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Pedro e Jorge Reinel, Lopo Homem (cartografi) e António de Holanda (miniatore), Atlante Miller, Oceano Indiano, 1519 circa, Bibliothèque Nationale de France, Parigi

Pedro e Jorge Reinel, Lopo Homem (cartografi) e António de Holanda (miniatore), Atlante Miller, Oceano Indiano, 1519 circa, Bibliothèque Nationale de France, Parigi

A Francesco dei Medici, Granduca di Toscana

Cochin, 22 gennaio 1584

Serenissimo Signore. L’armata che si partì per questa costa d’India di Lisbona agli 8 aprile passato si condusse per grazia di Dio tutta a salvamento. Quattro navi d’essa si condussero a Goa a’ tempi soliti da 15 a 22 settembre. (…)

Questa costa è quasi tutta piana e con ogni grosso legnosi naviga tutta a vista di terra; è divisa da mezzogiorno a tramontana, come l’Italia da l’Apennino, da una schiena di monti che domandano[1] la terra del Gatto[2]; lungo la marina è tutta vestita di palma di diverse sorti e altre piante diferenti in tutto dalle nostre, tra le quali tengono in primo luogo le palme che fanno i cocchi o noci d’India, per essere il loro frutto il più vivo rendimento di questi popoli per trarne tutti que’ comodi che d’essi si raccontano. Sono secondariamente altre palme che fanno un frutto che domandano arecca[3], della grandezza delle nostre noci che questi naturali[4] mangiano col betle[5]; e di questo e de’ cocchi vanno fuori assai per Cambaia[6] e altre parti più fredde. Altri frutti ci sono molti senza nessuna proporzione a’ nostri, non ostante che i portoghesi ne chiamino alcuni con i medesimi lor nomi, come i fichi che non hanno di fico altri che il nome: la pianta fa un sol gambo e apre in fogli grandi quanto un uomo giusto aprirebbe nelle braccia o più, di larghezza di due spanne e maggiori; il frutto è lungo un palmo, grosso come un citriuolo o poco meno; mondasi come il fico da una buccia assai grossa; il frutto in sé è tenero e dolce e scipito. L’ananas mi pare a me la più gustosa frutta che ci sia: è fatta da una pianta come il carciofo e egli non è dissimile, se non che tira più a fazione della pina; matura, getta un odor suavissimo. Il sapore è di fragola e di popone[7] e col vino acquista forza grande; trovanlo costoro caldissimo e argumentono dal consumarvisi dentro un coltello che vi si ficchi la sera e lascivisi stare fino a la mattina. Questa pianta è qui forestiera, venutaci dal Verzino e, condottasi in Portogallo, non visse. (…)

Filippo Sassetti (Firenze, 1540 – Goa, India, 1588), dalla Lettera 98 in Lettere da vari paesi 1570-1588, a cura di V. Bramanti, Milano, 1970.

G. Mercator - H. Hondius, India orientalis, Amsterdam 1648

G. Mercator – H. Hondius, India orientalis, Amsterdam 1648, coll. privata

[1] Chiamano.

[2] La catena dei Ghati occidentali.

[3] Arecca: frutto a forma di nespola

[4] Gli indigeni.

[5] Betle: foglia tonica che gli indigeni masticavano appunto con l’arecca.

[6] L’odierna Khambhat, in precedenza Cambay, sul Mare Arabico.

[7] Melone.

 

 

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