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Roman Jakobson: “Mi dica Berio, che cos’è la musica?”

Luciano Berio: “È tutto quello che ascoltiamo con l’intenzione di ascoltare musica, tutto può diventare musica.”

Luciano Berio (1925-2003)

ritorna mia luna in alternative di pienezza e di esiguità/ mia luna al bivio e lingua di luna/ cronometro sepolto e Sinus Roris e salmodia litania ombra/ ferro di cavallo e margherita e mammella malata e nausea/ (vedo i miei pesci morire sopra gli scogli delle tue ciglia)/ e disavventura e ostacolo e passo doppio epidemia chorus e mese di aprile/ apposizione ventilata risucchio di inibizione e coda e strumento/ mostra di tutto o anche insetto o accostamento di giallo e di nero/ dunque foglia in campo/ tu pipistrello in pesce luna tu macchia in augmento lunae/ (dunque in campo giallo e nero) pennello del sogno talvolta luogo comune/ vor der Mondbrücke vor der Mondbrüchen/ in un orizzonte isterico di paglia maiale impagliato con ali di farfalla/ crittografia maschera polvere da sparo fegato indemoniato nulla” (Edoardo Sanguineti, da Laborintus, Varese, 1956).

“da che cosa (mi chiedo) mi cerco che mi scappo, così scappando, galoppando, sempre?/da me, lo so: (dal mio essere morto): (un molle morto): (scappo da una mia mala morte):/ (che non è mica che mi insegue, poi): (e che non è che mi sta già alle spalle, adesso, probabilmente, nemmeno):/ scappo dalla mia vita: (da te, cioè, che sei tu, la mia vita):/ (se tutto questo ha così poco senso, che farci, allora?): scappo in me, scappo in te:/ nel mondo tuo, nel mio: (io che ho pensato, persino, una volta, che dalla vita, ho avuto tutto,/ avendo avuto te):/ quando si arriva, c’è un grido: si dice tana: (è la fine, sul serio)” (Edoardo Sanguineti, agosto 1996, da Cose, Napoli, 1999).

Edoardo Sanguineti (1930-2010)

Due liguri, Luciano Berio (1925-2003) ed Edoardo Sanguineti (1930-2010), due neoavanguardisti.

Resta ancora da calcolare quale sia il debito artistico che l’Italia del ‘900 ha nei confronti della Liguria, dalle fornaci di Albissola ai versi del cantautorato genovese, passando per il montaliano andare “nel sole che abbaglia/ sentire con triste meraviglia com’è tutta la vita e il suo travaglio/ in questo seguitare una muraglia/ che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

Ma cos’è l’avanguardia? Ha coscienza e volontà d’essere e dichiararsi (spesso in manifesti) dal secolo scorso, ma esiste da sempre, perché se per definizione Picasso e Stravinskij, Schönberg e Duchamp, Joyce e Beckett, sono avanguardia, altrettanto lo furono, senza saperlo, Giotto e Mantegna, Dante e Monteverdi, Shakespeare e Brunelleschi. Avanguardia è spostare più in là i paletti del non so, è osare-esplorare il non conosciuto. Non è facile l’avanguardia: né farla né seguirla: è radicale. Intellettuale. Scandalosa, anche. Trasgredisce e spariglia. Ma una volta data, nessuno può non tenerne conto. È l’andare oltre nel proprio linguaggio, nell’insopprimibile esprimere il nuovo, un presente che è già futuro: pittorico, cinematografico, scultoreo, etc., e nel caso di Berio e Sanguineti, musicale e poetico.

Si conobbero nei primi anni’60, ne nacque Passaggio prima (1963) e Laborintus II poi (1965), dall’omonimo componimento poetico dello stesso Sanguineti, già pubblicato nel 1956.

Ora, su due persone così innamorate del suono e dei suoi misteri, si potrebbe dire per ore, dall’officina di Darmstadt all’avventura del Gruppo 63 e via disquisendo fino ad anni recentissimi, sempre in ricerca prolifica. Ma anziché intasare la pagina con blabla superflui, meglio ascoltarseli, senza pregiudizi, finalmente.

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