Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘il capolavoro sconosciuto’

Wols, Senza titolo, 1946-1947, Collezione Grässlin, St. Georgen im Schwarzwald

Wols, Senza titolo, 1946-1947, Collezione Grässlin, St. Georgen im Schwarzwald

«La missione dell’arte non è copiare la natura, ma esprimerla! Tu non sei un vile copista, ma un poeta!», esclamò il vecchio con vivacità, interrompendo Porbus con un gesto autoritario. «Altrimenti, per uno scultore non sarebbe una gran fatica modellare una donna! Bene, prova a modellare la mano della tua amante e a mettertela poi davanti: ti troverai dinanzi a un orribile cadavere privo di ogni somiglianza, e sarai costretto a cercare lo scalpello dell’uomo che, senza copiartela esattamente, te ne raffigurerà il movimento e la vita! Noi dobbiamo cogliere lo spirito, l’anima, la fisionomia delle cose e degli esseri. Gli effetti! Gli effetti! Ma gli effetti sono gli accidenti della vita, non già la vita! Una mano, giacché ho preso questo esempio, non si collega soltanto al corpo, bensì esprime e continua un pensiero che bisogna cogliere e rendere; né il pittore, né il poeta, né lo scultore devono disgiungere l’effetto dalla causa, che sono indissolubilmente uno nell’altra! Qui sta la vera lotta! Numerosi pittori trionfano d’istinto, senza conoscere questa idea dell’arte. Voi disegnate una donna, ma non la vedete! Non è così che si giunge ad afferrare l’arcano della natura; la vostra mano riproduce, senza che ne siate consapevoli, il modello che avete copiato dal vostro maestro. Non vi calate abbastanza nell’intimo della forma, non l’inseguite con abbastanza amore e perseveranza nei suoi avvolgimenti e nelle sue fughe. La bellezza è cosa severa e difficile, che non si lascia conquistare senza sforzi; bisogna attendere i momenti propizi, spiarla, starle alle costole e legarla strettamente per costringerla ad arrendersi. La forma è un Proteo ben più inafferrabile e ricco di trappole di quello della fiaba; solo dopo lunghi combattimenti è possibile costringerla a mostrarsi nel suo vero aspetto; voialtri, invece, vi accontentate della prima apparenza che vi comunica e, al massimo, della seconda o della terza: non si comportano così i lottatori vittoriosi! Tali pittori invitti non si lasciano ingannare da simili scappatoie; perseverano invece fino a quando la natura non sia costretta a mostrarsi nuda nella sua verità. (…)

Wols, 1946-1947, Senza titolo, collezione Franz Haniel & Cie., Duisburg

Wols, 1946-1947, Senza titolo, Collezione Franz Haniel & Cie., Duisburg

La forma è, nelle sue figure, ciò che essa è in noi: un tramite per comunicarci delle idee, delle sensazioni, un’immensa poesia. Ogni figura è un mondo, un ritratto il cui modello è apparso in una visione sublime, tinto di luce, disegnato da una voce interiore, spogliato da un dito celeste che ha mostrato, nel passato di tutta una vita, le fonti dell’espressione. Voi fate per le vostre donne belle vesti di carne, bei drappeggi di capelli, ma dov’è il sangue che genera la calma o la passione, e che causa effetti particolari? (…) Le vostre figure sono, allora, pallidi fantasmi colorati che ci fate passare dinanzi agli occhi, e voi questo lo chiamate pittura e arte! Siccome avete fatto qualcosa che somiglia più a una donna che non a una casa, pensate d’aver colto nel segno e, tutti fieri di non essere più costretti a scrivere accanto alle vostre figure currus venustus o pulcher homo[1], come facevano i pittori primitivi, v’immaginate d’essere artisti meravigliosi. Ah! Ah! Non ci siete ancora, compagni miei; dovrete consumarne di matite, coprirne di tele, prima di arrivarci! Indubbiamente, una donna tiene la testa in questo modo, porta la gonna così, i suoi occhi s’illanguidiscono e si struggono con quest’aria di dolcezza rassegnata; l’ombra palpitante delle ciglia fluttua sulle guance! Tuttavia, è questo e non è questo. Che manca? Un nulla, ma quel nulla è tutto. Avete l’apparenza della vita, ma non esprimete la sua pienezza traboccante, quel non so che il quale è forse l’anima, e che fluttua nebulosamente sull’involucro (…)». 

Honoré de Balzac, da Il capolavoro sconosciuto, Parigi, febbraio 1832 (trad. D. Monda, Milano 2009).

 

[1] “Carro elegante o bell’uomo.”

Annunci

Read Full Post »