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Enzo Tinarelli, Immersione che asSale, Ravenna, Cripta della Chiesa di San Francesco, ottobre 2017

“(…) I libri, collocati all’ingresso della basilica, e la tovaglia romagnola che, nonostante l’immersione nell’acqua, come l’antico mosaico pavimentale del V secolo, non solo non si corrode ma si indurisce maggiormente, ancora oggi raccontano al visitatore che l’uomo è dotato delle capacità per lottare contro qualsiasi difficoltà; sono le armi della condivisione e della cultura del bello.” P. Ivo Laurentini, rettore e parroco della Basilica di San Francesco

Enzo Tinarelli, Immersione che asSale, Ravenna, Cripta della Chiesa di San Francesco, ottobre 2017

Sorelle Pietracqua

io tessera

tu tessera

universo di tessere

corpo pietra

anima acqua

pesce la tua voglia

pesce vita

tovaglia avi

tutti nuotano se sono vivi

tessere

te essere

tessere una tovaglia

storia figlia

Bruno Ceccobelli, ispirato da Enzo Tinarelli a San Francesco Ravenna 2017

Enzo Tinarelli, Immersione che asSale, Ravenna, Cripta della Chiesa di San Francesco, ottobre 2017

Per Enzo Tinarelli

Eppure sale sull’acqua

la tavola famigliare

attorno pesci anonimi

i re ciechi dello stagno-caverna

tranquilli protagonisti

delle proprie ombre platoniche

ignorano ciò ch’è sotto o sopra

di musivo e verità

li circonda

 

Passeranno.

 

Resta la pietra

il suo resistere-risorgere

da ogni palude umana

come scarti di libri

offesi dal fango

che il demiurgo paziente

riplasma a vita nuova

Anonimo Musivo per l’installazione Immersione che asSale, Chiesa di San Francesco, Ravenna ottobre 2017 (testo pubblicato insieme a scritti di I. Laurentini, F. Angelucci, B. Ceccobelli nell’omonimo catalogo Enzo Tinarelli. Immersione che asSale, Ravenna 2017).

Enzo Tinarelli, Immersione che asSale, Ravenna, Chiesa di San Francesco, ottobre 2017

“ (…) Tinarelli non si avvale di metafore gastronomiche, se non in un riferimento altamente simbolico, quella “tovaglia romagnola” che sia pure distesa sopra una tavola sommersa, rievoca la convivialità, l’incontro, il dialogo, il nutrimento, lo scambio; e persino la “mensa liturgica”, il livello invalicabile del mistero (…). Insieme alla tavola, appena varcata la soglia della Basilica ci sono i libri che l’artista ha salvato dall’alluvione di Carrara trasponendoli in dieci tomi di mosaico; ed essi serviranno a stabilire una continuità ideale tra la mostra di Cervia, Un amore che asSale e la presente nella Basilica di san Francesco a Ravenna, Immersione che asSale (…).” Gianfranco Angelucci

Enzo Tinarelli, Immersione che asSale, Ravenna, Chiesa di San Francesco, ottobre 2017

 

www.enzotinarelli.com

Enzo Tinarelli, Ravenna, Chiesa di san Francesco, ottobre 2017

 

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tinarelli

Gesti paralleli, ingrandimenti  

di Luca Maggio

“Tutto è segno e la realtà non esiste ma la creiamo interpretandola con la nostra mente.” C.S. Peirce

Enzo Tinarelli è artista dai parallelismi forti, non contraddittori, complementari.

Conosciuto per la sua attività di artista e insegnante in ambito musivo, nasce in realtà come pittore e talvolta i mosaici suoi principiano da bozzetti pittorici, con tutto ciò che di parallelo comportano i gesti di questi due modi affatto diversi di pensare-creare.

Era tempo che si dedicasse un’indagine a questo cammino fatto di carte, tele, pastelli grassi, acrilici e oli e biro, una vita dipinta: Contrappunti è il titolo della mostra passata dalla Fondazione Balestra di Longiano al Museo Guidi di Forte dei Marmi e ora giunta a Marina di Ravenna.

Enzo Tinarelli, Eventi frontali, 1988

Enzo Tinarelli, Eventi frontali, 1988

 

Enzo Tinarelli, Senza titolo, 1993 (serie Piani di luce)

Enzo Tinarelli, Senza titolo, 1993 (serie Piani di luce)

C’è nel fare di Tinarelli desiderio organico dell’altro che si esplicita nei doppi così presenti nelle cose sue sin dai potenti esordi in eco di Moreni per l’energia sprizzata, benché in assenza d’esiti pessimisti, o Sutherland, pur senza conoscere da subito quest’ultimo, anche se talune suggestioni microbiologiche paiono comuni: che si tratti di linee rette o curve o macchie, che siano senza titolo o si riferiscano alle prime Calettature mnemoniche, Crisalidi e Matrici anamorfiche, i paralleli sono il filo rosso in forma di particolari o di interi di ciò che spazia e occupa atmosfere sulle superfici trattate. Pluriformi filamenti paralleli dunque, ma non posti in ordine speculare o necessariamente centrali, piuttosto in apparenza sparsi e comunque in movimento, natanti, anzi danzanti: essendo vivi, i soggetti di Tinarelli non sanno né possono trovare quiete, anche se sono sull’orlo d’un addio (Un dernier tableau?).

Enzo Tinarelli, Un dernier tableau? n. 2, 1992 (serie Piani di luce)

Enzo Tinarelli, Un dernier tableau? n. 2, 1992 (serie Piani di luce)

 

Enzo Tinarelli, Genetico, 1997 (serie Attraversamenti, genetica aurea)

Enzo Tinarelli, Genetico, 1997 (serie Attraversamenti, genetica aurea)

E significano Attraversamenti anzitutto di se stessi, in cui tornano eliche e incroci pastosi, erroneamente detti svastiche, segni luminosi però presso culture antiche e segni di soli carsici dentro i nostri dna, sorta di luce interiore della vita, che ricompaiono nell’alfabeto del faber, come voleva il vecchio maestro Licata.

Perché non ingrandire, dunque, tali frammenti genetici e far vedere a occhio umano le Piste ossessive e parallele degli universi subcellulari di cui pure è fatto, fibra per fibra, ciò che, a base di carbonio, respira e muove e muore e si trasforma in energia altra, humus novo; e offrire poi tali percorsi all’occhio, intuizione o astuzia, in cromie inafferrabili anche quando sembra prevalerne una su altre, poiché liquide come una musica (Lee Morgan, Search for the New Land), perché come sempre la vita non si ferma, non si può com-prendere, non se ne possono percorrere tutte le vie, si mescola, diviene.

Enzo Tinarelli, Senza titolo, 2010 (serie Proximité)

Enzo Tinarelli, Senza titolo, 2010 (serie Proximité)

 

Enzo Tinarelli, Senza titolo, 2010 (serie Proximité)

Enzo Tinarelli, Senza titolo, 2010 (serie Proximité)

Ed ecco la metafora/parallelo finale e iniziale, che curvandosi prende forma d’uroboro: il corrispondere dei percorsi interni, cellulari, tracciati dalla biologia che, ignorati, agiscono in noi anche nel sonno consentendo di vivere, con i percorsi, le pieghe, le tracce che ognuno sceglie e lascia nel tempo, nulla sapendo del futuro che è incertezza, pur illudendosi di controllare il quotidiano, e talvolta (o sempre) comportandosi secondo l’indeterminatezza insondabile d’Heisenberg.

Del resto, cambia un cromosoma e muta il genere o le possibilità dell’intelligenza o della malattia. Cambia una decisione e il cammino su cui eravamo diventa altro, un altro amore, un altro lavoro, altre tempeste e approdi lungo le coste d’Odisseo, a scoprire conoscenza e coscienza, vinti dall’essere esseri più umani che si possa o soccombenti all’istinto che abita feroce in noi e ci vuole lupi del simile: “Nominerò le cose, tanto lentamente/ che allorché perderò il Paradiso della strada/ e l’oblio me la trasformerà in sogno,/ potrò chiamarle d’improvviso con l’alba.” (Cintio Vitier)

www.enzotinarelli.com

Enzo Tinarelli, Senza titolo, 2015

Enzo Tinarelli, Senza titolo, 2015

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