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Premessa: il testo qui presentato è incluso nel libro Tessere – Parole di vetro e pietra (Angelo Longo Editore, Ravenna 2011, e Grafical Srl stampatore), parziale rielaborazione di un mio precedente scritto su Nittolo e l’operazione musiva sulla Fiat 500.

 

Una delle caratteristiche che mi ha sempre affascinato del percorso di Felice Nittolo è il suo essere artista tanto astratto ed essenziale, come nel giovanile e programmatico manifesto dell’Aritmismo dell’84 o nell’esplosione pirotecnica dei suoi dripping musivi o negli andamenti obliqui dei suoi mini cunei-tessera d’ascendenza sumera, ordinati e distanziati fra loro o, ancora, nella scelta di alcuni solidi tridimensionali quali la sfera e il cono completamente ricoperti di mosaico o, negli ultimi anni, le diverse serie di Vestigia in cui l’opera diviene fantasma di se stessa e delle memorie musive in sé celate e quasi trattenute, finezze liriche che lo hanno portato col tempo a numerose e coerenti collaborazioni col mondo nipponico e zen in particolare, quanto, su un versante opposto e parallelo, il suo essere sinceramente attratto e divertito dalla figurazione più vistosa e pop, solleticante il suo desiderio ludico e sperimentatore di materiali per connubi inediti, concentrando l’attenzione su alcuni oggetti simbolo dell’occidente massificato, ad esempio le shoes e il vestito firmato, dall’artista stesso s’intende, in particolare il suo cappotto-mosaico, o i vetri creati presso la Pilchuck Glass School di Seattle sin dagli anni ‘90, con la citazione warholiana delle bottiglie di Coca Cola riplasmate e collocate su parete, divenendo così esse stesse una sorta di tessere in serie, a loro volta contenitrici di tessere musive vere e proprie, rosse come il logo della celebre bibita, operazione singolare di assimilazione e scambio concettuale tra forma-colore-identità e radice vitrea del contenitore e del contenuto.

Felice Nittolo, Always mosaic, 1996

Dunque, perché no, deve essersi detto Nittolo, quando si è cimentato nel progetto Ravenna 2007, ovvero rendere mosaico e opera d’arte una macchina, altro simbolo popular del ‘900 e del nostro tempo, e non una qualsiasi, bensì la vecchia, mitica Fiat 500.

Il risultato è stato esposto sia a Tokyo sia a Torino, in occasione dei festeggiamenti per il 50° anniversario della Fiat 500, nonché del lancio del nuovo modello.

Felice Nittolo, Ravenna - Fiat 500, 2007

Ma la storia non finisce qui.

Sì, perché Nittolo è artista cui non piace solo scendere il fiume della creatività, ma anche risalirlo controcorrente, magari a bordo del suo kayak Pilchuck 2007, anch’esso completamente rivestito di mosaico: sicché la cinquecento mosaicata, ormai finita e creata senza alcun cartone di riferimento iniziale, ha generato nel corso del 2008 e 2009 disegni, pastelli, ceramiche e altri piccoli mosaici a tema, ribaltando l’uso tradizionale di progetto o bozzetto preparatorio.

Tutto ciò testimonia una volta di più l’estro di Nittolo, la sua passione polimaterica e il suo approccio sperimentale privo di preconcetti, in piena coerenza con la sua idea “allargata” di tessera-mosaico: “che cos’è il mosaico?” mi diceva in una vecchia conversazione, “una serie di tessere, parole o elementi, i più svariati, ordinati non secondo uno schema prestabilito, ma aritmico.”

Felice Nittolo, Olocausto (particolare), 2004

L’aritmia, quella del suo già citato manifesto poetico, e dunque gli interstizi, gli intervalli insieme diversi e costanti di spazio aria e luce fra tessere singolarmente tagliate in modo mai uguale ma similare, a ricoprire superfici tridimensionali o quadri da parete, spesso accompagnati da una mezza luna metallica, sorta di firma zen dell’artista ripresa anche negli sportelli della Fiat 500, come nelle sue piccole rivisitazioni musive, applicando così all’oggetto pop una leggerezza tutta orientale e personale.

A proposito di oriente, in più di qualche carta, è presente tale contaminazione anche per l’uso dell’inchiostro rosso giapponese e degli appositi pennelli calligrafici per tracciare un segno che non è più pittura-lettera, ma trasformazione dell’ideogramma in segno-automobile, dunque contaminando ulteriormente la gestualità calligrafica, frutto di tempo e concentrazione e velocità d’esecuzione, col pop dell’immagine prodotta.

Felice Nittolo, Fiat 500 - Il ritorno di un mito, 2009

“L’arte è un gioco serio” diceva Kant e Nittolo si diverte nel moltiplicare il soggetto in questione anche in ceramiche dipinte, ora piccole ora più grandi, in un caleidoscopio di Fiat 500 seriali, pur essendo diverse ogni volta: il mosaico stesso, del resto, le stesse tessere sono in questo senso, e per loro natura, seriali e il lavoro dell’artista riesce così a svelarne quest’anima nascosta e possibilità latente.

Tanto che, una piccola cinquecento dorata compare persino su una delle Vestigia nere: su un impianto ectoplasmatico di memoria dilavata e leggere pressioni, ecco apparire il pop d’oro di una mini cinquecento, in fondo fantasma essa stessa di un modello e di un’epoca, oggi lo possiamo dire, almeno nel ricordo collettivo, felice.

Felice Nittolo, Vestigia e Fiat 500 d'oro, 2009

Art gallery niArt – Ravenna

Grafical srl – foto 28.10.2011, serata di presentazione del libro Tessere

Ravenna Web TV – video servizio del 28.10.2011, serata di presentazione del libro Tessere

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