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Posts Tagged ‘guido ceronetti’

FOGLIA

 

Solitaria una foglia

Goccia di sangue d’anime

Mi è caduta vicino.

Chi legni lento percuote

In questo cuore soprasenziente

Soglia di tutto, su uno scalino?

 

Andezeno, 1994

 

Guido Ceronetti, Le ballate dell’angelo ferito, Padova 2009, p.85.

 

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UNA TRACCIA

 

Muro scrostato muro

Analfabetico muro

Muro ostile ai graffiti

Muro al termine del costruire

Nel solo suo star ritto

L’insolubile Enigma

Che tace è scritto.

 

31 dicembre 2001

 

Guido Ceronetti, Le ballate dell’angelo ferito, Padova 2009, p.93.

 

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Le foglie stanno volando via dal mondo e sopra c’erano dei messaggi e degli enigmi che non abbiamo decifrato. Anche le mani: lette poco, troppo poco; anche le rughe, i lobi… Non abbiamo letto che libri.

 

Guido Ceronetti, Pensieri del tè, Milano 2004, p.99.

 

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Emilio Villa (1914-2003)

“Riuscendo a fare il vuoto interno, a creare in sé uno spazio di digiuno, isolando il testo poetico mentalmente da tutto lo si percorre meglio nei suoi meandri.” (Guido Ceronetti)

Emilio Villa (Affori, Milano, 1914 – Rieti, 2003): la sua traduzione dell’Odissea (Parma, 1964) e L’arte dell’uomo primordiale, scritto negli anni ’60 e uscito postumo (Milano, 2005) con l’importante postfazione di Aldo Tagliaferri, il suo maggior studioso, sono stati i miei veicoli per l’incontro con questo genio, parola come si sa abusata, da centellinare, anche se, e senza pentimenti, è in questo caso più che opportuna.

Villa, ex seminarista, traduttore di lingue morte per lui vive, caratteri sumeri, ebraici, greci e latini, con i quali talvolta scriveva, alternandoli e mescendoli ai moderni francese (come al provenzale antico), inglese, portoghese, spagnolo, oltre che al milanese natio e all’italiano, al suo italiano, un code-switching/code-mixing scritto, originale e altro da Pound, Villa poeta e critico d’arte illuminato e illuminante per intuizioni e ponti solo a lui possibili, attraverso differenze di stili e di tempi degli argomenti e degli artisti scelti, dalla preistoria alla contemporaneità più stringente, inventore di cultura tout court nonché di riviste e plaquettes rarissime già all’atto di nascita, croce e delizia di bibliofili e bibliofolli, come fra le altre cose narra Giampiero Mughini in alcune pagine commoventi del bellissimo La collezione (pag. 258-264, Torino, 2009),  fece della parola il centro del suo laboratorio sperimentale, dandole, più che poté, spazio e linfa novissimi: “siamo ancora due solitarie sparsae sibille, io e te, che si/ specchiano in faccia, in feccia, in furia, in fauci inficiate/ come due angeli stupidi e assorti, angeli mutuae faciei./ In realtà non sappiamo dire cosa sia il dire,/ quid sit dicere.

Eppure Emilio Villa resta un mistero: conosciuto da tutti negli ambienti culturali, probabilmente invidiato e per certo isolato da questi, ma anche outsider per scelta, per natura direi: alla muffa ipocrita di tanta intellighenzia italiana, accademica, partitica e non, preferì sempre e sempre fu preferito dagli artisti, coloro che fanno senza necessariamente bisogno di parole, cui pensò lui nel fondamentale e plurilinguistico Attributi dell’arte odierna 1947-1967 (Milano,1970), il capolavoro.

È piuttosto raro trovare Villa in commercio, pur avendo prodotto una quantità considerevole di testi, almeno fino al 1986, data della paralisi, oltre la quale il silenzio.

Emilio Villa, pagina autografa

Certo è che lo stesso Villa faceva spesso uscire cose sue in numeri limitatissimi e serie semiclandestine, quasi sempre impreziosite da disegni e opere grafiche dei suoi amici artisti: Fontana, Manzoni, Castellani, Burri, Mirko, Novelli, Turcato, etc. Moltissimo poi è rimasto allo stato di manoscritto o dattiloscritto, come il progetto incompiuto di una vita, le parti tradotte della Bibbia, conservate insieme a numerose altre carte nel Fondo Villa presso la Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia, una delle motivazioni della mostra qui dedicatagli nel 2008, nell’ex Chiesa di San Giorgio, a cura di Claudio Parmiggiani (catalogo Mazzotta, Milano, 2008).

Quando si parla di critica nell’attività di Villa, non è da intendersi nell’accezione comune, ma come fatto d’arte sull’arte, ovviamente anni luce distante, anzi proprio cosa altra dal dannunzianesimo longhiano imperante all’epoca e in seguito attraverso la fungaia epigona.

Un’amica di questo blog (e splendida fotografa), Anna Marasco, laureatasi con una tesi dal titolo Emilio Villa e la ricerca dell’assoluto, mi disse: “Poche parole perché Villa non necessita di nessuno che parli per lui. Un genio. Probabilmente l’ultimo genio d’Italia. Un inclassificabile rabdomante nauseato dall’Italia e dalla sua classe accademica. Era troppo avanti, dunque inesorabilmente destinato all’oblio”.

Cara Anna, hai ragione quando dici che a Villa basta Villa, da cui l’imbarazzo iniziale anche mio per un semplice post, e hai ragione nel dire che era troppo avanti, ma sull’oblio voluto dall’ufficialità, perdura laddove è naturale che sia: Villa resterà, è già, specie per chiunque sia stato toccato dalla sua conoscenza, anche pochissimi, non importa, come dimostrano Il clandestino, la biografia dedicatagli da Tagliaferri (Roma, 2004) e il ricordo del poeta Nanni Cagnone su Le Milieu.

"Tutto è cominciato qui ma tutto finisce altrove, in qualche porzione di millennio", pannello a mosaico da alcuni versi di Emilio Villa, realizzato nel 1986 a cura dell'Istituto Statale d'Arte per il Mosaico G. Severini di Ravenna, attualmente collocato presso il MAR, Museo d'Arte della città di Ravenna


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