Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘gnòsi delle fànfole’

A distanza di vent’anni, riecco i Versi del senso perso (Einaudi, Torino 2009) di Toti Scialoja (Roma 1914-1998), autore oggi principalmente noto per l’attività pittorica, ma come il libro testimonia, capace di filastrocche strepitose calembour e versi giocosi, a torto giudicati di nessuna o al più di minore importanza dalla storia letteraria italiana, essendo il limerick genere nato altrove (per quanto la Gnòsi delle Fànfole di Fosco Maraini assegni un capolavoro del nonsense alla nostra letteratura).

Toti Scialoja, Venere, 1990

Del resto anche le arti applicate, dette appunto minori, sono state considerate a lungo e con cecità totale da tanta critica artistica quali prodotti di serie B, relegando la lavorazione di vetro, legno, ceramica, mosaico, oro e argenti, arazzi e quant’altro ad un secondo o terzo piano rispetto alla presunta serie A della triade aurea di architettura-pittura-scultura.

Ma tornando a Scialoja, fra i suoi estimatori, bambini a parte, pubblico peraltro difficilissimo, si contano poeti e letterati come Antonio Porta, Giorgio Manganelli, Giovanni Raboni e Italo Calvino, che ammiravano la sua abilità ludica, gioia pura per la mente: “Topo, topo,/ senza scopo,/ dopo te cosa vien dopo?”, “Quanto è languida l’anguilla…”, “T’amo, o pio bue!/Anzi ne amo due”, “Una zanzara di Zanzibàr/ andava a zonzo…”, “Ghiro ghiro tonto” e ancora le ostriche di Ostenda, le istrici dell’Istria, rospi trespoli e nespoli, gatti, api, cani, il “malato Amleto con una mela in mano” e, tra le più note, “Il sogno segreto/ dei corvi di Orvieto/ è mettere a morte/ i corvi di Orte”, in un piacere infinito per questo originale quanto brulicante bestiario poetico.

Fondazione Toti Scialoja

Annunci

Read Full Post »

Il lonfo

Il lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce
sdilenca un poco e gnagio s’archipatta.

E’ frusco il lonfo! E’ pieno di lupigna
arrafferia malversa e sofolenta!
Se cionfi ti sbiduglia e ti arrupigna
se lugri ti botalla e ti criventa.

Eppure il vecchio lonfo ammargelluto
che bete e zugghia e fonca nei trombazzi
fa lègica busìa, fa gisbuto;

e quasi quasi in segno di sberdazzi
gli affarferesti un gniffo. Ma lui zuto
t’ alloppa, ti sbernecchia; e tu l’accazzi.

Fosco Maraini, Gnòsi delle Fànfole, Baldini Castoldi Dalai, Milano 2007

Read Full Post »