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Posts Tagged ‘gaio svetonio tranquillo’

 

Busto di Pericle, copia romana presso i Musei Vaticani, da un originale greco di Cresila del V sec. a.C.

 

Il testo e il video seguenti provengono dallo spettacolo Il Signor Rossi e la Costituzione (2003-04) di Paolo Rossi e sono una libera traduzione del noto discorso di Pericle agli ateniesi, un vero e proprio elogio della democrazia, riportato dallo storico greco del V sec. a.C. Tucidide ne La guerra del Peloponneso (II, 36-42).

Ieri l’altro Svetonio, oggi Pericle: maccartianamente, bisognerebbe segnalare il nome di questi due pericolosi comunisti ai segugi del Giornale e di Libero.

Qui ad Atene noi facciamo così. Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi e per questo viene chiamato Democrazia. Qui ad Atene facciamo così. Le leggi qui assicurano una giustizia uguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, ma come una ricompensa al merito e la povertà non costituisce un impedimento.

Qui ad Atene facciamo noi facciamo così. La liberta di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana, noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo. Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

Qui ad Atene noi facciamo così. Ci è stato insegnato a rispettare i magistrati e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai coloro che ricevono offesa. E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.

Qui ad Atene noi facciamo così. Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile, e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla vita della Democrazia. Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.

Insomma io proclamo Atene scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresca prosperando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero. Qui ad Atene noi facciamo cosi!” (Paolo Rossi d’après Pericle)


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"L'ineffabile" Silvio Berlusconi

 

“Ma in questa segregazione, ritrovata la sua libertà, e, in certo modo, tenuti alla larga gli occhi dei cittadini, sfogò finalmente e contemporaneamente tutti i suoi vizi, a lungo mal dissimulati. (…)

Più tardi, ormai principe, proprio mentre andava moralizzando la vita della comunità, trascorse una notte e due giorni, senza sosta, banchettando e bevendo insieme con Pomponio Flacco e Lucio Pisone, e subito dopo affidò all’uno la provincia di Siria, all’altro la prefettura della capitale, proclamandoli anche per iscritto amici carissimi di tutte le sue ore. Con Sestio Gallo, un vecchio libidinoso e scialacquatore, (…), rimproverato da lui stesso in Senato pochi giorni prima, accettò di cenare a patto che non cambiasse o togliesse nulla dalle sue abitudini, e che la cena fosse servita da fanciulle nude.

Una volta, per la questura, antepose a candidati nobilissimi uno del tutto sconosciuto, perché questo, durante un banchetto, aveva bevuto un’intera anfora di vino offertagli da lui. (…) Infine istituì una nuova carica, quella di addetto ai piaceri (…).

Nel suo isolamento di Capri escogitò anche salottini con divani, sede segreta delle sue libidini, nella quale gruppi di fanciulle e di invertiti, nonché gli inventori di accoppiamenti mostruosi, che egli chiamava spintrie (“bunga bunga?”, n.d.r.), in triplice catena si prostituivano vicendevolmente davanti a lui, per eccitare con tale spettacolo la sua virilità ormai in declino.”

Gaio Svetonio Tranquillo (70 c.a. d.C.-126 o 140 c.a. d.C.), dalle Vite dei CesariTiberio, III, 42-43 (trad. di Francesco Casorati, Roma, 1995)

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