco.

Una montagna di libri. Libri slegati

libri rilegati                   

libri alberi polvere sassi di sgomento

libri bisonti libri cigni volanti

libri leggeri insignificanti scacciapensieri. Libri urlanti.

Libri cinghiali notturni grugnanti

libri senza più memoria

libri agnelli farfalle suoni fra miti pensieri.

Libri feriti dalla storia libri

per la cantina neri.

Libri strappati stralciati per giuoco

libri bruciati anneriti dal fuoco.

Libri albini

Libri per bambini

Libri per donne e uomini fieri

Libri per oggi per domani per ieri.

Roberto Roversi (Bologna, 1923-2012), da Libri e contro il tarlo inimico, Pendragon, Bologna, 2012.

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Candida Hofer, Biblioteca dei Gerolamini, Napoli, 2009

Candida Hofer, Biblioteca dei Gerolamini, Napoli, 2009

Libro che sfoglio libro fra le dita

pagine e pagine corrono serene

come le nubi bianche sulla pianura padana

inseguite dal vento insigne generoso delle colline.

Libro mio conservati

per gli anni futuri

libro miele libro farfalla

libro orango ma non libro di fango

libro della mia vita

sopravvissuto ai secoli più duri

non lasciarti sopraffare non piegare il capo

servo non diventare.

Fischia la tua canzone.

Roberto Roversi (Bologna, 1923-2012), da Libri e contro il tarlo inimico, Pendragon, Bologna, 2012.

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Giuseppe Maria Crespi, La libreria musicale, 1725 ca., Museo internazionale e Biblioteca della musica, Bologna

Giuseppe Maria Crespi, La libreria musicale, 1725 ca., Museo internazionale e Biblioteca della musica, Bologna

Si sente i libri addosso lo studioso

Solitario nel salone della biblioteca all’inverno

Ma non li può allontanare non li può masticare

li deve solo ascoltare.

Non leggere.

Ascoltare.

E quando i libri parlano

volano come farfalle impaurite nelle stanze

e calano sulle spalle dell’uomo seduto

per riposare.

Per parlare e per chiedere aiuto.

Loro e lui. Nessun altro.

Roberto Roversi (Bologna, 1923-2012), da Libri e contro il tarlo inimico, Pendragon, Bologna, 2012.

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Vincent van Gogh, Natura morta - libri, 1888, Van Gogh Museum, Amsterdam

Vincent van Gogh, Natura morta, libri, 1888, Van Gogh Museum, Amsterdam

Il libro rosso di sangue respira forte

il libro dice sono ferito a morte

ma non voglio morire

una città mi aspetta

perché vuole ascoltare la mia voce

nelle biblioteche severe o nelle strade d’asfalto.

Ho fretta di correre là, di parlare,

qua inchiodato a terra non voglio restare.

Aiutami – dice il libro – aiutami

e ti racconterò una storia mai ascoltata

con parole d’oro

che durano una giornata.

O una vita.

Roberto Roversi (Bologna, 1923-2012), da Libri e contro il tarlo inimico, Pendragon, Bologna, 2012.

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Emilio Isgrò, Le api della Torah, 2001

Emilio Isgrò, Le api della Torah, 2001

Il libro caduto lo raccolgo

sul palmo della mano

lo curo come un cane

lo accarezzo come un gatto

lo bacio sulle ali quasi fosse colomba

rinvenuta sul prato

o come fosse fatto

di pane.

Roberto Roversi (Bologna, 1923-2012), da Libri e contro il tarlo inimico, Pendragon, Bologna, 2012.

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La luna era tra i libri adagiata

ripiena splendeva e sopita ristava

il libro librone quieto dormiva

– ronfava.

(Quarta di copertina)

Caro libro, quanto ti voglio bene, mi fai compagnia da ottant’anni e non mi hai mai deluso.

Benedetto dagli Dei. Il tuo fervore e la tua presenza sono un sollievo per tutti i mali, anche per quelli del corpo.

Qua testimonio la mia riconoscenza e la mia totale fiducia, e voglio ancora una volta abbracciati, caro libro adorato. Non questo o quello, ma tutti i libri del mondo, offerti dietro splendide vetrine illuminate, oppure nascosti o raccolti nel cauto silenzio delle biblioteche austere.

Qua ti do testimonianza di un affetto incrollabile e di una riconoscenza infinita.

E grazie a tutti i lettori e a tutti coloro che mantengono ancora fìducia nelle pagine scritte e nelle pagine stampate.

Roberto Roversi (Bologna, 1923-2012), da Libri e contro il tarlo inimico, Pendragon, Bologna, 2012.

 

 

 

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