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Posts Tagged ‘gilles aillaud’

(Premessa: il testo seguente è la seconda parte del mio saggio critico in catalogo per la mostra Coniglio attualmente in corso sino al prossimo 12 marzo presso la Galleria AMArte e l’associazione culturale Strativari di Ravenna. La mostra è curata da me e Alessandra Carini)

Cuore con ulivo (particolare)

Opere di ieri

Col tempo dunque, l’artista ha preso a ragionare per sistemi più articolati, scissi in apparenza, ma conchiusi nella relazione d’insieme, che lo vedono intimamente coinvolto e spesso sviluppano in orizzontale la verticalità di strutture dall’equilibrio improbabile, formate dall’unione e giustapposizione ironica di animali e cose, da cui sono cominciate anni fa le sue riflessioni.

Come quelle attuali, non sono sculture in movimento nello spazio, col quale anzi sembrano non avere apparenza di dialogo, essendo al più fotogrammi immobili (ma la calma apparente può nascondere l’oscuro, l’It in agguato) di un’idea, di visioni notturne, ma non surreali, al più articolazioni di fantasie infantili: da qui la necessità come sempre del bianco prevalente (persino sui bronzi), variata ed esperita ogni volta, di queste macchine-concetto candide e in assedio costante, burroughsiano, sia dall’aspetto razionale dell’uomo che ne nega la realtà e con essa le sue origini naturali, sia dall’assurdo, quasi clownesco che le sostanzia, riducendo la presunzione umana a miseria:

Rinoceronte con sedie

– per quanto testarda e aggressiva sia la capacità umana del costruire impalcature e architetture persino sulla groppa di un rinoceronte, basterebbe un solo passo di questo ammasso enorme di potenza naturale e tutto crollerebbe vanificato.

Elefante con vasca

– l’elefante africano-doccia con la sua proboscide (immancabile l’elemento lusorio), richiede in realtà aiuto trasportando o presentando una vasca vuota e viva, animata da zampe e in cerca d’acqua, presagendo la tragedia del futuro, che è già quotidiana nel continente da cui proviene. Con ribaltamento semantico, quest’opera si può anche leggere come elevatore organico-meccanico, cui è stato ridotto il pachiderma. Per ora.

Leone con poltrona

– un leone si avvicina ad una poltrona, elemento dei salotti e simbolo della nostra civiltà: che intenzioni ha? Attaccarla, dormirci sopra? La teme, la distruggerà, ne riconoscerà le zampe marcandola con l’urina? “Il leone dorme al sole./ Il naso tra le zampe./ Può uccidere un uomo.” (Wallace Stevens).

Cane

E questo zoo carrolliano-malerbiano continua con altri soggetti altrettanto sospesi, ora più ludici (il gorilla sui pattini, il cane col berretto da aviatore: chi da bambino non ha giocato a travestirlo con sciarpe o altri accessori? Ma qui spuntano impalcature lignee, forse corna di cervo, metamorfosi naturale del gioco animale), ora più inquietanti (il coccodrillo-appendiabiti divorerà i suoi gentili ospiti?

Gorilla

Quale urlo baconiano o vivisezione atomica ha ridotto a brandelli il corpo del gorilla dal volto calmo, quasi sorridente?), ora più poetici (i cuori sul cuscino, al solito anatomicamente perfetti, da cui per penitenza o speranza, forse preghiera, nascono piante, germogli, addirittura ninfee da sott’acqua, il liquido della vita), ed infine estetici (gli omini totem, divenuti essi stessi porta oggetti: la sedia sul capo, leitmotiv di Raimondi Malerba, o la citazione del ready-made duchampiano, la Roue de bicyclette, che da oggetto comune venne certificato arte dal gesto dada, per tornare ora normalmente alzabile, sebbene su un piedistallo non comune, la testa dell’uomo: parafrasando Chance il giardiniere, l’arte è uno stato mentale.)

Omino ready-made

Giochi di carte

La natura è esatta, basta a sé, non ha coscienza della propria bellezza e trova per necessità forme cui l’uomo può arrivare attraverso processi speculativi ed eventualmente estetici. La natura, dice Raimondi Malerba, è sempre un passo avanti all’uomo e continuerà ad essere in nostra assenza.

Giraffa

Sta a noi scoprirne la bellezza, specie se occultata: l’artista, con operazione parallela e per certi versi contraria a Rotella, recupera manifesti circensi, rimando ennesimo al mondo ludico, e li cancella, o meglio li sbianca, lasciando in evidenza solo l’animale di volta in volta raffigurato e così liberato in tutta la sua bellezza, oltre ad una lettera dello stesso manifesto, purché connessa per similitudine e analogia alla bestia rappresentata, come nei giochi d’apprendimento e associazione infantili, dove la C stava per casa, mentre qui, ad esempio, la I della giraffa rimanda sia alla parola “giraffa” in cui è compresa, sia all’animale “giraffa” in quanto lettera alta, come la A, in altro caso, indica la bocca spalancata dell’ippopotamo. Nelle carte di dimensione minore, prese da fogli di giornale imbiancati, sebbene ancora riconoscibili, restano evidenti sia gli animali (tigre, pantera, scimmia, etc.), selezionati con una passione zoofila e biofila degna di Aldrovandi, Linneo o, venendo a campi d’arte odierni, di Gilles Aillaud, sia i piccoli alberi, cespugli e vegetali, quasi fiamminghi per l’esattezza microscopica del tratto di bianco attorno e tra le foglioline, caratterizzati dalle lettere S, F, V, H, in assonanza ai suoni del vento, del respiro naturale (l’ánemos greco, da cui anima), che ne fa vibrare le foglie, sorta di piccola catarsi domestica, di esercizio e ricreato giardino zen.

Albero (particolare)

Marcantonio Raimondi Malerba

Galleria AMArte – Ravenna

Associazione Culturale Strativari



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