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Posts Tagged ‘fabrizio matteucci’

Piazza Kennedy a Ravenna qualche anno fa...

Piazza Kennedy a Ravenna sino al 2014

E dopo il disastro elettorale americano, torniamo alle beltà nostrane…

C’era una volta nel cuore di Ravenna una piazza intitolata al presidente statunitense Kennedy ridotta nel corso del tempo a brutto parcheggione. L’amministrazione PD decise così di chiuderla per ridarle vita nuova.

Nel 2010 venne indetto un “concorso di idee” (costo 44 mila euro) vinto dalla proposta dello studio Samarati di Casalpusterlengo, che però fu poi ritoccata dai tecnici comunali (quali?), coinvolgendo anche l’architetto e urbanista bolognese Pierluigi Cervellati (il quale recentemente ha negato la paternità del piano attuato, non avendo seguito le fasi successive), sino ad arrivare al progetto preliminare del 2012.

Piazza Kennedy, rendering del nuovo progetto

Piazza Kennedy, rendering del progetto preliminare del 2012

La Fondazione Banca del Monte di Bologna e Ravenna, dopo aver speso 12 milioni di euro per il restauro di Palazzo Rasponi dalle Teste inaugurato nel 2014 (edificio che s’affaccia proprio su Piazza Kennedy e tuttora è uno splendido guscio vuoto, nel senso che le persone preposte in Comune non hanno mai accennato a una minima programmazione culturale organica e pluriennale di mostre e conferenze, ma tutto appare sfilacciato, casuale, talvolta sciatto e quasi sempre in tono minore), decise di finanziare anche il recupero di tutta l’area con altri 1,2 milioni di euro. I lavori iniziarono nel giugno 2015.

Piazza Kennedy sgomberata per l'inizio dei lavori (giugno 2015). Sullo sfondo il restaurato Palazzo Rasponi dalle Teste

Piazza Kennedy sgomberata per l’inizio dei lavori nel giugno 2015. Sullo sfondo, in rosa, il restaurato Palazzo Rasponi dalle Teste

Scava e scava, vennero trovati i resti di un’antica chiesa, Sant’Agnese, che da sempre si sapeva essere lì sotto: qualche archetto e muricciolo, nulla di più, né mosaici o pavimenti marmorei o decorazioni. Ma tutto si fermò per mesi, nonostante la Soprintendenza non avesse rilevato nulla di interessante. Si chiedevano in Comune: “Le rendiamo fruibili o no queste meraviglie?”. Alla fine si decise (saggiamente) di ricoprire tutto. Il tempo però passava, il ritardo si accumulava e proporzionalmente cresceva la “soddisfazione” dei commercianti di zona.

Piazza Kennedy, resti di Sant'Agnese emersi duranti i lavori del 2015-2016

Piazza Kennedy, resti di Sant’Agnese emersi duranti i lavori del 2015-2016

Piazza Kennedy, resti di Sant'Agnese emersi duranti i lavori del 2015-2016

Piazza Kennedy, resti di Sant’Agnese emersi duranti i lavori del 2015-2016

Giunti a buon punto con i lavori, ecco il colpo di genio nella notte (sì, proprio di notte!) del 26 ottobre 2016: un enorme, pantagruelico, sproporzionato cesso con tanto di scritta gigantesca “Toilettes” sorto in mezzo alla piazza, uccidendo in modo geniale qualsiasi colpo d’occhio al centro a destra o a sinistra sui palazzi circostanti: “Eccezzziunale veramente”, avrebbe detto l’Abatantuono dei tempi d’oro.

Piazza Kennedy ottobre -novembre 2016

Piazza Kennedy, ottobre-novembre 2016

L’attuale giunta PD di De Pascale, in carica da giugno 2016, ha naturalmente preso le distanze da tale operato sottoscritto dalla precedente giunta PD e poco conta che in entrambe le giunte, espressione del medesimo partito, continuino a esserci assessori comuni. Nessuno sa nulla, nessuno è responsabile: le carte e le delibere approvate e firmate si saranno dissolte?. Dunque il cessone è piovuto dal cielo, probabile dono di qualche evoluta civiltà extraterrestre. Facile l’ironia di chi sul web vorrebbe ribattezzare tale area “Place de la Toilette”.

 

 

Piazza Kennedy, ottobre-novembre 2016

Piazza Kennedy, ottobre-novembre 2016

Cari webeti, non capite la sublime duchampiano-cattelaniana visione che tutto questo cela?

Per la verità anch’io fatico a comprendere… Forse ha ragione quel mio amico buddhista che anziché tirare in ballo la magistratura, le lapidazioni pubbliche e giornalistiche, lo spreco di soldi anche per la probabile (si spera!) rimozione futura di questo orrore, si accontenterebbe di chiamare i responsabili (che ci sono, eccome se ci sono), portarli davanti a siffatto spettacolo e chiedere loro: “E ora, me lo sapete spiegare?”.

Ps. In realtà tutto ha una sua coerenza: chi è di Ravenna si ricorderà che nel 2011 furono avviati i lavori in Piazza Anita Garibaldi, davanti al Liceo Classico Alighieri, per costruire un’area ecologica sotterranea, con i corrispondenti cassetti dell’immondizia differenziata in superficie: il costo, pari a oltre 300 mila euro, venne finanziato da Regione e gruppo Hera, per la precisione con i proventi derivati dalla TIA (Tariffa di Igiene Ambientale), oggi TARI (Tassa Rifiuti).

Piazza Anita Garibaldi a Ravenna

Piazza Anita Garibaldi a Ravenna con l’edificio del Liceo Classico Alighieri

Problema: in quel caso vennero alla luce pavimentazioni musive d’età romana. Che fare? Recuperato il recuperabile, l’area circostante dove tali mosaici proseguivano non venne indagata e si procedette come nulla fosse a inserire i moderni bidoni su una zona di evidente interesse archeologico, con tanto di inaugurazione presieduta dall’ex sindaco PD Matteucci. Grandioso, no?

Piazza Anita Garibaldi, lavori di scavo per l'area ecologica del 2011

Piazza Anita Garibaldi a Ravenna, lavori di scavo del 2011 per l’area ecologica

Piazza Anita Garibaldi, scoperta di mosaici pavimentali romani duranti gli scavi per l'area ecologica del 2011

Piazza Anita Garibaldi, scoperta dei mosaici pavimentali romani duranti gli scavi del 2011 per l’area ecologica

Piazza Anita Garibaldi, particolare di mosaico pavimentale romano emerso durante gli scavi per l'area ecologica del 2011

Piazza Anita Garibaldi, particolare di mosaico pavimentale romano emerso durante gli scavi per l’area ecologica

Piazza Anita Garibaldi, completamento dei lavori per l'area ecologica sull'area archeologica precedentemente scoperta

Piazza Anita Garibaldi, completamento dei lavori per l’area ecologica sull’area archeologica precedentemente scoperta

Piazza Anita Garibaldi, inaugurazione area ecologica, marzo 2012

Piazza Anita Garibaldi, inaugurazione area ecologica, 31 marzo 2012

 

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È passato qualche giorno dall’election day di domenica 19, si può dunque tentare qualche ragionamento a freddo.

Indiscutibile il trionfo dei 5 Stelle, come la débâcle degli altri partiti tradizionali, a principiare dal partitone nazionale, il PD. A Ravenna però ce l’ha fatta. Certo, per un soffio.

A tal proposito, ci vorrebbero umiltà, tempi per un’analisi seria e riflessione su quanto accaduto. Invece, nella palude romagnola, i batraci protagonisti “dell’impresa” hanno gracidato come nulla fosse, anzi stappando boriosamente inopportuni bottiglioni di champagne dopo l’annuncio di questa che, opinione personale, sa di mezza vittoria.

Mi spiego. Stando ai numeri, le precedenti elezioni del 2011 avevano salutato il successo di Matteucci (PD) al primo turno col 54,99% dei consensi, contro il 21,48% dello sfidante di centro-destra.

Cinque anni dopo, il nuovo piddino Michele De Pascale, dopo aver preso al primo turno un 46,50% contro il 27,97% di Massimiliano Alberghini, lo sfidante di centro-destra, ed essere pertanto andato al ballottaggio, cosa inedita in una città-feudo governata dalla sinistra da 46 anni (!), al secondo turno si è attestato appena al 53,25% contro una rimonta pari al 46,75% di Alberghini. Dunque, non esattamente un trionfo da sbandierare.

Ma chi è De Pascale, questo Carneade della riviera? Faccione alla Adam Sandler, solo un po’ più bollito, ex bagnino cervese peraltro nello stabilimento dei suoi ed ex assessore al Turismo della sua cittadina, genero di Claudio Casadio, ex sindaco di Faenza ed ex Presidente della Provincia ravennate, sin da ragazzo nei gangli della sinistra giovanile (partito in quota Bersani-Errani-Fiammenghi, alla bisogna s’è convertito bonacciniano, ovvero renziano) nonché studente (pare iscritto a Giurisprudenza a Bologna: fosse vero, essendo dell’ ’85, sarebbe un po’ fuori corso), insomma uno che non si è esattamente sbucciato le mani nel mondo lavorativo reale, viene posto alla guida della coalizione di centro (presunta) sinistra dopo la morte sfortunata e inattesa lo scorso novembre in un incidente stradale di Enrico Liverani, primo ed effettivo candidato, che almeno aveva la qualità di apprezzare la Yourcenar.

Secondo il verbo rottamante o rottama-mente del renzismo imperante, serviva un volto giovane e sconosciuto per sostituirlo, poco importa se con capacità retorica pari a zero. Ed ecco comparire il De Pascalone di turno.

Intendiamoci: non che Alberghini, sostenuto dai residui berlusconiani e tra le altre forze da Lega e Fratelli d’Italia, ovvero il razzismo e il neo-fascismo più detestabili, sia esattamente il mio ideale. Anzi.

Né credo che al nuovo primo cittadino venga la sindrome di Nerone e dia fuoco a Ravenna per riattivare le cooperative del cemento. Ci mancherebbe.

Solo che, gattopardescamente, penso non cambierà nulla, il più trito status quo verrà mantenuto e ci si ritroverà con le solite immarcescibili facce nei luoghi clou del potere, davanti e soprattutto dietro le quinte, dall’economia alla cultura, senza alcun merito che non sia anzitutto quello d’essere tesserati, associati, affiliati, sostenitori PD, condicio sine qua non per avere la propria fetta di torta, vedi la lista ignobile delle cento imprese che poco prima delle elezioni si sarebbero apertamente schierate pro De Pascale (salvo smentita di alcune di esse in questi giorni, con ennesima figuraccia del partitone): ma il libero commercio dov’è in questa città? E gli altri imprenditori, proscritti?

Posso affermare queste cose non avendo MAI voluto (e mi era stato offerto sin dai tempi universitari) prendere parte alla greppia. Né tesserarmi. Meglio la dignità nuda e povera della libera coscienza. Del resto credo in ciò che dico, scrivo, leggo, insegno: letteratura, poesia, arte.

Come tutti sbaglio, ma ho altri difetti, non quello di mirare al potere sino ad esserne divorato, come certi personaggi tesserati della cosiddetta cultura locale di mia conoscenza dall’alitosi devastante, poiché il marcio sale da dentro.

Pertanto, per scelta privo di interessi personali, posso criticare il potere e chi ne gode e guardarmi ogni mattina allo specchio senza paura di non ritrovare più alcuna immagine. Anzi devo criticare il potere e chi ne gode, perché pur sapendo che gli ideali sociali, cristiani anche, di sinistra riformatrice, laburista, non comunista né ideologizzata in cui credo non sono rappresentati, è mio dovere di cittadino aspirare al meglio comune anche rendendo evidenti le contraddizioni e la corruzione morale di chi vuole darla a bere, addirittura permettendosi pistolotti di cui davvero non è degno. E il PD in questo è sempre stato pessimo maestro.

 

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Antonio Gramsci (Ales, Cagliari 1891 – Roma 1937)

“Gli operai della Fiat sono ritornati al lavoro. Tradimento? Rinnegamento delle idealità rivoluzionarie? Gli operai della Fiat sono uomini in carne e ossa. Hanno resistito un mese. Sapevano di lottare e resistere non solo per sé, non solo per la restante massa operaia torinese, ma per tutta la classe operaia italiana.

Hanno resistito per un mese. Erano estenuati fisicamente perché da molte settimane e da molti mesi i loro salari erano ridotti e non erano più sufficienti al sostentamento familiare, eppure hanno resistito per un mese. Erano completamente isolati dalla nazione, immersi in un ambiente generale di stanchezza, di indifferenza, di ostilità, eppure hanno resistito un mese.

Sapevano di non poter sperare aiuto alcuno dal di fuori: sapevano che ormai alla classe operaia italiana erano stati recisi i tendini, sapevano di essere condannati alla sconfitta, eppure hanno resistito per un mese. Non c’è vergogna nella sconfitta degli operai della Fiat. Non si può domandare a una massa di uomini che è aggredita dalle più dure necessità dell’esistenza, che ha la responsabilità dell’esistenza di una popolazione di 40.000 persone, non si può domandare più di quanto hanno dato questi compagni che sono ritornati al lavoro, tristemente, accoratamente, consapevoli della immediata impossibilità di resistere più oltre o di reagire. (…)

Gli operai della Fiat per anni e anni hanno lottato strenuamente, hanno bagnato del loro sangue le strade, hanno sofferto la fame e il freddo; essi rimangono, per questo loro passato glorioso, all’avanguardia del proletariato italiano, essi rimangono militi fedeli e devoti della rivoluzione. Hanno fatto quanto è dato fare a uomini di carne e ossa; togliamoci il cappello dinanzi alla loro umiliazione, perché anche in essa è qualcosa di grande che si impone ai sinceri e agli onesti.”

Antonio Gramsci, 8 maggio 1921, da Odio gli indifferenti, ed. Chiarelettere, Milano 2011.

Sito della Fondazione Istituto Gramsci – Roma

Ps. In questo ennesimo week-end elettorale, consiglio vivamente la lettura del libro appena citato, non perché io sia comunista o post comunista nostalgico o tanto meno berlusconiano: per motivi diversi da sempre rifiuto questi schieramenti che in modi e tempi differenti si sono dimostrati arroganti, corrotti, non propositivi e fallimentari (a Ravenna il PD ex PCI-PDS-DS in 41 anni ininterrotti di feudo bulgaro-coreano non si è certo comportato in maniera migliore del PDL ex FI-AN, già ex DC-PSI-MSI, a livello sia locale che nazionale. Giusto la facciata. Ma neanche ormai. Basta vedere la cementificazione selvaggia della costa nell’ultimo decennio. Per non parlare della lottizzazione di dirigenze pubbliche e private importanti o degli ammanchi milionari in coop. sociali. Naturalmente ogni città fa storia a sé: fossi a Firenze ad esempio darei fiducia a Renzi, a Bari a Emiliano o alle regionali a Vendola, mentre in Veneto all’ottima Puppato. Per la verità, anche l’attuale sindaco uscente di Ravenna, Fabrizio Matteucci, ha cercato di lavorare meno malvagiamente del suo predecessore… ma altri membri riciclati della sua giunta, altri volti immarcescibili del PD locale… insomma, se qualcuno volesse saperlo, visto anche il lavoro di controllo e denuncia svolto in Regione dai consiglieri “grillini” Favia e Defranceschi, quest’anno proverò a votare l’ultima ratio, il Movimento 5 stelle).

Il testo di cui sopra è una formidabile raccolta di articoli gramsciani, lucidi, profetici e ancora colmi di ideali, tutto ciò che si è ormai estinto nella politica più che mai miope di questo Paese. Forse l’aspetto più penoso e sorprendente a un tempo di questo pezzo è proprio il suo essere profetico, perché fa venire il sospetto che da noi la storia si ripeta instancabilmente, in questo caso a novant’anni di distanza, come un incubo da cui non si riesce ad uscire. E in tutto questo la politica o meglio i politici, con quelle facce sorridenti bene in mostra in questi giorni, hanno la loro gran parte di responsabilità.

A proposito, cari cittadini, per fare la differenza e ridare dignità alla parola responsabili, non scordiamo il referendum del 12 e 13 giugno, totalmente censurato dalle reti pubbliche e non. Un suggerimento? Votate Sì per dire NO a nucleare, privatizzazione dell’acqua e (il)legittimo impedimento.


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