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Fratelli Limbourg, Il mese di Maggio, 1410, da Les Très Riches Heures du Duc de Berry, Musée Condé, Chantilly

Oggi compio 33 anni: lucamaggionatoilprimodimaggio, tutt’attaccato.

Anni fa, una splendida ragazza mi regalò alcuni fra i versi più belli che io abbia mai letto, da subito sentiti intimamente miei, perché io a Bergamo sono nato e sino quasi ai vent’anni ho vissuto Città Alta in tutta la sua incredibile bellezza.

Credo che la poesia si riferisca al colle di San Vigilio, o forse alla vista che si gode dalla Rocca o più giù, dal campo della Fara, con antistante la facciata meravigliosa di S. Agostino, chiesa e monastero insigni, oggi sede universitaria, che ospitarono Lutero durante il viaggio romano che avrebbe sconvolto il monaco e la cristianità intera e che quel ladrone di Bonaparte declassò a stalla della sua soldataglia.

Come che sia, quei versi di Sergio Solmi mi accompagnano da allora, lavano la mente, come direbbe Luzi, con la loro chiarità, ancora più preziosi perché la persona che me ne fece partecipe era usa a donar parole scritte solo in occasioni rare e quando lo ha fatto ha sempre lasciato il segno. Io non ne scordo una.

Oggi che siamo sposati e aspettiamo Niccolò (a fine mese!), il nostro primo cucciolo, desidero a mia volta dedicarli proprio a te, mia dolce Silvia.

UNA VOLTA

 Eravamo

sulla collina di Bergamo, dentro

l’erba alta, io te i bimbi. Volgeva

su noi, tra pioggia e schiarita, la vaga

ruota dei raggi annerati: per l’aria

tremula si sfaceva

il paesaggio in delizia.

 

Eravamo alla punta della vita

(quella che più non torna, più non torna),

attraversati di luce, sospesi

in un mondo esitante, ombre gentili

assunte in un deliquescente eliso.

Sergio Solmi, 1956

Bergamo Alta, veduta dalle mura venete in autunno

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