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Posts Tagged ‘gustav klimt’

Gustav Klimt, Ritratto di Adele Bloch-Baue I, 1907, New York, Neue Galerie

“Coloro che non sono innamorati della bellezza, della giustizia e della sapienza sono incapaci di pensiero.” Hannah Arendt, La vita della mente

Premessa: protagonisti della scena seguente tratta da Stolen Beauty (2017) di Laurie Lico Albanese sono Adele Bloch-Bauer e Gustav Klimt, intento a dipingere il celebre Bacio. Il romanzo si articola in capitoli in cui vengono narrate in prima persona le storie parallele di Adele sullo sfondo decadente e meraviglioso della Vienna di inizio ‘900 e di sua nipote Maria Altmann, dalla fuga dall’Austria hitleriana sino alla restituzione in tarda età (nel 2006, a 90 anni!) di alcuni capolavori rubati alla sua famiglia dai nazisti verso la fine degli anni ’30 del secolo scorso. Da questa vicenda è stato tratto il bel film Woman in Gold (2015) con protagonista Helen Mirren, ispirato però al precedente libro di Anne-Marie O’Connor The Lady in Gold (2012).

Trattando di arte, giustizia e bellezza, ho pensato fosse la pagina giusta per festeggiare l’ottavo compleanno di questo blog, aperto il 21 marzo del 2010. Ringrazio le migliaia di lettori che in tutto questo tempo hanno voluto fermarsi e dedicarmi qualche attimo del loro cammino.

Gustav Klimt, Il bacio, 1907-08, Vienna, Österreichische Galerie Belvedere

“Lavorava lentamente, con un becco di Bunsen e un vasetto di colla. Passava prima la colla su un pezzetto di tela, poi scioglieva l’oro con la fiamma. Quando aveva raggiunto la giusta fluidità applicava la pittura d’oro con un pennellino piatto. I corpi dell’uomo e della donna venivano avvolti assieme da un unico involucro d’oro: tra loro nemmeno una linea, soltanto i simboli che si fondevano e le vesti che fluttuando si mescolavano in una sola.

-Una volta mi hai chiesto come volevo essere considerata da Vienna, – dissi io. – Ecco quello che voglio – questa magnificenza e ricchezza. Questo genere di complessità: l’infinito fondermi nella città.

– Ed è esattamente quello che intendo donarti, – disse lui.

Quello che c’era tra noi non era affatto semplice, come il puro desiderio o l’attrazione sessuale. Era una brama di bellezza e di significato, la voglia di ricercare nel mondo e in noi stessi. Avevamo il senso della permanenza e la paura dell’oblio. Sapevamo, naturalmente, che tutto è transitorio e niente dura – ma questo non ci impediva di anelare a qualcosa di eternamente bello.”

Laurie Lico Albanese, La bellezza rubata, Torino 2018, p.221.

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Dusciana Bravura, Question Mark Cuori, 2007, paste vitree, oro mosaico, vetro opalescente, vetro argentato, murrine, ferro, adesivo cementizio su struttura di resina, cm 220x100x45, collezione privata

Dusciana Bravura, Question Mark Cuori, 2007, paste vitree, oro mosaico, vetro opalescente, vetro argentato, murrine, ferro, adesivo cementizio su struttura di resina, cm 220x100x45, collezione privata

Metti un tardo pomeriggio d’inverno a passeggiare per le vie del centro di Ravenna, imboccando una strada non particolarmente illuminata, via Cerchio, dove si scopre il nuovo studio-laboratorio di Dusciana Bravura.

E si parla con quest’artista veneziana di nascita (a proposito, altro suo showroom è lo Studio Du accanto a Palazzo Grassi, in Calle de le Carrozze, san Marco 3283, Venezia) e ravennate, anzi “bravuresca” per formazione, nel senso che da sempre in famiglia ha respirato la poesia faticosa del fare.

Dusciana Bravura, Becco giallo, 2014, scultura in mosaico realizzata con paste vitree, murrine, cristalli, ferro, adesivo cementizio su struttura di resina, becco in vetro di Murano, cm 75×30x28, proprietà dell’artista

Dusciana Bravura, Becco giallo, 2014, scultura in mosaico realizzata con paste vitree, murrine, cristalli, ferro, adesivo cementizio su struttura di resina, becco in vetro di Murano, cm 75×30×28, proprietà dell’artista

 

Dusciana Bravura, Becco giallo (particolare), 2014, scultura in mosaico realizzata con paste vitree, murrine, cristalli, ferro, adesivo cementizio su struttura di resina, becco in vetro di Murano, cm 75×30x28, proprietà dell’artista

Dusciana Bravura, Becco giallo (particolare), 2014

E si ascoltano i pezzi suoi che circondano avvolgendo il visitatore: sculture, gioielli, specchi in cui tutto si moltiplica (e non è inopportuno il riferimento riattualizzato all’Arts & Crafts morrisiano). Cose diverse dalla matrice comune, non solo perché, banalmente, le ha pensate e realizzate lei coi suoi collaboratori. Il segreto è un velo sottile da percepire, pur essendo sotto gli occhi.

Dusciana Bravura, Orso bianco, 2006, scultura in mosaico realizzata con vetro argentato, vetro opalescente, murrine, madreperle, adesivo cementizio su struttura di resina, cm 130x90x60, collezione privata

Dusciana Bravura, Orso bianco, 2006, scultura in mosaico realizzata con vetro argentato, vetro opalescente, murrine, madreperle, adesivo cementizio su struttura di resina, cm 130x90x60, collezione privata

 

Dusciana Bravura, Tartaruga, 2005/2008, scultura in mosaico realizzata con paste vitree, murrine, adesivo cementizio su struttura in pvc, cm 100x70x40, collezione privata

Dusciana Bravura, Tartaruga, 2005/2008, scultura in mosaico realizzata con paste vitree, murrine, adesivo cementizio su struttura in pvc, cm 100x70x40, collezione privata

Anzitutto la cura evidente, la preziosità di ogni dettaglio di ciascun oggetto è maniacale. Il livello dunque è altissimo. Che siano forme animali ricoperte da migliaia di tessere dai colori vivissimi, con accostamenti inediti e risultati che armonizzano disegni di soli e fiori musivi sui corpi delle bestie, con andamenti tutt’altro che scontati, o che si tratti di pattern per specchiere, complementi d’arredo o decorazioni per collane e orecchini, il punto vero per questa donna, che ragiona d’arte al femminile come punto d’orgoglio e di forza, non certo di limite (come, in una declinazione astratta e d’umori paesaggistici, una Joan Mitchell) ed è innamorata delle stoffe e dei fruscii e dei tappeti d’oriente e mediorientali in particolare, è la pelle.

Dusciana Bravura, Ara (specchio)

Dusciana Bravura, Ara (specchio)

 

Dusciana Bravura, Ara (particolare)

Dusciana Bravura, Ara (particolare)

 

Dusciana Bravura, Lam (specchio)

Dusciana Bravura, Lam (specchio)

 

Dusciana Bravura, Lam (particolare)

Dusciana Bravura, Lam (particolare)

 

Agisce sulla pelle delle cose, la ricopre con altra pelle derivata dalle sue azioni e variazioni e ricreazioni di fili e stili e forme islamico-bizantine (Fortuny avrebbe gradito), creando al contempo stupore per gli occhi inondati da quelle stoffe vitree, desiderosi di toccarle, come lo è la pelle femminile di indossarne i gioielli.

Dusciana Bravura, Collana

Dusciana Bravura, Collana

Dusciana Bravura, Collana

Dusciana Bravura, Collana

Incanto autentico della superficie dunque: e non occorre scomodare il Grey di Wilde o la sinuosità mahleriana di Klimt o la sontuosità classica d’Ingres. Quello di Dusciana è oriente vissuto e metabolizzato in tanti viaggi, in altrettanta vita. È qualcosa di interiore che affiora in un continuum acqueo come nelle mille canalette dei giardini dell’Alhambra. Come nel suo imponente atto d’amore, omaggio d’oro alle icone artistiche del XX secolo, il capolavoro Alchemy del 2010.

Stupire l’occhio è ancora possibile.

Dusciana Bravura, Alchemy, 2010, mt 12x6x3

Dusciana Bravura, Alchemy, 2010, mt 12x6x3

 

Dusciana Bravura, Alchemy (particolare), 2010, mt 12x6x3

Dusciana Bravura, Alchemy (particolare), 2010

 

Dusciana Bravura, Alchemy (particolare), 2010, mt 12x6x3

Dusciana Bravura, Alchemy (particolare), 2010

 

Dusciana Bravura, Alchemy (particolare), 2010, mt 12x6x3

Dusciana Bravura, Alchemy (particolare), 2010

 

Dusciana Bravura, Alchemy (particolare), 2010, mt 12x6x3

Dusciana Bravura, Alchemy (particolare), 2010

 

Dusciana Bravura, Alchemy (particolare), 2010, mt 12x6x3

Dusciana Bravura, Alchemy (particolare), 2010

Chi ha capito il legame profondo di quest’artista con la pelle del mondo, delle cose, delle persone, anim-azioni che lo abitano, sono i ragazzi di gi.ro.labo – laboratorio creativo digitale, che hanno realizzato su ispirazione delle opere di Dusciana una video-performance in cui i colori e le forme dell’artista vengono proiettate letteralmente come una seconda pelle sul corpo di una danzatrice e sull’installazione E/essere sospeso di Roberta Grasso.

Stupire l’occhio è ancora possibile.

E come non ricordare, anni fa in una galleria di Marrakech, freschissime e potenti nella loro aerea bellezza le opere fotografiche di Yasmina Alaoui e Marco Guerra, i 1001 Dreams fatti di pelle, henné e pellicola impressionata, poi stampata in grandi dimensioni per evidenziare quelle geometrie regolari e ripetute come tessere sulle curve dei corpi umani, ancora nuovi splendori musivi.

Stupire l’occhio è davvero ancora possibile.

www.duscianabravura.com

www.girolabo.it

 

Yasmina Alaoui e Marco Guerra, Dream 8

Yasmina Alaoui e Marco Guerra, Dream 8

 

Yasmina Alaoui e Marco Guerra, Dream 7

Yasmina Alaoui e Marco Guerra, Dream 7

 

Yasmina Alaoui e Marco Guerra, Dream 23

Yasmina Alaoui e Marco Guerra, Dream 23

 

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Premessa: questo stesso post è stato pubblicato il 14 giugno 2011. Viene riproposto su richiesta di Paperblog, sito con cui collaboro e che domattina, 20 aprile 2012, compie due anni: auguri dunque alla redazione e a tutti i paperbloggers!

Signore e signori, vi ho convocato oggi con molta emozione per annunciarvi una notizia importante che riguarda la mia vita privata e il mio lavoro.

Ho avuto la fortuna di diventare assistente di Christian Dior a 18 anni, di succedergli a 21 anni e di conoscere il successo con la mia prima collezione nel 1958, quarantaquattro anni fa tra pochi giorni. Da allora ho vissuto per il mio mestiere e grazie al mio mestiere. E sono molto fiero che le donne di tutto il mondo portino tailleur pantalone, smoking, caban e trench.

Mi dico che ho creato il guardaroba della donna contemporanea, che ho partecipato alla trasformazione della mia epoca. Mi si perdonerà di farmene un vanto, perché ho creduto da sempre che la moda non servisse solo a rendere più belle le donne, ma anche a rassicurarle, a dar loro fiducia, a permettere loro di essere consapevoli.

Ogni uomo per vivere ha bisogno di fantasmi estetici. Io li ho inseguiti, cercati, braccati. Ho sperimentato molte forme di angoscia, molte forme di inferno. Ho conosciuto la paura e la terribile solitudine, la falsa amicizia dei tranquillanti e degli stupefacenti, la prigione della depressione e quella delle case di cura. Da tutto questo un giorno sono uscito, stordito, ma nuovamente in me.

Marcel Proust mi aveva insegnato che la magnifica e lamentosa famiglia dei nevrotici è il sale della terra. Non ho scelto questa fatale discendenza, ma è grazie a lei che mi sono innalzato nel cielo della creazione, che ho frequentato i “ladri di fuoco” di cui parla Rimbaud, che ho trovato me stesso, che ho compreso che l’incontro più importante della vita è quello con se stessi.

Nonostante questo, oggi ho deciso di dire addio a questo mestiere che ho tanto amato.” Y.S.L.

Con questo discorso, Yves Saint Laurent (Oran, Algeria, 1 agosto 1936 – Parigi, 2 giugno 2008) dava addio alla moda nel gennaio 2002. In queste parole c’è tutta una vita. E che vita.

Yves Saint Laurent e Pierre Bergé nell'appartamento di rue de Babylone, Parigi, 1982

Con esse si apre il bellissimo Yves Saint Laurent – Pierre Bergé, L’Amor Fou (2010), docu-film di Pierre Thoretton uscito un anno fa in dvd per Feltrinelli Real Cinema insieme ad un piccolo e prezioso libretto d’accompagnamento con diversi interventi, in particolare di Pierre Bergé, il compagno, il socio e l’amico di tutta la parabola Saint Laurent sin dal ‘58, anno del loro primo incontro che li avrebbe portati tre anni dopo a fondare la famosa maison d’haute couture, una delle più grandi e rivoluzionarie avventure d’eleganza e design del secolo appena trascorso.

Bergé, oltre ad essere un coltissimo e raffinato bibliofilo, intimo di Cocteau e Giono, ha collezionato con Saint Laurent una delle raccolte d’arte più formidabili del nostro tempo, con nomi di primissimo ordine, da Matisse a Picasso a Mondrian a Klee, da Degas a Gauguin a Cézanne a Klimt, da Brancusi a Duchamp a Calder a Warhol (loro amico personale), da Géricault a Goya al Giambologna a Hals, oltre a numerosi altri nomi da brivido, senza contare gli arredi, dai vasi greci ai mobili déco agli smalti di Limoges, etc. …

Tutte cose che dopo la scomparsa del grande stilista, Bergé ha deciso di mettere in vendita, “perché ai miei occhi, dopo la morte di Yves, … (la collezione) ha perso gran parte del suo significato.”

Il film ruota proprio attorno all’asta milionaria di Christie’s del febbraio 2009, che fruttò un incasso pari a 373,9 milioni di euro, destinati a Sidaction per la lotta contro l’AIDS.

Jardin Majorelle - Marrakech

In quelle opere e nelle immagini che le restituiscono alle case che adornavano (l’appartamento di rue de Babylone a Parigi, il rifugio in Normandia o il meraviglioso Jardin Majorelle di Marrakech, tuttora visitabile, uno dei luoghi da non perdere nella vita), così vissute da questa straordinaria coppia di esteti, si ritrova il senso del loro lavoro, della loro ricerca e fatica, che fece dire a Bergé “se Coco Chanel ha liberato la donna, Yves Saint Laurent le ha dato il potere” e allo stesso Saint Laurent: “La moda non è arte, ma ha bisogno di un artista per esistere: gli abiti sono sicuramente meno importanti di musica, architettura e pittura, ma era ciò che sapevo fare e che ho fatto, forse, partecipando alle trasformazioni della mia epoca.”

Fondation Pierre Bergé – Yves Saint Laurent

Yves Saint Laurent – sito ufficiale

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Signore e signori, vi ho convocato oggi con molta emozione per annunciarvi una notizia importante che riguarda la mia vita privata e il mio lavoro.

Ho avuto la fortuna di diventare assistente di Christian Dior a 18 anni, di succedergli a 21 anni e di conoscere il successo con la mia prima collezione nel 1958, quarantaquattro anni fa tra pochi giorni. Da allora ho vissuto per il mio mestiere e grazie al mio mestiere. E sono molto fiero che le donne di tutto il mondo portino tailleur pantalone, smoking, caban e trench.

Mi dico che ho creato il guardaroba della donna contemporanea, che ho partecipato alla trasformazione della mia epoca. Mi si perdonerà di farmene un vanto, perché ho creduto da sempre che la moda non servisse solo a rendere più belle le donne, ma anche a rassicurarle, a dar loro fiducia, a permettere loro di essere consapevoli.

Ogni uomo per vivere ha bisogno di fantasmi estetici. Io li ho inseguiti, cercati, braccati. Ho sperimentato molte forme di angoscia, molte forme di inferno. Ho conosciuto la paura e la terribile solitudine, la falsa amicizia dei tranquillanti e degli stupefacenti, la prigione della depressione e quella delle case di cura. Da tutto questo un giorno sono uscito, stordito, ma nuovamente in me.

Marcel Proust mi aveva insegnato che la magnifica e lamentosa famiglia dei nevrotici è il sale della terra. Non ho scelto questa fatale discendenza, ma è grazie a lei che mi sono innalzato nel cielo della creazione, che ho frequentato i “ladri di fuoco” di cui parla Rimbaud, che ho trovato me stesso, che ho compreso che l’incontro più importante della vita è quello con se stessi.

Nonostante questo, oggi ho deciso di dire addio a questo mestiere che ho tanto amato.” Y.S.L.

Con questo discorso, Yves Saint Laurent (Oran, Algeria, 1 agosto 1936 – Parigi, 2 giugno 2008) dava addio alla moda nel gennaio 2002. In queste parole c’è tutta una vita. E che vita.

Yves Saint Laurent e Pierre Bergé nell'appartamento di rue de Babylone, Parigi, 1982

Con questo discorso, Yves Saint Laurent (Oran, Algeria, 1 agosto 1936 – Parigi, 2 giugno 2008) dava addio alla moda nel gennaio2002. Inqueste parole c’è tutta una vita. E che vita.

Esse si trovano anche ad apertura del bellissimo docu-film di Pierre Thoretton, Yves Saint Laurent – Pierre Bergé, L’Amor Fou (2010), uscito il mese scorso in dvd per Feltrinelli Real Cinema, insieme ad un piccolo e prezioso libretto d’accompagnamento con diversi interventi, in particolare di Pierre Bergé, il compagno, il socio e l’amico di tutta la parabola Saint Laurent sin dal ‘58, anno del loro primo incontro che li avrebbe portati tre anni dopo a fondare la famosa maison d’haute couture, una delle più grandi e rivoluzionarie avventure d’eleganza e design del secolo appena trascorso.

Bergé, oltre ad essere un coltissimo e raffinato bibliofilo intimo di Cocteau e Giono, ha collezionato con Saint Laurent una delle raccolte d’arte più formidabili del nostro tempo, con nomi di primissimo ordine, da Matisse a Picasso a Mondrian a Klee, da Degas a Gauguin a Cézanne a Klimt, da Brancusi a Duchamp a Calder a Warhol (loro amico personale), da Géricault a Goya a Giambologna a Hals, oltre a numerosi altri nomi da brivido, senza contare gli arredi, dai vasi greci ai mobili déco agli smalti di Limoges, etc. …

Tutte cose che dopo la scomparsa del grande stilista, Bergé ha deciso di mettere in vendita, “perché ai miei occhi, dopo la morte di Yves, … (la collezione) ha perso gran parte del suo significato.”

Il film ruota proprio attorno all’asta milionaria di Christie’s del febbraio 2009, che fruttò un incasso pari a 373,9 milioni di euro, destinati a Sidaction per la lotta contro l’AIDS.

Jardin Majorelle - Marrakech

Ciò detto, in quelle opere, nelle immagini che le restituiscono alle case che adornavano (si pensi all’appartamento di rue de Babylone a Parigi o al rifugio in Normandia o al meraviglioso Jardin Majorelle di Marrakech, tuttora visitabile, uno dei luoghi da non perdere nella vita), così dov’erano, vissute da questa straordinaria coppia di esteti, c’è il senso del loro lavoro, della loro ricerca e fatica, che fece dire a Bergé “se Coco Chanel ha liberato la donna, Yves Saint Laurent le ha dato il potere” e allo stesso Saint Laurent: “La moda non è arte, ma ha bisogno di un artista per esistere: gli abiti sono sicuramente meno importanti di musica, architettura e pittura, ma era ciò che sapevo fare e che ho fatto, forse, partecipando alle trasformazioni della mia epoca.”

Fondation Pierre Bergé – Yves Saint Laurent

Yves Saint Laurent – sito ufficiale

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L'imperatrice Teodora, particolare del mosaico del VI sec. nella Basilica di San Vitale, Ravenna

Perché l’oro?

Si pensi alle memorie medievali, sacre, alle icone d’oriente, come alle pale d’altare d’occidente sino ad inoltrato ‘400: l’oro è l’inalterità incorrotta, retaggio imperiale della Roma antica, perciò confluito nel linguaggio cristiano ad indicare altra dimensione, quella divina.

Dunque, con balzo di secoli, perché nel lavoro sensuale di Gustav Klimt (Vienna, 1862 – Neubau, 1918) l’oro?

Prezioso (si ricordi l’appartenenza del viennese alla schiera antica di artisti-artigiani, creatori e decoratori d’oggetti, come di ambienti, e, del resto, il padre era orafo), l’oro, a dire della sacralità liofilizzata dell’oriente bizantino, confinante in antico con le terre slave d’Austria, educate da Costantinopoli, è perciò una delle varianti, non solo cromatiche, ma di traditio, d’essere e forma, che agiscono nel ventre magmatico austrungarico. Sono i Balcani tappeti iconici, cui il giovane Gustav non doveva essere indifferente. Si sa infine del viaggio fondamentale (1903), tra Venezia, Ravenna e Firenze, l’input del cosiddetto periodo d’oro, grazie alla scoperta del mosaico antico, bizantino, che in quell’inizio di secolo, anteriore agli sconvolgimenti bellici mondiali, doveva presentarsi ancora intatto, in decadimento, forse, per l’accumulo dei secoli, ma integro nell’insieme.

È facile intuire l’impressione di bellezza e di eterno che tali superfici musive suscitarono in Klimt: non restava che rendere propria la potenza e la luce di quell’oro per sfondi senza tempo e abiti magnifici, semimonocromi in bidimensione, in cui avvolgere immergere i corpi (non più) tridimensionali delle donne, per creare icone nuove di memoria indelebile: e l’imperatrice Teodora divenne il Ritratto di Adele Bloch-Bauer.

Gustav Klimt, Ritratto di Adele Bloch-Bauer I, 1907, olio e oro su tela, Österreichische Galerie, Vienna

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