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“La magia di una parola – DADÀ – che ha aperto ai giornalisti la porta di un mondo insospettato, non ha per noi la minima importanza.

(…) Scrivo questo manifesto per provare che si possono fare contemporaneamente azioni contraddittorie, in un unico refrigerante respiro; sono contro l’azione; per la contraddizione continua, e anche per l’affermazione, non sono né favorevole né contrario, e non dò spiegazioni perché detesto il buonsenso.

DADÀ – ecco una parola che spinge le idee alla caccia; (…).

Hans Arp, Ritratto di Tristan Tzara, 1916, coll. privata

DADÀ NON SIGNIFICA NULLA

Alcuni giornalisti eruditi ci vedono un’arte per neonati, per altri santoni, versione attuale di gesùcheparlaifanciulli, è il ritorno a un primitivismo arido e chiassoso, chiassoso e monotono.(…) L’opera d’arte non deve rappresentare la bellezza che è morta (…). Un’opera d’arte non è mai bella per decreto legge, obiettivamente, all’unanimità. La critica quindi è inutile, non può esistere che soggettivamente, ciascuno la sua, e senza alcun carattere di universalità.

Si crede forse di aver trovato una base psichica a tutta l’umanità? (…)

Così nacque DADÀ da un bisogno di indipendenza, di diffidenza nei confronti della comunità. Quelli che dipendono da noi restano liberi. Noi non ci basiamo su nessuna teoria. Ne abbiamo abbastanza delle accademie cubiste e futuriste: laboratori di idee formali. Forse che l’arte si fa per i soldi o per lisciare il pelo dei nostri cari borghesi? (…)

Il pittore nuovo crea un mondo i cui elementi sono i suoi stessi mezzi, un’opera sobria e precisa, senza soggetto. L’artista nuovo si ribella: non dipinge più (riproduzione simbolica e illusionista) ma crea direttamente con la pietra, il legno, il ferro, lo stagno, macigni, organismi, locomotive che si possono voltare da tutte le parti secondo il vento limpido della sensazione del momento. Qualunque opera pittorica o plastica è inutile; che almeno sia un mostro capace di spaventare gli spiriti servili, e non la decorazione sdolcinata dei refettori degli animali travestiti da uomini, illustrazioni della squallida favola dell’umanità. (…)

Marcel Duchamp, Roue de bicyclette, 1913 (originale perduto, replica), coll. privata

DADÀ è l’insegna dell’astrazione (…). Si crede di poter spiegare razionalmente attraverso il pensiero, quel che si scrive. Ma anche questo è molto relativo. Il pensiero è una bella cosa per la filosofia, ma relativa. La psicanalisi è una malattia pericolosa, addormenta le tendenze anti-realtà dell’uomo e fa della borghesia un sistema.

L’Estrema Verità non esiste. (…) Continuate pure miei cari, umanità… La scienza ci dice che siamo servi della natura: tutto è perfetto, fate all’amore e rompetevi il collo. Continuate miei cari, umanità, bravi borghesi e giornalisti vergini…Io sono contro tutti i sistemi, l’unico sistema accettabile è quello di non seguirne, sistematicamente, nessuno. Completarsi, perfezionarsi nella propria esiguità fino a colmare la misura del proprio io, coraggio di combattere pro e contro il pensiero, mistero del pane, scatto improvviso di un’elice infernale verso elisi economici (…).

Ma se la vita è una farsa mal riuscita, senza scopo né parto iniziale e, dal momento che noi riteniamo di doverne uscire puliti, crisantemi lavati da ogni macchia, abbiamo proclamato come unica base di intesa: l’arte.

Che non ha quell’importanza che noi, masnadieri dello spirito, le stiamo cianciando da secoli. L’arte non affligge nessuno e coloro che se ne sanno interessare, ne ricevono in cambio carezze e belle occasioni di popolare il terreno della loro conversazione. L’arte è una cosa privata, l’artista la fa per se stesso (…).

Kurt Schwitters, Merzbild Rossfett, 1918-19, Ginevra, Musée d'Art et d'Histoire

Noi abbiamo rimosso la nostra tendenza al piagnisteo. Ogni infiltrazione di questo tipo è diarrea candita. Incoraggiare quest’arte significa digerirla. Abbiamo bisogno di opere forti diritte precise e incomprese una volta per tutte. La logica è una complicazione. La logica è sempre falsa. (…)

La morale atrofizza come tutti i flagelli prodotti dall’intelligenza. (…) La morale ha avuto come conseguenze la carità e la pietà, due palline di sego che si sono ingrossate come elefanti o pianeti, e che si usa definire buone. Ma non hanno nulla a che vedere con al bontà. La bontà è lucida e chiara e decisa, senza pietà per i compromessi e per la politica. (…) La pietà è un sentimento quanto lo è la diarrea rispetto al disgusto che guasta la salute: funzione immonda, da carogne, quella di compromettere il sole. Io proclamo l’opposizione di tutte le facoltà cosmiche alla blenorragia del putrido sole che vien fuori dalle fabbriche del pensiero filosofico, la lotta accanita, con tutti i mezzi possibili, del

DISGUSTO DADAISTA

Qualsiasi prodotto del disgusto suscettibile di trasformarsi in negazione della famiglia, è Dadà; protesta a suon di pugni di tutto il proprio essere teso nel’azione distruttiva: DADÀ; presa di coscienza di tutti i mezzi repressi finora dal sesso pudibondo: DADÀ; abolizione della logica, balletto degli impotenti della creazione: DADÀ; di ogni gerarchia ed equazione sociale di valori stabilita dai servi che bazzicano tra noi: DADÀ; ogni oggetto, tutti gli oggetti, i sentimenti e il buio, le apparizioni e lo scontro inequivocabile delle linee parallele, sono armi per la lotta: DADÀ; abolizione della memoria: DADÀ; abolizione dell’archeologia: DADÀ; abolizione dei profeti: DADÀ; abolizione del futuro: DADÀ; fede assoluta irrefutabile in ogni dio che sia il prodotto immediato della spontaneità: DADÀ; salto elegante e senza pregiudizio dall’armonia all’altra sfera; traiettoria di una parola lanciata come un disco sonoro grido; rispettare tutte le individualità nella loro follia momentanea: grave, timorosa, timida, ardente, possente, decisa, entusiasta; sfrondare la propria chiesa di ogni accessorio mastodontico e inutile; sputare come una cascata luminosa l’idea scortese o amorosa, oppure accarezzarla –con la sensazione altamente compiaciuta che tanto è lo stesso- con uguale intensità nel cespuglio, non contaminato da insetti per il sangue nobile e dorato dai corpi degli arcangeli, dalla sua anima.

Libertà: DADÀ DADÀ DADÀ, urlo di colori contratti, groviglio degli opposti e di tutte le contraddizioni, del grottesco e dell’incongruenza: LA VITA.”

Tristan Tzara, Manifesto Dadà, 1918 (da “Tristan Tzara Manifesti del dadaismo e Lampisterie“, Torino, 1964)

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