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Sono anni che le mostre organizzate presso il ferrarese Palazzo dei Diamanti e il forlivese complesso dei Musei di San Domenico riscuotono successo di critica e pubblico.

Se a fine febbraio a Ferrara si è conclusa trionfalmente la retrospettiva dedicata a De Chirico e alla nascita della Metafisica pittorica, con oltre 100.000 visitatori e catalogo esaurito prima della chiusura dell’esposizione, a Forlì si è da poco aperta un’antologica che ha come fulcro Piero della Francesca indagato sia nei rapporti coi suoi contemporanei sia per l’influenza sul ‘900, e pare stia andando molto bene. Meritatamente.

Qual è dunque il segreto di tanto successo? Nessuna alchimia misterica, solo una combinazione di fattori positivi voluti e armonizzati da tutti i soggetti coinvolti.

Anzitutto le amministrazioni di queste città, quale che sia la loro appartenenza politica, insieme alle indispensabili fondazioni bancarie, credono in tali progetti culturali (ovviamente anche come ritorno turistico economico) e lo dimostrano investendo somme adeguate, circa due milioni di euro per ciascun evento.

Ai non addetti ai lavori tale cifra potrà apparire ingente: in realtà è giusta per coprire le assicurazioni e il trasporto dei quadri primari (quante mostrine vengono altrimenti allestite annunciando grandi nomi nel titolo che poi corrispondono a opere in esposizione minori se non scadenti?), la guardianìa, gli allarmi, i cataloghi coi servizi fotografici relativi, la pubblicità sui vari media, i servizi di guide, etc.

Inoltre, per la curatela vengono chiamati di volta in volta i migliori esperti dei vari artisti o argomenti che si desiderano trattare, essendo impossibile che un singolo direttore/storico dell’arte, per quanto preparato, sia un tuttologo onnisciente. In questo modo si possono affrontare con coraggio e originalità anche personalità già studiate e importantissime come appunto De Chirico o Piero della Francesca.

Infine, benché elemento non meno importante, gli allestimenti sono disposti in luoghi adatti a ricevere il grande pubblico, essendo stati per tempo e opportunamente restaurati e attrezzati, ancora una volta evidenziando il pieno appoggio cittadino, sin dagli esordi.

Dunque, persone preparate e dotate di idee, spazi e mezzi congrui e l’intera città che ci crede: il successo di Forlì e Ferrara è il segreto di Pulcinella. Ma va ribadito, sottolineato, lodato anche. Mancando uno solo dei fattori sopraddetti è inutile poi versare pianti da coccodrilli ipocriti.

Nel tempo, va da sé, la fama dei prodotti culturali di queste città è andata consolidandosi e crescendo, sino a creare attese per le mostre successive: rispettare il pubblico vuol dire farlo tornare  ancora più numeroso.

A proposito: non sono mai stato a Conegliano, dove è stata da poco inaugurata l’esposizione sui Vivarini tra Gotico e Rinascimento, ma il fatto che sia curata da Giandomenico Romanelli, sommo conoscitore della cultura artistica veneziana, è indice sicuro di qualità.

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